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Revoca concessione alloggio demaniale per mancati pagamenti: ricorso inammissibile presentato da Agente penitenziario


Polizia Penitenziaria - Revoca concessione alloggio demaniale per mancati pagamenti: ricorso inammissibile presentato da Agente penitenziario

Notizia del 16/06/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 1107 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento

(Sezione Unica)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 102 del 2016, proposto da A.I., rappresentato e difeso dall'avvocato Antonio Licciardello, per legge domiciliato in Trento, via Calepina n. 50, presso la Segreteria di questo Tribunale;

contro

il Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria , in persona del Ministro pro tempore, per legge rappresentato e difeso dall'Avvocatura dello Stato di Trento, nei cui uffici in Trento, Largo Porta Nuova, n. 9;

per l'annullamento

del provvedimento adottato con determinazione del Direttore della Casa circondariale di Trento prot. n. (...) in data 9 aprile 2016, con il quale è stata disposta la revoca della concessione relativa all'alloggio demaniale occupato dal ricorrente sito in Trento, via Varsavia n. 6, edificio C, interno n. 24, sub 45, con contestuale intimazione, ai sensi dell'art. 9, comma 2, del D.P.R. n. 314 del 2006, a rilasciare il predetto alloggio entro 60 giorni dalla notifica del provvedimento;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria ;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2016 il dott. Carlo Polidori e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

RITENUTA la sussistenza dei presupposti richiesti dall'art. 60 del cod. proc. amm. per la definizione del giudizio all'esito dell'udienza cautelare;

AVVISATE le parti della possibilità di definizione del giudizio nella fase cautelare con sentenza in forma semplificata;

CONSIDERATO che il ricorrente, agente della Polizia  Penitenziaria, con il presente ricorso impugna il provvedimento con il quale è stata disposta, nei suoi confronti, la revoca della concessione relativa all'alloggio demaniale in epigrafe indicato in ragione del fatto che il ricorrente medesimo non ha provveduto al pagamento degli oneri accessori relativi al predetto alloggio, per un importo totale pari ad Euro 5.913,14 (di cui Euro 3.321,11 per la fornitura di gas, Euro 1.465,82 per la fornitura di energia elettrica, Euro 694,02 per la fornitura di acquale, per le pulizie e per l'ascensore, Euro 432,19 a titolo di adeguamento ISTAT);

CONSIDERATO che il ricorrente, oltre a dolersi dell'incompetenza dell'organo che ha adottato il provvedimento impugnato, deduce che "gli omessi residui pagamenti degli oneri accessori non sono riscuotibili perché prescritti, perché stimati e non certi a causa dell'inerzia della resistente quale proprietario unico";

CONSIDERATO che il ricorrente, nella sostanza, contesta la sussistenza del credito vantato nei suoi confronti dall'Amministrazione intimata e chiede sia l'annullamento del provvedimento impugnato sul presupposto dell'inesistenza del credito vantato dall'Amministrazione;

CONSIDERATO che l'Amministrazione intimata, nel costituirsi in giudizio, ha eccepito, tra l'altro, il difetto di giurisdizione di questo Tribunale evidenziando che le controversie concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi sono devolute alla giurisdizione del Giudice ordinario, ai sensi dell'art. 133 cod. proc. amm., concernendo diritti soggettivi e rapporti paritetici in relazione ai quali l'Amministrazione non spende alcun potere pubblicistico;

CONSIDERATO che, ai sensi dell'art. 133, comma 1, lett. b), cod. proc. amm., sono devolute alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, salvo ulteriori previsioni di legge, "le controversie aventi ad oggetto atti e provvedimenti relativi a rapporti di concessione di beni pubblici, ad eccezione delle controversie concernenti indennità, canoni ed altri corrispettivi e quelle attribuite ai tribunali delle acque pubbliche e al Tribunale superiore delle acque pubbliche";

CONSIDERATO che, secondo la giurisprudenza (ex multis, T.A.R. Lazio, Sez. I-quater, 23 ottobre 2015, n. 12163), la giurisdizione del Giudice amministrativo di cui all'art. 133, comma 1, lett. b), cod. proc. amm., si estende al rapporto derivante dal provvedimento di assegnazione, ogni volta che questo attenga alla tutela degli interessi pubblici connessi all'individuazione dei soggetti che hanno titolo per accedere alle assegnazioni di alloggi di servizio, mentre le controversie relative ad aspetti patrimoniali (quali le indennità, canoni ed altri corrispettivi) scaturenti dal rapporto tra concedente ed assegnatario rientrano nella giurisdizione del Giudice ordinario (cfr. anche Consiglio di Stato, Ad. Plen., 29 gennaio 2014, n. 6);

CONSIDERATO che, in ragione di quanto precede, le controversie come quella in esame - nella quale formano oggetto di contestazione esclusivamente questioni patrimoniali connesse al godimento di un alloggio demaniale - rientrano nell'ambito della giurisdizione del Giudice ordinario;

CONSIDERATO che, come correttamente evidenziato dalla Difesa erariale, la circostanza che sia stato impugnato un provvedimento formalmente qualificato come revoca (peraltro deducendo l'incompetenza dell'organo che lo ha sottoscritto) non depone nel senso della sussistenza di un potere pubblicistico, sia perché nel caso in esame si tratta di un atto adottato in conseguenza di meri inadempimenti di natura contrattuale, sia perché il fatto che la pubblica amministrazione disponga poi di poteri di autotutela esecutiva non vale ad escludere la giurisdizione del giudice ordinario sulla ragione che ha determinato l'adozione del provvedimento impugnato. Difatti con riferimento a controversie come quella in esame la giurisprudenza (T.A.R. Toscana, Sez. I, 16 marzo 2015, n. 407) ha posto in rilievo che la domanda non mira a sindacare il cattivo uso di un potere amministrativo, ma la modalità operativa attraverso la quale si è perfezionata la pretesa dell'amministrazione ovvero il modo in cui è stata condotta un'attività di gestione di natura sostanzialmente privatistica, che esula dalla giurisdizione del Giudice amministrativo;

CONSIDERATO che, tenuto conto di quanto precede, il presente ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione di questo Tribunale, in quanto avente ad oggetto una controversia riservata alla cognizione del giudice ordinario, davanti al quale il giudizio può essere proseguito con le modalità ed i termini di cui all'art. 11 cod. proc. amm.;

CONSIDERATO che, tenuto conto delle erronee indicazioni fornite nella motivazione del provvedimento impugnato in ordine al giudice competente a conoscere della presente controversia, sussistono i presupposti per compensare le spese del presente giudizio;

P.Q.M.

Il Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa della Regione autonoma Trentino - Alto Adige/Südtirol, sede di Trento, definitivamente pronunciando sul ricorso n. 102/2016, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, trattandosi di controversia devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario.

Compensa le spese del presente giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Trento nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2016 con l'intervento dei magistrati:

Carlo Polidori, Presidente FF, Estensore

Mara Bertagnolli, Consigliere

Paolo Devigili, Consigliere


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