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Sentenza della Cassazione: arresti domiciliari anche se il braccialetto elettronico non è disponibile


Polizia Penitenziaria - Sentenza della Cassazione: arresti domiciliari anche se il braccialetto elettronico non è disponibile

Notizia del 07/07/2016

in Diritto e Diritti

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Scritto da: Redazione

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Corte di cassazione, sentenza 31 maggio 2016, n. 23011. Sì ai domiciliari anche se non è disponibile il braccialetto elettronico. La "ratio" dell'articolo 275 comma 2 -bis del Codice di procedura penale contro l'abuso della custodia in carcere è quella di "evitare ogni inutile contatto con la realtà carceraria a coloro i quali, all'esito del giudizio, non dovranno espiare la pena in carcere".

Accolto il ricorso di sette indagati per resistenza a pubblico ufficiale nei confronti dei quali, in sostituzione della originaria custodia in carcere, era stata disposta la misura meno afflittiva dei domiciliari con il controllo del braccialetto elettronico. Misura che non venne applicata nei tempi previsti per l'indisponibilità del braccialetto. La difesa dei sette indagati ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo, tra l'altro, l'"illegittimità e l'incostituzionalità della condizione apposta alla sostituzione della custodia cautelare in carcere al materiale reperimento di braccialetti".

Il Sole 24 Ore

 

LA SENTENZA DELLA CASSAZIONE SUI BRACCIALETTI ELETTRONICI NEGLI ARRESTI DOMICILIARI

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. IPPOLITO Francesco - Presidente -

Dott. TRONCI Andrea - Consigliere -

Dott. COSTANZO Angelo - Consigliere -

Dott. DE AMICIS Gaetano - Consigliere -

Dott. BASSI Alessandr - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

S.C., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS);

W.K., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS);

So.Wo.Ka., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS);

Wo.Ma.To., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS);

B.M.A., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS);

Be.Ba.Sz., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS);

Bi.Da., nato in (OMISSIS) il (OMISSIS);

avverso l'ordinanza del 23/12/2015 (depositata il 19/01/2015) del Tribunale di Napoli;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. BASSI Alessandra;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. ORSI Luigi, che ha concluso chiedendo che l'ordinanza sia annullata con rinvio;

udito il difensore di fiducia degli imputati, avv. COMI V., in sostituzione dell'avv. PAPA M., il quale ha insistito per l'accoglimento dei ricorsi.

Svolgimento del processo

1. Con l'ordinanza in epigrafe, il Tribunale di Napoli, sezione specializzata del riesame, pronunciandosi all'esito del ricorso per riesame ex art. 309 c.p.p. ha sostituito nei confronti dei ricorrenti la misura della custodia in carcere - originariamente applicata dal Tribunale all'esito della convalida dell'arresto - con quella degli arresti domiciliari, con la forma di controllo del braccialetto elettronico ex art. 275-bis c.p.p., disponendo che l'ordinanza "sia eseguita nei tempi necessari per le verifiche concrete e comunque entro i quattro giorni successivi al suo deposito e, qualora, ragioni tecniche o altri motivi siano ostativi all'attuazione del controllo nella forma disposta, la sostituzione non avrà applicazione e se ne darà comunicazione all'A.G. procedente (Tribunale di Napoli), con ripristino automatico della misura senza necessità di ulteriori procedimenti da parte dell'A.G.".

In conformità con quanto indicato nel dispositivo dell'ordinanza, la sostituzione della misura di maggior rigore con quella degli arresti domiciliari non ha, in effetti, avuto luogo per l'indisponibilità degli strumenti elettronici di controllo, con automatico ripristino - rectius mantenimento - della misura intramuraria.

La misura carceraria è stato successivamente sostituita con gli arresti domiciliari "ordinari", con ordinanza del 3 febbraio 2016 del Tribunale di Napoli.

2. Ricorre avverso l'ordinanza l'Avv. Papa Mario, difensore di fiducia degli indagati, e ne chiede l'annullamento del provvedimento per i seguenti motivi:

2.1. violazione dell'art. 274 disp. att. c.p.p., comma 1, lett. c), art. 125 disp. att. c.p.p. e art. 45 C.E.D.U., per avere il Tribunale desunto la pericolosità sociale degli assistiti da un fatto completamente travisato;

2.2. violazione dell'art. 274 disp. att. c.p.p., comma 1, lett. c), art. 275 disp. att. c.p.p., comma 2, art. 125 disp. att. c.p.p. e art. 45 C.E.D.U., per avere il Tribunale applicato una misura eccessivamente gravosa con una ingiustificata disparità di trattamento rispetto ai tifosi partenopei;

