Novembre 2016
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Risposta del Sottosegretario Caliendo ad interrogazione sul Piano carceri.


Polizia Penitenziaria - Risposta del Sottosegretario Caliendo ad interrogazione sul Piano carceri.

Notizia del 12/06/2010

in Dal Parlamento.

(Letto 2755 volte)

Scritto da: Damiano Bellucci

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Senato della Repubblica
seduta n. 395 del 10/06/2010
……………….
PRESIDENTE. Segue l'interrogazione 3-01096 su un piano di edilizia carceraria volto alla riqualificazione di strutture esistenti, ma non utilizzate.
 
Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere a tale interrogazione.
 
CALIENDO, sottosegretario di Stato per la giustizia. Signor Presidente, affinché la risposta ai quesiti sollevati dal senatore Di Giovan Paolo possa risultare chiara, è necessario operare alcuni distinguo e separare tra le situazioni segnalate quelle apparentemente già concluse da quelle in via di definizione.
Un primo imprescindibile chiarimento riguarda, invero, la riutilizzazione delle case mandamentali soppresse. Molte delle strutture indicate dal senatore interrogante sono, infatti, case mandamentali che, nella maggior parte dei casi, non sono più nella disponibilità di questa Amministrazione. Si tratta di strutture che, a causa della loro originaria destinazione, presentano notevoli carenze sia per le dimensioni decisamente ridotte, sia per l'assenza di sistemi di sicurezza adeguati, oltre che per la mancanza di spazi alloggiativi per il personale e di spazi trattamentali per i detenuti.
La loro attivazione, invero, avrebbe richiesto - e nei casi non ancora definiti richiederebbe - un imponente onere economico, stante l'esigenza di intervenire sulle strutture per adeguarle alle prescrizioni introdotte dal regolamento penitenziario del 2000, in ottemperanza alle norme vigenti in materia di impiantistica e di sicurezza sui luoghi di lavoro. I profili di antieconomicità di tali istituti rilevano, peraltro, anche sotto l'aspetto della gestione delle risorse umane, dovendo essere assicurata - indipendentemente dalle dimensioni della struttura e dal numero dei detenuti - la presenza di un numero adeguato di personale per garantire il funzionamento di tutti i servizi.
A tutto ciò si aggiunga l'esiguità degli 800 posti detentivi eventualmente recuperabili dal riutilizzo di case mandamentali, recupero questo che, ripartito in circa 40 strutture con capienza media di 20-25 posti, ubicate in Comuni spesso piccoli e a notevole distanza dagli uffici giudiziari territorialmente competenti, si appalesa come decisamente irrisorio rispetto all'attuale esigenza di circa 20.000 nuovi posti detentivi.
Detto ciò, segnalo che le case mandamentali di Licata, Galatina, Monopoli, Cropani, Pescia, Villalba, Orsara di Puglia, Accadia, Frigento, Castelnuovo della Daunia, Minervino Murge, Volturala Appula, Squillace, Casamassima, Mileto, Codigoro, Bovino, San Valentino e Morcone sono state soppresse, in un arco temporale compreso tra il 1991 ed il 2009, mentre le relative strutture sono state restituite ai rispettivi Comuni, in quanto pertinenza del patrimonio comunale.
La casa circondariale di Pinerolo è stata definitivamente chiusa nel 1998, atteso che le precarie condizioni igienico-sanitarie e le caratteristiche strutturali del manufatto non ne consentivano un funzionale utilizzo; tuttavia, nel piano carceri è prevista, in sua sostituzione, la realizzazione di una struttura cosiddetta flessibile per 450 posti detentivi.
Quanto alle case mandamentali di Maglie (che ospita solo 11 detenuti semiliberi) e a quella di Revere (non funzionante perché incompleta), sarà cura di questa Amministrazione provvedere, a breve, ad una disamina approfondita delle loro condizioni, verificando nel concreto la convenienza di un loro mantenimento, stante il basso indice di sicurezza delle strutture attualmente in uso.
Discorso a parte deve essere fatto per la casa mandamentale di Gela che, per le sue caratteristiche, è stata ritenuta meritevole di conservazione. Preciso, al riguardo, che i lavori di completamento e di adeguamento della struttura sono attualmente in corso, ma dovrebbero essere ultimati entro il corrente anno. A ristrutturazione finita la casa mandamentale di Gela sarà trasformata in casa circondariale.
