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“Patto di Responsabilità” tra detenuti e l’Amministrazione Penitenziaria. Ma la Polizia Penitenziaria cosa dovrebbe fare??? Seconda Puntata


Polizia Penitenziaria - “Patto di Responsabilità” tra detenuti e l’Amministrazione Penitenziaria. Ma la Polizia Penitenziaria cosa dovrebbe fare??? Seconda Puntata

Notizia del 03/11/2012

in Houston abbiamo un problema

(Letto 3296 volte)

Scritto da: Alfio Il Realista

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“Patto di Responsabilità” tra detenuti e l’Amministrazione Penitenziaria.

Ma la Polizia Penitenziaria cosa dovrebbe fare???

LEGGI LA PRIMA PUNTATA

 

Seconda Puntata

Il Burocrate, la cura dell’immagine e la necessità di giustificare le proprie decisioni.

La Polizia Penitenziaria ormai allo sbando, … osserva.  

Parliamo di un personaggio che anche se lavora in posti diversi, svolge mansioni diverse e si evolve nella sua carriera lavorativa, riesce a distinguersi tra i suoi simili, proprio in relazione alla sua peculiare capacità, quella di comprendere dinamiche di un ambiente in cui non è mai stato. Parliamo del “burocrate penitenziario”, o meglio, il dirigente, il funzionario o semplicemente “l’amministratore” che assume decisioni relative alla gestione dell’ambiente penitenziario, stando comodamente seduto nella sua poltrona, all’interno del palazzo del potere.

Spesso si pensa che il nostro burocrate penitenziario giunga a delle conclusioni che rappresentano falsamente la realtà, ma non è così, perché tale comportamento presuppone che comunque un minimo, la realtà la si conosca.

La questione è un po’ più complessa, si tratta di un “personaggio” che assume decisioni idonee a condizionare tante altre persone, basandosi su delle indicazioni che giungono puntualmente da operatori perfettamente convinti di conoscere il loro ambiente di lavoro, e per tali ragioni vivono nella convinzione di poter far scuola.

La situazione appena descritta rappresentare quanto accade in numerose realtà penitenziarie, ma “coincide perfettamente” nel caso della gestione di un istituto attraverso il “patto di responsabilità” con la popolazione detenuta. Personaggi che vivono un ambiente così complesso come quello penitenziario per cosi dire a “fasce orarie”, riportano solo “buone notizie” al burocrate maximo, in modo tale che quest’ultimo possa dedicarsi alla cura dell’immagine del progetto, trovando valide giustificazioni per le sue decisioni future.

Se poi, a supportare nel loro processo rieducativo più di trecento detenuti ci siano tre educatori, questo non importa a nessuno, così come non fa testo che in un istituto come RIETI, fiore all’occhiello dei progetti di reinserimento sociale, vengono fatti lavorare solo una quindicina di reclusi, con l’ozio che fa da padrone a causa dell’indisponibilità di fondi necessari per organizzare le attività risocializzanti.

Se poi, si sia creata una commistione di varie tipologie di detenuti, miscela esplosiva ben nota ai poliziotti penitenziari, con un aumento esponenziale delle infrazioni disciplinari e dei conseguenti provvedimenti di esclusione delle attività in comune, questo non deve trapelare altrimenti si rischia di ledere l’immagine del giochino dei burocrati.

L’importante è che tutti sappiano che il progetto è esportabile in altre realtà penitenziarie poiché  inizia a produrre i propri frutti.

Peccato solo che a raccogliere i risultati delle errate gestioni fondate su progetti aleatori è sempre la Polizia Penitenziaria che, completamente allo sbando e priva del coordinamento anche di coloro che istituzionalmente sarebbero gli unici preposti a dare un veto sulla sicurezza, dovrà come sempre subirne le conseguenze.

Se poi, solo e sempre per giustificare discutibili esigenze di servizio, sono stati spesi migliaia di euro per pagare l’invio in servizio di missione del personale, questo non importa al nostro burocrate penitenziario, l’importante che all’occhio di tutti la sua dimostrazione di forza abbia prevalso.

Sembra quasi una di quelle storielle vissuta nell’ambiente “carcere” e  che già si sa come va a finire, anche se in questa di storiella c’è il rischio di rimetterci soldi e salute, considerando che il diritto a svolgere la mansione lavorativa che compete mi sembra già pregiudicato.   

In conclusione, se mai il nostro “burocrate penitenziario” leggerà quest’intervento, non avrà neanche l’umiltà di porsi degli interrogativi, e la Polizia Penitenziaria continuerà ad osservare.

Se son rose fioriranno…

 

ALFIO il realista - un poliziotto penitenziario

 

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Scritto da: Alfio Il Realista
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Commenti Commenti dei lettori

n. 9


far rispettare le leggi da buon poliziotti .

