Novembre 2016
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Riorganizzazione del Ministero della Giustizia: i direttori tentano di entrare nel comparto sicurezza


Polizia Penitenziaria - Riorganizzazione del Ministero della Giustizia: i direttori tentano di entrare nel comparto sicurezza

Notizia del 15/01/2015

in Dal Parlamento.

(Letto 7722 volte)

Scritto da: Daniele Papi

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Si parla ormai da mesi della riforma della Giustizia, in questa riforma è ovvio che ci rientri il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Come consuetudine dipartimentale, il “lavoro” di riforma è materia segreta, circoscritta a pochi eletti.

Da questa riforma, che dovrebbe consegnare allo Stato una macchina più snella, agile e soprattutto parsimoniosa, trapelano notizie inquietanti.

Sembra che come accade ormai da anni, la casta dei direttori, stia tentando l’ultimo e definitivo colpo di coda, l’inserimento della categoria nel comparto sicurezza.

Questa scelta, avrebbe senso se fosse dettata da una reale scelta di assunzione di responsabilità quale dovrebbe essere ad esempio l’ingresso nella Polizia Penitenziaria, ovviamente dopo una accurata selezione innanzi tutto per quanto riguarda gli aspetti psico-attitudinali ed i requisiti fisici.

Invece, è ovvio che l’interesse riguarda solo l’aspetto economico, come peraltro già accaduto con la riforma del 1991 (legge n. 395 del 5 dicembre 1990), con l’articolo 40, che assimilava il trattamento economico proprio delle Forze di Polizia e come poi reintrodotto con la così detta Legge Meduri (legge 154 del 27 luglio 2005), da notare che quest’ultima è una legge delega, il particolare ancorché risibile è inquietante.

Come dicevo, ora ci riprovano, con una nuova legge delega, con la scusa della riforma della giustizia, cercano un trattamento economico proprio di altre categorie, rifuggendo però a priori le responsabilità, (qualifica di pg e di ps).

Insomma, il Governo chiede una Rivoluzione copernicana e si ritroverà come al solito una Riforma gattopardesca.

Meditate…

 


Scritto da: Daniele Papi
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Commenti Commenti dei lettori

n. 16


D'accordissimo con Luca Sardella.
Anzi, suggerirei una soluzione mutuata dalla finanza: costituire una bad company dove far confluire tutto il peggio che abbiamo nell'amministrazione e ripartire con quanto di buono rimane per ricostruire il futuro insieme ...
In altre parole, sono d'accordo nel recuperare tutte le brave persone di buona volontà, a prescindere dalla categoria alla quale appartengono, e farle confluire nel Corpo di Polizia Penitenziaria. Tutti insieme e tutti con la stessa divisa.
E pluribus unum

Di  Giovanni Battista de Blasis  (inviato il 28/01/2015 @ 13:33:48)


n. 15


Pasquino, io non posso rassegnarmi a pagare colpe che non ho. Una riforma vera passerà se include, non se esclude e le contrapposizioni ottengono l'unico risultato di bloccare i processi di cambiamento.
Molti parlano male (spesso a ragione) delle varie categorie, ma dovremmo cercare di prendere il meglio che c'è in tutte e fare squadra con chi ha le stesse aspirazioni e gli stessi valori.

Di  luca sardella  (inviato il 28/01/2015 @ 09:19:35)


n. 14


Un solo nome GRATTERI ......

Di  Divide et Impera  (inviato il 27/01/2015 @ 14:38:01)


n. 13


Il problema, è al DAP, è inutile che fate finta di non capire
Art. 17. Istituto superiore di studi penitenziari
Comma, 1..
g) previsione di un concorso riservato per l’accesso al corso di formazione di cui alla lettera h) per la nomina a direttore penitenziario, nel limite di un terzo dei posti disponibili del relativo ruolo, al quale possa partecipare il personale penitenziario di concetto, compreso quello appartenente al ruolo degli ispettori della polizia penitenziaria, che non abbia superato i quaranta anni di età e sia in possesso del diploma di scuola secondaria superiore;

A noi, avete dato questa opportunità?

Quindi, fatevene una ragione…
Direttori a “ruolo ad esaurimento”, come gli Ufficiali.

Vento nuovo, grazie.

Di  PASQUINO  (inviato il 27/01/2015 @ 09:25:04)


n. 12


Bene Carrá, bene Sardella...belle le parole dette.
Sono anchio convinto che solo assieme si possono raggiungere obiettivi importanti. Non ci sono dubbi, né possono essercene, però è altrettanto vero che si fa squadra se é il capo a volerlo, non é possibile il contrario. Ci vuole coraggio, bisogna rinunciare a qualche prerogativa e rischiare qualcosa, altrimenti alle parole non seguiranno i fatti.

