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Perchè non abbiamo firmato l’accordo sul FESI 2010


Polizia Penitenziaria - Perchè non abbiamo firmato l’accordo  sul FESI 2010

Notizia del 31/12/2010

in Il Pulpito

(Letto 3286 volte)

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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Nella trattativa sul FESI 2010, quest’anno, le ragioni della politica hanno finito per ritorcersi  contro il personale rappresentato, producendo un vulnus negli accordi siglati.

In definitiva, la firma apposta delle altre organizzazioni sindacali è stata, in realtà,  una firma contro il SAPPe che, però, ha finito per diventare una firma contro tutti i colleghi.

La politica di cui parlo, in questo caso, è quella sindacale che è stata perseguita dalle sei organizzazioni che hanno sottoscritto il FESI  dell’Amministrazione (dico dell’Amministrazione perché, alla fin fine, il testo  è proprio quello che voleva il  Dap) alle quali si è accodata, all’ultimo secondo, la UIL da cui sono veramente curioso di ascoltare le motivazioni che hanno spinto alla firma.
Sono molto curioso perché il segretario della Uil si era, finora, ritagliato un ruolo da Grande Idealista, da difensore delle cause nobili della Giustizia  Giusta,  tanto che ci ha fustigato per un anno intero con le sue reprimende contro il FESI dell’anno scorso. Immagino che, per questo,  dovrà senz’altro argomentare bene il perché sia  sceso a compromesso siglando un accordo sostanzialmente identico a quello dell’anno scorso. 
Stento a credere, infatti, che lo abbia firmato  soltanto perché è stata inserita, all’ultimo momento, l’indennità per i Comandanti  dei Nuclei TP Provinciali ed Interprovinciali che, a quanto ci risulta, non esistono sul  territorio se non in qualche sporadica realtà.  
Del resto, la ragione politica (sindacale) che ha indotto le sei organizzazioni (più  l’accodata Uil) a firmare l’accordo con l’amministrazione risiede, a mio avviso, nel  tentativo di isolare il SAPPe che, secondo loro, avrebbe raggiunto un peso e una  rilevanza troppo ingombrante per le loro piccole percentuali.  
In effetti, le sei organizzazioni sindacali, che hanno  vantato il sessanta per cento di rappresentatività, raccolgono - mediamente  - il 9,5 % di iscritti ciascuna.  
Ed è proprio questo mirabolante nove per cento medio di rappresentatività che ha consentito ai sei  Segretari Generali di accordarsi con l’Amministrazione a nome e per conto di  quarantamila colleghi, sottoscrivendo un FESI che penalizzerà, secondo me,  chi lavora al di sopra  delle proprie capacità psicofisiche senza ottenere, in cambio, un adeguato risarcimento  con le risorse del fondo incentivante.
Eppure, il Sappe ha anche formalizzato le proprie posizioni nei verbali degli incontri,  scrivendo comunicati ed inviando una nota al Capo del Dap.  Il Sappe ha rappresentato, più volte e in maniera dettagliata, la  propria posizione rispetto all’accordo sul FESI per l’anno 2010 e,  conseguentemente, per i successivi tre anni, nei quali è previsto il blocco degli  aumenti contrattuali.  
Tutto ciò che il Sappe ha rappresentato, è stato fatto  perché tra i nostri iscritti, che costituiscono il trenta per cento  del Corpo, è emersa un sostanziale contrarietà riguardo l’accordo proposto dal Dap,  che è stato percepito dalla stragrande maggioranza dei colleghi come iniquo nella  distribuzione delle risorse.  
Proprio per tale ragione, il SAPPe ha più volte prospettato la necessità di cambiare  sostanzialmente i principi ispiratori del Fondo di Efficienza dei Servizi Istituzionali.  Infatti, e ne è prova il fatto che l’accordo è stato quasi sempre modificato  di anno in anno, i criteri di distribuzione del Fondo sono, nella loro stessa sostanza,  continuamente in evoluzione sulla scorta delle esperienze degli anni precedenti e,  soprattutto, nel rispetto delle osservazioni e delle critiche di tutti i colleghi che, in  ultima istanza, ne sono i destinatari.  Fino ad oggi, il Fondo è stato considerato una sorta di strumento finalizzato, oltre  che ad incentivare il personale sul lavoro svolto, a scongiurare il fenomeno  dell’assenteismo pena la perdita di parte della retribuzione accessoria.  
Allo stato attuale, invece, non è più possibile, secondo il Sappe,  applicare questa filosofia e non  è più possibile accettare che il FESI venga considerato uno strumento per  combattere l’assenteismo. Oggi, infatti, con la drammatica situazione che si è  venuta a creare nelle carceri, il FESI deve essere considerato soltanto come un parziale  indennizzo per le gravose condizioni di lavoro nelle quali è costretto a prestare  servizio il personale del Corpo.  
