Novembre 2016
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Quale riforma per la Polizia Penitenziaria?


Polizia Penitenziaria - Quale riforma per la Polizia Penitenziaria?

Notizia del 12/04/2016

in L''Osservatorio Politico

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Scritto da: Giovanni Battista Durante

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Negli ultimi tempi si parla con sempre maggiore insistenza di una riforma radicale del Corpo di Polizia Penitenziaria. A dire il vero si è anche parlato di una possibile soppressione del Corpo, con passaggio in altra Forza di polizia, eventualità, questa, al momento accantonata.

Resta l’ipotesi di riforma già avanzata tempo fa da Nicola Gratteri, Procuratore aggiunto a Reggio Calabria, il quale ha fin da subito parlato di un nuovo Corpo, con compiti più ampi rispetto a quelli attuali, tra i quali la ricerca di latitanti, la gestione dei collaboratori di giustizia e la tutela dei magistrati. Questo progetto ha iniziato a prendere forma con la convocazione degli Stati Generali da parte del Ministro Orlando e l’istituzione del tavolo 15.

Dopo la pubblicazione della proposta, nel corso della cui elaborazione tutte le organizzazioni sindacali furono audite, sono state molte le reazioni negative. Tutte le critiche erano incentrate sulla perdita delle funzioni generali di polizia giudiziaria, cosa assolutamente non vera, poiché è chiaramente scritto che tali funzioni restano immutate. E questo lo dissi chiaramente anche a qualche collega che mi contattò in quel periodo. Ciò che destò le maggiori preoccupazioni fu la paventata ipotesi di divieto di svolgere attività investigativa, cosa che fece pensare, e fa pensare, anche perché non esistono altre possibili attività investigative del Corpo, allo scioglimento del NIC (Nucleo Investigativo Centrale), e all’uscita dalla DIA.

Se così fosse sarebbe una grave perdita per tutti, per il prezioso contributo che la Polizia Penitenziaria offre in tali ambiti alla magistratura, alle altre Forze di polizia, anche se alcuni la vedono come un’intrusione, e al Paese nella lotta alla criminalità organizzata. Sarebbe anche un controsenso, rispetto all’attribuzione dell’ulteriore compito di cattura dei latitanti. Come si possono catturare i latitanti senza un’adeguata attività investigativa?

Non sono un professionista del settore investigativo, ma credo sia evidente a tutti che la cattura dei latitanti presuppone l’attività investigativa, tranne che le altre Forze di polizia non li trovino e poi chiamino noi per andare a prenderli. Ma credo anche che la cattura dei latitanti non possa e non debba essere un compito esclusivo di una sola Forza di polizia.

Al di là di questo, comunque, la possibilità che la Polizia Penitenziaria possa o non possa svolgere attività investigativa è questione di non poco conto, che attiene ad una scelta ideologica, una sorta di contrapposizione tra due correnti di pensiero: una che vuole, appunto, un Corpo dell’esecuzione penale, privato di ogni funzione di polizia, un’altra che vuole, invece, un Corpo di polizia sullo stesso piano delle altre Forze dell’ordine, seppur con compiti specialistici, ma pur sempre di polizia, come è oggi la Polizia Penitenziaria, che svolge attività investigativa attraverso il NIC e le diramazioni periferiche, che fa parte della DIA e dell’Interpol, seppur ancora con numeri esigui, che ha compiti di polizia stradale, limitatamente all’attività di servizio (come è giusto che sia) che dovrebbe entrare a far parte delle Sezioni di polizia giudiziaria presso le Procure ed assumere tutte le attività che attengono all’esecuzione penale, con propri ruoli tecnici, in parte già costituiti.

Bisogna riconoscere, infine, alla Polizia Penitenziaria una propria dignità dirigenziale, con un numero adeguato di dirigenti, fino alla qualifica di dirigente generale. Un Corpo di polizia potenziato nelle funzioni attuali e non dimezzato, ma un Corpo di polizia vero, che faccia parte a pieno titolo del Comparto Sicurezza ed interagisca alla pari con le altre Forze di polizia, fermi restando i compiti e le funzioni di ognuno.

Dicevo delle due scuole di pensiero sul ruolo e le funzioni della Polizia Penitenziaria, scuole di pensiero che trovano autorevoli rappresentanti, con argomenti a sostegno e argomenti contrari, all’una e all’altra tesi, a secondo di ciò che si vuole dimostrare. E’ del tutto evidente che se si parte dall’assunto che la sicurezza del Paese è la cosa più importante da tutelare, non si può non rendersi conto di quanto sia importante il ruolo della Polizia Penitenziaria, anche in ambito investigativo. Con circa novemila detenuti appartenenti alla criminalità organizzata e il fenomeno del radicalismo islamico avere una polizia in carcere capace di raccogliere informazioni, svilupparle e veicolarle attraverso l’autorità giudiziaria, piuttosto che limitarsi ad essere informatore di altri organismi, è sicuramente la cosa migliore e più giusta da fare. Il contrario sarebbe la dispersione di un patrimonio investigativo importante per il Paese. Quindi, con una impostazione di questo tipo, che a nostro avviso è quella più giusta, non si può che propendere per quella scuola di pensiero che vuole una Polizia Penitenziaria, o della Giustizia, o dell’Esecuzione Penale, poco importa il nome purché sia polizia, che sia polizia a tutti gli effetti, senza limitazione alcuna, tranne che, per tentare di accontentare entrambe le scuole di pensiero, non si finisca per scontentare tutti, creando un Corpo che sia una via di mezzo, con funzioni di polizia limitatamente all’acquisizione della notizia di reato, alla conservazione degli elementi di prova raccolti nell’immediatezza, senza possibilità di sviluppi ulteriori.

