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Riccardo Palma: commemorazione al DAP del Magistrato ucciso dalle BR il 14 febbraio 1978


Polizia Penitenziaria - Riccardo Palma: commemorazione al DAP del Magistrato ucciso dalle BR il 14 febbraio 1978

Notizia del 16/02/2015

in Memoria del Corpo

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Scritto da: Redazione

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Venerdì 13 Febbraio alle ore 8,30 nella Cappella del Dap è stata celebrata una Messa presieduta dall’Ispettore dei Cappellani delle carceri in ricordo del Giudice Riccardo Palma che fu vittima di un attentato delle brigate rosse il 14 febbraio 1978.

La cerimonia, fortemente voluta dal Capo del Dipartimento Santi Consolo, si è svolta con la partecipazione del Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri e del personale del Dap.

Il Presidente Consolo ha espresso parole nei confronti del giudice Palma che, in nome del suo sacrificio, richiamano l’alto senso di responsabilità a cui è chiamato da sempre il Dipartimento per garantire la sicurezza del Paese auspicando la compattezza e l’unità da parte di tutto il personale, anche in considerazione del pericolo di nuove forme di terrorismo internazionale.

Nato a Roma il 12 maggio 1915, Riccardo Palma era direttore dell’Ufficio VIII (edilizia penitenziaria) della Direzione generale degli istituti di prevenzione e pena (l’attuale DAP) e il suo ufficio era presso la sede del Ministero della Giustizia di via Arenula, unico ufficio con struttura blindata nel periodo “caldo” in cui l’istituzione penitenziaria era vittima di numerosi attentati terroristici.

Palma, ucciso perché "servitore anonimo" di Concetto Vecchio (repubblica.it)

Fu colpito a morte da 14 colpi di pistola-mitragliatrice “Skorpion” a Roma, in via Forlì, presso il Teatro delle Muse. Rimase ucciso dentro la sua automobile, mentre era diretto al lavoro. Era sposato e aveva due figli.

Più tardi, nel corso della stessa giornata, l'attentato fu rivendicato dalle Brigate Rosse.

Appena un mese dopo ci fu il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione della sua scorta e nello stesso anno furono uccisi i colleghi Lorenzo Cotugno (11 aprile), Francesco Di Cataldo (20 aprile), Antonio Santoro (6 giugno) e il Magistrato Girolamo Tartaglione (10 ottobre) Direttore generale degli Affari penali presso il Ministero della Giustizia.

Nel luglio del 1977 si era inaugurato un inasprimento delle pene detentive inflitte ai carcerati politici, che provocò molte proteste. Intere sezioni di carceri vengono predestinate al loro accoglimento, ad iniziare dalla casa circondariale di Badu 'e Carros, a Nuoro. "Lo Stato, ha affidato al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa l'istituzione delle carceri speciali: Asinara, Favignana, Cuneo, Messina. Palma è stato un suo collaboratore. Non teme un attentato. Non ha la scorta. E' abitudinario."  (Palma ucciso perché servitore anonimo)

Per “vendetta”, i brigatisti uccidono nuovamente. Le vittime sono Riccardo Palma, ucciso da Prospero Gallinari); Lorenzo Cotugno, Agente di Custodia presso il carcere Le Nuove (Torino, 11 aprile 1978; la prevista gambizzazione fallì di fronte alla coraggiosa reazione di Cotugno, che venne quindi ucciso per intervento di Vincenzo Acella che era in appoggio a Cristoforo Piancone, che rimase ferito e successivamente catturato, e a Nadia Ponti); Francesco Di Cataldo, Maresciallo degli Agenti di Custodia Vice Comandante del carcere di San Vittore (Milano, 20 aprile 1978), Maresciallo degli Agenti di Custodia Antonio Santoro Comandante della Casa Circondariale di Udine (Udine il 6 giugno 1978).

Le successive indagini dell’omicidio di Riccardo Palma ricondussero la pianificazione e l'attuazione dell'attentato a membri della "colonna romana" delle BR. Si comprese come a compiere materialmente l'attentato fosse inizialmente previsto l'allora ventunenne terrorista Raimondo Etro, la cui identità fu celata per molti anni sotto il nome di "Carletto", fino a quando i magistrati Franco Ionta (ex Capo DAP) e Antonio Marini riusciranno finalmente a dargli un nome:. Fu appurato che in realtà a uccidere Palma fu Prospero Gallinari, sostituitosi a Etro all'ultimo momento. È stato sospettato di aver partecipato all'attentato anche il terrorista Alvaro Lojacono.

Raimondo Etro, arrestato nel giugno 1994, nel processo "Moro-quinquies", apertosi nell'aula bunker del carcere di Rebibbia il 9 maggio 1995, fu imputato oltre che di concorso nel sequestro, nell'eccidio della scorta e nell'omicidio dell'onorevole Aldo Moro, anche di concorso nell'omicidio di Palma. Il 28 ottobre 1998, la prima Corte d'assise d'appello di Roma ha condannato Etro a 20 anni e 6 mesi di reclusione.

Prospero Gallinari, condannato a varie pene, compresi tre ergastoli, per più omicidi nel corso degli anni di piombo, dopo essere stato dal 1996 agli arresti domiciliari per motivi di salute, è deceduto per cause naturali nel gennaio 2013.

