Novembre 2016
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Riconoscimento causa di servizio dell'infermità: ex Provveditore Sardegna vince ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Riconoscimento causa di servizio dell'infermità: ex Provveditore Sardegna vince ricorso al TAR

Notizia del 12/03/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Settima)
ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2811 del 2010, proposto da:
G.D.V., rappresentato e difeso dall'avv. Isidoro Mastrobuoni, con domicilio eletto presso l'avv. Gennaro Di Natale in Napoli, via Cirillo 10/A;
contro
Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Napoli, domiciliata in Napoli, via Diaz, 11;
per l'annullamento
del decreto n. 623 del 21/09/2009, notificato il 26/02/2010, di non riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell'infermità "esiti di infarto acuto antero - laterale del miocardio";
nonché per l'accertamento, previo espletamento di C.T.U. medico legale, della dipendenza da causa di servizio di tale patologia e per la conseguente condanna del Ministero della Giustizia alla corresponsione dell'equo indennizzo.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia;
Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 10 gennaio 2013 la dott. ssa Diana Caminiti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

1-Con ricorso notificato in data 26 aprile 2010 e depositato il successivo 25 maggio D.V.G., attualmente in quiescenza e da ultimo assegnato al P.R.A.P. di Napoli, assunto nei ruoli dirigenziali del Corpo Polizia Penitenziaria nell'anno 1975, ha impugnato il decreto del Ministero della Giustizia n. 623 del 21/09/2009, notificato il 26/02/2010, nella parte in cui non riconosce la dipendenza da causa di servizio dell'infermità "esiti di infarto acuto antero - laterale del miocardio".
2- A sostegno del ricorso deduce in fatto:
a) di essere stato assegnato nel 1980, con prolungamento del lavoro ben oltre l'orario di servizio, quale vicedirettore penitenziario, al carcere Marassi di Genova, città, ove unitamente a Milano e Torino si concentrava l'attività terroristica in quegli anni e che in tale carcere erano stati ristretti, nella sezione di massima sicurezza, alcuni capi storici di gruppi terroristici;
b) di essere stato successivamente assegnato presso la Casa Circondariale di Torino e la Casa Circondariale Le Vallette di Torino, in occasione di due lunghi ed importanti processi a carico della Brigate Rosse e di Prima Linea;
c) in considerazione dei successi ottenuti nella gestione di detenuti terroristi, di essere stato inviato nel 1983 a dirigere la Casa di Reclusione di Saluzzo;
d) di essere stato successivamente inviato nel 1984 a dirigere il carcere di Benevento, a seguito di una clamorosa fuga di tre esponenti della camorra, per sostituire il direttore che nell'occasione era stato rimosso dalla sede; carcere ove erano ristretti una trentina di pericolosissimi detenuti, alcuni dei quali anche collaboratori di giustizia; a Benevento inoltre aveva dovuto curare anche l'apertura del nuovo complesso carcerario;
e) di avere avuto nel 1993, oltre alla direzione del carcere di Benevento, la direzione del carcere di Secondigliano, con numerosi detenuti sottoposti al regime di massima sicurezza;
f) di essere stato successivamente nominato, in considerazione dell'alto senso di abnegazione e di responsabilità mostrato, Provveditore Regionale della Sardegna, dove fu costretto a trasferirsi senza la famiglia e dove dovette affrontare numerosi spostamenti per raggiungere le diverse sedi penitenziarie sarde.
g) di essere stato colpito nel gennaio del 2007 da infarto acuto antero - laterale del miocardio a seguito di una vicenda giudiziaria nella quale era stato coinvolto quale responsabile morale, relativa ai maltrattamenti subiti da alcuni detenuti, commessi da agenti carcerari nel carcere di Sassari.
