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Quello che il DAP nasconde e che i sindacati non riescono a far rendere pubblico


Polizia Penitenziaria - Quello che il DAP nasconde e che i sindacati non riescono a far rendere pubblico

Notizia del 30/07/2015

in I Mulini a Vento

(Letto 2871 volte)

Scritto da: Enzima

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Ho sempre avuto pessimi voti sia in matematica, sia in statistica, ma li ho considerati sempre due strumenti imprescindibili a supporto delle proprie argomentazioni, indispensabili se si vuole discutere seriamente per risolvere i problemi.

E di problemi la Polizia Penitenziaria ne ha tanti.

Per questo non condivido il disinteresse e l'approssimazione dei sindacati nel sottovalutare l’importanza dei numeri e della loro interpretazione.

Molte delle rivendicazioni e delle denunce sindacali rimangono chiacchiere al vento, perché si limitano a generiche proteste non supportate da dati.

In tal modo non è possibile capire e correggere gli sprechi o riparare alle ingiustizie e quindi non si riesce a tutelare al meglio i Poliziotti Penitenziari.

Alcuni esempi …

SOVRAFFOLLAMENTO - per anni la parola “sovraffollamento” è stata sulla bocca di tutti, ma non venivano mai riportati i dati per ogni singola Regione, per ogni singolo Istituto. Ancora oggi non ci sono dati ufficiali pubblici sui trend di crescita o decrescita per ogni singolo carcere. Parlare di sovraffollamento non vuol dire nulla, soprattutto se i dati non vengono incrociati con le presenze del personale di Polizia Penitenziaria.

EVENTI CRITICI - a parte il discorso sui suicidi dei detenuti che pare essere l'unico che interessa la stampa (omettendo però quelli sventati dalla Polizia Penitenziaria), non è possibile conoscere, capire e arginare il fenomeno delle aggressioni in carcere da parte dei detenuti nei confronti dei Poliziotti Penitenziari. Eppure sarebbe utile capire in quale carceri si verificano più aggressioni, in quali sezioni, quali tipologie di detenuti, in quali momenti della giornata, etc. Il sindacato dovrebbe pretendere questi dati dal DAP.

STRAORDINARI - in ogni micro-regno che corrisponde ad ogni carcere, un Direttore (soprattutto se assecondato dal Comandante) può gestire discrezionalmente le ore di straordinario di propria competenza. Per la famosa quanto fumosa legge sulla privacy più volte invocata a sproposito, ai sindacati non è possibile accedere ai singoli nominativi dei poliziotti che usufruiscono degli straordinari. Una comparazione suddivisa per ruoli potrebbe essere utile, soprattutto nei piccoli Istituti.

TRADUZIONI E PIANTONAMENTI - ... scommetto che ne vedremmo delle belle se riuscissimo a comparare le traduzioni effettuate da ogni singolo Provveditorato, con quanti uomini a disposizione, con quanti mezzi, con quanto straordinario, etc. Si potrebbero verificare, ad esempio, quante traduzioni non dovrebbero essere svolte, in quanto non ricadenti nelle competenze del Corpo e dell’Amministrazione penitenziaria. Ma in periferia, anche a causa dei mancati controlli dei Provveditorati regionali e del Dipartimento, si continuano a dilapidare risorse vere. I sindacati dovrebbero pretendere questi dati, altrimenti si rischia di ritrovarsi in situazioni, nella migliore delle ipotesi, di scarsa efficienza.

PERSONALE IN FORZA E DISTACCATO -  Sono convinto che il vero buco nero dell’Amministrazione sia proprio nella distribuzione del personale di Polizia Penitenziaria nei vari Istituti. I pochi dati che sono riuscito a raccogliere (andando a ripassare i libri di matematica e statistica delle superiori) gridano già scandalo per come sono distribuiti gli Agenti, i Sovrintendenti, gli Ispettori nelle varie carceri italiane. È facile dire che manca il personale, troppo facile. Ciò non toglie che la carenza complessiva viene artatamente nascosta dal DAP, proponendo tabelle statistiche che riportano dotazioni organiche (cioè il personale previsto) nelle sedi extra moenia pari a 0 (leggasi ZERO), mentre sono oltre due anni che uno specifico decreto ministeriale ne ha fissato i numeri per ciascuna struttura (DAP, PRAP ed altri Uffici e Servizi che non siano istituti penitenziari). Il sindacato non riesce ad incidere più di tanto su questa situazione, a fronte di un interesse particolare per le condizioni di vita dei detenuti (basti pensare ai regimi più i meno aperti nelle carceri) disgiunto dalla gestione complessiva del personale di Polizia Penitenziaria.

