Novembre 2016
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Risposta del Ministro Orlando su interrogazione parlamentare riguardante sovraffollamento e carenze nella Polizia Penitenziaria


Polizia Penitenziaria - Risposta del Ministro Orlando su interrogazione parlamentare riguardante sovraffollamento e carenze nella Polizia Penitenziaria

Notizia del 29/06/2016

in Interrogazioni parlamentari

(Letto 462 volte)

Scritto da: Redazione

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Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02354
presentato da
CIRIELLI Edmondo
testo presentato
Martedì 28 giugno 2016
modificato
Mercoledì 29 giugno 2016, seduta n. 644

CIRIELLI, RAMPELLI, GIORGIA MELONI, LA RUSSA, MAIETTA, NASTRI, PETRENGA, RIZZETTO, TAGLIALATELA e TOTARO. — Al Ministro della giustizia . — Per sapere – premesso che: 
nonostante le promesse del Governo la situazione nelle carceri italiane resta critica, aumentano i casi di recidiva e non accenna a diminuire il numero dei reclusi; 
l'ultima edizione del rapporto «Space» del Consiglio d'Europa, contenente le statistiche annuali relative alla popolazione carceraria degli Stati membri, qualifica l'Italia come l'undicesimo Paese «maglia nera» per numero di carcerati rispetto alla capacità delle prigioni; 
appena dieci giorni fa il Sindacato autonomo degli agenti di polizia penitenziaria ha affermato che sarebbero oltre ottomilatrecento i detenuti senza posto, denunciando come la situazione nelle carceri stia «tornando a livelli allarmanti»; 
questi dati, secondo gli interroganti, dimostrano il completo fallimento delle politiche messe in atto dai Governi succedutisi in questi ultimi anni, tutte improntate al «perdonismo» e dirette unicamente a svuotare le carceri senza eseguire interventi strutturali che possano risolvere l'emergenza carceraria sul lungo periodo; 
occorre, invece, investire sulla funzione rieducativa della pena, in primo luogo attraverso il miglioramento delle condizioni di vivibilità in carcere, sia per i detenuti sia per gli agenti di custodia, e in secondo luogo attraverso investimenti destinati all'assunzione di sociologi e assistenti sociali, favorendo il lavoro esterno e con ciò il reinserimento sociale dei detenuti; 
gli agenti di polizia penitenziaria, che svolgono un ruolo particolarmente delicato e dovrebbero essere adeguatamente valorizzati e messi nelle condizioni di lavorare, versano da anni in una condizione di cronica carenza d'organico che oltre ad aggravare il loro lavoro ne mette a rischio anche l'incolumità personale; 
è necessario costruire nuove carceri o aprire quelle già ultimate ma mai messe in servizio, che siano in linea con gli standard europei, attraverso cui offrire una sistemazione dignitosa ai carcerati, permettendo loro di fare un percorso rieducativo e smettendo, invece, di adottare provvedimenti dannosi come i cosiddetti «svuota carceri», che scardinano il sistema punitivo e creano insicurezza sociale –: 
quali iniziative intenda assumere con riferimento alle problematiche di cui in premessa. (3-02354)

 

CAMERA DEI DEPUTATI - RESOCONTO STENOGRAFICO CON RISPOSTA DI ANDREA ORLANDO - 29 GIUGNO 2016

PRESIDENTE. L’onorevole Cirielli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02354, concernente iniziative in relazione alla situazione nelle carceri italiane (vedi l’allegato A – Interrogazioni a risposta immediata), per un minuto.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, signor Ministro, le carceri italiane continuano ad essere un luogo di inciviltà, continuano ad essere sovraffollate e continuano a non essere tenute in linea con quello che ci dice l’Unione europea. Non lo dice l’opposizione, non lo diciamo noi: lo dice Antigone, lo dicono alcuni sindacati, tra cui il SAP, e lo dice il rapporto Space del Consiglio d’Europa; ciò nonostante il fatto è che il Governo, il PD, ma il Governo Renzi in maniera particolare, ha messo in atto una serie di provvedimenti non strutturali, ma semplicemente « perdonisti », i cosiddetti « svuota carcere », le depenalizzazioni. Sta di fatto che nulla si fa per la funzione rieducativa, non diminuisce neanche la recidiva, che pure era il fondamento delle vostre politiche carcerarie: cerchiamo di capire che cosa il Governo intende fare per garantire le carceri come luogo di civiltà, e non scardinare il sistema di sicurezza dell’Italia.

PRESIDENTE. Il Ministro della giustizia, Andrea Orlando, ha facoltà di rispondere.

