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Poliziotto penitenziario si suicida in casa con arma di ordinanza: lavorava al NTP di Cremona


Polizia Penitenziaria - Poliziotto penitenziario si suicida in casa con arma di ordinanza: lavorava al NTP di Cremona

Notizia del 06/07/2016

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Scritto da: Redazione

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Un Poliziotto penitenziario di 47 anni in servizio alla Casa Circondariale di Cremona, autista al Nucleo Traduzioni e Piantonamenti, si è tolto la vita poco prima di prestare servizio con l’arma di ordinanza. L’uomo, originario di Gemona, più di 20 anni di servizio nella Polizia Penitenziaria, è stato trovato questa mattina verso le 7 nel garage di casa.  A dare la triste notizia è Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

“Sembra davvero non avere fine il mal di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, uno dei cinque Corpi di Polizia dello Stato italiano”, aggiunge, affranto, il leader del SAPPE, che ricorda come “solo due settimane fa si era verificato il suicidio di un altro appartenente alla Polizia Penitenziaria, a Trieste. Tragedie che ogni volta che si ripetono determinano in tutti noi grande dolore e angoscia. E ogni volta la domanda che ci poniamo è sempre la stessa: si poteva fare qualcosa per impedire queste morti ingiuste? Si poteva intercettare il disagio che caratterizzava questi uomini e, quindi, intervenire per tempo?”.

Capece sottolinea che “allo stato non è possibile dire quali siano state le ragioni che hanno portato l’uomo a questo tragico gesto, e quindi non sappiamo se possano eventualmente esseri anche ragioni professionali. Certo è che è luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese mentre il fenomeno, colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell’immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette “professioni di aiuto”, dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene alle quali ognuno di loro reagisce in base al ruolo ricoperto e alle specificità del gruppo di appartenenza. Il riferimento è, ad esempio, a tutti coloro che nell’ambito dell’Amministrazione di appartenenza spesso si ritrovano soli con i loro vissuti, demotivati e sottoposti ad innumerevoli rischi e ad occuparsi di vari stati di disagio familiare, di problemi sociali di infanzia maltrattata ovvero tutto quel mondo della marginalità che ha bisogno, soprattutto, di un aiuto immediato sulla strada per sopravvivere”.

“L’Amministrazione Penitenziaria non può continuare a tergiversare su questa drammatica realtà”, conclude Capece. “Non si può pensare di lavarsi la coscienza istituendo un numero di telefono – di Roma! – che può essere contattato da chi, in tutta Italia, si viene a trovare in una situazione personale di particolare disagio. Servono soluzioni concrete per il contrasto del disagio lavorativo del Personale di Polizia Penitenziaria. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un’apposita direzione medica della Polizia Penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare e promuovere la salute di tutti i dipendenti dell’Amministrazione Penitenziaria”.

Sappeinforma


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Commenti Commenti dei lettori

n. 10


...e la caserma carcere di Fermo che sta crollando?

Di  arrivi  (inviato il 09/07/2016 @ 09:49:23)


n. 9


CHE TU POSSA RIPOSARE IN PACE CARISSIMO COLLEGA

Di  MAURO  (inviato il 08/07/2016 @ 11:25:33)


n. 8


il nostro e' un lavoro molto particolare da affrontare piu' con inteligenza che con le troppe regole da imporre.delle volte viene buttato giu' di morale da chi dovrebbe darti una mano e far notare i tuoi errori.magari ci si aggiunge un rapporto disciplinare da sommare ai problemi finanziari di arrivare a fine mese.non potremo mai sapere il perche'alcuni colleghi fanno questo brutto gesto ma se accade non bisogna mai eslcuderlo (non neres de cuss'abba non bibo)tradotto non dire di quell'acqua non bevo.scusate il mio commento ma mi sentivo di scriverlo

Di  antonello  (inviato il 07/07/2016 @ 19:19:01)


n. 7


Come mai solo suicidi nella Polizia Penitenziaria? Me lo domando e la rispista la conosco. Ne ho fatto parte per 23 anni. Vertici conoscete il problema ? Mi risutta che nella P.S. o nei Carabinieri questa CARNEFICINA non avviene in nodo cosi sistematico. PRESIDIO PSICOLOGICO.

