Febbraio 2017
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Polizia Penitenziaria: serve un’efficace comunicazione per non alimentare una costante disinformazione


Polizia Penitenziaria - Polizia Penitenziaria: serve un’efficace comunicazione per non alimentare una costante disinformazione

Notizia del 11/01/2017

in Il Commento

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Scritto da: Roberto Martinelli

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Ci siamo spesso occupati, su queste colonne, dei temi della comunicazione e dell’immagine del Corpo di Polizia Penitenziaria nel contesto sociale.

Lo abbiamo fatto e lo facciamo, principalmente, per mettere nella condizione l’opinione pubblica di avere elementi oggettivi di valutazione circa i compiti e il ruolo delle donne e degli uomini della Polizia nel difficile contesto penitenziario.

La gente, spesso, sa poco di quel che succede in carcere; questo perché è indotta ad approcciarsi ad esso, alle tematiche penitenziarie più in generale, solamente in occasione di eventi drammatici (suicidi, evasioni, presenza in carcere di detenuti eccellenti in particolare) che sono poi quelli che trovano maggiore evidenza sugli organi di informazione. Ancor più approssimativa è la conoscenza del nostro lavoro, quello del poliziotto penitenziario, perché se il carcere è – come esso è - un ambiente chiuso, ancor più difficile è venire a sapere quel che fanno le donne e gli uomini con il Basco Azzurro.

Un dato è oggettivo: spesso e volentieri, quando stampa-radio-tv si occupano di carcere, non lo fanno per mettere in evidenza anche il ruolo sociale del Corpo di Polizia Penitenziaria ma piuttosto per dare risalto a iniziative estemporanee di singole Direzioni, come ad esempio la sfilata delle donne detenute al termine di un corso di sartoria, l’impiego di qualche ristretto in attività di recupero del patrimonio ambientale cittadino, l’organizzazione di un corso da chef e cose così.

E’ giusto che queste cose siano messe in evidenza, sia chiaro: ma è sbagliato non farlo - non comunicarlo - quando si tratta di eventi legati all’operatività quotidiana della Polizia Penitenziaria. Penso al suicidio in cella sventato dai nostri Agenti.

Nessuno sa un dato che di per sé, per le fredde cifre, dovrebbero far strabuzzare gli occhi a chiunque.

Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 20mila – 20.263, per la precisione, dal 1992 al 30 giugno scorso – tentati suicidi di detenuti e hanno altresì impedito che i quasi 142mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze.

Penso, anche, ai tempestivi interventi in caso di incendi (dove l’intervento risolutivo dei poliziotti ha scongiurato vere e proprie tragedie), malori, risse, colluttazioni, rinvenimento di droga, telefoni cellulari, armi tra le sbarre...

Eppure mai, quasi mai, queste notizie sono veicolate agli organi di informazione, come invece dovrebbero, attraverso i canali  istituzionali.

E’ il Sindacato che si è sostituito all’Amministrazione in quest’opera ed è il Sindacato che diffonde i numeri di queste tragedie e di questa operatività.

L’impegno del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il SAPPE, è sempre stato ed è quello di rendere il carcere una “casa di vetro”, cioè un luogo trasparente dove la società civile può e deve vederci “chiaro”, perché nulla abbiamo da nascondere ed anzi questo permetterà di far apprezzare il prezioso e fondamentale – ma ancora sconosciuto - lavoro svolto quotidianamente – con professionalità, abnegazione e umanità - dalle donne e dagli uomini della Polizia Penitenziaria.

Qualificati esperti di comunicazione hanno messo chiaramente in evidenza come l’ascolto attivo, la trasparenza, l’integrità, l’apertura verso la stampa sono – dovrebbero essere, anche per il Corpo di Polizia Penitenziaria... - valori essenziali ed elementi portanti dell’attività di comunicazione, sia con l’ambiente esterno sia con quello interno.

La cultura della Polizia Penitenziaria, così come quella della Polizia di Stato, è formata dall’insieme dei valori, credenze e linguaggi che sostengono il suo mandato.