ANDREA ORLANDO, Ministro della giustizia. Signor Presidente, ringrazio l’onorevole Cirielli per l’interpellanza, che mi consente di illustrare le scelte che il Governo ha assunto, rispetto al carcere e più in generale sul tema dell’esecuzione penale: tema che si è imposto, come è stato ricordato, con drammatica urgenza all’indomani della sentenza CEDU Torreggiani, a seguito della quale il Governo ha intrapreso una significativa strategia di interventi volta a rifondare profondamente il sistema dell’esecuzione penale. In particolare, con regolamento di organizzazione del Ministero si è inteso assegnare al nuovo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità le competenze in materia di esecuzione penale esterna, consentendo così l’applicazione degli strumenti trattamentali già sperimentati in ambito minorile. Vorrei ricordare che attualmente le persone sottoposte ad esecuzione penale sono in numero più significativo, più alto di quelle che erano sottoposte ad esecuzione penale nel massimo del sovraffollamento carcerario, cioè nel 2010: il che significa che le pene alternative sono cresciute significativamente, e considerando i detenuti ci avviciniamo ad un rapporto di uno a uno rispetto alle persone sottoposte ad esecuzione penale esterna (vorrei ricordare che partivamo da un rapporto di quattro detenuti per ogni persona sottoposta ad esecuzione penale esterna). L’azione del Governo ha peraltro ricevuto di recente un pubblico apprezzamento in sede europea per l’efficacia degli interventi e delle best practice introdotte per implementare l’efficacia del sistema, nonché la chiusura del caso presso la Corte dei diritti dell’uomo, che ha promosso le misure adottate; il tasso di sovraffollamento dei nostri istituti è sceso del 25 per cento, allineandosi tendenzialmente agli altri Paesi europei. Alcune iniziative, come l’adattamento delle strutture penitenziarie esistenti e la costruzione di nuovi istituti secondo standard europei, sono state avviate: tra queste mi preme di richiamare la riattivazione e l’apertura di nuovi padiglioni presso il carcere di Rovigo, e nei prossimi mesi anche presso l’istituto di Vicenza, e anche la possibilità di utilizzare gli ospedali psichiatrici giudiziari che sono in via di chiusura definitiva. La realizzazione di nuove strutture richiederà fisiologicamente tempo e risorse: anche attraverso l’iniziativa degli Stati generali dell’esecuzione penale, che abbiamo promosso, sono state studiate ed elaborate soluzioni innovative calibrate sul massimo rispetto della dignità della persona e sull’obiettivo di restituire all’esecuzione penale il volto e la dimensione che la Costituzione e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo hanno delineato; in questa sede noi pensiamo di realizzare quell’organicità e quella sistematicità di intervento che oggettivamente nelle diverse misure non c’è stata, e per questo all’interno del disegno di legge penale in discussione al Senato in questo momento è prevista un’apposita delega. Per dare fattivo seguito all’iniziativa degli Stati generali, ho recentemente incontrato i rappresentanti dei diciotto tavoli tematici, al fine di individuare le proposte che possono ricevere immediata attuazione a legislazione ed a risorse invariate: è già in fase avanzata la messa a punto di misure organizzative volte a migliorare sensibilmente la vita quotidiana dei detenuti attraverso la valorizzazione dei rapporti familiari; ulteriori misure riguardano la rivisitazione degli orari di apertura delle celle ed i nuovi sistemi di vigilanza dinamica. Anche sul tema del lavoro dei detenuti si stanno analizzando con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali meccanismi volti a potenziare il lavoro carcerario, fondamentale per un decisivo abbattimento del rischio di recidiva. Con riferimento alla lamentata carenza di organico del Corpo di Polizia Penitenziaria, rilevo che, con la legge del 2014, la dotazione è stata innalzata a 45.325 unità, proprio al fine di consentire la soddisfazione delle accresciute esigenze organizzative, funzionale anche all’attivazione dei nuovi padiglioni detentivi. La costante attenzione del Ministero sul tema delle esigenze complessive del personale di Polizia Penitenziaria...

PRESIDENTE. Ministro, concluda.

ANDREA ORLANDO, Ministro della giustizia. ...ha determinato peraltro l’apertura di un confronto con il Ministero dell’interno, anche al fine dell’attuazione della legge n. 114 del 2014 in materia di riordino delle forze di polizia.

PRESIDENTE. L’onorevole Cirielli ha facoltà di replicare, per due minuti.

EDMONDO CIRIELLI. Signor Presidente, signor Ministro, noi come gruppo le riconosciamo sicuramente la volontà di cambiare le cose; quello che contestiamo è la politica in generale del suo Governo, non soltanto dal punto di vista degli interventi non strutturali, ma anche dal punto di vista della carenza degli interventi finanziari. Non è vero che in Italia ci sono molti detenuti, lo ricordo: abbiamo pochi posti carcere per detenuti, e abbiamo delle carceri tendenzialmente non moderne; e non è che ci possiamo allineare ai peggiori Stati dell’Unione europea: penso che siamo uno Stato che debba allinearsi verso il meglio. Aggiungo: sappiamo bene che ci sono pochi poliziotti penitenziari, ci sono pochissimi assistenti sociali; il sistema delle misure alternative è cresciuto, è sotto gli occhi di tutti, ma non è detto che esse funzionino. La misura alternativa non può essere solo liberare anticipatamente le persone o metterle in libertà: significa compiere un percorso di rieducazione che passa dal lavoro, passa dai servizi sociali che abbiano uomini, strutture, e mezzi finanziari per seguire dei percorsi. Tutto ciò lei sa molto bene che non esiste ancora, siamo molto lontani da standard anche medi europei, per non parlare di quelli che funzionano positivamente. Si tratta di aprire nuove carceri, e soprattutto anche di mettere in funzione quelle già costruite: è evidente che, se ci si mette a costruire oggi un carcere, ci vorranno anni. Si può fare una serie di interventi che non sono stati fatti, oltre la vicenda, di cui discuteremo ancora, dell’uso, ancora non coerente con la nostra Costituzione, della custodia cautelare. Sta di fatto che il sistema messo in atto per ora non è strutturale; semplicemente, ha alzato la soglia per entrare in carcere e ha abbassato la soglia penale per uscire, a tutto danno delle vittime e soprattutto della sicurezza dei cittadini, senza alcun reale beneficio per il sistema carcerario.

 


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