Di  POLIZIOTTO  (inviato il 06/07/2016 @ 17:58:19)


n. 6


Molti anni fa aspettavo che il collega fraterno Salvatore passasse a prendermi a casa. Eravamo dello stesso corso. Abbiamo condiviso la stessa fila in aula e la stessa camera in caserma.Stessa assegnazione a fine corso. Stessa destinazione dopo qualche anno con il primo interpello nazionale. Dividevamo i viaggi per recarci in servizio. La sera prima avevamo fatto 16/24. Nulla di strano.
Alle 7 e 30 circa mi sono preoccupato non vedendolo arrivare perchè era uno Zenit, e poi perchè avremmo fatto tardi in servizio. L'ho chiamato e richiamato tante volte ma non rispondeva al cell.
Decisi di prendere la mia auto ed andare a casa sua.
Trovai la saracinesca del garage aperta e Totò seduto per terra appoggiato al muro con la testa chinata che rantolava. Alcuni vicini di casa avevano già dato l'allarme.
L'arma sulla mano destra. Si era sparato un colpo alla tempia.
Pochi giorni dopo uscì fuori la notizia che non riusciva a pagare regolarmente il mutuo perchè la moglie aveva perso il lavoro da sei mesi.
Nessuno mai mi ha chiesto come mi sono sentito in quel periodo e se avevo bisogno di un supporto. Ancora oggi penso a quel viaggio disperato in ospedale per salvargli la vita. Da quel giorno appena vedo sangue non provo alcuna sensazione. Solo l'odore mi fa davvero stare male. Quell'odore dolciastro è l'unica cosa che non sono riuscito a superare. Una tragedia che ti lascia il segno per sempre.
Ricordo Totò come l'amico di tutti che non aveva mai litigato con nessuno in vita sua. Ragazzo buono e semplice, preparato ed affidabile nei compiti che gli assegnavano. La perdita di un Amico in quelle circostanze non la superi mai del tutto. Ogni tanto i miei sonni sono turbati da quel rantolo durato molti minuti. Ma in questi anni mi sono fatto forza vivendo dei buoni ricordi che questo Amico ci ha lasciato. Non immaginate quanto ho pianto e quanto sia stato lo sconforto in alcuni turni da solo in sezione o di sentinella.
Scusate non posso più continuare a scrivere.......

Di  anonimo  (inviato il 06/07/2016 @ 15:43:46)


n. 5


Non vogliono capire i vertici del Dicastero che devono istituire a copione dalla Polstato i ruoli tecnici e quindi il servizio sanirario solo esclusivamente appartenenti alla Polizia Penitenziaria con appositi concorsi ad es. ufficiali medici della Polizia di Stato per la salute dell appartenente non dell amministrazione generica ma solo per la polizia penitenziaria .

Di  michele  (inviato il 06/07/2016 @ 14:40:03)


n. 4


----- R. I. P. --------

ennesimo colpo che affrange tuto il Corpo a prescindere dalle motivazioni del folle gesto che comunque non esistono ragioni al mondo per togliersi il ben più prezioso : la vita umana .
Chiaramente gli interrogativi sono tanti .......... ragioni professionali, economiche , familiari ....... , voglio sperare che lo stress correlato da lavoro non sia connesso a questo ennesimo gesto........... Per il noi del Corpo solo doveri ......... di benessere nulla o poco più di zero.........

Di  assistente anziano molto anziano  (inviato il 06/07/2016 @ 14:34:12)


n. 3


Certo queste notizie distruggono sempre.Riposa in pace.

Di  ciccio  (inviato il 06/07/2016 @ 13:56:33)


n. 2


Ennesima brutta storia, che ovviamente al DAP passerà inosservata.
Cinici burocrati che si impietosiscono per il 41 bis, e che per la morte di uno di noi, fanno spallucce...
Come se il suicidio sia una normale evoluzione dell'esistenza umana.
Mi viene da chiedermi cosa abbiano di umano queste persone..

Di  PASQUINO  (inviato il 06/07/2016 @ 13:36:08)




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