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Poliziotto penitenziario addetto ai pacchi contro decisione CMO: TAR Cambobasso dichiara inammissibile il ricorso


Polizia Penitenziaria - Poliziotto penitenziario addetto ai pacchi contro decisione CMO: TAR Cambobasso dichiara inammissibile il ricorso

Notizia del 04/12/2015

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 136 del 2004, proposto da:

-OMISSIS- -OMISSIS-, rappresentata e difesa dall'avv. Gabriele Cristinzio, con domicilio eletto presso il medesimo avvocato in Campobasso, presso l'avvocato Antonio Biello, via Nazario Sauro, n. 7;

contro

Ministero di Grazia e Giustizia, in persona del Ministro p. t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Campobasso, via Garibaldi, n. 124;

per l'annullamento

- della Delib. n. 28818 del 2000 del 5 giugno 2003 del Comitato di Verifica per le Cause di Servizio del Ministero della Giustizia;

- del decreto emesso il 20 novembre 2003 dal Direttore Generale del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria , Direzione del Personale e della Formazione, del Ministero della Giustizia, notificato il 22 dicembre 2003;

- degli ulteriori atti presupposti, connessi e consequenziali;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 8 ottobre 2015 il dott. Domenico De Falco e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con ricorso ritualmente notificato e depositato la sig.ra -OMISSIS- -OMISSIS- ha premesso di essere un'agente di Polizia  penitenziaria  in servizio presso la Casa Circondariale di -OMISSIS- ove era adibita alle perquisizione dei familiari dei detenuti e alla verifica dei pacchi in entrata nell'istituto di pena. Nel corso della sua attività lavorativa la ricorrente afferma di avere ricevuto frequenti e gratuite minacce, vessazioni e scherni da parte dei predetti familiari, con il timore costante di ritrovarsi vittima di ritorsioni per l'attività di controllo svolta.

Per tali motivi, a suo dire, la sig.ra -OMISSIS- accusava -OMISSIS-, a cui si aggiungeva anche un ambiente di lavoro poco illuminato, privo di riscaldamento e senza contatti con l'esterno; per cui in data 18 novembre 1997 presentava un'istanza per il riconoscimento della dipendenza delle contratte infermità da causa di servizio, che veniva ritenuta effettivamente sussistente dalla Commissione Medica Ospedaliera (CMO), con provvedimento del 12 aprile 1999.

Sennonché, con la Delib. n. 28818 del 2000 il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio (CVCS) valutava che: "-OMISSIS- non può riconoscersi dipendente da causa o fatti di servizio, in quanto trattasi di -OMISSIS-. Non rinvenendosi nel caso di specie documentate situazioni conflittuali relative al servizio idonee, per intensità e durata, a favorire lo sviluppo, l'infermità non può ricollegarsi agli invocati eventi, neppure sotto il profilo concausale efficiente e determinante, risultando condizionata nella insorgenza ed evoluzione alla vissuta grave patologia -OMISSIS-".

In forza del parere appena riportato, il Direttore Generale del Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria , con provvedimento del 20 novembre 2013 rigettava l'istanza della sig.ra -OMISSIS-, assumendo la mancanza del nesso causale tra l'infermità "-OMISSIS-" e il servizio prestato nel Corpo di Polizia  penitenziaria , per i motivi così di seguito rubricati e sintetizzati.

I) violazione di legge: art. 9, co. 2, D.P.R. n. 439 del 1994.

Secondo la ricorrente l'Amministrazione avrebbe violato la procedura per la concessione dell'equo indennizzo, atteso che l'art. 9, co. 2, prevede che l'Amministrazione debba pronunciarsi, in ogni caso, entro 19 mesi dal ricevimento della domanda; ne conseguirebbe che la delibera del CVCS sarebbe illegittima, in quanto adottata ben oltre il termine predetto.

II) Carenza - Insufficienza di motivazione ed eccesso di potere.

