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Ricorso TAR vinto da poliziotti contro il diniego di trasferimento ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/1992


Polizia Penitenziaria - Ricorso TAR vinto da poliziotti contro il diniego di trasferimento ai sensi dell’art. 33 della legge n. 104/1992

Notizia del 07/01/2013

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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Vi presentiamo tre sentenze di dicembre che la Sezione Prma Quater del TAR del Lazio ha pronunciato contro l'amministrazione penitenziaria che aveva rifiutato il trasferimento ai sensi della Lege 104/1992 a tre colleghi della Polizia Penitenziaria. Per semplicità, indichiamo solo il testo delle motivazioni e il corpo della sentenza.

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente SENTENZA

... Rilevato che con il ricorso in esame, comprensivo di gravame introduttivo e di motivi aggiunti, si impugnano i provvedimenti, con cui l’Amministrazione intimata ha rigettato l’istanza di trasferimento, ex art. 33, comma 5, della legge n. 104/1992 e s.m.i., avanzata dal ricorrente per assistere la propria madre disabile, nonché la circolare del 2003 di cui la stessa ha fatto applicazione;

Considerato:

che il provvedimento impugnato ha negato il beneficio del trasferimento in ragione della carenza del requisito dell’esclusività nell’assistenza, da parte del dipendente;
che, come fondatamente dedotto in ricorso, per effetto della modifica apportata alla citata disposizione normativa dalla legge n. 183/2010, ai fini della concessione del beneficio previsto dalla norma in esame non è più necessario il citato requisito, in quanto espunto dalla disposizione;
che deve intendersi soltanto che detto beneficio non può essere riconosciuto a più di un lavoratore dipendente per l’assistenza della stessa persona e non già quale indisponibilità di altri soggetti in tale assistenza;
che l’illustrata interpretazione è stata confermata dalla circolare n. 13/2010 della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica;
che, secondo un’interpretazione costituzionalmente orientata, la richiamata modifica normativa è direttamente applicabile anche alle Forze di Polizia, alle quali appartiene il ricorrente, diversamente determinandosi un’ingiustificata disparità di trattamento nei confronti di parenti ed affini dei dipendenti pubblici che vi fanno parte;4

Ritenuto:

che, pertanto, l’impugnativa concernente i provvedimenti di diniego del trasferimento de quo sia fondata e debba essere accolta, con conseguenti annullamento di detti provvedimenti ed obbligo per l’Amministrazione di assumere le conseguenti determinazioni;
che sia invece inammissibile, per carenza d’interesse, la domanda di annullamento della circolare n. 0213520-2003 del 16.05.2003, in quanto la stessa, in virtù del principio di gerarchia che caratterizza le fonti del diritto, è da ritenersi tacitamente abrogata nella parte in cui risulta incompatibile con la legge n. 183/2010;
che in conclusione il ricorso sia in parte fondato e da accogliere ed in parte inammissibile;
che le spese di giudizio seguano la soccombenza, ponendosi a carico dell’Amministrazione resistente, e debbano quantificarsi come in dispositivo;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio - Sezione I Quater - definitivamente pronunciando, accoglie l’impugnativa avverso i dinieghi di trasferimento, per l’effetto, annullando i provvedimenti oggetto della stessa ed ordinando all’Amministrazione di assumere le conseguenti determinazioni, e dichiara inammissibile l’impugnativa avverso la circolare D.A.P. n. 0213520-2003 del 16.5.2003, entrambe proposte con il ricorso in epigrafe.
Condanna l’Amministrazione resistente alle spese di giudizio, forfetariamente quantificate in € 1.500,00 (millecinquecento/00), oltre I.V.A. e C.P.A., in favore del ricorrente.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012, con l’intervento dei Magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere, Estensore
Marco Bignami, Consigliere

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 21/12/2012
 

 

 

