Novembre 2016
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Sanzione disciplinare della Deplorazione: Agente Scelto perde ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Sanzione disciplinare della Deplorazione: Agente Scelto perde ricorso al TAR

Notizia del 08/04/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 904 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 687 del 2013, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Giovanni Pino, con domicilio eletto presso lo studio dell'avv. Bruno Fiorito in Catania, Via G.D'Annunzio,24;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Dello Stato, domiciliata in Catania, Via Vecchia Ognina, 149;

Provveditorato Regionale del Ministero della Giustizia;

per l'annullamento

- del Decreto del Provveditore Regionale n. 78/12, adottato in data 18.12.2012 e comunicato in data 27.12.2012, con il quale è stato decretato di infliggere la sanzione disciplinare della Deplorazione a carico dell'Agente Scelto di Polizia Penitenziaria -OMISSIS-in servizio presso la C.C. Messina, ai sensi dell'art. 4 punto 1, lett. a) del D.Lgs. n. 449 del 1992;- di ogni altro atto, antecedente, successivo, connesso, collegato, presupposto e/o conseguente.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 6 aprile 2016 la dott.ssa Gabriella Guzzardi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con il ricorso introduttivo il ricorrente signor -OMISSIS-, agente scelto della Polizia Penitenziaria, in servizio presso la Casa Circondariale di Messina impugna il decreto del Provveditore Regionale n. 78/2012 adottato in data 18/12/2012 con il quale gli è stata inflitta la sanzione disciplinare della "deplorazione", per avere tenuto comportamento scorretto avendo risposto al personale dipendente della Segreteria della Polizia Penitenziaria che lo invitava a presentarsi in sede per comunicazioni inerenti la regolarizzazione del contributo unificato per ricorso presentato dallo stesso ricorrente al Capo dello Stato, rappresentando -OMISSIS- e rivolgendosi al citato personale dicendo -OMISSIS-

Ricevuta la contestazione di addebiti in data 12/07/2012 nell'ambito dell'avviato procedimento disciplinare, il ricorrente rispondeva rappresentando che nella circostanza stigmatizzata nell'atto impugnato si trovava-OMISSIS-e di avere invitato il personale di segreteria a verificare a cosa la comunicazione ricevuta si riferisse al fine di riscontrare se si trattasse di questione già oggetto di altro invito. Precisava ulteriormente di non ricordare di avere aggiunto altro escludendo di avere detto -OMISSIS-; forse al più potrebbe avere proferito tra sé e se la frase-OMISSIS-, ritenendo che la conversazione con la segreteria fosse già conclusa.

A sostegno del ricorso deduce le seguenti censure:

1) e 2) e 3) Mancata applicazione dell'art. 12 del D.Lgs. n. 449 del 1992 ; Violazione o falsa applicazione degli artt. 3 e 4 del D.Lgs. n. 449 del 1992 .

Lamenta il ricorrente la omessa indicazione della trasgressione in sede di contestazione dell'addebito disciplinare. Da ciò scaturirebbe, per invalidità derivata, la illegittimità del procedimento disciplinare e della sanzione conclusiva. In particolare al ricorrente sarebbe stata applicata la sanzione della deplorazione ai sensi dell'art. 4, punto 1 lett. A) del D.Lgs. n. 449 del 1992 senza precisare quale fosse la prodromica infrazione disciplinare punita con la sanzione pecunaria comminatagli nel semestre precedente. Il comportamento allo stesso contestato avrebbe potuto ascriversi alla ipotesi di cui all'art. 2 lettera e) dello stesso decreto legislativo (contegno scorretto verso superiori, pari qualifica, dipendenti, pubblico) per la quale è prevista l'applicazione della censura.

L'art. 12 del D.Lgs. n. 449 del 1992 sarebbe stato violato sotto altro profilo, per non essere state vagliate le giustificazioni fornite.

Il Ministero intimato, costituito in giudizio, ha contestato punto per punto gli argomenti addotti in ricorso precisando che l'infrazione contestata al ricorrente rientra nella previsione dell'art. 3 del D.Lgs. n. 449 del 1992 , che al 2 comma lett. A) tipicizza la fattispecie della recidiva che nel caso di specie sussiste rispetto alla già irrogata sanzione pecuniaria inflitta con provvedimento n. 25/12 del giorno 11/4/2012..