L’assoluta trasparenza dell’immagine diventa il punto centrale della politica di comunicazione in quanto crea le migliori condizioni di visibilità dell’istituzione da parte dei cittadini che, a loro volta, saranno stimolati ad avere più fiducia e ad aprirsi.

Anche l’Ordine nazionale dei Giornalisti ha redatto, nel marzo 2013, un Protocollo deontologico per i giornalisti che trattano notizie concernenti carceri, detenuti o ex detenuti, noto come “Carta di Milano”, affinché le notizie ”del, dal e sul” carcere vengano trattate con l’obiettività e la serietà che meritano, scevre da sensazionalismo e pregiudizi.

La trasparenza, insomma, è una condizione ottimale di visibilità nei due sensi, dall’interno all’esterno e viceversa, ed è quindi ancora più incomprensibile constatare come verso essa l’Amministrazione della Giustizia – e quella Penitenziaria, in particolare – dedichi poche risorse e poca attenzione.

Ciò detto, a mio avviso assume ancor più importanza la necessità di una efficace comunicazione istituzionale a fronte di un approccio alle questioni penitenziarie che, da parte di qualcuno, è talvolta condizionato da un eccesso di pregiudizio e sensazionalismo, per cui il bene è sempre e solo da una parte (non quello della Polizia Penitenziaria...) e il male dall’altra.

E’ sbagliato, come sbagliata sarebbe anche una impostazione esattamente opposta. Si può e si deve parlare di Polizia Penitenziaria, di carcere e di quel che in esso avviene con semplicità, chiarezza, precisione, concisione, concretezza, personalità.

E’ il silenzio che crea disinformazione e spinge i giornalisti a rivolgersi ad altre fonti o a ripiegare su temi minori, collaterali, ma più sensazionalisti, fondati su dicerie e speculazioni provenienti da fonti meno affidabili. Il silenzio può inoltre essere interpretato come intenzione di nascondere una colpa e, in ogni caso, condiziona la percezione del pubblico e della stampa.

Qualche esempio. Partiamo dalla tragedia di Stefano Cucchi.

Tutti sappiamo la sua triste storia.

Fin dall’inizio, si è alimentata una grancassa mediatica, alimentata ad hoc, che ha visto mettere sotto accusa il Personale di Polizia Penitenziaria, ritenuto - senza prove -  responsabile della sua morte.

Articoli e articoli, denunce, servizi tv, interventi di senatori, depositari della verità assoluta ed “esperti” di diritti umani in servizio permanente effettivo  (quasi vi fossero, in contrapposizione, fautori e sostenitori della tortura...).

Il SAPPE è intervenuto, da subito, invitando tutti ad attendere gli esiti degli accertamenti giudiziari e a non trarre giudizi affrettati. L’Amministrazione Penitenziaria non ha assunto alcuna posizione rispetto al “linciaggio” mediatico cui è stato sottoposto il personale in servizio a piazzale Clodio, sede degli Uffici Giudiziari di Roma.

La verità è che la sentenza di primo grado che quella di appello hanno assolto i tre poliziotti penitenziari dalle accuse (non suffragate da alcuna prova!) loro mosse.

Lo hanno accertato due Corti, 4 giudici togati, 12 giudici popolari.

Lo ha confermato, definitivamente, la Corte di Cassazione.

Eppure, c’è ancora chi semina disinformazione e favorisce il radicamento di opinioni false e senza alcun elemento oggettivo di veridicità. Come Alessandro Zaghi, che nel numero di ottobre 2016 del mensile musicale Rolling Stone, ha scritto un articolo, titolato “La vergogna senza fine della morte di Stefano Cucchi”, e, sull’esito della perizia medico legale per le indagini preliminari nell’inchiesta bis sulla morte del giovane romano, afferma che in essa non vi è “alcuna menzione al pestaggio subito da Cucchi in carcere” dato che “in carcere Cucchi sarebbe stato selvaggiamente pestato da alcuni agenti della Polizia Penitenziaria”!

