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Settembre 2009 - settembre 2010 Scambio di esperienze professionali tra il Sappe e il BSBD


Polizia Penitenziaria - Settembre 2009 - settembre 2010 Scambio di esperienze professionali tra il Sappe e il BSBD

Notizia del 28/07/2010

in L'Osservatorio

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Scritto da: Giovanni Battista Durante

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A settembre prossimo una delegazione di appartenenti alla polizia penitenziaria tedesca, aderente al sindacato BSBD, visiterà alcuni istituti di pena italiani, su invito del SAPPE. La visita della delegazione tedesca segue quella fatta dal SAPPE  in Germania a settembre del 2009. Infatti, lo scorso anno, una delegazione della nostra segreteria generale si recò nel Lander del Baden – Wurttemberg, dove visitò gli istituti di Heimsheim, Schwabisch Gmund e Stammheim, diventato famoso per aver ospitato i due terroristi della banda Baader Meinhof, poi suicidatisi proprio in quel carcere.
Per quanto riguarda il personale, quello in divisa, in realtà, non è un vero e proprio corpo di polizia, in quanto non hanno funzioni di polizia, soprattutto all’esterno del carcere. Una volta terminato il servizio non possono neanche portare le armi, non avendone in dotazione, al contrario di quanto avviene in Italia, per il Corpo di Polizia Penitenziaria. In compenso, però, sono pagati molto meglio della Polizia Penitenziaria italiana. Un agente appena assunto guadagna circa 2400 euro al mese e può arrivare fino a 3500/4000 se raggiunge il massimo grado della scala gerarchica. Il reclutamento avviene in ogni singola città. E’ il direttore dell’istituto che emana il bando di concorso ed assume direttamente il personale. E’ lo stesso direttore, insieme alla sua équipe, a valutare la professionalità degli agenti, ai fini della progressione di carriera. Il direttore proviene dalla carriera del magistrati. I magistrati di prima nomina vengono assegnati alla direzione di un carcere per quattro o cinque anni, dopo di che vanno a lavorare in Procura. Ad un certo punto della carriera possono scegliere di tornare a fare il direttore del carcere; se scelgono di farlo la loro carriera prosegue nell’amministrazione penitenziaria. Nelle tre visite che abbiamo fatto ci ha molto colpito, in positivo, il comportamento del direttore. Si è sempre posto davanti alla delegazione, era in possesso delle chiavi dell’istituto ed era lui ad aprire i cancelli. Ogni operatore, anche non appartenente al personale in divisa, è in possesso delle chiavi e si muove liberamente all’interno dell’istituto. 
Per quanto riguarda i detenuti, il 70/80% svolge attività lavorativa retribuita. Per incentivare le imprese, per il primo anno i costi del lavoro sono a carico dello Stato. La retribuzione è inferiore a 2,00 Euro l’ora. Secondo quanto sostengono i dirigenti tedeschi il lavoro penitenziario rende molto meno del lavoro all’esterno (circa il 70% in meno) e, quindi, deve essere remunerato con una retribuzione inferiore, ferma restando la possibilità di assumere anche incarichi di rilievo nelle aziende. Emblematico, a tal proposito, il caso di un detenuto che era diventato manager di un’azienda e guadagnava 12,700 Euro al mese. Sono sempre di più i detenuti con pene brevi, ai quali le autorità tedesche cercano di garantire un futuro, proprio per evitare che tornino a delinquere. In Italia coloro che lavorano, mediamente, sono circa il 10%. 
Ad esempio, nel carcere di Bologna su 1150 detenuti sono circa 110 quelli che lavorano.
In Germania i detenuti non possono cucinare niente in cella, quindi, non hanno neanche le bombolette del gas da poter usare come sostitutivo della droga, al contrario di quanto avviene in Italia. Il Capo del Dipartimento del Lander ha affermato che se facesse una cosa del genere, cioè concedere la bomboletta del gas ai detenuti, lo caccerebbero subito. Inoltre, i detenuti possono spendere solo i soldi che guadagnano, per un massimo di 40 euro al mese, e non possono riceverne da fuori. Ciò, al fine di non creare disparità di trattamento tra coloro che hanno molti soldi e quelli che ne hanno pochi. Questo vale per i condannati, gli imputati possono spendere anche di più. Il servizio mensa, all’interno degli istituti, funziona per i detenuti e per il personale, compreso il direttore, i quali mangiano tutti lo stesso cibo preparato dai detenuti. Si tratta di un piatto unico. Il costo della mensa, per il personale, è di 2,85 euro per ogni pasto.
In Germania puntano molto sul trattamento e sul recupero del detenuto. 
Il lavoro è l’elemento più importante, oltre alle misure alternative alla detenzione. Il percorso che porta il detenuto a lasciare il carcere è graduale: si inizia uscendo in gruppo, con altri detenuti e con accompagnatori, poi da soli, senza altri detenuti, ma accompagnati dal personale, e poi da soli. 
C’è una sezione per semiliberi, dove dormono coloro che lavorano all’esterno. I 4/7 dello stipendio sono disponibili, mentre i 3/7 devono essere risparmiati. Chi non lavora riceve un sussidio di 37 Euro al mese. Lo stipendio di coloro che lavorano, mediamente, non supera i 250 Euro al mese, tranne rare eccezioni. I detenuti pagano l’abbonamento alla televisione e la corrente elettrica. Il lavoro è fonte di guadagno anche per l’istituto; infatti, tutte le strutture penitenziarie hanno un bilancio in attivo, ma la cosa più importante è proprio il fatto che il lavoro è considerato elemento fondamentale per il recupero del detenuto, al contrario di quanto sembra sia avvenuto in America negli ultimi anni. Secondo la tesi di Christie1, negli USA, vi sarebbe stato un vero e proprio fenomeno di ricarcerizzazione, derivante dal progressivo e determinante peso politico del settore, tanto pubblico quanto privato, interessato al business penitenziario, comparto economico in forte espansione che non diversamente da quello militare costituisce oggi una delle lobby  politiche più influenti nelle politiche nazionali ed internazionali.