Secondo la ricorrente gli atti impugnati non sarebbero assistiti da idonea motivazione e ciò costituirebbe sintomo di eccesso di potere, in quanto l'Amministrazione non avrebbe dovuto richiamare acriticamente il parere del CVCS, ma avrebbe dovuto dare conto delle ragioni che l'hanno indotta a seguire tale valutazione, anziché quella diversa espressa dalla CMO. In particolare, sarebbe stata omessa ogni valutazione del possibile rapporto causale tra condizioni ambientali in cui veniva svolto il servizio e l'infermità contratta dalla ricorrente.

Con atto depositato in data 29 luglio 2004, si è costituito in giudizio il Ministero della Giustizia, chiedendo il rigetto del ricorso.

In ottemperanza al decreto presidenziale istruttorio n. 3/2012, poi, il Ministero resistente ha depositato la copia della documentazione relativa al procedimento oggetto dell'odierno giudizio.

Con ordinanza del 26 aprile 2013, n. 515, questo Tribunale, dopo aver constatato la concreta impossibilità di eseguire la verificazione disposta con precedenti ordinanze (nn. 169 e 784 del 2012), ha ordinato l'espletamento di una Consulenza Tecnica di Ufficio, formulando il seguente quesito: "è corretto, sul piano tecnico-scientifico, il giudizio, contenuto negli atti impugnati, secondo il quale è stato escluso che i fatti di servizio allegati dalla ricorrente possano aver agito, almeno, come concausa determinante la patologia "-OMISSIS-?" " .

La relazione del CTU è stata depositata in data 27 maggio 2015, senza che sulla relativa bozza le parti abbiano formulato alcuna osservazione, nonostante l'espresso invito formulato in tal senso dalla professionista incaricata.

All'udienza pubblica dell'8 ottobre 2015 la causa è stata trattenuta in decisione.

Il ricorso è infondato.

Deve in primo luogo scrutinarsi l'eccezione con cui parte ricorrente contesta la legittimità del gravato diniego di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio per la mancata osservanza dei termini entro i quali il procedimento avrebbe dovuto concludersi ai sensi del D.P.R. n. 461 del 2001.

L'eccezione non merita accoglimento.

Al riguardo, il Collegio aderisce al consolidato orientamento della giurisprudenza secondo cui i termini di un procedimento amministrativo, per essere perentori, devono essere espressamente indicati come tali nelle relative disposizioni: e, poiché ciò nella specie non risulta, deve concludersi che il termine predetto riveste mera funzione acceleratoria, e che il suo mancato rispetto da parte dell'Amministrazione non produce l'illegittimità del provvedimento tardivo, cosicché il ritardo nell'adottare il provvedimento non comporta decadenza della potestà amministrativa, né illegittimità del provvedimento conclusivo del procedimento (così, ad es., Cons. Stato, Sez. V, 15 novembre 2012 n. 5773; segnatamente, per quanto attiene alla non perentorietà dei termini di cui allo stesso D.P.R. n. 461 del 2001, cfr. Cons. Stato, Sez. III, 21 febbraio 2010 n. 221).

Con l'ulteriore motivo, parte ricorrente contesta l'eccesso di potere per difetto di motivazione che deriverebbe dall'acritica adesione da parte dell'Amministrazione resistente al parere del CVCS, nonostante il parere favorevole espresso sull'istanza dalla CMO.

Sennonché, come la giurisprudenza ha più volte ribadito, il giudizio finale del CVCS si impone all'Amministrazione come momento di sintesi e di comparazione dei diversi pareri resi dagli organi consultivi intervenuti nel procedimento stesso (cfr. TAR Sicilia, Catania, sez. III, 23 settembre 2015, n. 2283; Cons. Stato, sez. III, 20 gennaio 2010, n. 1935; IV, 18 dicembre 2006 , n. 7616); la P.A. competente all'adozione del provvedimento finale è, quindi, tenuta a motivare in maniera particolareggiata solo nei casi in cui ritenga di non adeguarsi al giudizio del Comitato e non quando ritenga, invece, di condividerlo (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 31 marzo 2009, n. 1889; 23 giugno 2008, n. 3146; TAR Lazio, Roma, II, 5 gennaio 2011, n. 27).

