Febbraio 2017
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Sicurezza e Legalità il Convegno di Cairo Montenotte


Polizia Penitenziaria - Sicurezza e Legalità il Convegno di Cairo Montenotte

Notizia del 29/10/2010

in Il Commento

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Scritto da: Roberto Martinelli

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Venerdì sera 8 ottobre la città di Cairo Montenotte ha ospitato un Convegno-dibattito sul tema, sempre molto attuale, della sicurezza e della legalità nel territorio ligure.  

Organizzato dal Comune di Cairo in collaborazione con il SAPPE , il Convegno si è tenuto nell’incantevole cornice del Teatro Palazzo di Città ed ha visto la partecipazione di qualificati relatori, parlamentari ed amministratori locali e regionali. 
Sono infatti intervenuti il senatore Giorgio Bornacin (del PdL), gli onorevoli Gabriella Mondello (UdC), Giovanni Paladini (IdV) e Guido Bonino (Lega Nord Padania), la vice presidente della Regione Liguria ed assessore alla Infrastrutture Marylin Fusco, il capogruppo del PdL in Regione Matteo Rosso, il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Salamone, il sindaco cairese Fulvio Briano, il segretario generale del SAPPE  Donato Capece. 
Chi scrive ha partecipato nella veste provvisoria di responsabile regionale SAPPE per la Liguria mentre il professore Renzo Cirio ha moderato il convegno. 
La concomitante partita di calcio della Nazionale italiana con l’Irlanda non ha comunque scoraggiato i numerosi cittadini e gli ospiti intervenuti: tra questi ultimi, i direttori della Scuola di Formazione del Personale di Cairo Montenotte, i direttori delle carceri di Genova Marassi e Sanremo, i Commissari Comandanti dei Reparti di Cairo Montenotte, Genova Marassi, Genova Pontedecimo e Imperia, i rappresentati delle altre Forze di Polizia ed una folta rappresentanza delle segreterie sindacali SAPPE  del Piemonte, di Sanremo, Savona, Genova Marassi e Cairo. 
L’ampio dibattito ha fornito importanti spunti di confronto. Il sindaco Briano ha messo in luce il solido e costruttivo legame tra la Scuola di Polizia e la Comunità cairese mentre il Provveditore Salamone ha efficacemente sottolineato gli impegni dell’Amministrazione penitenziaria sui temi della sicurezza e della legalità. 
La vice presidente e assessore regionale Fusco ed il consigliere regionale Rosso hanno messo in evidenza quanto può fare la Regione su questi argomenti, anche riservando una particolare attenzione a tutti gli Operatori del Comparto e delineando un nuovo percorso operativo dell’Osservatorio regionale costituito anni fa proprio per monitorare lo stato della sicurezza. 
L’onorevole Mondello ha parlato della contraddittorietà del Governo su questi argomenti, visto che se per un verso rivendica più sicurezza per i cittadini, dall’altro però taglia le risorse finanziarie ed umane destinate proprio al Comparto Sicurezza. 
L’onorevole Paladini, sostituto commissario della Polizia di Stato imprestato alla politica, ha sottolineato l’importanza che su legalità e sicurezza per i cittadini si possa e si debba trovare soluzioni quanto più condivise per il bene della gente e del Paese.
Il senatore Bornacin, che ha messo in luce quanto il Governo Berlusconi ha fatto in materia di contrasto alla criminalità (sia essa comune che organizzata), ha condiviso la necessità che al settore della sicurezza e di chi in esso opera debbano essere garantiti fondi e uomini ma ha pure sottolineato come la recente crisi economica mondiale ha inevitabilmente condizionato le politiche economiche del Paese e dell’Esecutivo che lo guida. 
Come SAPPE abbiamo posto particolare attenzione alla questione penitenziaria regionale e nazionale, sottolineando l’encomiabile lavoro quotidianamente svolto dalle donne e dagli uomini del Corpo. Sulla realtà ligure, in particolare, ci siamo fatti portatori di una denuncia ed una proposta: non è infatti accettabile avere in Italia un carcere vergognoso come il Sant’Agostino di Savona, indegno per chi ci lavora e per chi sconta una pena (qualcuno addirittura in celle senza finestre!), come altrettanto vergognosi sono i ritardi burocratici del Comune savonese che fino ad oggi nulla ha fatto per sanare tali indecenze. 
