Febbraio 2017
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Polizia Penitenziaria: un Corpo dal carattere maiuscolo


Polizia Penitenziaria - Polizia Penitenziaria: un Corpo dal carattere maiuscolo

Notizia del 15/12/2010

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Scritto da: Enzima

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Era il lontano 1990 e nel titolo del primo articolo di una sconosciuta Legge di fine anno che pure avrebbe cambiato la vita di tutti noi, si annidava un dramma che ancora oggi ci perseguita.

Un piccolo errore forse, un dettaglio che però contribuisce ancora oggi a sminuire non poco la Polizia Penitenziaria.
 
Legge n. 395/1990, art. 1, titolo: “Istituzione del Corpo di polizia penitenziaria”.
 
Ora, facendo un passo indietro, leggiamo che il Regio Decreto del 6 luglio 1890 n. 7011 emana l'Ordinamento degli Agenti di Custodia degli stabilimenti carcerari e dei riformatori governativi.
 
Rileggete le ultime righe sopra, senza fare caso al loro significato e agli sconvolgimenti che almeno sulla carta hanno apportato, ma focalizzando l’attenzione sull’uso delle lettere maiuscole. Cos’è cambiato? Cos’è intervenuto? Perché nel 1890 quel “di Custodia” era trattato come un sostantivo e cento anni dopo quell’altro “di polizia penitenziaria” si è trasformato in complemento di specificazione?
 
Ancora oggi lo stesso dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (lo scrivo volutamente in minuscolo) quando deve riferirsi agli Agenti di Custodia non si sbaglia mai e usa correttamente le maiuscole, mentre per la Polizia Penitenziaria (lo scrivo volutamente in maiuscolo) si attiene quasi sempre alla forma che ne ha contraddistinto la nascita nel 1990 riferendosi al Corpo di polizia penitenziaria e se manca il “Corpo”, alla Polizia penitenziaria, trattando la parola “penitenziaria” come un aggettivo di “Polizia”.
 
Ma come si determina l’uso delle maiuscole nella grammatica italiana? Tralasciando le mille guide più o meno accurate sull’uso delle maiuscole nella lingua italiana, ci si può rivolgere al sito web dell’Accademia della Crusca che dedica una pagina apposita tante sono state le richieste e i dubbi in tal senso.
 
L’Accademia non da una regola certa, specificando però che il criterio di massima da adottare è quello di scrivere in maiuscolo i nomi propri e in minuscolo le altre lettere. Il problema però, come rilevato dalla stessa Accademia della Crusca, è che non esiste una regola certa su come considerare “propri” i nomi di cose, categorie, professioni etc. riducendo il tutto ad una questione di “sensibilità” nel distinguere i nomi propri dai nomi comuni.
 
Quindi, grammaticalmente parlando, nel 1890 hanno fatto bene a riferirsi al Corpo degli Agenti di Custodia (maiuscolo) in quanto nome proprio di una istituzione dell’allora Regno d’Italia e, sempre grammaticalmente parlando, nulla si può eccepire al legislatore che ha istituito il Corpo di polizia penitenziaria (minuscolo) nel 1990.
 
E’ una questione di sensibilità, di attenzione, di rispetto, di considerazione per una istituzione e per gli uomini che ne sono parte.
 
Ed infatti la nostra amministrazione e gli altri Ministeri, per non parlare degli organi di informazione, fanno molta attenzione quando si riferiscono alla Guardia di Finanza, al Corpo Forestale, alla Guardia Costiera, alla Polizia Municipale... tutti in maiuscolo anche se, a rigor di logica, tutti dovrebbero sottostare alle stesse regole grammaticali.
 
Allora, se di sensibilità si tratta, noi che siamo Poliziotti Penitenziari, quando nelle nostre comunicazioni, nelle nostre missive personali ed ufficiali, nei nostri appunti ai nostri dirigenti, facciamo attenzione a come ci riferiamo al nostro Corpo, iniziamo a scrivere sempre (!) “Corpo di Polizia Penitenziaria” e “Polizia Penitenziaria” perché ne va della nostra stessa dignità ed immagine nei confronti della nostra stessa amministrazione (minuscolo), ma soprattutto nei confronti dell’opinione pubblica, considerato il fatto che il D.A.P. (in maiuscolo quando ci si riferisce ad acronimi) fa poco o nulla per tutelare la nostra immagine.
 
A chi tenterà di opporsi a tale regola che adotteremo, adducendo che nella Legge n. 395 del 1990 c’è scritto “Corpo di polizia penitenziaria”, spieghiamo loro che quel “di polizia penitenziaria”, a parer nostro, secondo la nostra sensibilità, è da considerarsi nome proprio di una Istituzione della Repubblica Italiana e quindi merita il massimo rispetto e considerazione e quindi possiamo e ci sentiamo in obbligo, per il rispetto e le riverenza che abbiamo nei confronti del Corpo di Polizia Penitenziaria, di scrivere sia “Corpo di Polizia Penitenziaria”, sia e a maggior ragione “Polizia Penitenziaria” in quanto quel “Penitenziaria” è nome proprio di una delle cinque Forze di Polizia dello Stato e non un aggettivo qualificativo di un gruppo della Polizia di Stato che si occupa di problematiche penitenziarie.
 
