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Sempre un passo indietro... perchè la Polizia Penitenziaria non sta al livello degli altri


Polizia Penitenziaria - Sempre un passo indietro... perchè la Polizia Penitenziaria non sta al livello degli altri

Notizia del 09/04/2018

in Il Commento

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Scritto da: Roberto Martinelli

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C’è una amara constatazione da fare quando si parla del Corpo di Polizia Penitenziaria nel contesto delle altre Forze di Polizia dello Stato del Paese. Purtroppo. Ed è quella che il “nostro” Corpo è, sempre più spesso, un passo indietro rispetto agli altri, e questo nonostante l’Eurispes, in una sua recentissima rilevazione, abbia messo in evidenza la crescita di fiducia nell’opinione pubblica per il ruolo istituzionale e sociale del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Cerco di spiegarmi. E’ notizia di queste settimana che è stato dato in dotazione sperimentale a Polizia di Stato e Carabinieri (ma non alla Polizia Penitenziaria...) il “taser”, la pistola che blocca i muscoli grazie alle scariche elettriche. Dopo un percorso più che travagliato, il ministero dell’Interno ha deciso di avviare la sperimentazione (da 1 a 3 mesi) a cominciare da alcune questure italiane: Brindisi, Caserta, Catania, Milano, Padova e Reggio Emilia. Il dispositivo, che è classificato tra le armi da difesa considerate meno letali, verrà usato da tutto quel personale che ha compiti di controllo del territorio e sulle strade e negli stadi. Funzionerà così: la scarica elettrica avrà la durata di 5 secondi e sarà a intensità regolare. Gli operatori avranno anche la possibilità di colpire il bersaglio fino a 7 metri di distanza, e avranno a disposizione un colpo di riserva, qualora il bersaglio venisse mancato. Ognuno di loro avrà sulla divisa una particolare telecamera a colori ad alta definizione - dotata anche di visione notturna - che si accenderà automaticamente non appena verrà tolta la sicura dell’arma. E questo per controllarne l’operato.

Va evidenziato che il “taser” è molto usato negli Stati Uniti, dove può essere acquistato anche dai civili. Ma sono circa 107 i paesi dove le forze dell’ordine ce l’hanno in dotazione: Canada, Brasile, Australia, Nuova Zelanda e Kenya. E in Europa: Finlandia, Francia, Germania, Repubblica Ceca e Grecia, Regno Unito, solo per citarne alcuni.

L’obiettivo del Viminale è di poter utilizzare strumenti non letali davanti ad aggressioni o a persone fuori controllo, senza fare uso dell’arma d’ordinanza. Se gli obiettivi prefissati saranno raggiunti - sia per il controllo del territorio che per una maggiore sicurezza delle forze dell’ordine - allora l’utilizzo potrebbe diventare effettivo. Così come per altro è successo con lo spray al peperoncino: dal mese di dicembre 2013 è infatti in corso la sperimentazione da parte delle forze di polizia (ma non dalla Polizia Penitenziaria...) del comunemente denominato “spray al peperoncino” e più tecnicamente definito “strumento di dissuasione che nebulizza un principio attivo naturale a base di Oleoresin capsicum” che costituisce uno strumento che può coadiuvare l’autodifesa dell’operatore di polizia impegnato nei servizi di controllo del territorio. L’utilizzo può prevedersi, hanno chiarito le precise linee guida diffuse dal Viminale, a fronte di un’azione violenta, minaccia, resistenza attiva in atto, rivolta verso l’operatore di polizia o altre persone coinvolte nel teatro operativo. Ciò comporta che ogni tentativo di negoziazione, mediazione o dissuasione verbale è fallito; per tanto, nel rispetto del principio di proporzione tra offesa e difesa, può rappresentare un valido strumento intermedio per neutralizzare temporaneamente un comportamento aggressivo in atto ed evitare che venga portato a conseguenze ulteriori. Non può essere utilizzato per scopo intimidatorio, tantomeno preventivo, come invece risulta avvenire in contesti di polizie straniere.