2.3. violazione dell'art. 275-bis c.p.p., per avere il Tribunale - là dove non dava corso all'applicazione della misura degli arresti domiciliari per indisponibilità dei braccialetti elettronici ed applicava la custodia in carcere - sostanzialmente rinnovato in peius la misura cautelare, misura non applicabile essendo stata irrogata agli imputati per il reato di cui all'art. 337 c.p., in relazione al quale è applicata la misura, una pena inferiore ai tre anni di reclusione;

2.4. violazione dell'art. 274 c.p.p., comma 1, lett. c), art. 275 c.p.p., comma 2, e art. 275-bis c.p.p. per illegittimità ed incostituzionalità della condizione apposta alla sostituzione della custodia cautelare in carcere al materiale reperimento di braccialetti;

2.5. violazione dell'art. 274 c.p.p., comma 1, lett. c), artt. 275- bis e 125 c.p.p. e art. 45 C.E.D.U., per avere il Tribunale omesso di motivare in merito all'adeguatezza degli arresti domiciliari tout court, senza braccialetto elettronico.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è fondato per le ragioni di seguito esposte.

2. Mette conto porre in rilievo come il secondo ed il terzo periodo dell'art. 275 c.p.p., comma 2-bis - introdotti con la L. 16 aprile 2016, n. 47 - prevedano che: "salvo quanto previsto dal comma 3 e ferma restando l'applicabilità dell'art. 276 c.p.p., comma 1-ter, e art. 280 c.p.p., comma 3, non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni. Tale disposizione non si applica nei procedimenti per i delitti di cui agli artt. 423-bis, 572, 612-bis e 624-bis c.p., nonchè alla L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 4-bis, e successive modificazioni, e quando, rilevata l'inadeguatezza di ogni altra misura, gli arresti domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi di esecuzione indicati nell'art. 284 c.p.p., comma 1".

3. Secondo tale disposto, salvo le ipotesi eccezionali previste dalla norma e di cui si dirà meglio oltre, il giudice non può applicare la misura della custodia in carcere in tutti i casi in cui, operata una valutazione prognostica, ritenga che, all'esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre anni. La preclusione all'applicazione della misura di maggior rigore è derogata in presenza di specifiche situazioni oggettive o soggettive, id est dipendenti dal titolo di reato e dunque dalla gravità in astratto della fattispecie incriminatrice per la quale sia richiesta l'applicazione del vincolo cautelare, ovvero dalle condizioni del destinatario della misura, in particolare: a) nei casi in cui si proceda per i gravi delitti previsti dal comma 3 del cit. art. 275, in relazione ai quali operano le presunzioni - assolute o relative - di adeguatezza della sola custodia in carcere; b) in caso di violazione delle prescrizioni degli arresti domiciliari ex art. 276 c.p.p., comma 1-ter) o - più in generale - di una qualunque misura cautelare (art. 280 c.p.p., comma 3); c) quando si proceda per i delitti espressamente previsti dal terzo periodo del medesimo articolo; d) qualora, rilevata l'inadeguatezza di ogni altra misura meno afflittiva, gli arresti domiciliari siano impraticabili per indisponibilità di un luogo adeguato.

La norma si raccorda alla disciplina normativa dell'art. 656 c.p.p., alla stregua del quale l'esecuzione della sentenza di condanna a pena detentiva resta sospesa nei confronti di chi debba scontare una pena residua non superiore a tre anni di reclusione, a meno che, come previsto dal comma 9 della stessa disposizione, non si tratti di condannati per delitti di cui agli artt. 423-bis, 572, 612-bis e 624- bis c.p., nonchè alla L. n. 354 del 1975,art. 4-bis, per i quali la condanna deve essere comunque eseguita. La ratio dell'art. 275 c.p.p., comma 2-bis, è dunque quella di evitare ogni inutile contatto con la realtà carceraria a coloro i quali, all'esito del giudizio, non dovranno espiare la pena in carcere.

4. Sulla scorta di tali premesse in diritto, risulta di tutta evidenza l'operatività nel caso di specie della specifica preclusione all'applicazione della misura della custodia in carcere prevista dal citato art. 275 c.p.p., comma 2-bis.

Ed invero, nell'ipotesi in oggetto, i ricorrenti sono stati condannati, a seguito di giudizio direttissimo, in relazione al reato per il quale la misura è stata applicata (ex art. 337 c.p.), ad una pena inferiore ai tre anni, circostanza che rende per tabulas operante la preclusione all'applicazione della misura di maggior rigore, là dove non ricorre nessuna delle condizioni oggettive e soggettive delineate dall'art. 275 c.p.p., comma 2-bis, a deroga a tale regola generale.

