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Rems, se qualcuno avesse raccolto i nostri allarmi ...


Polizia Penitenziaria - Rems, se qualcuno avesse raccolto i nostri allarmi ...

Notizia del 18/05/2017

in Il Commento

(Letto 2024 volte)

Scritto da: Roberto Martinelli

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Ricordate quando le ‘anime pie’, garantiste e radical chic, tuonavano, un giorno sì e l’altro pure, sulla necessità di superare gli Ospedali psichiatrici giudiziari per la loro inadeguatezza strutturale e funzionale? E ricordate cosa disse allora il SAPPE al riguardo, ossia che un pur giusto e legittimo cambiamento avrebbe comunque dovuto tenere conto delle esigenze di sicurezza e della particolarità delle persone ristrette, malati ma comunque responsabili di gravi fatti di criminalità?

Ebbene, un recente monitoraggio del Consiglio superiore della magistratura sugli effetti della riforma dai vertici degli uffici giudiziari ha fatto emergere un quadro definito "preoccupante" per l'esiguo numero di posti disponibili nelle strutture che hanno preso il posto degli Ospedali psichiatrico giudiziari.

Il presidente del tribunale di Sorveglianza di Catania si è spinto oltre, affermando tra l’altro: "Ammalati psichiatrici gravi, violenti e socialmente pericolosi vagano nel territorio". E situazioni simili sono state registrate in varie parti d'Italia.

Ma facciamo un passo indietro e contestualizziamo i fatti, anche con l’aiuto del primo Rapporto sullo stato dei diritti in Italia, progettato e realizzato dall’Associazione A Buon Diritto. Gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), pensati per accogliere persone con disagio mentale autori di reato, nascono nel 1978 con la legge 180 di riforma della psichiatria che prende il nome di Franco Basaglia, la quale ha abolito i cosiddetti manicomi civili. Nel corso degli ultimi anni si è avvertita sempre più forte l’esigenza di superare gli Opg dotandosi di luoghi diversi per la cura e la custodia di autori di reato con infermità mentale, e la Commissione d’inchiesta sul sistema sanitario nazionale presieduta dal Senatore Ignazio Marino nella XVI legislatura ha fornito dati utili per procedere in questo senso. La “Relazione sulle condizioni di vita e di cura all’interno degli ospedali psichiatrici giudiziari” documentò, grazie a seguito di numerose visite ispettive effettuate, “gravi e inaccettabili carenze strutturali e igienico sanitarie” oltre all’utilizzo di pratiche, come la contenzione meccanica e farmacologica, “lesive della dignità umana”.

Nel 2012, con la legge 17 del 9 febbraio, vennero date disposizioni per il definitivo superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari – facendo seguito a quanto già previsto dal DPCM del 1° aprile 2008 – e venne fissato il termine del 31 marzo 2013 per la creazione delle nuove strutture e il definitivo trasferimento di quanti dovevano scontare una misura di sicurezza. Leggi successive rinviarono la chiusura definitiva degli Opg al 31 marzo 2015, data entro la quale le Regioni avrebbero dovuto dotarsi di Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza sanitaria (Rems), sostitutive delle vecchie strutture.

Al luglio 2016, la situazione era la seguente: sono stati chiusi gli Opg di Napoli Secondigliano, Reggio Emilia e Aversa, mentre sono ancora in funzione quelli di Barcellona Pozzo di Gotto e Montelupo Fiorentino.

Il sesto Opg, quello di Castiglione delle Stiviere, ha semplicemente cambiato nome trasformandosi in Rems ma, con i suoi 200 internati, parve essere in netto contrasto con lo spirito della legge di riforma e con la previsione di un numero molto contenuto di persone ospitate all’interno di ogni Residenza. Un’altra importante novità è stata rappresentata da una modifica introdotta nella legge 81 del 2014, la quale stabilì una durata massima per le misure di sicurezza – prima prorogabili perpetuamente – che non possono superare la condanna massima comminabile agli imputabili.

Come primo e più rappresentativo Sindacato del Corpo di Polizia Penitenziaria, il SAPPE affermò fin da subito l’esigenza di avere certezze su tale riforma strutturale e legislativa, anche in relazione al futuro lavorativo dei poliziotti impegnati negli Opg. Venne evidenziato che se il percorso di riforma e superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari fosse stato lo stesso che, dall'oggi al domani, trasferì la sanità penitenziaria al servizio sanitario nazionale vi sarebbe stato di che preoccuparsi. Scrivemmo: "Troppo semplice dire chiudiamo gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. E poi? Quel che serve sono strutture di reclusione con una progettualità tale da garantire l'assistenza ai malati e la sicurezza degli operatori.

