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Pseudonimi e nomi collettivi: ecco chi c'è dietro Enzima e tutti gli altri...


Polizia Penitenziaria - Pseudonimi e nomi collettivi: ecco chi c'è dietro Enzima e tutti gli altri...

Notizia del 11/09/2011

in Società&Cultura

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Scritto da: Redazione

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Appena due anni dopo la costituzione del Sappe (1992), abbiamo voluto dotarci di uno strumento di comunicazione accessibile a tutti ed abbiamo registrato ed iniziato a pubblicare “Polizia Penitenziaria”, la rivista che è l’organo ufficiale del SAPPE, arrivata oggi quasi al ventesimo anno di pubblicazione.

Nel 2009, poi, abbiamo deciso di dotarci anche di una versione web della Rivista, quella che state leggendo in questo momento.

La versione web della Rivista ha permesso una maggiore facilità di pubblicazione degli interventi, slegandoli dai vincoli della carta stampata consentendoci di riportare e commentare, con una maggiore tempestività, le notizie e i fatti che riguardano la nostra amministrazione penitenziaria.

E sottolineo “nostra”, di noi poliziotti penitenziari.

Nel corso degli anni, prima nella versione cartacea e poi in quella web, sono apparsi (e continueranno ad apparire) numerosi interventi redazionali non firmati o siglati con pseudonimi (tra i quali quello di Enzima).

I nickname come Enzima sono pseudonimi e non stratagemmi per sottrarsi alle responsabilità che derivano dalle proprie affermazioni.

Non a caso, la responsabilità di tutto quello che viene pubblicato in una rivista registrata presso uno dei Tribunali della Repubblica Italiana è riconducibile per legge al Direttore Responsabile.

Gli pseudonimi come  Enzima sono anche nomi collettivi, nomi multipli, “etichette” che utilizziamo per commentare ed informare.

Essi, più che identificare una persona, si fanno carico di rappresentare un pensiero, un modo di ragionare ed interpretare la realtà. Il nome multiplo è un nome utilizzabile da chiunque. L’ideatore non ne pretende l’utilizzo esclusivo, ma rende pubblica l’idea ispiratrice con cui lo ha scelto.

La rende pubblica (e questo è lo scopo di questo intervento) per dare modo a tutti coloro che ne condividano i principi ispiratori, di utilizzarlo come meglio credono.

In propria coscienza, sarà compito della persona fisica che in quel momento lo utilizza, accertare e valutare se le proprie parole corrispondano o tradiscano, gli ideali ispiratori che hanno portato a battesimo quel nome multiplo e, a volte, è compito di questa Redazione associare uno scritto ad uno pseudonimo per rendere il messaggio più efficace possibile nonché coerente con gli interventi precedenti.

In altre parole, un nostro pseudonimo, o nome multiplo, è una sigla adottabile da chiunque perché nessun redattore della nostra Rivista ne pretende l’utilizzo esclusivo. I nostri pseudonimi vanno oltre il semplice anonimato perché intendono trarre maggior forza dal collegamento ad una persona immaginaria, della quale vogliono assumere la funzione mitica.

Gli scettici, i nostri detrattori e coloro che si sono offesi o risentiti per i nostri articoli e per le nostre denunce, e che più volte hanno stigmatizzato “l’occultamento” delle firme, dovrebbero riflettere di più sul fatto che l’origine degli pseudonimi (e dei nomi multipli) risale alla notte dei tempi e ci rimanda ad antichissime pratiche religiose ed esoteriche.

Pensino infatti costoro che uno dei più antichi nomi collettivi è quello di Buddha e che, ad esempio, nella rivolta contadina del sedicesimo secolo ognuno che scendeva in guerra contro l’oppressione assumeva il nome di Armen Konrad.

Con questa “strategia” di fondo abbiamo deciso di dotarci ed utilizzare tutti gli altri pseudonimi che appaiono in firma agli interventi di questa versione web della nostra Rivista. La nostra Amministrazione è suddivisa in tante sedi e in tanti diversi impieghi che è impossibile per una singola persona conoscere (e quindi riportare) tutte le sfaccettature di un argomento o di un aspetto.

Si prenda ad esempio l’argomento degli sprechi di denaro o dell’impiego degli NTP: sarebbe quantomeno presuntuoso per il singolo farsi portavoce di tutto quello che avviene sul territorio nazionale.

Per questa ragione, per noi è più opportuno scrivere e firmare con uno pseudonimo del tipo “Enzima” piuttosto che con nome e cognome del singolo che in quel momento conosce quella determinata situazione. In questo modo lo pseudonimo esercita una funzione, interpreta un ruolo, diviene portavoce di un comune sentire invece che rendersi identificabile in un nome e cognome reale. Non vi è affermazione più vera ed esplicativa di quella: “Gli uomini passano, le idee restano”.

Lo pseudonimo Enzima utilizzato in questa Rivista, per esempio, si prefigge di rendere più facile un’azione di critica (ed ogni critica è portatrice anche di possibilità di miglioramento) nella nostra Amministrazione, attraverso l’osservazione e l’interpretazione di fatti che avvengono e che riguardano il settore penitenziario, in particolar modo, quelli che riguardano la “torre d’avorio” del DAP. Enzima si fa portatore di un comune sentire che spesso si è già tramutato in comune livore (se non disgusto) che è già presente tra i nostri colleghi.