Invero, il CVCS è l'organo tecnico munito di speciale competenza tecnica, di variegata composizione professionale, a cui è affidato dal vigente ordinamento (artt. 10 e 11 del D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461) il giudizio imparziale e oggettivo sul piano medico-legale circa il carattere professionale della patologia denunciata ai fini dell'ottenimento dell'equo indennizzo o della pensione privilegiata dal pubblico dipendente, in posizione di piena autonomia e indipendenza rispetto ai giudizi espressi da altri organi tecnici, compresa la CMO, in quanto momento di sintesi deputato all'accertamento definitivo della effettività e fondatezza della richiesta, anche alla luce della tutela dell'erario e quale superiore valutazione di giudizi espressi da altri apparati. (cfr. ex multiis Cons. Stato, sez. III, Sent., 6 agosto 2015, n. 3878, 8 luglio 2015 n. 3412).

Per ciò che attiene, invece, al merito della valutazione compiuta dal CVCS, il Collegio ha, comunque, disposto l'espletamento di una CTU, chiedendo al consulente di verificare la correttezza del parere espresso dal richiamato Comitato.

La CTU si è conclusa con una relazione, non fatta oggetto di osservazioni di nessuna delle parti, con la quale il Consulente ha rilevato, tra l'altro, che la valutazione compiuta dal CVCS non sarebbe stata condivisibile, in quanto la diagnosi della malattia -OMISSIS- non poteva/doveva rappresentare "un elemento di per sé pregiudizievole ai fini del riconoscimento della dipendenza da causa di servizio. Al contrario i membri del Comitato d Verifica - più correttamente - avrebbero dovuto tenere nella giusta considerazione che proprio a motivo delle articolari cndizioni soggettive della dipendente, taluni "fatti di servizio" potevano aver rappresentato la causa efficiente e determinante allo sviluppo di un -OMISSIS-"; la stessa relazione, tuttavia, conclude nel senso che "se da un lato non può considerarsi metodologicamente e scientificamente condivisibile la valutazione espressa dalla CVCS, dall'altro la carenza documentale non consente oggi di esprimere un parere fondato e motivato circa la dipendenza da causa di servizio dell'infermità denunciata dalla sig.ra -OMISSIS-, non avendo contezza nello specifico né dei "fatti di servizio" che cagionarono la -OMISSIS-reattiva allegata né della realtà nosografica di cui si dovrebbe discutere".

Il Collegio ritiene di doversi attenere alle risultanze della disposta CTU, le quali risultano logicamente argomentate, rilevando, altresì, che parte ricorrente non ha allegato nemmeno in sede di contraddittorio con il Consulente circostanze ulteriori volte a suffragare l'affermato nesso eziologico tra servizio prestato e infermità sofferta.

Se ne può desumere che le lacune metodologiche rilevate con riguardo all'attività svolta dal CVCS, non hanno comunque inciso sulla determinazione conclusiva con cui l'Amministrazione ha negato il riconoscimento della dipendenza dalla causa di servizio, attesa l'insufficienza, rilevata dalla relazione peritale, di elementi che consentissero di dedurre, con un sufficiente grado di attendibilità, la riconducibilità dell'infermità sofferta dalla ricorrente con il tipo di servizio prestato come Agente di Polizia  Penitenziaria.

In conclusione, il ricorso deve essere respinto.

La particolare rilevanza che l'ordinamento annette alle posizioni soggettive del tipo di quelle azionate dalla ricorrente e le lacune motivazionali della CTU costituiscono eccezionali motivi per disporre la compensazione delle spese del presente giudizio.

Il compenso spettante al Consulente Tecnico d'Ufficio verrà liquidato con separato provvedimento e deve, invece, essere posto a carico della ricorrente.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio, ponendo a carico della ricorrente l'obbligo di corrispondere il compenso al CTU, da liquidarsi con separato provvedimento.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art.22, comma 8 D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Campobasso nella camera di consiglio del giorno 8 ottobre 2015 con l'intervento dei magistrati:

Orazio Ciliberti, Presidente

Luca Monteferrante, Consigliere

Domenico De Falco, Referendario, Estensore


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