h) di essere stato sottoposto a visita medico collegiale dalla competente Commissione Ospedaliera di Caserta, la quale lo riconobbe affetto da 1) Gastrite cronica atrofica HP assenti, duodenite erosiva, già riconosciute dipendenti da servizio ed ascritte alla VII categoria della Tabella A; 2) Pregressa tachicardia parossistica, già riconosciuta dipendente da causa di servizio e non classificabile: A) Sindrome ansioso depressiva, ascrivibile alla categoria VIII della Tabella A; B) Infarto acuto antero-laterale del miocardio trattato con PTCA, ascrivibile alla IV categoria della Tabella A. Con menomazione complessiva ascrivibile alla IV categoria della Tabella A;
i) che il Comitato di verifica per le cause di servizio, nella seduta del 11/02/2009, con parere posizione n. 23546/2008 aveva correttamente valutato che l'infermità sindrome ansiosa depressiva era da riconoscersi dipendente da causa di servizio, mentre aveva inopinatamente ed erroneamente escluso la dipendenza da causa di servizio dell'infermità cardiaca.
3- Deducendo l'erroneità di tale giudizio, dovendo anche l'infermità cardiaca considerarsi in rapporto causale diretto ovvero concausale efficiente e determinante con l'attività lavorativa prestata - come attestato dal consulente di parte - ha quindi articolato in cinque motivi di ricorso le seguenti censure avverso il decreto oggetto di impugnativa che, recependo il parere del Comitato di Verifica per la Cause di Servizio, aveva denegato la dipendenza da causa di servizio di tale patologia:
1) Difetto di motivazione, Violazione di legge ex art. 3 L. n. 241 del 1990 ed art. 14 D.P.R. n. 461 del 2001.
Con tale motivo il ricorrente deduce il difetto di motivazione circa il giudizio espresso in relazione alla non dipendenza da causa di servizio della sofferta patologia cardiaca, in quanto, anche a ritenere che il giudizio recato nel gravato decreto sia motivato per relationem con il rinvio operato al parere del Comitato di Verifica, anche tale giudizio, nella prospettazione attorea, sarebbe del tutto generico.
2) Eccesso di potere in relazione al conflitto fra il servizio prestato e le risultanze mediche ed il decreto 21/09/2009 in uno con il parere del Comitato di Verifica n. 23546/2008 del 11/09/2009. Eccesso di potere in tutte le sue forme sintomatiche ed in particolare per manifesta illogicità, contraddittorietà, difetto di istruttoria, ingiustizia manifesta.
Parte ricorrente deduce che il Ministero ha aderito al parere espresso dal Comitato di Verifica, sebbene lo stesso contrastasse con le indicazioni di carattere medico e gli elementi connessi con lo svolgimento del servizio risultanti dagli atti, laddove avrebbe potuto, ex art. 14 D.P.R. n. 461 del 2001, non conformarsi a tale parere, richiedendone uno ulteriore.
Ciò tanto più che tale parere si presenta, nella prospettazione attorea, contraddittorio in ordine alla diversa valutazione espressa sulla dipendenza da causa di servizio della infermità "sindrome ansioso depressiva", riconducibile nel suo determinismo ad elementi e fattori stressogeni correlati al servizio prestato, fattori da considerarsi come concausali anche in ordine all'insorgere della patologia cardiaca.
Nella prospettazione di parte ricorrente il servizio da lui prestato, a livello dirigenziale per oltre trenta anni, anche in sedi di servizio lontane dalla propria residenza, altamente stressante ed usurante, gravato da enormi responsabilità, deve invero considerarsi come determinante dell'insorgenza ed evoluzione della patologia cardiaca, come del resto acclarato dal consulente di parte.
3) Violazione dell'art. 6 L. n. 15 del 2005. Con tale motivo il ricorrente si duole della circostanza che in violazione dell'invocato disposto normativo - che ha introdotto l'art. 10 bis nel corpo della L. n. 241 del 1990 - l'Amministrazione non gli abbia previamente comunicato i motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza.
4) Violazione degli artt. 3 e 97 Cost. in relazione al principio di eguaglianza, imparzialità e buon andamento dell'Amministrazione.
Il ricorrente deduce che la erronea e superficiale valutazione degli atti del procedimento costituisce al tempo stesso violazione del principio di imparzialità e buon andamento dell'Amministrazione, oltreché del principio di eguaglianza, quali consacrati dalla Carta Costituzionale.
