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Riconoscimento causa di servizio: TAR respinge ricorso Assistente Capo Polizia Penitenziaria


Polizia Penitenziaria - Riconoscimento causa di servizio: TAR respinge ricorso Assistente Capo Polizia Penitenziaria

Notizia del 08/02/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania
(Sezione Settima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 2183 del 2007, proposto da N.F., rappresentato e difeso dagli avvocati Arcangelo D'Avino e Paolo D'Avino, con domicilio eletto presso gli stessi in Napoli, via Cavallerizza a Chiaja n. 60;
contro
il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, anche domiciliataria in Napoli, via Diaz, 11;
per l'annullamento
- del decreto del 19.12.2006, adottato dal Direttore dell'Ufficio II della Direzione Generale del Personale e della Formazione presso il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia con cui, in adesione al parere del Comitato di Verifica delle cause di servizio reso nell'Adunanza n. 24/2006 del 10.4.2006, si determinava di non riconoscere la dipendenza da causa di servizio delle infermità denunziate dal ricorrente con l'istanza del 7.4.2005;
- del parere posizione n. 41388/2005, emesso dal Comitato di Verifica per le cause di servizio nell'adunanza n. 24/2006 del 10.4.2006;
nonché per la declaratoria del diritto del ricorrente al riconoscimento come contratte in servizio e per causa di servizio delle infermità cardiopatia ischemica e ipertensione arteriosa.
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;
Viste le memorie difensive; visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2012 la dott.ssa Marina Perrelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
________________________________________
Fatto Diritto P.Q.M.

Svolgimento del processo

1. Il ricorrente, assistente capo della Polizia Penitenziaria, attualmente in servizio a Secondigliano, è stato arruolato nel gennaio del 1982 e ha svolto fino al 1996 servizio di turno diurno e notturno, ivi compreso quello di sentinella armata sui muri di cinta.
1.1. Dal 1996 al 1998 il ricorrente ha prestato servizio presso il N.O.T.P. occupandosi del trasferimento dei detenuti nell'ambito dell'intero territorio nazionale e dal 1998 fino al collocamento in aspettativa con decreto n. 78/2005 ha svolto servizio di piantonamento armato presso gli enti ospedalieri della Regione Campania.
2.Il 5.1.2005 il ricorrente è stato ricoverato presso il Policlinico dell'Università Federico II di Napoli e gli è stata diagnosticata una "cardiopatia ischemica cronica: severa malattia arterosclerotica coronarica trivasale. Ipertensione arteriosa. Dislipidemia." e il 10.3.2005 lo stesso si è sottoposto a "intervento di rivascolarizzazione miocardica mediante impianto di AMIS su IVA e by pass sequenziale con a. radiale tra l'AMIS e la coronaria I diagonale e ottusa marginale a cuore battente senza CEC".
3. Con istanza prot. n. 21797, presentata il 7.4.2005, il ricorrente ha chiesto che le predette infermità venissero riconosciute come dipendenti da causa di servizio con conseguente concessione di equo indennizzo.
4. Con verbale n. 729 del 27.9.2005 la C.M.O. di Napoli ha accertato che l'istante è affetto da "cardiopatia ischemica trattata con intervento di rivascolarizzazione miocardica e di by pass sequenziale in attuale compenso emodinamico" e da "ipertensione arteriosa in attuale compenso farmacologico", formulando un giudizio di ascrivibilità del deficit dell'apparato cardiovascolare alla tabella A categoria 5.
5. Il Comitato di verifica delle cause di servizio nell'adunanza n. 24 del 28.6.2006 ha ritenuto che entrambe le infermità non potessero essere riconosciute come dipendenti da causa di servizio e il Ministero resistente, uniformandosi al predetto parere, ha rigettato l'istanza presentata dal ricorrente.
6. Il ricorrente deduce l'illegittimità degli atti impugnati, lamentando:
a) quanto al decreto di diniego la violazione degli artt. 6 e 14 del D.P.R. n. 461 del 2001 e l'eccesso di potere sotto molteplici profili poiché a fronte dell'esistenza di due giudizi di segno opposto provenienti dalla C.M.O. e dal Comitato di Verifica, è stata data preferenza a quest'ultimo senza esplicitare in maniera chiara le ragioni per le quali è stato disatteso quello della CMO e senza verificare se il Comitato fosse a conoscenza di tutti gli elementi di giudizio sottoposti all'esame dell'organo consultivo;
b) quanto al parere posizione n. 41388/2005 la violazione dell'art. 11 del D.P.R. n. 461 del 2001 e l'eccesso di potere per illogicità e contraddittorietà poiché la verifica in ordine al rapporto di causalità o concausalità tra infermità contratta e servizio prestato deve essere svolta prendendo in considerazione le specifiche modalità della prestazione lavorativa ed evidenziando il loro grado di incidenza sulle patologie accertate. Nel caso di specie, invece, il parere non solo è carente dei detti requisiti, ma omette anche di considerare i dati acquisiti dalla scienza medica secondo la quale gli stress psico -fisici hanno una forte incidenza sull'insorgenza e sulla portata delle malattie cardiache e dell'ipertensione arteriosa.
7. Il Ministero della Giustizia, ritualmente costituito in giudizio, ha concluso per la reiezione del gravame.
8. Alla pubblica udienza del 20.12.2012 la causa è stata trattenuta in decisione.