Di  gianni  (inviato il 19/01/2015 @ 17:37:31)


n. 11


Buongiorno. Avviare un dibattito su un tema così importante mi spinge a porgervi le mie riflessioni anche per fare vere che siamo due mosche bianche. Sono un direttore penitenziario e, per quel che mi riguarda e chi mi conosce lo sa bene, ho sempre avuto il massimo rispetto per la polizia penitenziaria e la divisa indossata nè avrei problemi ad indossarla ( l'ho sempre detto). Certo parlare di selezioni a persone di quasi cinquant'anni è una chiara provocazione a cui potrei ribattere allo stesso modo ma che voglio evitare. Capisco il rancore verso i direttori di passata generazione che avevano un modo completamente diverso di gestire il personale. Oggi la categoria si è evoluta ma lo spazio qui è poco per discutere approfonditamente questo tema. Nella catena di un carcere, lo sapete bene, al Direttore arriva tutto già pronto e molto spesso i procedimenti disciplinari di cui si è parlato sono "preparati" da colleghi rancorosi o a caccia di tessere a cui il Direttore deve dare seguito. Quindi il mio invito è quello di cercare di farci sentire tutti assieme perchè il carcere necessita di tutte le professionalità esistenti e,oggi più che ma,i c'è bisogno di unità. Grazie, con stima

Di  Giuseppe Carrà  (inviato il 19/01/2015 @ 10:00:40)


n. 10


Sono del parere che ogni lavoro deve essere gestito da chi ha lavorato in quel ambiente.Abbiamo ispettori con anni di esperienza e hanno avuto
rispetto del personale sanno il lavoro e le problematiche del lavoro nostro senza togliere niente ai direttori.Vediamo quelli commissari usciti da poco senza esperienza "non hanno colpa" figuriamoci un ministro oppure un direttore nel DAP.Siamo coerenti.

Di  Anonimo  (inviato il 17/01/2015 @ 11:56:14)


n. 9


In passato sono stati commessi errori imperdonabili (non dalla mia generazione) e il dividi et imperat è stato metodo di governo generalmente usato e non solo nella gestione del personale. Questo è innegabile.
Vogliamo perpetuare quegli errori? Oppure guardarci negli occhi e cercare di costruire qualcosa di diverso e di migliore?
Vorrei vedere un cambiamento positivo in questa nostra amministrazione e lasciare a chi verrà dopo un ambiente migliore di quello che ho trovato.

Di  Luca Sardella  (inviato il 17/01/2015 @ 08:11:35)


n. 8


@dott. Sardella,
purtroppo per noi, lei è una goccia nel mare.
Io credo di conoscere le sue vicende, non direttamente, ma per aver letto.
Ora, Lei può tranquillamente convenire con me, che riorganizzare telefonate e colloqui, affinché siano aderenti alla legge, non è sport gradito alla stragrande maggioranza dei suoi colleghi.
Altro sport poco frequentato dalla categoria è quello delle sanzioni disciplinari, che stranamente in alcuni casi sono frequenti solo verso il personale del Corpo.
Le selezioni che chiediamo sono innanzi tutto queste, Funzionari e dirigenti, dalla nostra parte, mentre generalmente sono solo contro.
Questa unificazione si poteva avere nel 1991, i decreti delegati sono andati totalmente in antitesi con lo spirito della legge, e mi duole dirlo, ma questo proprio a causa della categoria a cui lei appartiene.
Mi creda, parlo a ragion veduta.
Per quanto riguarda l'articolo, avendolo firmato senza utilizzare uno pseudonimo, ritengo che anche io possa dire di non aver timore di essere etichettato, nonostante la collocazione dentro l'Amministrazione sia meno favorevole della sua.
Ci tengo, a farle notare che la categoria che lei rappresenta in questo momento, gode di un organico di 20 dirigenti generali, la polizia penitenziaria neanche uno, nonostante i numeri siano di consistenze ben diverse, questo semplice dato, è la prova inconfutabile, che chi ha tirato i fili ha avuto poco interesse a far crescere la Polizia Penitenziaria, e purtroppo questi fili, non sono mai stati in mano a chi proviene dai ranghi del Corpo.
Questo semplice dato, già da solo ci consentirebbe di dimostrare una certa ritrosia ad una unificazione senza selezione alcuna.
La ringrazio, per aver comunque voluto aprire un dibattito/confronto sul tema, ma anche in questo devo, ahimè, sottolineare che Lei è una mosca bianca.

Di  Daniele Papi  (inviato il 17/01/2015 @ 00:11:12)


n. 7


AssistoInerme, chi mi conosce sa chi sono. Il mio nome sta lì a dimostrare che non ho paura di dire come la penso né di venire etichettato. Chi lavora con me è l'unico giudice dei miei atti. Persone ottime e persone pessime esistono in tutte le categorie e questa è una realtà che si impara presto nel percorso della vita. E' facile parlare male di chi riveste un ruolo di vertice. In quanto responsabile della struttura lo è sempre, sia nei momenti buoni che in quelli cattivi e paga le conseguenze.
Sono consapevole di questo e non mi tiro indietro davanti alle difficoltà. A volte per capire gli altri basta immaginarsi al loro posto.