Anche per questi motivi, farebbe bene il nostro Capo del Dipartimento e Capo della Polizia Penitenziaria a prestare maggiore (e migliore) ascolto agli interventi di Enzima così come a quelli firmati con gli altri nostri pseudonimi.

In tutti i nostri interventi ci siamo sforzati di accompagnare alla critica, anche il suggerimento di una via d’uscita al disagio che abbiamo osservato. Sicuramente non siamo riusciti a farlo in ogni intervento, ma dai commenti e dalle lettere ricevute dai nostri colleghi, abbiamo percepito quanto disagio ci sia in tutte le sedi dell’Amministrazione penitenziaria e di come, al contempo, tra la stragrande maggioranza dei poliziotti penitenziari, ci sia ancora la voglia di credere nel proprio lavoro e nei propri vertici istituzionali.

Ovviamente,  se si interpretano gli interventi critici su determinate situazioni solo come attacchi personali o, peggio ancora, come manifestazioni d’invidia e risentimento individuale, siamo ben lontani da una possibile comune comprensione. E questo ce ne dispiace, perché fa male al Corpo più delle critiche, anche quelle percepite come aspre ed ingiuste.

Per quello che ci riguarda, continueremo perciò a scrivere interventi firmati da Enzima, perché di fronte ad una Dirigenza del DAP che in tutti questi anni ha sistematicamente ignorato tutti gli appelli di aiuto da parte del 90% (e oltre) del suo personale e cioè i poliziotti penitenziari,  disatteso Leggi dello Stato e Regolamenti di cui è stata essa stessa promulgatrice,  osteggiato in ogni modo la crescita del Corpo e  umiliato la figura professionale presso l’opinione pubblica attraverso un’inesistente opera di divulgazione e tutela dell’immagine del Corpo non possiamo non continuare ad esporci ed a attuare il nostro diritto/dovere di critica per il bene del Corpo e sperando sempre che il Capo del Dipartimento possa cogliere quanto di “positivo” c’è nei nostri interventi, anche per il bene dell’Amministrazione che altrimenti continuerà ad essere percepita come avulsa e nemica della Polizia Penitenziaria.

In buona sostanza, gli interventi di Enzima, come quelli di tutti gli altri nostri collaboratori, stanno solo accelerando questo processo di critica e messa in discussione dei valori che sottendono l’agire dei nostri Dirigenti.

Un processo già in atto da parte di tutto il personale, o almeno da parte di quello che ancora non ha gettato la spugna e crede ancora in questo lavoro.

Firmato:

Enzima, Cesare Cantelli, Giulio Raimondo Mazzarino, Nuvola Rossa, Miguel Cervantes, L’Agente Furioso, Orecchino al naso, Quasimodo, Pasquino, Leo Pardì, Iron Side, Il Marchese, Uomo Qualunque, Old Major, Il Conte di Montecristo, Lady Oscar, Lucy, Il Falco di Radicofani, Lalì, Walter Ego, Marrox, General X, Erremme

... e tutti gli altri che arriveranno ancora.

Leggi anche: Chi vuole difendere Ionta con la sua lettera di protesta alla nostra Rivista? Rispedita al mittente!

Al Capo Dap Franco Ionta. con immutata perplessità e delusione, Suo Enzima


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Commenti Commenti dei lettori

n. 6


Il segnale di discontinuità mi pare che questa Rivista e il Sappe tutto, lo stiano dando. Certamente si è rotto un equilibrio. Rimane da capire quanto durerà questa "finestra" e cosa produrrà in meglio. Un amministratore saggio saprebbe sfruttare questa situazione a vantaggio di tutti, anche di se stesso. Non mi pare questo il caso. Forse dovremo aspettare un trapianto d'organo.

Di  Enzima  (inviato il 21/09/2011 @ 13:43:56)


n. 5


Convengo con il particolare momento di degrado... ma non me la sento di nascondere la luna dietro un dito!
L'organicità del Personale è un valore. Negli Istituti, gli Operatori della sicurezza operano quotidianamente ed aggiungo "biunivocamente" a stretto gomito con tutte le rimanenti Professionalità. L'antagonismo (od il supposto tale) tra i diversi settori della realtà penitenziaria è sicuramente un dis-valore.
Prendo atto delle precisazioni ed auspico, per il futuro, un maggior coinvolgimento di tutte le componenti anche in proficuo raggiungimento dei "comuni" risultati.
E' importante, secondo il mio punto di vista, dare segnali di discontinuità e di cambiamento in merito.