Non dimentichiamoci che tempo fa in Sicilia, nel VI Reparto dell'Ospedale Psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto, un internato nigeriano in osservazione ha aggredito un nostro Ispettore di Polizia Penitenziaria e gli ha staccato con un morso la falange della mano destra. Gli Ospedali Psichiatrici Giudiziari hanno risentito nel tempo dei molti tagli ai loro bilanci. Ma colpevole è anche una diffusa e radicata indifferenza della politica verso questa grave specificità penitenziaria".

Sarebbe stato allora necessario, dicemmo ancora, che i politici, a tutti i livelli, invece delle solite passerelle a cui si accompagnavano puntualmente anatemi e demagogie quanto estemporanee soluzioni, si fossero fatti carico del loro ruolo istituzionale, mettendo le strutture psichiatriche nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro, poiché le condizioni disumane in cui versano gli O.P.G. erano il frutto di una voluta indifferenza della società civile, dei politici, ma anche dei vertici dell'Amministrazione penitenziaria.

Ribadisco per evitare fraintendimenti e strumentalizzazioni: gli ospedali psichiatrici giudiziari erano stati definiti dal Consiglio d’Europa «luoghi di tortura» e dunque il loro superamento rappresentava in primis una doverosa svolta di civiltà, ma il SAPPE intese porre subito la questione sicurezza: è possibile ospitare una persona che ha compiuto azioni crudeli ed è definita dai giudici «pericolosa», in un luogo che può lasciare con tanta nonchalance? Ciò detto, con l’approvazione della legge 30 maggio 2014 n. 81, si diede l’avvio ad un nuovo tassello della riforma dell’assistenza psichiatrica in Italia, iniziata con la legge 180 del 1978 (legge Basaglia), che prevedeva appunto la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari (OPG) e la contestuale attivazione delle REMS (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza). Ma subito emerse il problema, ovvio e palese, già evidenziato dal SAPPE: il ruolo di «custodia» che medici e infermieri avrebbero dovuto esercitare nelle REMS, evitando di compromettere la professionalità del personale medico e infermieristico ma allo stesso tempo garantendo ai pazienti le cure migliori, nonché la sicurezza tout court delle nuove strutture. Lo rilevarono anche alcuni parlamentari del Gruppo 5Stelle, firmatari ad agosto 2015 (!) di una interrogazione al Ministro della Sanità rimasta ad oggi senza riscontro.

Non fu raccolta la denuncia del SAPPE, non furono ascoltate le Associazioni di categoria di medici ed infermieri, non vennero raccolte i rilievi parlamentari... Ed oggi arriva, impietosa, la denuncia del Csm: “Dopo la chiusura degli Opg, le Rems sono piene e i criminali malati mentali restano liberi”.

Oggetto del lavoro sono le Rems, ovvero le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza nate con la chiusura degli Ospedali psichiatrico giudiziario: strutture che, in molte parti d’Italia, sono piene. Risultato: responsabili anche di “gravissimi reati di sangue”, ma prosciolti per infermità mentale, vagano liberi in alcune zone del Paese perché non c’è posto nelle Rems.

Il quadro preoccupante, come detto, emerge da un monitoraggio condotto dal Consiglio superiore della magistratura, che ha raccolto informazioni sugli effetti della riforma dai vertici degli uffici giudiziari. Il problema della carenza di posti in queste strutture, con l’inevitabile formazione di liste d’attesa per l’accettazione di nuovi pazienti, è diffuso. Ma in certe realtà è una vera emergenza. Come nel distretto di Catania: l’unica Rems, a Caltagirone, ha appena venti posti letto a disposizione, già da tempo occupati con ammalati psichiatrici provenienti in gran parte dalle vecchie strutture carcerarie abolite.

Il risultato di questa situazione lo descrive proprio il presidente del tribunale di sorveglianza: “Vagano nel territorio ammalati psichiatrici gravi, violenti e socialmente pericolosi”, per i quali è stato disposto il ricovero nelle Rems, “in attesa che si rendano disponibili posti” presso queste strutture.