Ora la domanda che io mi pongo è questa: ma perché non è stato prevista una sperimentazione di questi dispositivi di difesa anche per il personale di Polizia Penitenziaria? Eppure, ogni giorno giungono notizie di aggressioni a donne e uomini del Corpo in servizio negli Istituti penitenziari del Paese, sempre più contusi, feriti, umiliati e vittime di violenze da parte di una parte di popolazione detenuta che non ha alcuna remora a scagliarsi contro chi in carcere rappresenta lo Stato. Sono oggettivi i numeri riferiti alle colluttazioni ed ai ferimenti nelle carceri italiane, riferiti all’anno 2017: le colluttazioni sono state 7.446 ed i ferimenti 1.175. Ossia, statisticamente 20 colluttazioni e 3 ferimenti al giorno! Non fanno statistica ma sono reali le aggressioni verbali di quei detenuti che inveiscono, offendono e poi scagliano contro i poliziotti penitenziari le proprie feci, l’urina o la candeggina...

E allora è mai possibile che nessuno, al Ministero della Giustizia e al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, abbia pensato di introdurre anche per la Polizia Penitenziaria ed i suoi appartenenti, per fronteggiare ed impedire aggressioni fisiche e selvagge, strumenti come quelli in uso a Polizia di Stato e Carabinieri, ossia pistola “taser” e spray al peperoncino? Evidentemente le priorità erano e sono altre: come, ad esempio, consentire l’uso della sigaretta elettronica nelle celle o prevedere le “doccette” nei cortili passeggi per dare refrigerio ai detenuti durante i mesi estivi (dimenticandosi per altro, sistematicamente, l’adozione concreta di provvedimenti per il benessere del Personale di Polizia Penitenziaria, specie di quello che vive nelle Caserme...).

Può essere considerato prioritario, in un contesto di costante e pericoloso sovraffollamento penitenziario, di tensione continua e di violenze anche contro i poliziotti penitenziari, non già la predisposizione di adeguate strategie per fronteggiare questi gravi eventi (quali, appunto, l’adozione di strumenti come la pistola “taser” e lo spray al peperoncino) ma piuttosto il cambiamento di taluni vocaboli ad uso interno nelle carceri? Cambia il senso delle cose edulcorare la cella in camera di pernottamento, la domandina in modulo di richiesta, lo spesino in addetto alla spesa dei detenuti  o il lavorante in detenuto lavoratore?

Siamo un passo indietro rispetto alle altre Forze di Polizia, ancora, perché siamo l’unico Corpo di Polizia dello Stato a non avere una propria Rivista ufficiale: ci sono pubblicate Polizia Moderna, Il Carabiniere, Il Finanziere e, nonostante la discutibilissima ed autoritaria decisione di sciogliere il Corpo Forestale dello Stato, la rivista del Corpo, Il Forestale, non ha cessato le pubblicazioni ma ha cambiato pelle e nome, diventando #Natura. Noi, come Polizia Penitenziaria, dopo gli anni de L’Agente di Custodia abbiamo avuto un ibrido, Le due città, senza cioè già nella testata un riferimento all’identità di Corpo di Polizia dello Stato, che richiamava piuttosto il notiziario di un Ordine di geometri o architetti (con tutto il rispetto per le due nobili professioni), nel quale a fare notizia erano le iniziative fatte dai detenuti o per i detenuti e, solo marginalmente, quelle riferite al Corpo. E meno male che esiste, da più di venticinque anni, questa nostra Rivista a colmare i vuoti istituzionali ed a rivendicare l’orgoglio di appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria...

Siamo, ancora, un passo indietro rispetto alle altre Forze di Polizia perché se Arma dei Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza editano pubblicazioni e collaborano a libri per far conoscere i propri Caduti - come, ad esempio, gli ultimi, bellissimi, “Carabinieri per la democrazia. Storie dei caduti dell'Arma nella lotta al terrorismo” e “Gli eroi di via Fani” sul massacro della scorta di Aldo Moro il 16 marzo 1978 - ed hanno Sacrari in Loro ricordo, noi no. Avevamo proposto entrambe le cose, come SAPPE: la realizzazione di un Sacrario dei nostri Caduti a Roma e di un libro per fare conoscere le tante storie dei nostri Caduti, vittime di terrorismo, di mafia e di criminalità, dopo che riuscimmo ad ottenerlo nel piazzale degli Eroi del Cimitero monumentale di Staglieno a Genova.