5) Dipendenza da causa di servizio dell'infermità accertata e diritto del ricorrente all'equo indennizzo.
Parte ricorrente deduce che l'infermità "esiti di infarto acuto antero - laterale del miocardio" sia da ricondurre in rapporto causale diretto, ovvero concausale efficiente e determinante, con la specifica attività lavorativa svolta e pertanto da ritenere dipendente da causa di servizio, nonché classificabile nella VI Categoria della Tabella A, allegata al D.P.R. n. 834 del 1981 e che per cumulo con le altre patologie, già riconosciute dipendenti da causa di servizio, la menomazione complessiva dell'integrità fisica e psichica e sensoriale del ricorrente sia ascrivibile alla IV Categoria della Tabella A, allegata al citato D.P.R. n. 834 del 1981.
A ciò conseguirebbe, nella prospettazione attorea, il diritto alla liquidazione dell'equo indennizzo.
Il ricorrente ha quindi insistito per l'effettuazione di C.T.U. medico legale ai fini dell'accertamento della dipendenza da causa di servizio.
4- Si è costituito il Ministero resistente con deposito di documenti e di memoria difensiva.
5- Il ricorso è stato trattenuto in decisione all'esito dell'udienza del 10 gennaio 2013, sulle conclusioni in tale sede rassegnate dalle parti.
6- Nell'esaminare il presente ricorso e le connesse censure, preliminarmente giova ricordare - anche ai fini dell'applicazione della disciplina processuale relativa all'onere di formulazione dei motivi di gravame e della valutazione dell'ammissibilità delle domande proposte - che il giudizio instaurato innanzi al G.A. per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una malattia o di una menomazione fisica, così come anche quello volto alla liquidazione di un equo indennizzo per le stesse, si configura come impugnatorio, essendo la posizione del dipendente di interesse legittimo; mentre una posizione di diritto soggettivo sorge solo una volta che ne sia avvenuto il riconoscimento ad opera della P.A. (cfr. T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 07 settembre 2010, n. 17330 ;Cons. di Stato sez. VI, n. 4621 del 23.9.2009; Cons. di Stato sez. VI, n. 4368 dell'8.7.2009; Cons. di Stato sez. VI, n. 5293 del 24.10.2008; Cons. di Stato sez. IV, n. 3914 del 10.7.2007; Cons. di Stato sez. IV, n. 3769 del 27.6.2007; T.A.R. Liguria n. 802 del 3.6.2005; T.A.R. Lazio-Roma n. 3093 del 26.4.2005; T.A.R. Lazio-Roma n. 12056 del 29.10.2004; T.A.R. Campania-Salerno n. 224 del 27.3.2003).
6.1 Pertanto la deduzione di parte ricorrente - sottesa al quinto motivo di ricorso con cui si richiede il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e la conseguente condanna del Ministero resistente alla liquidazione dell'equo indennizzo - circa la qualificazione della posizione giuridica soggettiva azionata come diritto soggettivo, va disattesa.
6.2 Va del pari conseguentemente dichiarata inammissibile la domanda, contenuta in tale motivo di ricorso e nelle conclusioni del medesimo, relativa all'accertamento della dipendenza da causa di servizio dalla patologia indicata, nonché quella relativa al riconoscimento dei conseguente beneficio dell'equo indennizzo.
7. Ciò posto, le censure proposte sotto il profilo impugnatorio con il presente ricorso di cui ai motivi primo, secondo e quarto, in quanto fondate sulla violazione del D.P.R. n. 461 del 2001 e sul difetto di istruttoria e di motivazione, possono essere esaminate congiuntamente, con eventuale assorbimento, ove fondate, della censura di carattere formale avanzata nel terzo motivo, basata sulla mancata comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza.