Ed invero, la circostanza che siano indisponibili gli apparecchi elettronici ex art. 275-bis c.p.p. non può ritenersi integrare l'ipotesi derogatoria ivi contemplata, secondo la quale "gli arresti domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi di esecuzione indicati nell'art. 284 c.p.p., comma 1".

Risulta, infatti, di tutta evidenza l'ontologica eterogeneità fra la mancanza di un domicilio ove disporre la misura domestica, che appunto deroga alla preclusione all'applicazione della misura intramuraria circostanza ascrivibile all'indagato/imputato, seppure spesso incolpevolmente - e l'indisponibilità degli strumenti di controllo previsti dall'art. 275-bis c.p.p., invece dovuta ad una carenza delle dotazioni della pubblica amministrazione.

5. Il provvedimento impugnato deve pertanto essere annullato senza rinvio nella parte in cui dispone l'applicazione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico e gli imputati devono essere, in conseguenza, sottoposti alla misura degli arresti domiciliari nel luogo dagli stessi indicato ed individuato nell'ordinanza del Tribunale.

6. Gli ulteriori motivi sono assorbiti.

P.Q.M.

Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata nella parte in cui dispone l'applicazione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico con conseguente assegnazione degli indagati agli arresti domiciliari.

Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 626 c.p.p..

Così deciso in Roma, il 6 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 31 maggio 2016

 


Scritto da: Redazione
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Commenti Commenti dei lettori

n. 5


@anonimo
Sarebbe "off topic" parlare qui della questione promozione.

Di  PASQUINO  (inviato il 11/07/2016 @ 07:59:36)


n. 4


La doppia promozione che Orlando e il DAP hanno conferito all''Agente penitenziario di La Spezia, stessa città del Ministro.

Guagliò!.....accà nisciune è fess

Di  anonimo  (inviato il 08/07/2016 @ 20:46:05)


n. 3


Buongiorno Pasquino che ne pensi?

Di  anonimo  (inviato il 07/07/2016 @ 10:00:06)


n. 2


Gli scandali di questi anni, di questi giorni la dicono lunga su ogni tipo di appalto.
Non ho mai visto o sentito dire di dirigenti o politici condannati in via definitiva che stanno in galera fino all'ultimo giorno o condannati ai lavori socialmente utili (tranne qualche rara eccezione).
Se dipendesse da me, li metterei a zappare e raccogliere patate o pomodori dalla mattina alla sera, ma non per conto di una cooperativa sociale (troppo facile), ma esclusivamente con la sola supervisione e gestione con gli uomini del nostro Corpo.
Non ho mai sentito dire nel momento in cui vengono indagati....si sono io....ho fatto questo l'ho ammetto!
La frase più ricorrente invece è la solita, sembra un disco che si ripete: "dimostrerò la mia totale estraneità ai fatti che mi vengono contestati".

Chi può RUBA senza ritegno, in barba alla dignità ed alle relative ricadute sociali.
Qui c'è da rivedere tutto.
Qui c'è da rivedere un'intera normativa e parte della Costituzione.
Dirigenti e politici corrotti dovrebbero sapere che se commettono reati, andranno in galera senza sconti, proprio per il loro posto di prestigio o perchè rappresentano i cittadini.
Ma ciò non avverrà mai, dunque l'Italia è destinata a fallire

Di  Anonimo  (inviato il 07/07/2016 @ 09:18:57)


n. 1


Già il braccialetto elettronico.
I detenuti lo chiamano "il gioiello".
In effetti forse avranno saputo anche loro che l'apparecchietto ci costa fior di milioni di Euro l'anno (che per inciso paghiamo anche noi contribuenti). In Italia circa 100 al giorno.
Con quei soldini pro-"gioiello", potevano fare delle assunzioni e non permettere più a Telecom di continuare ad ingrassare la propria pancia.
La cosa più scandalosa è che per decenni il ricorso al braccialetto elettronico è stato quasi nullo. Ad un tratto la magistratura si è svegliata, ma non aveva fatto i conti con il loro numero di fornitura contrattuale.
Ma cosa volete.....i contratti sono contratti e VANNO RISPETTATI.

Farò come ha fatto mio padre (meno un anno alla pensione), ........vado all'estero anch'io e non torno più

Di  Anonimo  (inviato il 07/07/2016 @ 08:58:34)




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