Al Ministero ed al DAP tutti, a parole, d’accordo, financo entusiasti: ma sono passati anni ed anni e non si è visto ancora nulla... Progetto Memoria del Corpo di Polizia Penitenziaria? Figurarsi che il sito ufficiale del Corpo di Polizia Penitenziaria non ha messo una riga una ed ha omesso incredibilmente la cerimonia di Trieste, presente tra gli altri il Capo del DAP Santi Consolo, con cui è stato intitolato il locale carcere al Maresciallo degli Agenti di Custodia Ernesto Mari, infoibato dai comunisti titini a Basovizza nel 1945.

Ma siamo un passo indietro rispetto alle altre Forze di Polizia perché non abbiamo sentito e non sentiamo la vicinanza dei “nostri” vertici quando ve ne sarebbe il bisogno. Come, ad esempio, nella tragica e triste vicenda di Stefano Cucchi, dove il Corpo di Polizia Penitenziaria ed alcuni suoi appartenenti sono stati messi nel tritacarne mediatico, senza che vi fosse alcuna presa di posizione ufficiale del Ministero della Giustizia e del DAP: l’unica voce in difesa dei colleghi e del Corpo, - quando i processi si facevano più sui giornali ed in tv che non nelle aule di giustizia e serviva una posizione che bilanciasse le dure ed assurde accuse – è stata quella del Sappe e del suo Segretario Generale, Donato Capece, (che per altro per questo raccolse pure pesanti critiche e dure contestazioni, e non solamente dagli ambienti dei soliti noti dell’associazionismo pseudo-volontaristico carcerario, sempre sensibile più a Caino che ad Abele...).

In quel caso, come in tanti altri analoghi denunce di presunte violenze in carcere, le notizie occupano le prime pagine dei giornali, talune trasmissioni di radio e tv fanno puntate ad hoc a cui partecipano parlamentari, in servizio o ex, riciclatisi in presunti esperti carcerari, che firmano anche editoriali su prestigiosi quotidiani, che stigmatizzano le presunte violenze ed invitano a non abbassare la guardia sulla precaria tenuta democratica (!?) dei nostri penitenziari...

E poi invece succede, come è avvenuto recentemente anche a Vicenza, che le accuse (dopo cinque anni!) crollano, che non è vero nulla, che i colleghi della Polizia Penitenziaria sono assolti con formula piena ma... l’opinione pubblica, che magari si era fatta un’opinione su quelle false accuse,

ha già dimenticato e la notizia dell’assoluzione degli Agenti finisce a pagina 20/30 o 40, mentre le accuse di presunti pestaggi ebbero il merito della prima pagina...

Giovedì 22 marzo 2018, inserto del Veneto del Corriere della Sera: “Nessun Pestaggio In Cella Assolti Quattro Agenti” - Agenti di Polizia Penitenziaria al San Pio X, si sono sempre difesi con forza nel dire che non avevano picchiato alcun detenuto e dopo cinque anni il giudice Camilla Amedoro ha dato loro ragione. Riconoscendo la loro innocenza, pronunciando sentenza di assoluzione con formula piena per tutti e quattro. E cioè... – e qui il giornalista mette cognome e nome dei colleghi, alla faccia della privacy e del codice deontologico dei giornalisti in materia di tutela del diritto di cronaca nei procedimenti penali... -n.d.r. - Il processo chiuso ieri rappresenta solo una parte dell'inchiesta aperta dopo gli esposti della deputata radicale Rita Bernardini, che, in seguito ad una visita al San Pio X, aveva detto di aver saputo da detenuti di pestaggi ad opera dei secondini. Quindici quelli poi indagati: agenti semplici ma anche sovrintendenti, con vari ruoli e gradi, accusati di episodi di violenza a carico di cinque reclusi, tra luglio 2012 e gennaio 2013.

Nel frattempo, però la posizione di undici di loro è stata archiviata...

Avete forse letto una nota o un comunicato stampa del Ministero della Giustizia e dell’Amministrazione penitenziaria, nazionale e regionali, nella quale si è espresso plauso per l’esito giudiziario di questa vicenda e vicinanza al Personale di Polizia Penitenziaria che per cinque anni ha vissuto con l’onta di tali terribili accuse? O le avete lette, nel passato, quando altri colleghi furono accusati ingiustamente di qualsivoglia reato commesso tra le sbarre per poi essere assolti con formula piena?

Io no, ed anzi ho constatato che la ex parlamentare che ha firmato quegli esposti con accuse risultate false è stata addirittura indicata tra gli “esperti” degli Stati Generali dell’esecuzione penale e mi consta avere molto credito negli ambienti della Ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria...

