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Ricorsi al TAR gratis: chi paga le spese processuali e i danni in caso di condanna?


Polizia Penitenziaria - Ricorsi al TAR  gratis: chi paga le spese processuali e i danni in caso di condanna?

Notizia del 30/09/2010

in Il Pulpito

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Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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Il fenomeno dei ricorsi al Tribunale Amministrativo  ha avuto fasi alterne nel nostro ambiente. Dopo un periodo iniziale di iperattività giurisdizionale di alcune organizzazioni sindacali, che ha provocato una fase di instabilità al Dap con l’annullamento di alcuni corsi e concorsi, sembrava ci  fosse  stato  un  ridimensiona-
mento fisiologico di questo fenomeno.
In questo ultimo periodo, invece,  alcuni piccoli sindacati della Polizia Penitenziaria sono tornati a concentrarsi quasi a tempo pieno sui ricorsi giurisdizionali al TAR, proposti ai colleghi a costi agevolati e, talvolta, a costo zero (con il solo vincolo del patto di lite ovvero la  cessione di una percentuale delle eventuali provvisionali all’avvocato che ha patrocinato la causa), a condizione dell’immediata iscrizione al sindacato.
Ovviamente, considerata la strumentalità di questi ricorsi finalizzata all’iscrizione al sindacato, l’offerta aumenta smisuratamente nel periodo settembre/ottobre per evidenti esigenze di tesseramento.
In altre parole, l’autunno è il periodo dei saldi per i ricorsi al TAR che vengono proposti per ogni plausibile sciocchezza  che sia possibile argomentare in un ricorso giurisdizionale.
In tal modo, a fianco di ricorsi amministrativi legittimi e sacrosanti, si materializzano alcune pretese improbabili (e talvolta assurde), che promettono il raddoppio o la triplicazione di varie indennità, fisse o accessorie, oppure l’estensione di retribuzioni particolari previste in alcuni comparti, contemplate da altri contratti collettivi, che abili avvocati riescono a sostenere con argomenti anche inverosimili e paradossali.
Il tutto, ovviamente, accompagnato dalla richiesta di retroattività decennale, comprensiva della previsione di arretrati, anche nell’ordine di decine di migliaia di euro.
Come già detto, il fenomeno del contenzioso amministrativo non è una novità nel panorama della Polizia Penitenziaria e non è una cosa nuova  nemmeno il fatto che alcuni sindacati del Corpo strumentalizzino i ricorsi al TAR per racimolare qualche tessera.
Fino ad ora, tuttavia,  avevamo preferito evitare l’argomento per sottrarci da inutili polemiche con chi, per ovvi motivi di convenienza, avrebbe sostenuto in ogni modo le proprie ragioni, fino a renderle verosimili con la conseguenza di sconcertare ancor di più i colleghi.
Oggi, però,  con l’entrata in vigore del Nuovo Codice del Processo Amministrativo (D.Lgs. 2 luglio 2010, n. 104), non possiamo non prendere posizione informando i colleghi di alcuni rischi che si correranno, d’ora in poi, nell’intraprendere ricorsi amministrativi che si dovessero rivelare infondati.
Innanzitutto, una delle novità del nuovo codice, in vigore dal 16 settembre, è che non sarà più possibile presentare tutti i ricorsi amministrativi al TAR del Lazio, ma, secondo il principio della territorialità, ciascun ricorrente potrà adire solamente il TAR laddove si trova la sede di lavoro.
Ma la novità più importante e che maggiormente ci riguarda è quella relativa alle spese di giudizio.
La nuova disciplina in tema di spese è stata mutuata dal codice di procedura civile con l’espresso richiamo agli artt. 91 – 97 del c.p.c.
E’ stata confermata, cioè, la regola secondo cui le spese seguono la soccombenza (cioè chi perde paga).  Pertanto, come è facile intuire, l’intento della nuova procedura in tema di spese è quello di evitare istanze manifestamente infondate o inutili aggravi procedimentali.
Vieppiù, diventano applicabili al processo amministrativo anche le ipotesi di responsabilità aggravata che prevedono la condanna al risarcimento del danno, oltre che delle spese, qualora la parte abbia agito o resistito in giudizio in malafede o con colpa grave o nel caso in cui la parte che abbia ottenuto un provvedimento cautelare risulti soccombente per l’inesistenza del diritto e non abbia agito con la normale prudenza.
Anche chi propone un’istanza cautelare deve considerare il rischio di essere condannato alle spese della fase cautelare, potrebbe dover prestare cauzione in caso di accoglimento da cui derivino effetti irreversibili e potrebbe essere chiamato a dover risarcire il danno se non ha agito con la normale prudenza.
Oltremodo, il Giudice Amministrativo può condannare, anche d’ufficio, la parte soccombente al pagamento di una somma equitativamente determinata a favore della parte vincitrice qualora la decisione sia fondata su ragioni manifeste o su orientamenti giurisprudenziali consolidati.
Per questi motivi, è opportuno che ognuno tenga bene in conto il  rischio di dover pagare di tasca propria migliaia di euro, tra rimborsi delle spese di giustizia, risarcimento del danno e provvisionali, in caso di perdita del ricorso.
Ed è indispensabile prestare attenzione a quei ricorsi al TAR in saldo che vengono proposti gratis da certi sindacalisti (in cambio della tessera sindacale) perché potrebbero ritorcersi contro il proponente con notevole esborso economico (per il quale non potrà subentrare ne il Sindacato che lo ha proposto ne l’Avvocato che lo ha preparato).
E’ necessario che ognuno valuti bene i contenuti dei ricorsi prima di firmare il mandato ad un avvocato perché,  una volta presentato il ricorso, è il ricorrente che si assume tutte le responsabilità processuali a titolo personale.
Non si deve perdere di vista il fatto che i ricorsi amministrativi sono una cosa seria, un diritto costituzionale posto a tutela dei diritti soggettivi dei cittadini e per questo da utilizzare e proporre con serietà, attenzione e competenza professionale.

Noi continueremo (come abbiamo sempre fatto) a valutare attentamente, caso per caso, la materia del contendere e a proporre ai nostri colleghi soltanto quei ricorsi giurisdizionali che riteniamo manifestamente fondati o, comunque, che abbiano una ragionevole percentuale di possibilità di successo e che, soprattutto, escludano la mancanza della normale prudenza. 


Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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