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Sei mesi senza capo: al Dap va in scena “La giara” di Pirandello


Polizia Penitenziaria - Sei mesi senza capo: al Dap va in scena “La giara” di Pirandello

Notizia del 30/10/2014

in Dal buco della serratura

(Letto 2861 volte)

Scritto da: Giulio Raimondo Mazzarino

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Sono ormai passati sei mesi da quando il Ministro Orlando ha dato il benservito a Giovanni Tamburino e nessuno lo ha sostituito a capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

La situazione sta diventando davvero imbarazzante perché, se da un lato diventano sempre più fondate le opinioni di chi sostiene che la vicenda dimostra l’inutilità di avere un capo Dap, dall’altro lato si è consolidata una situazione quasi pirandelliana dove un vice capo vicario si è chiuso dentro la giara, non può uscire da solo, e non vuole che nessuno lo aiuti a farlo, temendo si possa rompere il vaso.

Così al dipartimento, intorno alla giara di Pagano, è diventato un via vai di Personaggi in cerca d’autore, di Uno nessuno e centomila e di tanti, ma proprio tanti, Fu Mattia Pascal.

Nessuno è responsabile di nulla, Nessuno ha il dovere di render conto e Nessuno si preoccupa di quello che succede nelle periferie.

Fino ad ora fortuna ha voluto (per Pagano e per il Ministro Orlando) che la situazione nelle carceri italiane sta vivendo un periodo abbastanza tranquillo, conseguente al calo della popolazione detenuta certificato dalla Corte di Strasburgo, che proprio in questi giorni ha concesso il voto della sufficienza all’Italia sui compitini svolti dopo la sentenza Torreggiani.

Purtroppo, alla Corte di Strasburgo non interessa altrettanto delle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria.

E, infatti, se le cose vanno bene a largo Daga non è così per il personale della Polizia Penitenziaria, che alla fine è l’unico che sta pagando le conseguenze della commedia pirandelliana.

Il personale della Polizia Penitenziaria, ancora una volta, assiste da spettatore a queste rappresentazioni teatrali della politica che, incapace di trovare soluzioni adeguate, si incarta su se stessa come un foglio di carta d’alluminio.

Infatti, mentre a Palazzo Chigi “Qualcuno” propone tout court la soppressione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, a via Arenula c’è un silenzio assordante sulla nomina del nuovo Capo del Dap.

Il Ministro Orlando è evidentemente in difficoltà sulla scelta del nome, non potendo permettersi di proporre un candidato in Consiglio dei Ministri a rischio bocciatura.  Il pericolo sarebbe quello di essere poi costretto a dimettersi.

E c'è pure chi, a via Arenula, per coprire certe inadempienze, agita spauracchi di Prefetti e Generali dei Carabinieri ...

E mentre il 15 ottobre il Capo di Gabinetto Melillo ha inviato alla Funzione Pubblica un decreto per la riorganizzazione del Ministero della Giustizia che, non solo potenzia, ma addirittura raddoppia i dipartimenti penitenziari disperdendo ancor di più le risorse umane, logistiche e strutturali del Corpo di Polizia Penitenziaria, sempre a Palazzo Chigi “Qualcuno” propone l’istituzione della Polizia di Giustizia: una versione ambiziosa e più qualificata del Corpo.

Noblesse oblige.

 

“Mangia il Governo, mangia la Provincia; mangia il Comune e il capo e il sottocapo e il direttore e l'ingegnere e il sorvegliante... Che può avanzare per chi sta sotto terra e sotto di tutti e deve portar tutti sulle spalle e resta schiacciato?”

Luigi Pirandello – I vecchi e i giovani

 

 

 

 


Scritto da: Giulio Raimondo Mazzarino
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n. 2


finche' la barca va' lasciatelaaa andareee cosiii tuttiii possooonnn far quel che si vuoooollll.

Di  attact ho tramm  (inviato il 30/10/2014 @ 16:51:09)


n. 1


Sembra di leggere Il processo (Der Prozess) romanzo incompiuto di Franz Kafka...
Dove i protagonista Josef K. viene accusato, arrestato e processato per motivi misteriosi....
Josef K in questo caso, è la Polizia Penitenziaria.
Il protagonista del romanzo, Josef K., è impiegato come procuratore presso un istituto bancario. Una mattina, due uomini a lui sconosciuti si presentano presso la sua abitazione, dichiarandolo in arresto, senza tuttavia porlo in stato di detenzione. K. scopre così di essere imputato in un processo. Pensando ad un errore, decide di intervenire con tempestività per risolvere quello che ritiene essere uno spiacevole (ma temporaneo) malinteso.

Ben presto, K. si rende conto che il processo intentato nei suoi confronti è effettivamente in corso. K. tenta inizialmente di affrontare la macchina processuale con la logica e il pragmatismo che gli derivano dal suo lavoro presso la banca. Tuttavia, tempi e modi di svolgimento del processo, né altri aspetti del suo funzionamento, vengono mai pienamente rivelati all'imputato, neppure durante le sue deposizioni al cospetto dei giudici.
A K. non verrà mai comunicato il capo di imputazione che pende su di lui.
Quello che succede ai circa 38.000 del Corpo.... Su di noi pende un capo di imputazione ma non si sa cosa riguardi.

Anche dietro consiglio di personale in servizio al tribunale, K. affida a un avvocato il mandato di difenderlo. Pur rassicurando K. in merito all'impegno profuso per il suo caso, l'avvocato pare tuttavia procedere con la medesima opacità che è propria del tribunale, mettendo in atto iniziative la cui efficacia K. non è in grado di valutare appieno. Dopo un breve periodo di riflessione, K. decide di rimuovere il mandato all'avvocato, a dispetto delle raccomandazioni dello stesso legale difensore.

Questa rinuncia alla difesa prelude all'epilogo della vicenda. Senza preavviso, Josef K. viene infatti prelevato da due agenti del tribunale e condotto in una cava, dove viene giustiziato con una coltellata. K. muore in conseguenza di una condanna inflittagli da un tribunale che non lo ha mai informato in merito alla natura delle accuse a suo carico, e che non gli ha mai fornito alcun riferimento per attuare una vera difesa.

Povera Polizia Penitenziaria.......

Di  PASQUINO  (inviato il 30/10/2014 @ 13:09:36)




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