Venendo, poi, alle altre strutture elencate nell'atto ispettivo, faccio presente che si tratta di ex case mandamentali, riconvertite in istituti penitenziari. Mi riferisco all'ex casa mandamentale di Altamura, trasformata in casa circondariale e ad oggi completamente funzionante, che è costituita da due sezioni ordinarie e da una sezione per semiliberi; all'ex casa mandamentale di Gragnano che, trasformata in casa circondariale, è stata successivamente soppressa nell'anno 2003. In seguito a tale provvedimento, la struttura - che nel 2000 era stata acquisita al patrimonio statale ai sensi della legge n. 265 del 1999 (legge di soppressione delle case mandamentali) - è stata dismessa e, in data 9 ottobre 2008, è stata consegnata all'agenzia del demanio della Campania. L'ex casa mandamentale di Pontremoli è stata trasformata nel 2002 in sezione distaccata di casa circondariale femminile della casa di reclusione di Massa. Tuttavia, con riferimento a quest'ultima struttura, faccio presente che, in ragione della ridotta presenza di detenute a livello territoriale e della conseguente sostanziale inutilizzazione dell'istituto in questione, si è ritenuto di andare incontro alle esigenze del Dipartimento della giustizia minorile, destinando l'edificio ad istituto per minori. Dopo aver raggiunto delle intese, è in fase di predisposizione la bozza di decreto di dismissione dell'istituto penitenziario di Pontremoli e la contestuale cessione della struttura immobiliare al Dipartimento della giustizia minorile.
Per quanto riguarda, invece, le altre strutture menzionate, comunico che si tratta di veri e propri istituti penitenziari in corso di ultimazione o già completati, che sono interessati da problematiche di diversa natura. È questo il caso del penitenziario di Reggio Calabria, Arghillà, che risulta ancora in fase di realizzazione. La costruzione del nuovo istituto - di competenza del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti - è stata, infatti, interessata da un lungo contenzioso, che ha dilatato i tempi relativi al completamento dell'opera.
Faccio presente, tuttavia, che il provveditore interregionale delle opere pubbliche di Sicilia e Calabria ha comunicato che con l'importo stanziato di 21,5 milioni di euro (previsti dai finanziamenti FAS), oltre alle opere complementari per il funzionamento dell'istituto, sarebbe possibile realizzare anche il 2° padiglione detentivo per ulteriori 100 posti, previa revisione del progetto finalizzata al contenimento dei costi. La competente direzione generale del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ha, pertanto, provveduto tempestivamente alla revisione del progetto, inviando, in data 16 dicembre 2009, copia degli elaborati al suddetto provveditore, il quale, a sua volta, ha assicurato la rapida elaborazione del progetto esecutivo di completamento generale e di appalto dei lavori, da ultimarsi, con buona approssimazione, per la fine del 2011.
Per completezza di informativa, rappresento che la struttura già edificata è composta da un padiglione detentivo da 150 posti, matricola e servizi detentivi; sono, invece, ancora da realizzare un padiglione detentivo da 100 posti, l'allacciamento delle fognature, la strada di accesso all'istituto, la caserma agenti, gli uffici e gli alloggi.
Analogo discorso vale per l'istituto Barcaglione di Ancona, che risulta attualmente in fase di ultimazione. Premesso che la parte già funzionante dell'istituto consente di poter ospitare 24 detenuti, rappresento che sono già stati ultimati i lavori di manutenzione straordinaria degli alloggi per il personale di polizia penitenziaria, della cucina agenti, delle sale colloqui, nonché i lavori di adeguamento al decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000 dei locali detentivi posti al piano terra. Allo stato sono in corso le operazioni necessarie al rilascio del certificato di regolare esecuzione, che sarà emesso dal direttore dei lavori all'esito delle verifiche necessarie: a breve, pertanto, vi sarà la disponibilità di ulteriori 24 posti detentivi.