7.1 Giova premettere che nel sistema delineato dal D.P.R.. n. 461 del 2001 - applicabile ratione temporis alla fattispecie di cui è causa - il Comitato di Verifica per le cause di servizio (corrispondente all'ex C.P.P.O.) è l'unico organo competente, ai sensi dell'art. 11, D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461 - Regolamento recante semplificazione dei procedimenti per il riconoscimento della dipendenza delle infermità da causa di servizio - ad esprimere un giudizio circa il riconoscimento della dipendenza di infermità da causa di servizio.
7.2 In tale ottica si è precisato in giurisprudenza che in sede di liquidazione dell'equo indennizzo, l'autorità decidente, in presenza di pareri medico - legali di segno opposto sulla dipendenza da causa di servizio dell'infermità contratta o della lesione sofferta dal pubblico dipendente, civile o militare che sia, non ha alcun obbligo di indicare le ragioni dell'opzione per quello reso dal Comitato di Verifica, atteso che il D.P.R. 29 ottobre 2001, n. 461 non solo attribuisce a detto organo competenza esclusiva nella materia de qua , ma impone all'organo di amministrazione attiva di conformarsi al parere da esso reso e di assumerlo come motivazione dell'adottando provvedimento, sia esso di accoglimento che di rigetto (T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 07 settembre 2010 , n. 17330; T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 10 maggio 2010 , n. 10480; T.A.R. Trentino Alto Adige Trento, sez. I, 25 marzo 2010 , n. 92; Cons. di Stato sez. IV, n. 3911 del 10.7.2007).
Infatti, compito della Commissione Medica Ospedaliera è solo la diagnosi sull'infermità, l'indicazione della categoria, il giudizio di idoneità al servizio, mentre spetta al Comitato di verifica accertare la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione, in relazione a fatti di servizio ed al rapporto causale tra i fatti e l'infermità o lesione, e pronunciarsi con parere motivato sulla dipendenza dell'infermità o lesione da causa di servizio (T.A.R. Basilicata Potenza, sez. I, 16 maggio 2009 , n. 222).
Si è del pari chiarito che ai sensi del combinato disposto degli art. 11 e 14, D.P.R. n. 461 del 2001, il parere del Comitato di Verifica delle cause di servizio si impone, nel suo contenuto tecnico - discrezionale, all'Amministrazione, la quale, nell'adottare il provvedimento finale, deve limitarsi ad eseguire soltanto una verifica estrinseca della completezza e regolarità del precedente iter valutativo e non ad attivare una nuova ed autonoma valutazione che investa il merito tecnico, essendo tenuta ad esprimere una specifica motivazione solamente nei casi in cui - in base ad elementi di cui disponga e che non siano stati vagliati dal Comitato, ovvero in presenza di evidenti omissioni e violazione delle regole procedimentali - ritenga di non potere aderire al parere del Comitato anzidetto. In altre parole, l'Amministrazione deve conformarsi al suddetto parere, al quale può senz'altro rinviare "per relationem" e, solo ove ritenga di non poterlo fare, certamente per ragioni non di tipo tecnico e che deve in ogni caso esplicitare, può chiedere un ulteriore parere; nessuna particolare motivazione deve, invece, assicurare nel provvedimento, laddove aderisca a tale parere (T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 10 maggio 2010 , n. 10480; in senso analogo Consiglio Stato , sez. VI, 31 marzo 2009 , n. 1889).
In tale ottica si è precisato che "al G.A. è precluso ogni sindacato in ordine al merito dell'attività tecnico-discrezionale a base dei provvedimenti concernenti il riconoscimento del diritto all'equo indennizzo, dovendo l'indagine del G.A. limitarsi ad accertare la sussistenza di un completo "iter" istruttorio da cui emerga il pieno apprezzamento di tutti i presupposti di fatto, quali elementi attinenti ai requisiti di legittimità dei conseguenti provvedimenti amministrativi. Pertanto, ai fini di un legittimo riconoscimento, o meno, della dipendenza da causa di servizio delle infermità denunciate dai pubblici dipendenti, deve emergere nel contesto motivazionale del relativo provvedimento, sia pure "per relationem" con il richiamo dei pareri medici presupposti, l'accertamento del predetto nesso di causalità con l'attività lavorativa, in termini non presuntivi o generici, bensì specifici, con riferimento al ruolo, quantomeno concausale, della prestazione determinante la genesi o l'aggravamento dell'infermità riscontrata" (T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 03 ottobre 2006 , n. 9867; in senso analogo T.A.R. Campania Salerno, sez. I, 03 settembre 2010 , n. 10718 secondo cui "Il giudizio espresso dal Comitato di Verifica, nell'ambito delle sue esclusive competenze, ha poi carattere di discrezionalità tecnica, in quanto tale non sindacabile nel merito e censurabile per eccesso di potere solo in caso di assenza di motivazione, manifesta irragionevolezza sulla valutazione dei fatti o mancata considerazione della sussistenza di circostanze di fatto tali da incidere sulla valutazione conclusiva").