Di  Luca Sardella  (inviato il 16/01/2015 @ 20:26:41)


n. 6


Egr. Luca Sardella,
non so se lei fa parte o meno della categoria dei direttori penitenziari, comunque, la invito a riflettere sul fatto che è proprio questa categoria ad aver fatto sempre pesare a tutto il personale dell'Amministrazione Penitenziaria di essere loro subordinati, e non solo funzionalmente e gerarchicamente, ma addirittura oserei dire ... come etnia!
Hanno sempre incentivato e goduto delle divisioni tra le diverse anime di questa Amministrazione, interpretando nel peggiore dei modi la famosa locuzione latina divide et impera!
Ma quale stessa barca! Noi tutti siamo su una nave che affonda, e questi sedicenti comandanti invece, ci guardano ... non da uno scoglio, ma addirittura comodi comodi da casa loro!
Vivono di rendita e di privilegi del passato, sfruttando qualche giovane collaboratore zelante, ed abbandonandolo appena il parassita (il direttore) non trova un altro organismo (altro dipendente zelante) a cui succhiare linfa vitale, e nascondendosi dietro la filosofia che: tanto nessuno è indispensabile, "al più lei mi è stato utile" (per i miei porci comodi)!
Fatevi un esame di coscienza e consegnatevi spontaneamente alle autorità competenti!

Di  AssistoInerme  (inviato il 16/01/2015 @ 12:31:48)


n. 5


Indossare un'uniforme comporta tutta una serie di responsabilità.
Il sindacato, dovrebbe interessare i vertici delle altre forze di polizia e le altre organizzazioni sindacali del comparto e sentire cosa ne pensano.
io non credo che un funzionario della Polizia di Stato o un Ufficiale dei Carabinieri, sia tanto contento di sapere che una categoria "amministrativa" sia gratificata con il trattamento economico proprio delle forze dell'ordine, con tutto quello che comporta.
Ad esempio, trasferimenti di sede;
Avanzamenti subordinati a valutazioni comparative;
Rischiare l'incolumità fisica in operazioni delicate;
Essere oggetto di "ATTENZIONI" da parte della criminalità organizzata.
Tutte cose che un direttore di istituto non rischierà mai se non indossa un'uniforme.
E' facile autorizzare una telefonata o un colloquio straordinario per preservarsi da spiacevoli inconvenienti.
O magari entrare in sezione durante una rivolta...
Per l'ordine pubblico i funzionari e gli ufficiali delle altre Forze di Polizia molte volte sono in strada a rischiare con i propri uomini.
Avete mai visto un direttore in sezione a rischiare vicino a voi?
Però pretendono una busta paga non loro.
W l'ITALIA.....

Di  PASQUINO  (inviato il 16/01/2015 @ 10:19:02)


n. 4


Invece di polemizzare dateci una mano! Siamo in tanti a voler entrare con oneri ed onori nella Polizia Penitenziaria e non rifuggiamo proprio da niente. I dirigenti penitenziari dovrebbero naturalmente collocarsi nella Polizia Penitenziaria. Però non chiedete "selezioni" relative al rispetto di requisiti fisici a persone di cinquant'anni ed oltre..!
Siamo tutti sulla stessa barca e invece di remare chi da una parte chi dall'altra sarebbe ora di rendersi conto che solo uniti si va avanti.

Di  Luca Sardella  (inviato il 16/01/2015 @ 08:35:02)


n. 3


.... credo vi sia conflitto di interessi .....
credo.... se ti occupi di diritti dei detenuti non ti puoi occupare dei diritti della polizia penitenziaria
..... a prescindere ...BUON ANNO A TUTTI...

Di  GIGI  (inviato il 16/01/2015 @ 07:49:02)


n. 2


allora che si mettano la divisa.

Di  taratumpete  (inviato il 15/01/2015 @ 15:46:15)


n. 1


Pare che l'inserimento dei direttori nel comparto sicurezza, ovvero l'ultimo avvitamento dopo il triplo salto mortale delle riqualificazioni e della Meduri, si sia già compiuto.
Infatti, da quanto risulta dall'adunanza della Corte dei Conti del 4 dicembre 2014, chi si occupa di riorganizzare il Ministero della Giustizia, cito testualmente:
"Hanno reso noto di avere chiesto al MEF e alla Funzione pubblica che, nel nuovo DPCM in corso di adozione, sia compreso nel comparto sicurezza anche il personale direttivo delle carceri, atteso che il direttore del carcere è il comandante della polizia penitenziaria. Sul punto è stato raggiunto un accordo con il Dipartimento della Funzione
pubblica."
Vediamo crescere sempre di più la distanza tra le qualifiche più basse e quelle più alte.
Ma noi che siamo la base, siamo numericamente di più. Non è che dovremmo in qualche modo promuovere una sorta di ammutinamento contro questi comandanti incapaci?

Di  AssistoInerme  (inviato il 15/01/2015 @ 14:10:27)




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