Dantibes (Contabile presso un "nostro" comune Istituto penitenziario)


Di  Dantibes  (inviato il 21/09/2011 @ 13:12:56)


n. 4


@Dantibes - prima di tutto, una precisazione: la differenza tra "nostra" e "vostra" non era riferita alla solita polemica tra poliziotti e "civili", ma tra amministratori e amministrati. Condivido appieno il pensiero che la sinergia tra personale del comparto ministeri e personale di Polizia Penitenziaria offrirebbe vantaggi per tutti (compresi i cittadini). Tuttavia, non possiamo (io e spero anche te) nasconderci che gli amministratori appartengono tutti al "comparto ministeri" e gli amministrati appartengono (quasi) tutti al personale di Polizia Penitenziaria. Non voglio riproporre la solita lotta di classe di Marxiana memoria, ma non prendiamoci in giro! I tempi di Menenio Agrippa sono passati e se rileggi quello che hai copiato da wikipedia tu stesso, nell'ultima frase troverai la mia risposta: ...dimenticando che nel corpo umano la distribuzione del nutrimento dallo stomaco alle membra è inevitabile, mentre nella società ciò non sempre accade. ed è proprio quel che avviene ora. Abbiamo uno stomaco di amministratori ingordi che la scienza moderna ha permesso di rendersi indipendente dalle braccia (ora i soldi piovono dall'alto) e alle braccia (gli amministrati) lo stomaco, non ritiene di dover dare nulla, nemmeno le più elementari necessità vitali. E come hai avuto modo di vedere, se hai letto tutta la "singolar tenzone" tra questa Rivista e il Capo DAP, ora lo stomaco non ritiene nemmeno di dare risposte, e si offende pure quando interpellato... I poliziotti non ce l'hanno contro il comparto ministeri, smettiamola di tirare fuori questa vecchia polemica. I poliziotti ce l'hanno contro gli amministratori che percepiscono enormi stipendi, svariati benefit (macchine, telefoni, vacanze, attendenti vari) senza amministrare e cosa ancor più grave, dando contro i poliziotti stessi appena ne hanno l'occasione. La Polizia Penitenziaria e i cittadini meritano di meglio... Ma è inutile cercare ancora di spiegarlo a parole (agli amministratori). Questi non sono nemmeno in grado di ascoltare i consigli, capiscono solo le denunce in Tribunale (e spesso al fanno franca pure lì). Un braccio in cancrena lo si può sempre amputare per il bene del Corpo. Uno stomaco malato di tumore lo si può operare, a patto che non sia già in metastasi.

Di  Enzima  (inviato il 21/09/2011 @ 12:44:48)


n. 3


Buongiorno,
và tutto bene, principalmente le "critiche" se finalizzate e se producono miglioramenti per l'intera "NOSTRA" Amministrazione.
Pur tuttavia mi duole rilevare che, nonostante già dal 494 a.c. Menenio Agrippa Lanato* cercava di spiegare i vantaggi e le sinergie derivanti dalla organicità delle strutture e/o delle aggregazioni sociali, si continua a parlare di "nostra Amministrazione" anzicchè di "Vostra", dimenticando la comune mission affidata dalla Costituzione all'INTERO Personale della Amministrazione penitenziaria.
Io penso che ad una miope politica di conseguimento, nel breve periodo, di qualche limitato beneficio (non solo economico) a vantaggio di una parrocchia invece chè di un'altra, deve contrapporsi una politica di coinvolgimento e di sviluppo nonche una visione unitaria all'Intero Personale. In questa ottica dovrebbe essere indirizzata qualsiasi politica sindacale che miri ad una crescita innovativa ed evolutiva.
In tal modo, ognuno ai propri remi, sicuramente la navigazione sarà più agevole e fluida, per tutti.

Dantibes (Contabile presso un "nostro" comune Istituto penitenziario)

*Menenio Agrippa spiegò l'ordinamento sociale romano metaforicamente, paragonandolo (come in Esopo) ad un corpo umano nel quale, come in tutti gli insiemi costituiti da parti connesse tra loro, se collaborano insieme sopravvivono, se discordano insieme periscono. E che, effettivamente, se le braccia (il popolo) si rifiutassero di lavorare, lo stomaco (il senato) non riceverebbe cibo. Ma ribatté che, dove lo stomaco non ricevesse cibo, non lavorerebbe e non lavorando tutto il corpo, braccia comprese, deperirebbe per mancanza di nutrimento. La situazione fu ricomposta ed i plebei fecero ritorno alle loro occupazioni, dimenticando che nel corpo umano la distribuzione del nutrimento dallo stomaco alle membra è inevitabile, mentre nella società ciò non sempre accade (Wikipedia).

Di  Dantibes  (inviato il 21/09/2011 @ 09:54:56)


n. 2


Un post che non fa una piega e che condivido in toto.
Colgo l'occasione per esprimere anche quì, come ho fatto in altro messaggio,la mia piena e convinta solidarietà a tutta la redazione di Polizia Penitenziaria, sasso nello stagno informativo e comunicativo del Dap, e con Enzima in particolare. Non saranno certo le lapidazioni e le 'veline' del DAP a fermare la Vostra meritoria attività.

Di  Vero eretico  (inviato il 12/09/2011 @ 13:13:35)


n. 1


Condivido pienamente questo tuo pensiero.

Di  Anonimo  (inviato il 12/09/2011 @ 11:08:28)




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