Con ordinanza cautelare n. 242/2013 è stata rigettata la richiesta sospensiva.

Alla Pubblica Udienza del 6 aprile 2016 la causa è stata trattenuta per a decisione.

Tutto ciò premesso in fatto, sotto un primo profilo si riscontra la infondatezza delle censure con le quali si contesta la omessa indicazione della trasgressione che ha determinato l'avvio del procedimento disciplinare su presupposto che il comportamento sanzionato avrebbe potuto ascriversi alla fattispecie di cui all'art. 2 lett. E del D.Lgs. n. 449 del 1992 e non all'art. 4 dello stesso D. L.vo indicato nella comunicazione di addebiti . i motivi dedotti sono infondati in quanto l'art. 4 sub a) del D.Lgs. n. 449 del 1992 , testualmente prevede: 1. La deplorazione è una dichiarazione scritta di formale riprovazione, con la quale vengono punite le seguenti infrazioni: a) la recidiva entro sei mesi delle infrazioni già punite con la pena pecuniaria;...".

Nel caso di specie la sanzione irrogata è esattamente quella prevista nella norma da ultimo richiamata la quale prevede l'irrogazione della sanzione della deplorazione nei confronti del militare che abbia commesso una infrazione che segue entro sei mesi l'irrogazione di altra sanzione punita con pena pecuniaria.

Come è dato desumere dalla documentazione versata in atti dalla difesa erariale, contenente in particolare l'elenco delle sanzioni che hanno colpito il ricorrente, tra tali sanzioni vi è quella pecuniaria corrispondente a 5/30 di una mensilità inflitta con decreto n. 25/12 in data 12/04/2012 e quindi entro i sei mesi antecedenti l'infrazione qui oggetto di contestazione.

L'art. 4 del D.Lgs. n. 449 del 1992 prevede uno specifico capo di infrazione consistente nella reiterazione entro un limitato periodo di tempo (sei mesi) di un comportamento scorretto commesso dal militare che già sia stato punito con sanzione pecuniaria. La circostanza che non si indichi nella contestazione di addebiti e nel provvedimento sanzionatorio impugnato lo specifico comportamente che ha determinato la presupposta sanzione pecuniaria non determina la fondatezza delle censure qui all'esame poiché, il ricorrente risulta per tabulas essere stato fatto oggetto di tale sanzione pecuniaria nei sei mesi antecedenti per fatti, di cui certamente è a conoscenza , per una delle fattispecie previste nell'art. 3 del richiamato D.Lgs. n. 449 del 1992 che possono dare luogo alla irrogazione di pena pecuniaria. Tra tali fattispecie vi è, al c.2 sub a) la recidica di una mancanza punibile con la censura, circostanza pure che si è verificata nel caso di specie poiché al ricorrente è stata applicata la sanzione della censura con decreto 42/2010 del 10/05/2010.

In altri termini il ricorrente, fatto oggetto di svariate sanzioni disciplinari come si desume dal prodotto elenco delle infrazioni e punizioni che lo riguardano, si trovava al momento della irrogazione della sanzione qui contestata, nelle condizioni previste nella norma di cui si è fatta applicazione in quanto fatto oggetto in precedenza di sanzione pecuniaria per uno del fatti contemplati nell'art. 3 del d. L.vo 449 tra cui vi è la recidiva di una mancanza punibile ( e punita) con la censura, come si ricava chiaramente dalla documentazione in atti.

Infondata è infine l'ultima censura con la quale si protesta la illegittimità dell'atto impugnato per mancata considerazioni delle giustificazioni addotte dal ricorrente, giustificazioni che, come riportato nella parte motiva del provvedimento impugnato, sono state prese in considerazione e valutate nella portata che alle stesse è stata data dall'Amministrazione nell'esercizio dei propri poteri discrezionali.

Conclusivamente, la rilevata infondatezza delle censure addotte determina il rigetto del ricorso.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo rigetta.

Spese a carico del ricorrente ed a favore del Ministero intimato nella misura che si liquida in Euro millecinquecento.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 6 aprile 2016 con l'intervento dei magistrati:

Gabriella Guzzardi, Presidente, Estensore

Maria Stella Boscarino, Consigliere

Francesco Mulieri, Referendario


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