Tra l’altro, le durissime condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria vanno  anche inquadrate nel contesto di una disastrata situazione economica del Paese a  causa della quale, come è noto, è stato imposto il blocco dei rinnovi contrattuali  per i prossimi tre anni e non c’è ancora la certezza di essere stati esonerati  dal blocco degli aumenti stipendiali legati ad assegni di funzione ed avanzamenti in carriera.  
Queste sono le ragioni per le quali  il FESI non può più essere più considerato uno  strumento per combattere l’assenteismo, perché non è  più possibile escludere parte del personale dalla retribuzione accessoria.  
La gravissima congiuntura economica, non consente più, nemmeno,  di continuare a considerare il personale diviso in tre fasce di retribuzione  perché , oramai, non ha più alcun senso dividere nettamente il  personale tra quello che svolge compiti operativi e quello che svolge mansioni di  ufficio.  
Non esiste più, in nessun penitenziario del Paese, alcun collega che non sia  chiamato a dare una mano nelle sezioni e nelle traduzioni in qualsiasi momento  del giorno e della notte.  
E’ assurdo, poi,  che il personale addetto alle traduzioni (che spesso è  sottoposto a turni di servizio massacranti) non sia considerato alla stessa  stregua dei colleghi delle sezioni, soprattutto in relazione ai turni pomeridiani e  notturni che permettono di accedere a particolari incentivi.  
In questo scenario, è da ritenere più che sufficiente dividere il personale in  due sole fasce, ovvero una per coloro che svolgono in maniera continuativa il  servizio a turno e l’altra per tutto il resto del personale.  
E’ assurdo, oggi, ragionare su chi va  escluso dagli incentivi, perché in questa situazione di disagio lavorativo nessuno  dovrebbe essere escluso da parte della retribuzione. 
Appare indispensabile, tra l’altro,  ridiscutere sul significato e sull’accezione  che si vuole dare alla definizione di assenza dal  servizio.  
Per quello che voleva intendere il SAPPe non può più essere considerato assenza dal servizio  il riposo compensativo, o il recupero delle  ore straordinarie non pagate, il recupero dei riposi non fruiti il mese precedente  o  il recupero delle ferie non godute l’anno precedente.  
Stesso ragionamento è lecito fare per i permessi previsti dalla legge 104,  allorquando colui che ne fruisce va ad assolvere un compito di grande rilevanza  sociale e familiare che non può essere, nel modo più assoluto, considerato  assenteismo.  
Per altro verso,  l’intesa firmata dalle sei piccole organizzazioni sindacali presenta, ad avviso del Sappe,  più di un profilo di illegittimità, che  ne potrebbe  compromettere la registrazione  alla  Corte dei Conti ovvero potrebbe indurre qualcuno a ricorrere alle vie giurisdizionali.
Queste ultime ipotesi, laddove si concretizzassero finirebbero  per penalizzare ancora di più tutto il personale che, in tal  caso, non potrebbe percepire alcuna somma prevista da un accordo invalidato. 
 Si tenga conto, tra l’altro,  che tutte queste questioni sono già state poste dal SAPPe ed erano  perfettamente a conoscenza delle piccole sei sigle sindacali (più l’accodata Uil) che  hanno voluto comunque (per le anzidette ragioni politiche) firmare la bozza  predisposta dal DAP.  
La novità dell’incentivo ai Coordinatori dei Nuclei Traduzioni provinciali ed interprovinciali, ad esempio, potrebbe inficiare la legittimità dell’intero accordo stante  che tali Coordinatori, pur esistendo in punto di fatto, non esistono in punto di diritto  perché furono contemplati soltanto da un regolamento sperimentale dei Nuclei  applicato  per sei mesi e mai prorogato ne, tanto meno, recepito in un  Decreto Ministeriale.  
Non ho idea, poi, come le maggioranze percentuali vantate dalle sei sigle (più una), potranno  giustificare le cose  sbagliate dell’accordo firmato, perché ciascun sindacato sarà chiamato, di volta in volta,  a spiegare e motivare la propria scelta.
Nessuno dubiti del fatto che, immancabilmente, il  SAPPe si assumerà  l’onere di sollecitare le spiegazioni di chi di dovere.  
Mai come stavolta mi sembra appropriato richiamare quello che  diceva un vecchio Capo Dipartimento, particolarmente illuminato: La ragione  della forza non potrà mai prevalere sulla forza della ragione.  

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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