Iniziate anche a fare caso a chi ci indica in minuscolo e protestate, segnalate, spiegate le vostre ragioni e quelle di migliaia di persone che ogni giorno rischiano la vita e in cambio di scarsa considerazione e che devono sentirsi anche sminuiti nel loro stesso nome proprio istituzionale.
 
Accademia della Crusca: uso delle maiuscole
 

Scritto da: Enzima
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Commenti Commenti dei lettori

n. 5


Sei un grande Enzima.
AA.CC dal 1979

Di  francesco  (inviato il 18/12/2010 @ 18:33:38)


n. 4


Sarebbe anche opportuno cambiare il nome in "Corpo della Polizia Penitenziaria", è più corretto e suona meglio!

Di  Fabrizio  (inviato il 17/12/2010 @ 16:42:11)


n. 3


Effettivamente ritengo sia stato e continua ad essere un errore lo scrivere in minuscolo il nome di un Corpo. Spesso succede anche per quanto riguarda gli altri Corpi, tipo l'Arma( sempre in maiuscolo) dei carabinieri ( minuscolo) ma non troviamo mai Polizia di stato o Guardia di finanza. Ormai anche la lingua italiana si sta trasformando. I xchè, ki sei e altre parole inglesizzate ne sono l'esempio. Il legislatore nella denominazione di " Corpo degli Agenti di Custodia" ha voluto imprimere in modo tangibile sia la "nobiltà" sia la specificità dei compiti demandati agli appartenenti del predetto Corpo. Infatti "Custodia" non significa, come a volte si dice " aprire e chiudere i cancelli", ma trattamento e sicurezza. Basta leggere l'art. 64 del vecchio Regolamento del 1937 che recita: " Gli agenti, nel compimento del loro dovere, curando il mantenimento dell'ordine e della disciplina e l'adempimento degli obblighi inerenti alla pena, debbono avere presente che i mezzi di coazione nell'esecuzione mirano allo stesso tempo a punire ed a riadattare il condannato alla vita sociale. Contegno dignitoso, fermo e cortese, spirito di giustizia nel trattamento dei singoli costante preoccupazione dei bisogni morali e materiali dei detenuti sono le modalità che assicurano il successo dell'opera degli agenti ". Custodia è scritto in maiuscolo proprio per i compiti che ne derivano nei confronti delle persone detenute e per il rispetto degli addetti ai lavori. Il Corpo degli Agenti di Custodia fino all'entrata in vigore della legge penitenziaria del 75 assicurava quasi tutto all'interno degli istituti penitenziari. Era l'unico punto di riferimento. Non c'erano educatori o altre figure del trattamento, tranne, per le loro funzioni, il medico ed il cappellano. I vertici erano il direttore ed il Comandante ( maresciallo o brigadiere). Il direttore spesso veniva sostituito dal Ragioniere. Nel periodo intermedio dal '75 al 1990 il Corpo degli Agenti di Custodia ha richiesto un adeguamento ed un ammodernamento per renderlo più efficace alla pari degli altri Corpi . Le stellette, ne davano una identità atipica con un vertice "civile" e un codice penale militare sempre pronto ad essere rispolverato. Specie dopo la riforma delle Polizia di Stato, la 121/81. Proprio la 121/81, che in un primo tempo, su varie proposte dei parlamentari, pare escludesse il Corpo degli Agenti di Custodia, ha dato l'avvio per modificare il termine "Custodia" in Polizia Penitenziaria. In tal modo il Corpo " rientra " nella 121/81 come Corpo di Polizia in linea con i "cugini" della Polizia di Stato. Fermo restanto la diversità dei propri compiti istituzionali. Quindi non più solo "Custodia" ma diversi compiti di polizia, che non sono solo quelli che si svolgono all'interno degli istituti. Anche per i cittadini è più facile identificare il Corpo come "Polizia Penitenziaria". Infatti, nel gergo "pratico" si dice l'Arma, la Forestale, la Finanza, la Penitenziaria, la Polizia. In questo caso diventa aggettivo sostantivato. Anche i cittadini, mentre prima con la targa " A.di C." si dovevano scervellare per capire chi eravamo, adesso con " Polizia Penitenziaria" ( Penitenziaria per esteso) non hanno più dubbi.
E' giusto rimarcare eventuali errori di scrittura in modo che non diventi un'abitudine specie nei documenti ufficiali.
Distinti saluti.
Silvio Cau

Di  silvio cau  (inviato il 17/12/2010 @ 12:28:21)


n. 2


I direttori, i dirigenti, la Polizia Penitenziaria!!!!!!!!!!!!!

Di  antonio  (inviato il 16/12/2010 @ 17:04:07)


n. 1


sono fiero di appartenere al Corpo di Polizia Penitenziaria

Di  Antonio  (inviato il 16/12/2009 @ 18:19:10)




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