7.3 Anche la sezione ha aderito a tale orientamento giurisprudenziale, affermando che "I giudizi resi dagli organi medico-legali sulla dipendenza da causa di servizio dell'infermità denunciata dal pubblico dipendente sono connotati da discrezionalità tecnica, sicché il sindacato esperibile su di essi dal giudice amministrativo deve intendersi limitato ai profili di irragionevolezza, illogicità o travisamento dei fatti; si tratta, quindi, di limite che permette al giudice amministrativo una valutazione esterna di congruità e sufficienza del giudizio di non dipendenza, vale a dire sulla mera esistenza di un collegamento logico tra gli elementi accertati e le conclusioni che da essi si ritiene di trarre, mentre l'accertamento del nesso di causalità tra la patologia insorta e i fatti di servizio, che sostanzia il giudizio sulla dipendenza o meno dal servizio, costituisce tipicamente esercizio di attività di merito tecnico riservato all'organo medico" (T.A.R. Campania Napoli, sez. VII, 11 marzo 2011 , n. 1449).
8. Poste queste premesse, va evidenziato come nell'ipotesi di specie per un verso il giudizio tecnico espresso dal Comitato di Verifica per la Cause di Servizio sia all'evidenza fondato su un'acritica ed incoerente valutazione in merito all'accertamento del predetto nesso di causalità con l'attività lavorativa, da esprimersi, secondo l'indicato giurisprudenza (T.A.R. Lazio Roma, sez. I, 03 ottobre 2006 , n. 9867 cit.) in termini non presuntivi o generici, bensì specifici, con riferimento al ruolo, quantomeno concausale, della prestazione determinante la genesi o l'aggravamento dell'infermità riscontrata, per altro verso, contraddittorio.
8.1 Ed invero il parere reso dal Comitato, nel mentre riconosce la dipendenza da causa di servizio della "sindrome ansioso depressiva", ritenendola eziologicamente riconducibile all'attività prestata, nega tale dipendenza in relazione all'infermità cardiopatica, ritenendo che si tratti "di patologia riconducibile a insufficiente irrorazione del miocardio per riduzione del flusso ematico coronarico, a sua volta derivante da restringimento o subocclusione del lume vasale per fatti ateromatosi dell'intima della parete arteriosa. Poiché l'aterametosi vasale può derivare da fattori multipli costituzionali o acquisiti su base individuale, la forma in questione non può attribuirsi al servizio prestato, anche perché in esso non risultano sussistenti specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psico - fisico, tali da rivestire un ruolo di causa o concausa efficiente e determinante".
In tale parere pertanto non si nega la possibilità in astratto della circostanza che il servizio prestato possa assurgere a concausa della indicata patologia, ma lo si nega in concreto, deducendo, in maniera del tutto generica, che non risultavano sussistenti specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psico-fisico, laddove la sussistenza di tale surmenage non solo si evince dagli atti ed in particolare dal foglio matricolare prodotto, dal quale risulta il succedersi di incarichi di particolare responsabilità nella direzione di carceri italiani, anche in contemporanea posizione di reggenza, oltrechè dalla relazione di servizio n. 674 del 2008, prodotta dal Ministero, ma è stata evidentemente posta a base del riconoscimento, nello stesso parere, della dipendenza da causa di servizio della patologia "sindrome ansioso depressiva", nonché nel pregresso parere prot. 25509/2004 , dell'accertamento della dipendenza da causa di servizio delle patologie "Gastrite cronica atrofica hp assenti duodenite erosiva" e "Pregressa tachicardia parossistica".