Dopo un rimpallo durato oltre vent’anni, oggi sappiamo che non è previsto alcun nuovo carcere per Savona. 
La proposta allora la facciamo noi: è possibile realizzare un nuovo carcere nella Valbormida, in tempi estremamente brevi, con costi contenuti ed avvalendosi di manodopera locale. 
Si costruisca un carcere secondo il sistema modulare, vale a dire un edificio con grandi capacità di resistenza agli agenti atmosferici, agli attacchi chimici o ad altri processi deteriorativi, che può essere sopraelevato senza particolari misure strutturali e con costi competitivi e tempi di esecuzione estremamente rapidi.  Si tratta di edifici con 600 posti letto costruibili in quattro mesi, avvalendosi di manodopera del posto, con un costo inferiore ai 20 milioni di euro, e posti in opera in soli 7 mesi. 
Perché non provarci? Il carcere di Savona è infatti del tutto in antitesi con il dettato costituzionale della rieducazione del detenuto ed espone gli agenti di Polizia penitenziaria a condizioni di lavoro gravose e a rischio. 
Costruito per ospitare 36 posti letto, il Sant’Agostino ospita in media oltre 80 detenuti controllati da Agenti di Polizia Penitenziaria carenti in organico di 15 unità. E sulla nostra proposta al Convegno di Cairo è da registrare l’ampia disponibilità a ragionarci espressa dai politici presenti. Vedremo e vi daremo conto di cosa poi questo concretamente produrrà. Un’analisi più ampia sulle politiche della sicurezza del Paese evidenzia che essa è indispensabile e propedeutica a quel concetto di libertà sancito dalla Costituzione, che non può essere mai disatteso e tanto meno ignorato. 
Ciò che la gente chiede è maggiore sicurezza, ma è importante riuscire a gestire questi problemi senza lasciarsi travolgere dall’onda emotiva, senza assumere iniziative che possono, alla fine, risultare poco efficaci. 
Sicurezza non vuol dire solo carcere, pena detentiva a tutti i costi. 
Noi riteniamo che non tutti i reati possono e devono essere puniti con la detenzione, non solo per l’incapacità delle nostre strutture di tenere in carcere tutti gli autori dei reati che vengono commessi, ma anche e soprattutto perché la detenzione, a volte, potrebbe non essere significativa. 
Riteniamo, quindi, che il carcere debba essere la sanzione da applicare a coloro che commettono gravi reati, ma rispetto al carcere bisogna trovare delle misure alternative, in aggiunta a quelle che già sono previste nel nostro ordinamento. Se il carcere è, in larga misura, destinato a raccogliere il disagio sociale, è evidente come la società dei reclusi non possa che essere lo specchio della società degli uomini liberi. 
Non può, infatti, disgiungersi la sicurezza dalla esecuzione della pena, compito precipuo della Polizia Penitenziaria. 
Servono riforme che garantiscano la certezza della pena, perché il carcere non può essere il solo e unico deterrente; serve limitare il sovraffollamento, mediante il potenziamento dell’area penale esterna, vale a dire incentivando le misure alternative. 
E’ di assoluto rilievo un’analisi delle prospettive di riforma del sistema delle pene: la stragrande maggioranza dei detenuti sono in custodia cautelare e pochissimi in esecuzione di pena, recidiva il 46% di coloro che entrano in carcere e solo il 18% di coloro che sono posti agli arresti o in detenzione domiciliare. 
Se questi dati vengono valutati congiuntamente al collasso del sistema carcerario, in cui è opportuno ricordare che circa il 50% dei presenti è con lo stato giuridico di imputato (sia esso in attesa di giudizio, appellante o ricorrente), è evidente che la riforma più volte annunciata è sempre più urgente. 
Per il bene del Paese e la sicurezza dei cittadini. 

Scritto da: Roberto Martinelli
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