Abbiamo scritto più volte ad Alessandro Zaghi e alla redazione del mensile per chiedere una rettifica, doverosa quanto necessaria, alle falsità sostenute ma nulla è accaduto. Abbiamo allora segnalato la cosa all’Ordine dei Giornalisti.

Prima di lui, anche Corrado Formigli, volto de La7 e curatore di una rubrica sul settimanale femminile “Gioia”, arrivò a scrivere, nonostante le richiamate sentenze di assoluzione, che Cucchi “nei sotterranei del tribunale (di Roma, ndr) era stato massacrato di botte”.

Ma quando mai...

Abbiamo scritto anche a lui, che ha fatto “orecchie da mercante”.

Questi sono solamente due chiari ed evidenti esempi di disinformazione rispetto alla quale avrebbe dovuto assumere una netta posizione non solamente il SAPPE ma, a tutela degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria coinvolti loro malgrado nella triste e drammatica vicenda, il Ministero della Giustizia ed il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Come avrebbero dovuto prendere posizione rispetto a Roberto Saviano, giornalista e autore dei bestseller Gomorra, ZeroZeroZero e La paranza dei bambini, quando sul settimanale L’Espresso del 17 dicembre 2015, scrivendo nella sua rubrica “L’antitaliano” un articolo titolato “Ascoltiamo la denuncia di un uomo colpevole”, prendendo posizione sulle accuse di (presunti) maltrattamenti subìti in varie carceri italiane da un detenuto straniero, che ha supportato le sue affermazioni con alcune intercettazioni audio.

O come quando, nella puntata de Le Iene di martedì 8 marzo 2016, fu trasmesso un servizio di Matteo Viviani, “Torturato in un carcere italiano”, riferito a episodi accaduti nella Casa Circondariale di Asti dodici (12!) anni fa.

Verità e giustizia devono sempre prevalere, per il bene dell’onorabilità del Corpo di Polizia Penitenziaria e coloro che ne fanno parte, perché nulla dev’esserci da nascondere.

Ma sono le aule di Giustizia le uniche sedi deputate ad accertare anomalie, irregolarità, violazioni o reati.

Non i salotti tv, le conferenze stampa (anche se in luoghi autorevoli, come il Senato della Repubblica), o le colonne di quotidiani e settimanali...

Rispetto, per favore.

 


Scritto da: Roberto Martinelli
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Commenti Commenti dei lettori

n. 11


CON GLI EVENTI SISMICI NEL CARCERE DI FERMO è DIFFICILE FARE PIANO DI EVACUAZIONE

Di  POLPEN  (inviato il 19/01/2017 @ 13:49:07)


n. 10


Roberto perdona il mio copia incolla.
Caso Cucchi: Carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale e di aver accusato la Polizia Penitenziaria.

Mi spiace per voi cari cugini ma questa verità processuale la dedico con il cuore a chi invece ha tanto sofferto ingiustamente, cioè tanti nostri colleghi.

W la Polizia Penitenziaria ora e sempre.

Di  Ebbene si  (inviato il 17/01/2017 @ 17:49:32)


n. 9


Per giuseppe navarra (inviato il 12/01/2017 @ 19:24:43): Noi un capo della polizia penitenziaria lo abbiamo, anche se non fa quel che a nostro avviso dovrebbe fare e non indossa la nostra divisa. Va detto che anche la Forestale lo aveva, ma a sentire i colleghi di quel Corpo di Polizia poco o nulla ha fatto per impedirne lo scioglimento nell'arma dei Carabinieri.

Di  Roberto Martinelli  (inviato il 12/01/2017 @ 22:12:41)


n. 8


Per Angelo (inviato il 12/01/2017 @ 18:10:54): ho letto il suo messaggio, ma credo non centri proprio nulla con quel che ho scritto sulla necessità di un efficace comunicazione che valorizzi il nostro lavoro quotidiano. O meglio, può avere attinenza se si intende che i nostri vertici poco hanno a cuore le priorità delle donne e degli uomini in divisa così come non ne hanno per una valorizzazione mediatica della nostra professione. Sul rinnovo contrattuale, sul blocco di assegni, indennità, remunerazione su avanzamenti, assegni di funzione&c abbiamo scritto decine e decine di note - tutte disponibili sul nostro sito internet www.sappe.it - che il solo affermare il contrario è sintomo di superficialità sulla attività del Sappe.