È allarme anche in Puglia, una regione popolosa ma che dispone soltanto due Rems per un totale di appena 38 posti. La loro limitatezza è fonte di rischio, segnala il Pg di Bari, perché si traduce nella “presenza sul territorio di soggetti autori anche di gravissimi reati di sangue che, affetti da patologie psichiatriche anche valutate di alta pericolosità, non sono stati ricevuti da alcuna Rems per indisponibilità di posti una volta recuperata la piena libertà”. Pure a Napoli per carenza di disponibilità di posti sono “molte” le misure di sicurezza in attesa di esecuzione. Ma così, rileva il presidente del tribunale, “non si riesce né a garantire la cura della malattia psichiatrica né ad assicurare la difesa sociale”. Criticità analoghe si registrano a Roma, dove il presidente del tribunale avverte: il ritardo nell’esecuzione delle misure di sicurezza espone a “gravi pericoli” la collettività e le vittime di reato.

E a Firenze, dove “l’indisponibilità di un sufficiente numero di posti nelle strutture esistenti nel territorio toscano – nota il Pg – impedisce di procedere all’applicazione della misura, rimasta in diversi casi inseguita per non breve tempo”.

Non solo posti contingentati: nelle Rems c’è anche un problema di inadeguatezza della sorveglianza interna e esterna. A Caltagirone ci sono state aggressioni al personale infermieristico ed “episodi di allontanamento dalla struttura degli ospiti ricoverati”, come segnala il Pg di Catania. E altre tre fughe (ma gli ospiti sono stati poi rintracciati) si sono verificate a Bologna. Anche a Genova, dove esiste una Rems nel quartiere di Prà, si sono contate tre evasioni in un mese e mezzo, l’ultima delle quali conclusa tragicamente. L’uomo fuggito dalla Rems di Prà, a bordo di una moto, è morto infatti investito in autostrada sulla A26.

C’è allora l’urgente necessità di porre rimedio a questa grave situazione, a questa diffusa inadeguatezza, con l’assunzione di adeguati provvedimenti normativi. Ma con altrettanta fermezza va stigmatizzato il comportamento di chi, preavvisato di quel che sarebbe potuto accadere (ed è poi accaduto), ha quantomeno sottovalutato le prevedibili conseguenze.

 

Chiusura degli OPG: la solita messinscena che crea più problemi di quanti ne risolve

 

Seminfermo di mente e pericoloso omicida fuge da REMS: è il terzo caso in poche settimane

 


Scritto da: Roberto Martinelli
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n. 2


Abbiamo sperato ci rappresentassero i funzionari e invece ancora oggi ne i direttori e nemmeno loro lo fanno appieno.
È assurdo vedere come la burocrazia difensiva sia giunta anche da noi. Nessuno vuole responsabilità. Più facile farsi i propri affari e attendere che altri rappresentino problematiche o disfunzioni. La gravità sta nel fatto che non risultano interventi duri ed efficaci su questo totale fallimento. Dobbiamo essere chiari ed onesti.
È una questione di oggettività e metodo che ahimè manca del tutto. Sostanzialmente questo è.
Come sempre grazie al SAPPE per le battaglie che conduce senza guardare in faccia nessuno e possibili tornaconti personali.
Distinti saluti e lunga vita alla Pol. Pen. senza accorpamenti con altra forza di polizia.

Di  Direttivo operaio III^ media  (inviato il 18/05/2017 @ 11:30:41)


n. 1


Mi sono senpre chiesto il perché di tanta distanza della politica dai problemi penitenziari rappresentati sia dai sindacati e dagli addetti ai lavori che operano nel mondo penitenziario italiano.
La politica dovrebbe avere il dovere d'intervento urgente al fine di migliorare le condizioni lavorative degli operatori penitenziari , la politica dovrebbe approfondire le varie problematiche e dove necessario intervenire leggiferando buone leggi che consentano migliori condizioni per l'operatore e anche per coloro che scontano la pena , invece purtroppo la politica e assente si tiene ben lontana anche solo dal commentare discutere su cosa fare per migliorare le condizioni lavorative e la sicurezza degli operatori penitenziari, ci sarà una sala stampa almeno credo che dovrebbe risaltare i fatti delle buone azioni della polizia penitenziaria come ad esempio le vite salvate alle persone in procinto di commettere qualche insano gesto , la stampa i TG parlano per fatti di cronaca e questo non è bello perché non c'è quasi mai un contraddittorio e non si parla mai delle buone azioni degli operatori penitenziari che meritano attenzione dalla stampa e TG così purtroppo l'opinione pubblica rimane male informata in quanto apprende solo notizie di cronaca .
Da comune cittadino credo la polizia penitenziaria svolge uno dei lavori più delicati e complicati al mondo e che merita la massima attenzione dalla politica .
Un grazie alla polizia penitenziaria che garantisce la nostra sicurezza

Di  Un comune cittadino  (inviato il 18/05/2017 @ 09:43:03)




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