Quindi, il lavoro penitenziario, in America, rappresenterebbe solo una fonte di guadagno per le imprese pubbliche e private, senza alcuna finalità rieducativa, al punto da indurre le istituzioni ad attuare una politica di carcerizzazione selvaggia e, spesso, indiscriminata che ha portato in carcere più di un milione di persone. Nel carcere di Heimsheim il 70/80% delle celle,  per un totale di circa 300 posti, sono singole. I detenuti non superano i 450, gli agenti sono 110, dei quali 22 donne. Le donne fanno servizio anche nelle sezioni maschili e lavorano insieme ad un collega. 
In Germania ogni detenuto ha diritto ad una cella singola. Obbligo rispetto al quale l’amministrazione tedesca cerca di non sottrarsi. 
Il sovraffollamento, in passato, è stato simile a quello italiano ed è stato risolto con la costruzione di nuove carceri e la ristrutturazione di quelle esistenti. Bisogna evidenziare che la recidiva è molto più bassa rispetto all’Italia, grazie al fatto che il sistema di recupero del detenuto funziona molto meglio. Negli ultimi tempi hanno registrato una diminuzione degli ingressi in carcere, ma non sanno dare una spiegazione di questa inversione di tendenza.
I detenuti fanno anche molto sport. I tedeschi sostengono che devono dissipare le energie, lavoro e sport contribuiscono a mantenere tranquillo il detenuto. Nel carcere di Heimsheim abbiamo visitato la palestra, il campo di calcetto e di basket. Detenuti e agenti, spesso, giocano insieme. „Se giocano insieme è più difficile che possano aggredire il personale» ha spiegato il dirigente della struttura. Forse da noi una cosa del genere sarebbe impensabile. Da quanto sostengono loro tale assunto sarebbe dimostrato dall’assenza di aggressioni al personale.
L’ordinamento penitenziario tedesco prevede l’isolamento che non è considerato una punizione, bensì un momento di riflessione, per far calmare colui che si è reso responsabile di gesti inconsulti. Dura fino a quando il detenuto non ha preso coscienza di ciò che ha fatto ed ha chiarito il proprio comportamento. Può durare 3/4 ore oppure qualche giorno, con gli interventi costanti del medico e dello psicologo.
Il carcere di Schwabisch Gmund è stato il secondo che abbiamo visitato. E’ un carcere femminile, diretto da una donna molto brillante. 
Alla domanda se aderiva a qualche sindacato la direttrice ha risposto: «No! Non aderisco a nessun sindacato perché penso che sia incompatibile con la mia funzione.» 
Da noi, invece, alcuni dirigenti hanno costruito la loro carriera attraverso l’adesione al sindacato, ovvero a qualche partito politico.
Il direttore è responsabile di tutti i servizi e, quindi, di tutta la struttura penitenziaria. 
«Il dirigente è un manager che ha dei dipendenti e deve fare il meglio» ha affermato il dirigente. «Se non c’è senso di appartenenza, consapevolezza, non si può fare niente di buono. I direttori devono anche assumere il personale, fare i concorsi. Tutto il sistema può funzionare se si possono delegare i compiti e se chi ha delle responsabilità è retribuito adeguatamente.»
Dalle parole ai fatti.
Il personale in divisa partecipa molto all’attività di osservazione e formula pareri che vengono tenuti in forte considerazione, per quanto riguarda il comportamento dei detenuti. «Sono loro che stanno a contatto di più con i detenuti, quindi, è giusto che siano ascoltati» ha detto il dirigente.
Il carcere di Schwabisch Gmund è un ex convento ristrutturato e da duecento anni è adibito a struttura penitenziaria. Ci sono 330 detenute, delle quali 200 lavorano, e gli agenti sono 80. C’è un confortevole asilo, dove le detenute che vanno a lavorare lasciano i loro bambini e poi li vanno a riprendere prima di rientrare in cella. L’asilo ospita anche i figli del personale. Quindi, i bambini delle detenute e del personale trascorrono molte ore insieme e socializzano. Anche questa è una cosa che da noi sarebbe impensabile realizzare.
Tutto il personale ha un cerca persone. In caso di emergenza si spinge un pulsante e si comunica con tutto il personale in servizio. E’ possibile individuare chi ha lanciato l’allarme, in modo da andare immediatamente in soccorso.
«Noi lavoriamo secondo criteri di economia: quanti detenuti hai impiegato, quanto hai guadagnato. La nostra struttura ha mediamente un attivo di 80 mila euro l’anno.»
Per quanto riguarda la sicurezza all’interno della struttura, il dirigente ha affermato che «la sicurezza aumenta se ci sono buoni rapporti con i detenuti. E’ necessaria la giusta distanza e vicinanza con il detenuto.»
Il terzo ed ultimo istituto che abbiamo visitato è stato il carcere di massima sicurezza di Stammheim, dove ci sono poco più di 700 detenuti e 200 agenti. I posti di lavoro sono circa 250. E’un carcere di massima sicurezza, dove, negli anni ’80, venivano richiusi soprattutto i terroristi. Negli ultimi 5 anni ci sono stati 2 suicidi; i tentativi sono abbastanza frequenti. In tutto il Lander, dove ci sono 8000 detenuti, i suicidi, mediamente, sono 8/14 all’anno.
 
1 Christie N., Crime Control As Industry: Towards Gulags Wester Style, London, Routledge, 1994.
 

 


Scritto da: Giovanni Battista Durante
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