Di  Roberto Martinelli  (inviato il 12/01/2017 @ 22:08:21)


n. 7


a modesto parere ,non saremo mai rappresentati come è dovuto in quanto siamo a 27 anni dalla riforma l'unico corpo di polizia a non avere un vero capo a dirigere il corpo il capo del dap è capo di tutta l'amministrazione , l'ufficio della direzione generale della polizia penitenziaria ancora non esiste,nonostante gli ex ufficiali e ora i commissari bloccati in carriera dalla legge meduri.... devo continuare penso che ci siamo capiti...
il disciolto corpo forestale il capo c'è lo aveva.

Di  giuseppe navarra  (inviato il 12/01/2017 @ 19:24:43)


n. 6


Signor Roberto Martinelli si è dimenticato che da oltre 7 anni attendiamo il rinnovo contrattuale , abbiamo subito un blocco stipendiale ingiusto , i colleghi andati in pensione oltre il.danno stipendiale subiscono anche il danno pensionistico causato dal blocco stipendiale che ha diminuito il valore delle pensioni ai colleghi oggi in pensione e come se non basta la nostra amministrazione si prende oltre 5 anni per ricalcolare la pensione conprensiva della indennità accessorie .
Signor Roberto tutt'ora non trapela una sola virgola sul rinnovo contrattuale e credo che alla fine non si prenderà un solo euro perso negli anni dei blocchi contrattuali , le famiglie soffrono da oltre 7 anni

Di  Angelo  (inviato il 12/01/2017 @ 18:10:54)


n. 5


Le tue parole ,con poco hanno elencato tutto .
Sei un Grande.
W il Sappe.

Di  Il Gladiatore  (inviato il 11/01/2017 @ 15:10:04)


n. 4


Purtroppo non sempre la verità e giustizia prevalgono.
Perchè, scomode per chi ha tanti interessi.
Sono in tanti che avrebbero dovuto prendere posizioni per parecchie situazioni ..ma in realtà le posizioni le prendono quasi sempre solo per gli scomodi.
E poi chi canta vittoria ,chi esulta ,sono sempre quelle situazioni non chiare che nei posti di lavoro restano irrisolte,nonostante vengano segnalate e scritte "Più Volte" .
Alcune volte ho pensato a quei perchè ??? poi con il tempo ho capito i perchè e tante altre cose .
Comunque sia ,approvo le tue frasi,i tuoi concetti perchè sono basati sempre sulla trasparenza come da sempre.
Giusto anche quando scrivi sulle sedi deputate agli accertamenti anche se tante volte non sempre vengono fatti gli accertamenti su chi commette ,abusi ,omissioni ,violazioni ed ALTRO ,nonostante il tutto venga fatto presente anche per iscritto , ed è questo che tante volte ti fa pensare.
Questa non è una mia idea,ma sono i TANTI espisodi che nella vita lavorativa capitano .
Con questo resto del parere che tante situazioni vengono segnalate quasi sempre dal Sappe e i suoi delegati , perchè gente trasparente gente che scrive e non si nasconde,gente che non ha paura,gente che ci mette la faccia ,anche davanti a quelle persone che non ci sopportano per i nostri modi trasparenti e schietti .
Ti saluto buon lavoro,onore a te perchè ci tieni , hai sempre tenuto al nostro Corpo , capisci i valori,conosci bene le persone e il lavoro .
Tu lavori per il bene del corpo e del personale.
Non potresti essere che te che in un modo esplicito hai spiegato tutto .
Certamente il Lavoro ,la Polizia Penitenziaria è un corpo che ha bisogno di essere conosciuto bene dalla società,ma non solo per episodi negativi come capita spesso,oppure per le manifestazioni che si svolgono a favore dei reclusi,io ho sempre rispettato i reclusi,le leggi,il regolamento,le regole,mi sembra ora che la società conosca la Polizia Penitenziaria per come va conosciuta.
Ci sono parecchi mezzi,per esempio gli studenti,gli alunni,questo sarebbe un bel modo per far conoscere e apprezzare la Polizia Penitenziaria e il suo lavoro.
Questo naturalmente lo può fare solo chi ha la divisa .
Bisogna far conoscere alla società quanto di buono si fa ,quanto di buono è stato fatto .
Il lavoro delle Polizia Penitenziaria ha bisogno di essere conosciuto da tutta la società,compreso il valore degli Uomini e donne che indossano questa divisa.
Ogni argomento qui è basato sull'ascolto,sulla comunicazione,non c'è mai disinformazione,con questo sito voi date la possibilità a tutti di poter partecipare a questi discorsi ,naturalmente usando educazione e rispetto per tutto e tutti.
Anche se a tanti sicuramente non farà piacere leggere le loro verità.
Come si dice è sempre meglio la verità qualsiasi sia il prezzo.
Ciao Roberto Martinelli ,tanti cari saluti. a te e tutti voi che rendete questo Corpo di Polizia Penitenziaria sempre MIGLIORE.