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente SENTENZA

FATTO e DIRITTO
Il ricorrente, agente di polizia penitenziaria presso la casa circondariale di Bologna, impugna il provvedimento dell’ 8 settembre 2012, con cui l’amministrazione ne ha rigettato la domanda di trasferimento in Campania, formulata ex art. 33, comma 5, della l. n. 104 del 1992.
La causa può essere decisa con sentenza in forma semplificata, all’esito della fase cautelare.
Il ricorrente ha fondato l’istanza di trasferimento sulla necessità di prestare assistenza alla madre disabile che risiede in prossimità della sede richiesta.
L’atto impugnato basa il rigetto della domanda su di un solo elemento, ovvero il difetto del requisito della esclusività assistenziale, posto che l’art. 33 non sarebbe applicabile nei casi in cui la prestazione assistenziale potrebbe venire svolta da altri parenti e affini entro il terzo grado.
Sotto tale profilo, esso è applicativo della circolare del DAP n. 0213520 del 16 maggio 2003, che esige la sussistenza di tale requisito, a propria volta impugnata.
Con un principale motivo di ricorso, viene dedotto che la esclusività assistenziale ha cessato di essere elemento costitutivo della fattispecie di cui all’art. 33 a seguito della novella introdotta con l’art. 24 della l. n. 183 del 2010.
In via preliminare, va osservato che viene impugnata la circolare di cui sopra, di cui il provvedimento di rigetto è applicativo, ciò che radica la competenza territoriale presso il Tar del Lazio.
Nel merito, il Tribunale osserva che la giurisprudenza amministrativa, nel vigore del testo originario dell’art. 33, comma, 5, della l. n. 104 del 1992 aveva desunto che il trasferimento fosse consentito solo in caso di continuità ed esclusività della prestazione.
Tuttavia, tale conclusione è del tutto superata dall’art. 24, comma 1, lett. b) della l. n. 183 del 2010, applicabile ratione temporis alla fattispecie, con cui il requisito della continuità ed esclusività deve ritenersi abrogato, senza eccezione alcuna.
Il Tribunale rileva infatti che in tal senso milita il più recentemente orientamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. III, n. 1293 del 2012), e la stessa giurisprudenza della Sezione.
Ne segue l’annullamento sia del provvedimento di rigetto della domanda di trasferimento, sia della circolare del DAP, nella parte in cui si continua ad esigere il requisito della esclusività assistenziale oramai abrogato ex lege.
Sono assorbite le altre censure (difetto di motivazione; eccesso di potere).
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in euro 1500,00, oltre accessori di legge.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
Annulla gli atti impugnati.
Condanna l’Amministrazione a rifondere le spese, che liquida in euro 1500,00, oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere
Marco Bignami, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 21/12/2012

 

 

FATTO e DIRITTO
La ricorrente, agente di polizia penitenziaria presso la casa circondariale di Reggio Calabria, impugna il provvedimento del 19 settembre 2012, con cui l’amministrazione ne ha rigettato la domanda di trasferimento in Campania, formulata ex art. 33, comma 5, della l. n. 104 del 1992.
La causa può essere decisa con sentenza in forma semplificata, all’esito della fase cautelare.
La ricorrente ha fondato l’istanza di trasferimento sulla necessità di prestare assistenza a partente disabile che risiede in prossimità della sede richiesta.
L’atto impugnato basa il rigetto della domanda su di un solo elemento, ovvero il difetto del requisito della continuità ed esclusività assistenziale, posto che l’art. 33 non sarebbe applicabile nei casi in cui la prestazione assistenziale potrebbe venire svolta da altri parenti e affini entro il terzo grado.
Sotto tale profilo, esso è applicativo della circolare del DaP n. 0213520 del 16 maggio 2003, che esige la sussistenza di tale requisito, a propria volta impugnata.
Con un principale, articolato motivo di ricorso, viene dedotto che la continuità ed esclusività assistenziale ha cessato di essere elemento costitutivo della fattispecie di cui all’art. 33 a seguito della novella introdotta con l’art. 24 della l. n. 183 del 2010.
In via preliminare, va osservato che viene impugnata la circolare di cui sopra, di cui il provvedimento di rigetto è applicativo, ciò che radica la competenza territoriale presso il Tar del Lazio.
Nel merito, il Tribunale osserva che la giurisprudenza amministrativa, nel vigore del testo originario dell’art. 33, comma, 5, della l. n. 104 del 1992 aveva desunto che il trasferimento fosse consentito solo in caso di continuità ed esclusività della prestazione.
Tuttavia, tale conclusione è del tutto superata dall’art. 24, comma 1, lett. b) della l. n. 183 del 2010, applicabile ratione temporis alla fattispecie, con cui il requisito della continuità ed esclusività deve ritenersi abrogato, senza eccezione alcuna.
Il Tribunale rileva infatti che in tal senso milita il più recentemente orientamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. III, n. 1293 del 2012), e la stessa giurisprudenza della Sezione.
Ne segue l’annullamento sia del provvedimento di rigetto della domanda di trasferimento, sia della circolare del DAP, nella parte in cui si continua ad esigere il requisito della continuità ed esclusività assistenziale oramai abrogato ex lege.
Sono assorbite le altre censure.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in euro 1500,00, oltre accessori di legge.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Prima Quater)
definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto,
Annulla gli atti impugnati.
Condanna l’Amministrazione a rifondere le spese, che liquida in euro 1500,00, oltre accessori di legge.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 6 dicembre 2012 con l'intervento dei magistrati:
Elia Orciuolo, Presidente
Rita Tricarico, Consigliere
Marco Bignami, Consigliere, Estensore

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 07/12/2012


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