Questi sono solo alcuni esempi.

Certamente ci sono altre mille informazioni indispensabili che i sindacati dovrebbero pretendere dal DAP il quale, un po’ per incapacità, un po’ per omertà, un pò per autoconservazione, si guarda bene dal monitorare, studiare e diffondere.

Fino ad allora, è chiaro che saremo sempre in balia degli umori dei Dirigenti, che a loro volta non hanno assolutamente il polso della situazione.

Insomma, al Dap invece che alla matematica e alla statistica possiamo ben dire di essere in mano alla Santa Provvidenza !

 

 

La selezione darwiniana dei dirigenti del DAP

 

Il Sindacato che vorrei

 

Piante organiche del DAP, PRAP e Scuole: ecco perché non le metteranno in pratica tanto facilmente

 

La caduta della Polizia Penitenziaria: fino a qui, tutto bene

 

 

 


Scritto da: Enzima
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Commenti Commenti dei lettori

n. 1


Vogliamo parlare della antieconimicità avuta agli esordi e negli anni a seguire del braccialetto elettronico?
Giusto per ricordarlo, CREDO che l'attuale contratto scadrà nel 2018.

Fonte: (Il Post.it) di Carlo Blengino 10 Febb. 2014

Il Ministro dell’epoca deve aver avuto meravigliosi riscontri perché nel 2003 il servizio viene esteso a tutta Italia affidando la gestione di tutte le fasi, manco a dirlo, alla Telecom Italia S.p.a. che per otto anni diviene di fatto il gestore esclusivo dell’intero delicato servizio.

I numeri di questa disastrosa operazione sono noti a tutti perché contenuti nella relazione della Corte dei Conti (a pagina 51 e segg) che merita di esser letta: Al 31.12.2011 i braccialetti elettronici attivati sono complessivamente 14. Il Ministero (leggasi noi) ha speso 81,3 milioni di euro per 14 dispositivi utilizzati. In otto anni ogni braccialetto è costato quasi 6 milioni di euro. (Con quei soldi quante cose si sarebbero potute fare per il nostro Corpo?

Anche il prosieguo della storia è un’affresco impietoso dell’Italia peggiore, annesso il periodo di carica della MINISTRA del governo Monti.

Essa infatti, che con telefonate e telefoni ha un rapporto particolare, rinnova in fretta e furia la convenzione con Telecom. Nessuna verifica tecnica (magari confrontando i sistemi di elettronic tagging utilizzati all’estero), nessuna modifica del datato disciplinare di cui al DM 2/2/2001, e soprattutto nessuna gara d’appalto: con trattativa diretta la Telecom S.p.a. si aggiudica altri 7 anni di gestione dei preziosissimi bracciali ad un costo pressochè invariato.
In ultimo, per dare un po’ di colore nostrano alla vicenda già di per sé sconfortante, si provvede a generare l’immancabile conflitto di interessi: a pochi mesi dal rinnovo della convenzione, il figlio della Ministra Cancellieri viene assunto in Telecom come alto dirigente nel settore finanza.
Sono certo che la scelta sia dovuta al prestigioso curriculum del Pelosi ed ai risultati ottenuti quando lavorava per i Ligresti in FondiariaSai, ma certo si poteva evitare.
Questa è la storia del braccialetto elettronico in Italia, che con il nuovo decreto in via di approvazione dovrebbe esser applicato a tutti gli indagati/condannati ai domiciliari e che dovrebbe esser una delle misure strutturali per risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Un capolavoro di inefficienza che genera notevoli problemi anche da un punto di vista giuridico.
Inizio a capire perché, secondo le rivelazioni di Snowden, l’NSA e la britannica GCHQ abbiano ritenuto di non avvalersi della stretta collaborazione dei nostri Servizi nella rete di spionaggio globale. Se in otto anni, per sorvegliare per qualche mese 14 indagati agli arresti domiciliari si spendono oltre 81 milioni di euro affidandone il compito ad una società di telecomunicazioni privata, forse è meglio lasciar perdere.

Situazione a metà 2015?

La Repubblica.it dice....
Il Ministero starebbe cercando una soluzione da mesi, ma al momento il numero di 2.000 dispositivi resta fermo. Per fare capire come qualcosa non funzioni ancora per evitare il sovraffollamento carcerario, basta citare un dato estero. Nel solo Regno Unito, i braccialetti elettronici funzionanti, sono infatti 23mila.

Di  Ordo▲  (inviato il 30/07/2015 @ 14:59:34)




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