Segnalo poi che, nell'ambito del programma di edilizia penitenziaria per l'anno 2010, è previsto lo stanziamento di un milione di euro per l'esecuzione di tutte le opere minimali necessarie alla completa attivazione dell'istituto. All'esito di tali lavori, saranno, quindi, disponibili ulteriori 134 posti. In estrema sintesi, l'istituto penitenziario, una volta completata l'attivazione, consentirà di ospitare 182 detenuti.
Venendo ora all'istituto di Agrigento, segnalo che alla data del 5 febbraio corrente anno lo stesso ospitava 27 donne (e non 6 detenute come asserito dall'interrogante). Segnalo, altresì, che il reparto femminile dell'istituto presenta tre sezioni: una sezione ordinaria con capienza di 25 posti, una sezione per detenute protette di 7 posti ed una sezione per detenute madri (sezione non funzionante non essendo stato completato l'allestimento necessario per accogliere i bambini). Allo stato, in considerazione della limitata presenza di personale femminile (pari a 7 unità), tutte le detenute sono ubicate in un unico reparto (nella sezione ordinaria).
Per quanto riguarda, invece, la casa circondariale di Gorizia (già parzialmente chiusa per le condizioni di fatiscenza in cui versa), faccio presente che la stessa è funzionante limitatamente ad una piccola sezione per gli arrestati. Segnalo, altresì, che in numerose occasioni se ne è caldeggiata la chiusura, prevedendo la possibilità di trasferire i pochi detenuti ivi ospitati (alla data del 5 febbraio pari a 40) presso gli istituti penitenziari limitrofi di Udine e Trento. Ad ogni buon conto, anticipo che anche la sorte di questo istituto sarà, a breve, oggetto di disamina da parte dell'Amministrazione centrale.
Orbene, chiarite le situazioni segnalate, ricordo a tutti che è stato recentemente approvato dal Consiglio dei ministri, e sta per essere trasmesso alle Camere, un complesso di interventi normativi, noto come "Piano carceri", che poggia su quattro pilastri.
In primo luogo, si prevede la proclamazione dello stato di emergenza fino al 31 dicembre 2010 per consentire una rapida edificazione dei nuovi edifici carcerari. La procedura di emergenza, che seguirà lo stesso schema usato per la ricostruzione delle case in Abruzzo, consentirà di snellire alcuni passaggi burocratici per giungere ad edificare 47 nuovi padiglioni.
Sono previsti poi nuovi finanziamenti, in parte già stanziati in finanziaria, in parte attinti dal bilancio del Ministero della giustizia e in parte da capitali privati.
Il Piano, che consentirà un incremento della capienza carceraria di 21.749 posti, si completa con alcune norme di accompagnamento. Esse, in primo luogo, consentiranno a chi ha avuto pene inferiori ad un anno di poter scontare le stesse ai domiciliari (secondo quanto stabilito da un progetto di legge all'esame della Camera dei deputati). Verrà inoltre introdotta la cosiddetta messa alla prova, che consentirà la sospensione del processo (quando si procede per reati per cui è prevista una pena non superiore nel massimo a tre anni) se il condannato deciderà di svolgere lavori di pubblica utilità. Infine, sarà aumentato l'organico della polizia penitenziaria con 2.000 nuovi ingressi.
Nell'ambito degli interventi governativi finalizzati ad una celere e fattiva risoluzione delle problematiche presenti in ambito carcerario, si segnala il disegno di legge n. 3291 (Atto Camera), d'iniziativa del ministro Alfano. Tale disegno contiene diverse misure dirette ad attenuare la tensione detentiva collegata alla elevatissima percentuale di detenuti che scontano pene non superiori ad un anno (tale percentuale, negli ultimi tre anni, ammonta a quasi un terzo del totale). L'esame di questo disegno di legge sull'istituto della detenzione domiciliare, come detto in precedenza, è già iniziato presso la competente Commissione della Camera, ma attualmente l'iter si è fermato esclusivamente perché vi sono stati tre rilievi da parte della Commissione bilancio.
Si è osservato infatti che, nei casi prima citati, la detenzione inframuraria non sempre sortisce le finalità rieducative che dovrebbero esserle proprie, appalesandosi piuttosto inefficace e inutilmente costosa per l'intero sistema penitenziario. Invece, per i condannati già detenuti che devono scontare pene non superiori ad un anno, la detenzione presso il domicilio potrebbe essere più funzionale, in quanto tesa ad un più rapido reinserimento sociale e ad una più incisiva riduzione della recidiva nel reato, che è maggiore allorché si passa dalla carcerazione alla piena libertà.