Di  Carmela  (inviato il 09/11/2012 @ 18:01:42)


n. 8


giovanni sono il n.5 non so se ti ricordi di me , non sono registrato e non mi fa mettere il nome o cognome ,mi fa scrivere soltanto anonimo , se ti ricordi l'ultima volta che ci siamo visti 25 anni fa al mio matrimonio, .ciao un abbraccio,sei un vero amico qualche giorno ti vengo a trovare.

Di  ANONIMO  (inviato il 04/11/2012 @ 20:44:29)


n. 7


caro Anonimo o ass.c mike , io non sono riuscito a capire chi sei tu , proprio perchè i miei principi mi vietano di accettare l'anonimato , sono sicuro che anche tu sia una persona onesta , ma è proprio in ragione di questo che dovresti firmarti con il tuo nome e cognome , un proverbio rausano dice : mali nun fari e paura nunn'aviri .
Ma la discussione è troppo importante per i colleghi in servizio per cui chiedo scusa per aver chiarito con il mio anonimo collega , ma io ho dato , vi sono , anche se in pensione vicino , ma vi ripeto non capisco il perché del vostro disagio quando l'Amministrazione è " contenta " di avere firmato un patto di responsabilità con i detenuti e , le vostre famiglie ( la mia lo faceva , quando ero , appunto e conoscendo i miei ideali , in servizio a Piazza Lanza ) aspettano con ansia che torniate a casa .

Di  Giovanni Raffaele  (inviato il 04/11/2012 @ 19:21:47)


n. 6


giovanni raffaele , sono riuscito a capire chi sei , e so quali sono i tuoi principi , di onestà,sicerità,ed altruismo , credo nella tua sincerità intellettuale poichè sei uno di quelle persone che credono in quello che sifà.
giovanni un abbraccio con sincera stima .
ass.c mike

Di  Anonimo  (inviato il 04/11/2012 @ 18:47:56)


n. 5


per giovanni raffaele ,nel 1983 ,c'ero anchio ma erano altri tempi,quanto battaglie abbiamo fatto,se ti ricordi al b.sx . ciao da giuseppe di caltag.....ne. di ricordi di me.(e giusto)

Di  ANONIMO  (inviato il 03/11/2012 @ 19:36:53)


n. 4


giovanni raffaele hai detto la parola chiave " autogestione".
giovanni raffaele sicuramente qualcosina è cambiato nel frattempo una volta gli ordini erano ordini e non si potevano contestare , oggi qualora un ordine si ritiene illeggittimo lo si contesta , questa e la differenza tra prime e ora. solo che in molti credono nell' autogestione poiche ad ogni ordine impartito corrispondono polemiche all' infinito .
cmq giovanni raffaele non volermene purtroppo i tempi cambiano e quella mia non voleva polemizzare con te. anche se io sono stato anonimo mettere solo il nome equivale alla stessa cosa ,e cmq non è importante , l'essenziale è il nesso del discorso non tanto chi lo promuove .
ass.c. tony.

Di  Anonimo  (inviato il 03/11/2012 @ 18:37:20)


n. 3


collega( ? ) intanto , io mi firmo con il mio nome , una volta non cerano gli ANONIMI , cosa è un Corpo di Polizia Nuovo .
Da quanto manco io , è la Polizia Penitenziaria che è cambiata , non certo tutto il resto , non lo so se quanto mi sono arruolato io nel 1981 c'era il Patto di Responsabilità , adesso manca solo l'autogestione , cosa è cambiato , collega ANONIMO dimmelo tu .

Di  Giovanni Raffaele  (inviato il 03/11/2012 @ 16:36:40)


n. 2


giovanni raffaele ma da quanto tempo manchi dalle patrie galere ?
il mondo nel frattempo è cambiato .

Di  Anonimo  (inviato il 03/11/2012 @ 15:03:09)


n. 1


diceva , un giovane e sprovveduto collega Agente di Custodia in servizio con me , nell'Istituto Penitenziari di Piazza Lanza a Catania
nel lontano 1983 , cioè dopo appena 2 anni che :

" UBI MAYOR MINOR CESSAT " ( quando il superiore c'è il minore cessa )

detto questo , mi scuserete ma io non vedo nessun problema , per i miei colleghi in servizio , in ogni ambito c'è un superiore è un sottoposto , è il superiore che " COMANDA " e il sottoposto qualora ci siano le condizioni per farlo deve OBBEDIRE , pertanto è chi COMANDA che dispone , tutto il resto sono iniziative personali , di cui ognuno , a prescindere dal ruolo che riveste e senza coinvolgere nessun'altro si dovrebbe assumere le proprie responsabilità e pagarne in prima persona le relative conseguenze , facendo si che tutto il resto siano solo , scusatemi il termine e , naturalmente a come la vedo io e cioè , da pensionato anziano e , per la nostra AMMINISTRAZIONE , non più appartenente al Corpo della Polizia Penitenziaria , solo discussioni ma niente fatti .
Che DIO pensi per voi .

Di  Giovanni Raffaele  (inviato il 03/11/2012 @ 10:05:26)




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