Di  Il Gladiatore  (inviato il 11/01/2017 @ 14:57:00)


n. 3


Grazie del commento, "Ebbene sì". Credo che l'attuale Ministro della Giustizia possa e debba fare, nei tempi più brevi, ogni provvedimento utile all'auspicata irrinunciabile riforma strutturale che deve riguardare il Corpo di Polizia Penitenziaria. Perché il poliziotto penitenziario ha buona memoria e non dimentica, nel bene e nel male, i passaggi a via Arenula dei vari Guardasigilli... (come nel caso, apprezzato, di Oliviero Diliberto).

Grazie anche a Rosario. Il mio articolo nasce proprio dal rilevare le evidenti contraddizioni di un Ministero e di un Dipartimento che, pur avendo in forza un Corpo di Polizia dello Stato, talvolta ne dimentica i quotidiani sacrifici, la professionalità, il senso del dovere dei suoi appartenenti e non li valorizza mediatamente.

Di  Roberto Martinelli  (inviato il 11/01/2017 @ 12:53:26)


n. 2


Esimio MARTINELLI bella analisi, ma se i vertici del DAP per la Polizia Penitenziaria non esistono, ma chi la può richiedere questa efficace comunicazione di trasparenza per il lavoro che quotidianamente gli Uomini e le Donne del Corpo di Polizia Penitenziaria svolgono con tanta immolazione e soprattutto per la cronicità di carenze di Personale, di certo, un dato di fatto e che, recentemente hanno permesso l’or signori in occasione delle festività natalizie, di fare accedere la signora Ilaria CUCCHI in visita alla Casa Circondariale di Regina Coeli in Roma unitamente all'Onorevole Rita BERNARDINI, nonostante la signora CUCCHI, abbia prodotto nei confronti del Corpo di Polizia Penitenziaria un vero e proprio conflitto di interessi.
Cordiali Saluti Crispino da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 11/01/2017 @ 12:24:09)


n. 1


“Salutiamo con favore la nomina di Andrea Orlando a Ministro della Giustizia. La serietà, la competenza e la professionalità che contraddistinguono la sua storia politica e professionale ci fanno ben sperare rispetto ad un incarico ministeriale che ci auguriamo possa incidere positivamente sulle criticità penitenziarie e sulla irrinunciabile riforma strutturale che deve riguardare il Corpo di Polizia Penitenziaria”.
Era il 21 Febbraio 2014.

Confermandoti la mia stima caro Roberto,
spero che molte criticità ed incompiute possano finalmente realizzarsi.


Di  Ebbene si  (inviato il 11/01/2017 @ 10:09:30)




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