Per questi motivi, il disegno di legge afferma che le pene detentive fino ad un anno vengono espiate, di norma, presso un'abitazione o altri luoghi pubblici o privati di cura, assistenza e accoglienza, purché idonei (articolo 1, comma 1). Al riguardo, si ricorda che la possibilità di espiazione delle pene detentive presso domicili o luoghi diversi dall'abitazione (ad esempio, i centri di accoglienza) è già prevista nel nostro ordinamento, sia in relazione alla custodia cautelare (articolo 275, comma 4-ter, del codice di procedura penale), sia in relazione alla stessa detenzione domiciliare, e cioè nei casi di esecuzione delle pene detentive fino a 2 anni e, in ipotesi particolari, fino a 4 anni, ex articolo 47-ter della legge sull'ordinamento penitenziario.
Si segnala poi che la magistratura di sorveglianza, nella prassi, già si avvale dei centri di accoglienza per detenuti della Caritas, delle case di accoglienza dei Comuni, ovvero di centri religiosi e che, pertanto, si tratta di una forma di detenzione ampiamente sperimentata e che ha prodotto buoni risultati.
Naturalmente, la regola generale affermata nell'articolo 1, comma 1, del predetto disegno di legge subisce deroghe allorché ricorra taluna delle cause ostative espressamente indicate nel comma 2. Tra queste ultime, è stata inserita, con una proposta di modifica del Governo (l'emendamento 1.500), l'ipotesi di pericolosità del condannato, determinata dal pericolo di fuga o di commissione di altri reati, che il magistrato di sorveglianza deve valutare caso per caso. Le altre cause oggettive e soggettive che non consentono di disporre la detenzione presso il domicilio per l'esecuzione di pene non superiori a un anno sono specificamente indicate: a) i delitti ex articolo 4-bis della legge sull'ordinamento penitenziario; b) i casi in cui sia stata fatta una dichiarazione di delinquente abituale, professionale o per tendenza; c) i detenuti sottoposti al regime di sorveglianza particolare, ex articolo l4-bis della legge sull'ordinamento penitenziario.
Inoltre, con riferimento ai casi in cui il condannato si trova in stato di libertà, nel comma 3 dell'articolo 1 (come riformulato dall'emendato 1.500 del Governo), sono indicati due casi in cui il pubblico ministero non deve attivare la procedura finalizzata all'esecuzione presso il domicilio delle pene non superiori a un anno. Il primo caso è quello in cui ricorrono le condizioni per la sospensione d'ufficio dell'ordine di esecuzione (articolo 656, comma 5, del codice di procedura penale); il secondo caso riguarda, invece, i soggetti condannati per reati previsti nel comma 9, lettera a), dell'articolo 656 del codice di procedura penale (tra i quali il furto pluriaggravato, il furto in abitazione e il furto con strappo e tutti i delitti aggravati dallo stato di clandestinità), per i quali l'ordine di carcerazione non può mai essere sospeso, neppure se la pena detentiva non è superiore a 12 mesi.
Il disegno di legge, inoltre, semplifica la procedura per l'applicazione della detenzione presso il domicilio rispetto alle altre misure alternative già previste dall'ordinamento penitenziario, in modo da garantire decisioni certe e rapide. In particolare, il provvedimento è emesso da un giudice monocratico - il magistrato di sorveglianza - sulla base di un'istruttoria cartolare ed un contraddittorio differito. I casi in cui non può essere prevista la detenzione presso il domicilio sono tassativamente indicati.
Giova evidenziare, infine, che il disegno di legge garantisce anche la difesa sociale. La detenzione presso il domicilio non si applica, infatti, ai condannati che hanno commesso reati per i quali la legge esclude l'applicazione di misure alternative (i reati di maggiore allarme sociale) e a coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali o professionali o per tendenza. Inoltre, il magistrato di sorveglianza non può disporre la detenzione presso il domicilio quando vi sia un pericolo di fuga o il pericolo che il condannato possa commettere altri delitti.