8.2 A fronte di un'erronea ed incoerente valutazione dei presupposti di fatto - rilevabile senza il ricorso a particolari conoscenze tecniche in quanto da riconnettersi alla valutazione dei presupposti di fatto e non alla valutazione tecnica dell'eziopatogenesi, non avendo il Comitato escluso in astratto che i fattori di servizio possano rilevare quale concausa della indicata patologia cardiaca - e a fronte della macroscopica irrazionalità del parere del Comitato, il Ministero della Giustizia non avrebbe dovuto uniformarsi in prima battuta a tale parere.
Infatti in presenza di un parere manifestamente viziato sotto tali profili non può assumersi la vincolatività dello stesso, divenendo in tali ipotesi il parere reso dal Comitato vincolante solo a seguito del riesame sollecitato dall'Amministrazione, secondo quanto evincibile dal disposto dell'art. 14 del D.P.R. n. 461 del 2001.
Pertanto nell'ipotesi di specie il Ministero della Giustizia avrebbe dovuto richiedere un nuovo parere, evidenziando l'irrazionalità del primo, e solo a seguito della conferma del medesimo avrebbe dovuto uniformarsi alla valutazione tecnico discrezionale espressa dal Comitato.
8.3 Ed invero il macroscopico difetto di motivazione, sub specie di irrazionalità ed incompletezza della stessa in relazione ai presupposti di fatto, in quanto sintomatico del travisamento dei fatti e del difetto di istruttoria, deve annoverarsi fra quei vizi procedurali in presenza dei quali si impone all'Amministrazione la richiesta di un nuovo parere al Comitato di Verifica delle Cause di Servizio, ai sensi del citato art. 14 D.P.R. n. 461 del 2001
8.4 Ne discende che le censure articolate da parte ricorrente, circa la non vincolatività del parere reso nell'ipotesi di specie dal Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, e circa il difetto di motivazione e di istruttoria degli atti gravati sono fondate.
9. In conclusione il ricorso va accolto, con conseguente annullamento degli atti gravati.
10. Ne consegue che l'Amministrazione dovrà ripronunciarsi sull'istanza prodotta da parte ricorrente, chiedendo previamente un nuovo parere al Comitato di Verifica per le Cause di Servizio, ai sensi del disposto dell'art. 14 D.P.R. n. 461 del 2001, il quale dovrà valutare tutti i presupposti di fatto rilevanti per la decisione, ivi compresi quelli esposti da parte ricorrente nell'istanza presentata per il riconoscimento della causa di servizio.
11.Al riguardo va ricordato, secondo quanto già evidenziato in premessa, che la domanda di accertamento del diritto del ricorrente al riconoscimento della dipendenza da causa di servizio e dei conseguenti benefici di legge, è da considerarsi inammissibile, con la conseguenza che sull'istanza presentata dal ricorrente deve comunque pronunciarsi l'Amministrazione.
11.1 Infatti vertendosi in tema di sindacato della discrezionalità tecnica, e non essendo consentito al giudice di sostituirsi all'Amministrazione con una rinnovazione del giudizio di spettanza dell'Amministrazione, neanche con il ricorso alla C.T.U., non è consentito in questa sede l'accertamento dell'esistenza dei presupposti per il riconoscimento della causa di servizio e del conseguente diritto alla riscossione dell'equo indennizzo.
12. Sussistono particolari ragioni, in considerazione della materia trattata e delle motivazioni poste a base della decisione, per la compensazione integrale delle spese di lite fra la parti.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
lo accoglie e per l'effetto annulla l'atto in epigrafe indicato.
Compensa le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 10 gennaio 2013 con l'intervento dei magistrati:
Alessandro Pagano, Presidente
Michelangelo Maria Liguori, Consigliere
Diana Caminiti, Referendario, Estensore
 

 


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