In compenso, a proposito di “esposizione mediatica”, ho constatato che per la pur giusta iniziativa di far pulire ad alcuni detenuti i giardini del quartiere Colle Oppio di Roma gli articoli di giornale ed i servizi tv si sono sprecati...

E vogliamo parlare dell’uso distorto dell’immagine del Corpo di Polizia Penitenziaria e dei suoi appartenenti che viene fatta senza che Ministero della Giustizia e Amministrazione adottino iniziative a tutela?

Possibile che nessuno al DAP ha visto in tv su RaiUno, il 1 marzo scorso, la puntata della pur gradevolissima serie tv “Don Matteo 11” dove si è visto un poliziotto penitenziario uomo di vigilanza in una sezione detentiva femminile (!), armato (!), che poi sarà riconosciuto come il papà di un bimbo concepito in carcere? Tutto normale? Ho personalmente rappresentato le mie doglianze ad uno degli attori di Don Matteo, il Pm Marco Nardi interpretato da Maurizio Lastrisco, che a sua volta lo ha segnalato ai produttori della serie tv e si è scusato con noi se la fiction ha offeso il nostro lavoro. E se anche un illustre cattedratico come Giovanni Fiandaca, Ordinario di diritto penale presso l’Università degli Studi di Palermo e garante regionale dei detenuti in Sicilia, trova normale dubitare, in un contesto pubblico (lunedì 29 gennaio scorso a Roma, presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, in occasione della presentazione del libro a cura del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà Norme e normalità), che possa essere proprio la Polizia Penitenziaria a compiere indagini per conto della competente Procura su presunte violenze in un carcere siciliano (e per questo ironizza, raccogliendo le risatine di parte dei presenti al dibattito), beh allora c’è molto da fare in termini di comunicazione istituzione del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Va apprezzata, invece, la posizione assunta dal DAP – Ufficio Relazioni Esterne a seguito delle nostre proteste ufficiali e formali per i contenuti del capitolo “Le carceri non sono tutte uguali” nel libro scolastico “Esercitazioni per le prove Invalsi di italiano – Terza media” di Giovanna Dolcini edito dal Gruppo editoriale Raffaello. C’è scritto, in quel capitolo: “Il più rilevante elemento di differenziazione tra un carcere e l’altro resta tuttavia un elemento illecito, non previsto da qualsivoglia regolamento. Si tratta dell’uso della violenza da parte dei poliziotti penitenziari, che purtroppo in alcuni istituti viene riscontrata.

Un detenuto fastidioso – perché effettivamente meriterebbe un richiamo disciplinare o semplicemente perché fa presente quelli che sono i propri diritti – può rischiare di venire anche duramente percosso”.

Noi, come SAPPE, abbiamo fermamente protestato. E lo ha fatto, qualche giorno dopo, anche il Dipartimento. "Affermare che la Polizia Penitenziaria usi la violenza significa gettare grave discredito ai danni dell'immagine e della dignità del Corpo, i cui appartenenti svolgono una professione delicatissima, che richiede rigore e sensibilità insieme per garantire una detenzione sicura, dignitosa e utile". Così il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ha condiviso i rilievi formulati nei giorni scorsi dal sindacato di Polizia Penitenziaria Sappe.

Forse le ragioni per le quali, a mio avviso, il “nostro” Corpo è, sempre più spesso, un passo indietro rispetto agli altri è che vengono subappaltate ad altri – non appartenenti al Corpo - prerogative che dovrebbero essere proprie della Polizia Penitenziaria e dei suoi appartenenti. E queste che ho citato (che sono una piccola parte delle cose che si potrebbero dire su questo argomento) ne sono la prova più evidente.

Dalla Polizia Penitenziaria, per la Polizia Penitenziaria, W la Polizia Penitenziaria!

 

 


Scritto da: Roberto Martinelli
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Commenti Commenti dei lettori

n. 11


Lunga l opinione, ma eccellente nei fatti. Povera Polizia Penitenziaria! Non si sa di che morte ci vogliono far morire.