Questo probabilmente accontenterebbe gli appartenenti a quella scuola di pensiero che non vogliono una polizia in carcere, ma scontenterebbe coloro che, come noi, ambiscono a rafforzare sempre di più il Corpo di Polizia Penitenziaria, non per un’ambizione meramente corporativistica, ma per rendere un servizio dignitoso al Paese. Quindi, è opportuno che coloro che non sono portatori di professionalità tecniche continuino a fare il loro lavoro ed a sviluppare i loro percorsi di carriera separatamente da coloro che svolgono funzioni di polizia.

Da questi ultimi, invece, potrebbe evolversi la futura classe dirigente, posta anche alla direzione degli istituti; a questo punto, evidentemente, coloro che andrebbero a ricoprire tale incarico perderebbero le funzioni di polizia, a vantaggio di quel ruolo di equilibrio richiesto per garantire tutte le componenti professionali, nonché i detenuti che, comunque, non mi pare che oggi non siano garantiti dai funzionari della Polizia Penitenziaria.

La riforma del tavolo 15 contiene altri importanti elementi di riflessione, come l’attribuzione dei Provveditorati non più alla dirigenza generale, la soppressione del Dipartimento e la dipendenza del Corpo direttamente dal Ministro, tutti elementi, questi, che porterebbero ad un risparmio di spesa, in linea, quindi, con la spending review, ma che necessitano, comunque, di un approfondimento.

 


Scritto da: Giovanni Battista Durante
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n. 5


secondo me una riforma ci vuole

Di  cliccami  (inviato il 14/04/2016 @ 11:15:20)


n. 4


Caro Luca sono assolutamente d'accordo sul fatto che la riforma non fosse e non sia da buttare, ma da migliorare; ho scritto l'articolo proprio con questo spirito. Uno dei punti che non mi convince è il ruolo unico, con tutte le figure professionali; il ruolo unico io lo immagino con l'attuale dirigenza penitenziaria, questo non l'ho scritto, perché mi sembrava inopportuno in questo contesto, ma ho in mente un progetto che vada proprio in questa direzione: dirigenza penitenziaria e dirigenza della polizia penitenziaria che possano diventare i vertici di questa amministrazione, compreso l'incarico di Capo Dap, non come possibile alternativa a un magistrato, ma come incarico esclusivo della stessa dirigenza penitenziaria. per le altre figure professionali immagino una carriera diversa, con le stesse prerogative di accesso alla dirigenza, ma con incarichi evidentemente diversi, nel rispetto delle specifiche professionalità. Per essere più chiaro, per il prossimo futuro io immagino un capo Dap che sia espressione dell'attuale dirigenza penitenziaria, un vice capo e un direttore generale del personale che possano essere anche espressione della dirigenza della polizia penitenziaria. E ci sarebbe ancora altro da aggiungere, magari me lo conservo per un altro articolo. Un saluto

PS

Non ho pregiudizi verso nessuno, sono solo convinto che questo tipo di organizzazione possa essere quella migliore.

Di  Gianni Durante  (inviato il 13/04/2016 @ 15:11:54)


n. 3


Sono convinto che le persone di buon senso in determinate situazioni debbano dimostrarlo e anche metterlo a servizio di tutti.
Questo per dire che se prendessimo il buono del progetto Gratteri (e ce n'è tanto) combinandolo con le giuste osservazioni che fai nel tuo contributo, caro Gianni, e che sono del tutto condivisibili, potremmo magari adoperarci per lasciare un'amministrazione penitenziaria migliore di quella che abbiamo trovato.
Una riforma della polizia penitenziaria non può non essere inclusiva di tutte le figure ora divise in mille categorie e contratti e divenire la riforma di tutti.
Noi dirigenti penitenziari siamo chiamati ad esserne parte, a immaginare e costruire insieme, insieme soprattutto con voi, una realtà nuova, più appagante professionalmente e anche più efficace per il perseguimento della mission istituzionale.
La creazione della carriera unica commissari/dirigenti può essere fondamentale, rappresentare il big bang da cui far partire il cambiamento generale che muti veramente le cose in meglio.
Ma per far questo dobbiamo prima di tutto crederci e poi far cadere i reciproci pregiudizi, dimenticare le vecchie ruggini, superare le incomprensioni e lavorare insieme. Altrimenti saremo sempre fermi.

Di  Luca Sardella  (inviato il 13/04/2016 @ 14:16:24)


n. 2


Io penso che negli stati generali più di qualcuno pensa al Corpo dei secondini, ci stanno girando intorno . Mi chiedo ma se cio accadesse dovrebbero dare la possibilità a ogni singolo poliziotto penitenziario di scegliere se transitare in un Corpo di polizia o di scegliere al nascituro Corpo dei secondini ?

Di  sasidex2  (inviato il 12/04/2016 @ 18:28:43)


n. 1


Se la riforma Gratteri, fosse stata portata avanti onestamente senza "modifiche", fuorvianti, forse oggi potremmo già parlare di altro.
Quanto alla Dirigenza Generale del Corpo, credo che sia una opportunità non più rinviabile.
Come ad esempio gli ampi tagli dettati dalla spending review che hanno travolto solo i posti destinati ai dirigenti della Polizia Penitenziaria.
Probabilmente era troppo difficile tagliare ad esempio gli affitti per la locazione di immobili, al fine di ospitare "uffici" dell'Amministrazione.
Era più semplice tagliare quei posti ed alcuni posti di dirigenza generale.
Vorrei sapere cosa ci fa l'amministrazione con quei "dirigenti generali" in esubero, visti i posti tagliati;
in ottica spending review potrebbero essere intanto destinati "messi a disposizione" della Presidenza del Consiglio.

Di  Pasquino  (inviato il 12/04/2016 @ 17:06:00)




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