Inoltre, sono potenziate le misure di carattere repressivo attraverso la previsione di un aumento di pena per il delitto di evasione (da applicarsi anche in caso di violazione della detenzione presso il domicilio), nonché mediante l'introduzione nel diritto penale di un'aggravante per i delitti commessi dal condannato sottoposto a misure alternative alla detenzione in carcere.
Vale da ultimo evidenziare che il disegno di legge contiene anche alcune disposizioni per i condannati che versano in condizioni di tossicodipendenza.
Il comma 7 dell'articolo 1 del suddetto disegno di legge - così come riformulato dall'emendamento 1.500 del Governo - prevede che per i condannati sottoposti a un programma di recupero, o che intendano sottoporsi ad esso, la detenzione domiciliare possa essere eseguita presso una struttura sanitaria pubblica o una struttura privata accreditata ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. In questi casi, inoltre, il magistrato di sorveglianza può imporre specifiche prescrizioni e forme di controllo per accertare che il tossicodipendente o l'alcoldipendente inizi immediatamente o prosegua il programma terapeutico.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Domando di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI GIOVAN PAOLO (PD). Signor Presidente, tornati alla normalità, dopo le eccezioni di questa mattina per le presenze nei banchi del Governo e anche di esponenti della maggioranza nei banchi del centrosinistra, cercherò di fare onore alla Commissione per le politiche dell'Unione europea svolgendo un intervento di tipo europeo, per affrontare tre questioni.
Se dovessi solamente esprimere soddisfazione rispetto al lavoro del sottosegretario Caliendo, dovrei esprimere grande soddisfazione per il fatto che partecipa ai lavori (lo voglio dire pubblicamente), molto spesso dà un contributo concreto e fa onore al ruolo del sindacato ispettivo, nel senso che ho ricevuto più risposte di quelle che avevo richiesto. Per quanto riguarda le situazioni che segnalavo di alcuni istituti carcerari, alcuni in condizioni di cui non si conosceva lo stato dell'arte, abbiamo ricevuto risposta e su questo c'è sicuramente un chiarimento (andrebbe fatto continuamente, d'abitudine); di alcune strutture forse abbiamo anche contribuito a chiarire la situazione. Inoltre, si è aggiunta la riflessione sul Piano carceri, e al riguardo vorrei fare altre notazioni.
Si va verso un cammino giusto. Noi l'avevamo già indicato in una mozione e le do atto che lei ha tenuto fede alla proposizione di accettazione delle parti che ci aveva chiesto di cambiare e che noi abbiamo cambiato affinché venissero accettati 12 punti sui quali il prossimo anno saremo tutti insieme chiamati a ragionare e a rendere conto. Si va in questa direzione: alcune parti del Piano carceri e l'attenzione che si pone sulla materia vanno in questo senso.
È anche l'idea che noi abbiamo, cioè che si riparta dallo spirito della legge Gozzini e, ormai lontani due anni e mezzo dalle elezioni, non ci sia più bisogno di sollevare lo spauracchio della sicurezza, quanto invece di porsi il problema che vi sono quasi 30.000 unità in eccesso rispetto alla possibile tolleranza dentro le carceri, ad un mese dall'estate che, come sappiamo, è un momento delicatissimo. Spero che questa collaborazione continui.
In ultimo, vorrei anche che assieme ci chiarissimo rispetto ad un fatto: lo scopo del sindacato ispettivo, che comunque spetta al Parlamento, potrebbe essere raggiunto con l'istituzione del Garante dei detenuti; ovviamente concordiamo sul fatto che, qualora vi fosse un'autorità nazionale per i diritti umani (su cui si sta lavorando e a cui il sottosegretario Scotti, tra l'altro, ha dato riscontro), questa finalità potrebbe essere ricondotta a tale organismo., Intendiamoci, però: se da un lato non ci sono i fondi, perché vengono tagliati, se dall'altro l'autorità nazionale non viene istituita, chiediamo a chi fa parte del Governo e della maggioranza di affrontare con serietà tali problematiche, affinché questi temi escano dai confini del sindacato ispettivo e vengano presi in considerazione abitualmente da un eventuale Garante e nei normali circuiti.
PRESIDENTE. Lo svolgimento dell'interpellanza e delle interrogazioni all'ordine del giorno è così esaurito.
 
 

Scritto da: Damiano Bellucci
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