Di  Michele  (inviato il 10/04/2018 @ 16:56:37)


n. 10


Vi ricordate la frase pochi maledetti e subito, l'onorevole Maurizia Gasparri aveva ragione quando invitava i sindacati di non firmare il contratto.
Adesso volete manifestare sul nulla , voi sindacati avete firmato un contratto proponendo la frase dei pochi maledetti e subito. Ebbene tutt'oggi di quei pochi maledetti e subito resta l'amaro .
Siamo sempre un passo indietro da tutti e così sarà per sempre finché avremmo dei sindacati che permettono la perdita di 9 anni di blocchi stipendiali senza recupero dei 9 anni trascurando chi andato in pensione e stato sacrificato nel nome dei pochi maledetti e subito

Di  Pensionato 2015  (inviato il 10/04/2018 @ 12:11:29)


n. 9


Già usufruisco della causa di servizio per gastrite....oggi leggendo questo articolo,mi è venuta l’ulcera. Chiederò i danni al collega Martinelli.....ahahahahahahahaha

Di  Frank  (inviato il 10/04/2018 @ 08:52:07)


n. 8


Tutte chiacchiere finché staranno al loro posto i direttori padroni e via via al prap e dap saranno solo chiacchiere che consentono un degno sfogo a parte della Pol Pen in questo spazio che il SAPPE gentilmente ci congede.
Se dovete dire no a direttori e comandanti fatelo a muso duro. Questa è l'unica strada altrimenti diventeremo un Corpo di sole femminucce (con tutto il rispetto per le donne).

Di  Mico Vibo  (inviato il 10/04/2018 @ 07:27:15)


n. 7


Condivido tutto quello che è stato scritto dalla collega. Il problema è sempre il solito: siamo militari gestiti da civile che, spesso, neppure ci sopportano. Per questo si sarebbe dovuto realizzare una direzione generale del corpo nel ministero della giustizia tutte le competenze del corpo tutto dagli stipendi agli armamenti alle divise alla formazione tutto deve fare il capo questa direzione generale dove sono uomini in divisa programmano.

Di  Carmine  (inviato il 09/04/2018 @ 19:41:07)


n. 6


R.per Anto . Per prima cosa condivido con Anto .
Chiedere la presenza fissa di almeno di un ispettore per ogni turno è un bene per tutti oltre che un essenziale punto di riferimento e sicurezza .
La domanda è perché direttori comandanti non prevedono la presenza H 24 di almeno un ispettore. Si spera almeno i sindacati riflettano intervenendo .
Buon lavoro

Di  Anonimo  (inviato il 09/04/2018 @ 19:19:10)


n. 5


Condivido...Dovrebbero esserci i sottufficiali, negli istituti in tutti i turni, come esiste il comandante di stazione o vice, in una caserma di c.c. che è un sottufficiale e sono presenti uno la mattina e uno il pomeriggio in tutte le caserme che vai, al massimo trovi un brigadiere però sempre sottufficiale è o no, nella Polizia di Stato e nella Guardia di Finanza, IDEM, che ne dite non è così? Devono montare sempre e cmq i sottufficiali, h24!

Di  Anto  (inviato il 09/04/2018 @ 17:02:17)


n. 4


Condivido l'articolo e purtroppo credo sia necessario intervenire in ogni singolo istituto penitenziario affinché il comando alla sorveglianza generale venga affidato esclusivamente al ruolo ispettori su tutti i turni delle 24 ore .
La presenza dell'ispettore oggi è essenziale e garanzia per tutti

Di  Anonimo  (inviato il 09/04/2018 @ 12:24:28)


n. 3


Condivido tutto quello che è stato scritto dalla collega. Il problema è sempre il solito: siamo militari gestiti da civile che, spesso, neppure ci sopportano. Per questo si sarebbe dovuto realizzare una direzione generale del corpo nel ministero della giustizia tutte le competenze del corpo tutto dagli stipendi agli armamenti alle divise alla formazione tutto deve fare il capo questa direzione generale dove sono uomini in divisa programmano.

Di  Carmine  (inviato il 09/04/2018 @ 10:04:30)


n. 2


Bravo, condivido tutto quello che hai scritto non ci aiuta molto avere dei dirigenti che non indossano la nostra gloriosa uniforme questi sono i risultati ecco perché ci vorrebbe una direzione generale della polizia penitenziaria al ministero della giustizia che si occupa solo ed esclusivamente ma complessivamente di tutto quello che riguarda il corpo di polizia penitenziaria con i suoi ispettori i suoi funzionari suoi dirigenti

Di  Carmine  (inviato il 09/04/2018 @ 10:00:13)




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