Riccardo Palma magistrato ucciso dalle BR

Riccardo Palma magistrato ucciso dalle BR

Riccardo Palma magistrato ucciso dalle BR

Riccardo Palma magistrato ucciso dalle BR

Riccardo Palma magistrato ucciso dalle BR

Riccardo Palma magistrato ucciso dalle BR

 


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n. 1


Si sente chiamare per nome, "dottor Palma", si gira, ha in mano la borsa piena di carte e "Il Messaggero" fresco d'acquisto nell'edicola sotto casa, il suo sguardo deve tradire un lampo di incredulità, poi stramazza sul sedile della sua 128 verde: trafitto dai 14 colpi sparati da una Skorpion. A distanza di tanti anni, pesanti come secoli, pochi forse ricordano il nome del magistrato Riccardo Palma, 62 anni, direttore dell'Ufficio generale degli istituti di prevenzione e pena al ministero di Grazia e Giustizia, ucciso a Roma il 14 febbraio 1978 in via Forlì, di fronte al teatro delle Muse. La sua storia è appena un'epigrafe nel lungo elenco scritto col sangue dalle Brigate Rosse. Non lo conosceva nessuno nemmeno all'epoca, un anonimo servitore dello Stato, un civil servant si direbbe adesso; "un magistrato democratico" come scrisse "l'Unità" all'indomani.

E' una mattina grigia, l'Italia del Nord piegata da bufere di neve, treni fermi, aerei che partono a singhiozzo, gli studenti percorrono la Capitale in uno dei tanti cortei per il diritto allo studio. La città ha perso da un pezzo la spensieratezza di Vacanze romane, il '77 è stato un anno terribile, nel quale le Brigate Rosse di Mario Moretti hanno iniziato a "portare l'attacco al cuore dello Stato": 1338 attentati alle cose, 38 agguati, 23 morti, tra cui l'avvocato Fulvio Croce e il giornalista Carlo Casalegno. Son morti anche tre studenti: Francesco Lorusso, Giorgiana Masi e Walter Rossi, e il vicebrigadiere di Ps Antonio Custra. A Milano è stato gambizzato Montanelli. Lo Stato, in estate, ha affidato al generale Dalla Chiesa l'istituzione delle carceri speciali: Asinara, Favignana, Cuneo, Messina. Palma è stato un suo collaboratore. Non teme un attentato. Non ha la scorta. E' abitudinario.

L'istruttoria dell'agguato è stata affidata dalla colonna romana (Faranda, Gallinari, Casimirri, Algranati, Lojacono) a un giovane bierre di Primavalle, "Carletto, 21 anni, che l'ha conclusa in fretta. La moglie di Palma, Matilde Interlizzi, ogni mattina lascia l'abitazione alle 7,30, attraversa la città fino all'Eur, dov'è funzionaria all'Inps. Il figlio, Fabio, 26 anni, all'ultimo anno di ingegneria, rimane a casa a studiare. Sentiti gli spari s'affaccerà dal sesto piano: c'è un capannello attorno all'auto del padre, la gente urla. Scende a perdifiato. Più tardi un prete benedirà il cadavere di fronte allo sguardo attonito del ministro Francesco Paolo Bonifacio. Le Br rivendicano l'attentato un'ora dopo. Perché Palma? "Anche la semplice funzione di servizio va punita con la morte" scrive Paride Leporace in "Toghe rosso sangue" (Newton Compton Editori, 2009).

"Carletto" ha il compito di sparare. Prospero Gallinari gli copre le spalle. Un'altra coppia di terroristi fa finta di amoreggiare nei paraggi. Ma quando si trova davanti Palma - un uomo come lui, non il simbolo che gli hanno descritto - è sopraffatto da una crisi di panico; Gallinari si fa avanti, "dottor Palma", e gli scarica addosso la sua mitragliatrice. Molti anni dopo descriverà così quel tragico momento: "E' la concentrazione totale in cui sono immerso a darmi la freddezza e la determinazione di reagire all'imprevisto. La paura, i conti con se stessi di fronte a certe scelte e decisioni, sono tutte cose che, in questi momenti, schiacci nel profondo dello stomaco per andare oltre". Per sedici lunghi anni non si saprà nulla di "Carletto", fino a quando i magistrati Franco Ionta e Antonio Marini riusciranno finalmente a dargli un nome: Raimondo Etro. Lo arrestano nel giugno 1994 di ritorno da un viaggio a Bangkok, dove s'era inventato una nuova vita: procurava modelle per fotoservizi porno.
Lo condannano a 24 anni, trascorsi in buona parte ai domiciliari. Gallinari dal 1996 vive in libertà vigilata a Reggio Emilia, per ragioni di salute.

(Fonte: Repubblica)

Quello che è interessante di questo stralcio tratto da Repubblica, è nelle ultime tre righe.

"Lo condannano a 24 anni, trascorsi in buona parte ai domiciliari. Gallinari dal 1996 vive in libertà vigilata a Reggio Emilia, per ragioni di salute"
Che ci possiamo aspettare da uno Stato che consente il massacro dei propri servitori, ne individua i carnefici e poi li rende di fatto liberi....
MEDITATE

Di  PASQUINO  (inviato il 16/02/2015 @ 14:10:06)




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