Motivi della decisione

9. Il ricorso non è fondato e va respinto.
10. Il diniego impugnato si basa sul parere reso dal Comitato di Verifica per le cause di servizio, secondo il quale la cardiopatia ischemica è "patologia riconducibile a insufficiente irrorazione del miocardio per riduzione del flusso ematico coronarico, a sua volta derivante da restringimento o subocclusione del lume vasale per fatti ateromatosi dell'intima parete arteriosa. Poiché l'ateromatosi può derivare da fattori multipli costituzionali o acquisiti su base individuale (fumo alcool, abitudini alimentari...), la forma in questione non può attribuirsi al servizio prestato, anche perché in esso non risultano sussistenti specifiche situazioni di effettivi disagi o surmenage psico - fisico tali da rivestire un ruolo di concausa efficiente e determinante; mentre l'ipertensione arteriosa è "affezione frequentemente di natura primitiva, insorgente sovente in individui con familiarità ipertensiva, per probabile errore genetico e conseguente alterazione della pompa del sodio a livello della membrana cellulare, favorita da fattori individuali spesso legati ad abitudini di vita del soggetto (tabagismo, obesità, consumo di alcool). Nel determinismo e nel successivo decorso dell'affezione, di natura prettamente endogena, nessun ruolo può aver svolto il servizio prestato, tenuto conto delle modalità di svolgimento e dei disagi descritti che, considerati nel loro insieme, non risultano tali da assurgere a ruolo di causa, ovvero di concausa efficiente e determinante".
11. Sono infondate e vanno disattese le censure di violazione degli artt. 6 e 14 del D.P.R. n. 461 del 2001 e di eccesso di potere per contraddittorietà e carenza di motivazione sollevate con riguardo al decreto di diniego
11.1. Il Collegio evidenzia che spetta in via esclusiva al Comitato di verifica, organo speciale istituito proprio dal D.P.R. n. 461 del 2001, il parere medico-legale sulla dipendenza delle infermità da causa di servizio. L'organo di amministrazione attiva deve, pertanto, conformarsi al parere da esso reso e deve assumerlo come motivazione dell'adottando provvedimento, sia esso di accoglimento o di rigetto, e il sindacato giurisdizionale "deve necessariamente intendersi limitato ai soli casi di travisamento dei fatti e di macroscopica illogicità ictu oculi rilevabili" e restare circoscritto alla "verifica della regolarità del procedimento", essendo assolutamente vietato "sovrapporre il proprio convincimento a quello espresso dall'organo tecnico, in quanto fondato su nozioni scientifiche e su dati di esperienza tecnico-discrezionale" (cfr. Cons. Stato, IV, n. 2959/2011; Cons. Stato, IV, n. 2683/2011; Tar Veneto, I, n. 1510/2011).
11.2. Quindi, il parere medico-legale sulla dipendenza da causa di servizio non può essere contraddetto da pareri sanitari di parte se non in caso di palese irragionevolezza e di evidente travisamento dei fatti, con conseguente esclusione dell'ammissibilità della C.T.U. in quanto il giudice non può sostituirsi al Comitato, non avendo alcun potere di controllo, salvo appurare se il criterio tecnico concretamente valorizzato in sede procedimentale risulti o meno attendibile (cfr. Tar Veneto, I, n. 1510/2011).
11.3. Ne discende che l'autorità decidente, in presenza di pareri medico - legali di segno opposto sulla dipendenza da causa di servizio dell'infermità contratta o della lesione sofferta dal pubblico dipendente, non ha alcun obbligo di indicare le ragioni dell'opzione per quello reso dal Comitato di Verifica, atteso che il D.P.R. n. 461 del 2001 impone all'organo di amministrazione attiva di conformarsi allo stesso (cfr. Tar Campania, Napoli, VII, 17330/2010).
12. Devono essere disattese anche le ulteriori censure di violazione dell'art. 11 del D.P.R. n. 461 del 2001 e di eccesso di potere per illogicità e difetto di motivazione concernenti il parere reso dal Comitato di verifica.
12.1. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza condiviso dal Collegio, il giudizio espresso dal Comitato di Verifica, nell'ambito delle sue esclusive competenze, ha carattere di discrezionalità tecnica e, come tale, non é sindacabile nel merito ed é censurabile per eccesso di potere solo in caso di assenza di motivazione, manifesta irragionevolezza sulla valutazione dei fatti o mancata considerazione della sussistenza di circostanze di fatto tali da incidere sulla valutazione conclusiva (cfr. T.A.R. Campania Salerno, I, 3.9.2010, n. 10718).
12.2. Nel caso di specie, il Comitato di Verifica ha preso atto delle circostanze evincibili dagli atti di servizio relativi al ricorrente con particolare riguardo alle mansioni demandategli nel corso degli anni e dagli stessi, come anche dalla narrazione del ricorso, si evince che il sig. N. è stato addetto a servizi confacenti alla propria qualifica e rispondenti alla tipologia di lavoro prescelto. Né d'altro canto il ricorrente ha dimostrato la ricorrenza di circostanze o condizioni di servizio aventi carattere peculiare o eccezionale rispetto al tipo di attività svolta, tali da provocare l'insorgenza delle infermità delle quali soffre, infermità connotate piuttosto da ampi riferimenti genetici più che ambientali, come dettagliatamente specificato nel parere del Comitato di Verifica.
12.3. Ne discende, quindi, che non sono fondate le censure di eccesso di potere per illogicità e carenza di motivazione per tutte le suesposte considerazioni non si riscontrano nel parere impugnato né un difetto di motivazione, né una manifesta irragionevolezza sulla valutazione dei fatti ovvero una mancata considerazione delle circostanze di fatto tali da incidere sulla congruità e sulla logicità del provvedimento (cfr. T.A.R. Lazio Roma, II, 5.1.2011, n. 27).
13. Il ricorso deve, quindi, essere respinto.
14. Sussistono giustificati motivi, in considerazione della natura della controversia, per compensare tra le parti le spese di lite.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Spese compensate.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
 

 


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