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Riammissione nella Polizia Penitenziaria, Consiglio di Stato condanna il DAP al pagamento anche dei danni: funzionari rischiano denunce


Polizia Penitenziaria - Riammissione nella Polizia Penitenziaria, Consiglio di Stato condanna il DAP al pagamento anche dei danni: funzionari rischiano denunce

Notizia del 24/05/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 1982 del 2014, proposto dal signor G.M., rappresentato e difeso dagli avvocati Maria Immacolata Amoroso e Fernando Bonelli, con domicilio eletto presso il primo difensore in Roma, piazzale Clodio, 56;

contro

Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria , in persona del Capo del Dipartimento p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale è domiciliato in Roma, via dei Portoghesi, 12;

per l'esecuzione

della sentenza del Consiglio di Stato - Sezione IV, n. 3237 del 27 giugno 2014.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione  Penitenziaria ;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2016 il cons. Giuseppe Castiglia; per le parti nessuno è presente;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1. Con sentenza 27 febbraio 2012, n. 1974, il T.A.R. per il Lazio, sez. I quater, ha accolto il ricorso presentato dal signor G.M. contro il diniego di riammissione nei ruoli della Polizia  penitenziaria .

2. Nell'inerzia dell'Amministrazione, il signor M. ha agito in via di ottemperanza.

3. Con sentenza 19 luglio 2013, n. 7406, il medesimo T.A.R. ha accolto il ricorso, fissando all'Amministrazione della giustizia il termine di tre mesi per provvedere all'integrale esecuzione della precedente decisione. Ha invece respinto la domanda di risarcimento del danno (proposta ex art. 112, comma 3, c.p.a.), ritenendo non provata l'entità e la stessa esistenza del pregiudizio da riparare.

4. Contro tale parte della sentenza - di reiezione della domanda risarcitoria - il ricorrente ha interposto appello, che la Sezione ha accolto con sentenza 27 giugno 2014, n. 3237.

5. La Sezione ha ritenuto che:

a) la mancata riammissione in servizio, alla quale il privato sia stato riconosciuto avere diritto, rappresentasse un evento intrinsecamente dannoso, la cui sussistenza non richiederebbe alcun'altra dimostrazione;

b) il danno risarcibile potesse essere quantificato solo equitativamente, in applicazione del combinato disposto degli atti artt. 2056 e 1226 c.c.;

c) in concreto, esso andasse determinato in una somma pari al 50 % delle retribuzioni che avrebbero dovuto essere corrisposte all'appellante a partire dalla data della sentenza che ne ha riconosciuto il diritto (n. 1974/2012) sino all'effettivo ricollocamento in servizio, con esclusione della eventuale parte variabile della retribuzione relativa alle funzioni e con l'obbligo dell'Amministrazione di regolarizzazione della posizione contributiva e previdenziale nei limiti appena precisati, e con l'aggiunta di rivalutazione monetaria e interessi compensativi al tasso legale, questi ultimi nella misura eccedente il danno da svalutazione, da calcolarsi a partire dalla data di pubblicazione della sentenza.

6. La Sezione ha anche condannato l'Amministrazione soccombente al pagamento delle spese di lite, liquidate in Euro 1.500, oltre agli accessori di legge.

7. Con istanza depositata il 26 ottobre 2015, il signor M. espone di avere ripetutamente sollecitato l'Amministrazione a dare esecuzione alla sentenza n. 3237/2014 e, nella perdurante inerzia di quest'ultima, chiede la nomina di un commissario ad acta perché provveda in via sostitutiva.

8. L'Amministrazione  penitenziaria si è costituita in giudizio per resistere al ricorso, senza svolgere difese.

9. Alla camera di consiglio del 28 aprile 2016, la causa è stata chiamata e trattenuta in decisione.

10. Assodato l'inadempimento dell'Amministrazione, che non ha dato esecuzione alla sentenza n.3237/2014, in primo luogo deve essere dichiarato l'obbligo dell'Amministrazione stessa di adottare tutti gli atti e comportamenti (anche di eventuale reperimento di fondi), necessari o utili per eseguire il giudicato in questione.

11. L'Amministrazione dovrà materialmente provvedere all'adempimento entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione in via amministrativa della presente decisione o dalla sua notificazione - se anteriore - a istanza di parte.

12. Scaduto infruttuosamente tale termine, senza che in tutto o in parte sia stata prestata ottemperanza, il Capo di gabinetto del Ministro della giustizia designerà, nel termine di dieci giorni dalla ricezione di apposita richiesta scritta da parte dell'interessato, un funzionario munito di adeguata professionalità, affinché provveda, quale commissario ad acta di questa Sezione, a tutto quanto necessario per l'esaustiva ottemperanza al giudicato in questione, nel termine di sessanta giorni decorrenti dalla nomina e nel rispetto dei limiti fissati nella decisione ottemperanda.

13. Il commissario potrà accedere agli atti dell'Amministrazione ed avvalersi dei relativi apparati burocratici.

14. A incarico espletato, l'ente dovrà corrispondere al commissario il relativo compenso eventualmente spettante, secondo la liquidazione effettuata da questo giudice ai sensi degli artt. 71 ss. t.u. n. 115 del 2002.

15. Il commissario provvederà inoltre a denunciare alla competente Procura della Corte dei Conti gli specifici comportamenti omissivi di amministratori e funzionari che ne abbiano reso necessario l'intervento, con conseguenziale danno erariale corrispondente alle spese per l'intervento commissariale e quant'altro collegato all'inesecuzione della predetta sentenza.

16. In conclusione il ricorso deve essere accolto nei sensi dianzi precisati.

17. Le spese di giudizio, regolamentate secondo l'ordinario criterio della soccombenza, sono liquidate in dispositivo tenuto conto dei parametri stabiliti dal regolamento 10 marzo 2014, n. 55 e dell'art. 26 c.p.a. e distratte in favore del procuratore del ricorrente, avvocato Maria Immacolata Amoroso, dichiaratosi antistatario.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta), definitivamente pronunciando sul ricorso in ottemperanza, come in epigrafe proposto, lo accoglie secondo le modalità e i limiti indicati in motivazione.

Condanna l'Amministrazione soccombente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre agli accessori di legge (I.V.A., C.P.A. e 15% a titolo di rimborso di spese generali), con distrazione in favore del procuratore del ricorrente, dichiaratosi antistatario.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Vito Poli, Presidente

Raffaele Greco, Consigliere

Silvestro Maria Russo, Consigliere

Oberdan Forlenza, Consigliere

Giuseppe Castiglia, Consigliere, Estensore


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