Novembre 2016
  Scarica il file .pdf del numero della Rivista Novembre 2016  
  Archivio riviste    
Significativa sproporzione tra il giudizio e l''entità dei fatti: Poliziotto penitenziario vince ricorso contro sanzione disciplinare


Polizia Penitenziaria - Significativa sproporzione tra il giudizio e l''entità dei fatti: Poliziotto penitenziario vince ricorso contro sanzione disciplinare

Notizia del 07/04/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 1123 volte)

Scritto da: Redazione

 Stampa questo articolo


REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 36 del 2014, proposto da:

-OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Vincenzo Lo Votrico, con domicilio eletto presso l'avv. Giacomo Leonardo Purrazzo in Catania, corso delle Province 15;

contro

Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato di Catania, presso i cui uffici è domiciliato in Catania, Via Vecchia Ognina, 149;

Ministero della Giustizia - Dipart. Amm. Penitenziaria  - Provveditorato Reg. per la Sicilia - Palermo, non costituito;

per l'annullamento

del decreto numero 58/13 del 5 novembre 2013, notificato il 14 novembre 2013, emesso dal Dipart. Amm.  Penitenziaria  - Provveditorato Reg. per la Sicilia, con il quale sono state irrogate al ricorrente le sanzioni disciplinari della pena pecuniaria nella misura di 5/30 di una mensilità e della deplorazione, ai sensi dell'articolo 4, p.1, lett.n, del D.Lgs. 30 ottobre 1992 n. 449;

della delibera adottata dal Consiglio regionale di disciplina il 3 ottobre 2013, di proposta delle sanzioni disciplinari;

di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale, nonché

per il risarcimento

di tutti danni patrimoniali patiti dal ricorrente a causa del procedimento disciplinare.

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 marzo 2016 la dott.ssa Maria Stella Boscarino e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo

Con il ricorso introduttivo del presente giudizio, tempestivamente notificato il 23 dicembre 2013 e depositato il 9 gennaio 2014, il ricorrente, sovrintendente di polizia  penitenziaria , dopo aver enumerato una serie di riconoscimenti conseguiti nei trent'anni di attività lavorativa, e dato conto di alcuni episodi spiacevoli conseguenti alla militanza sindacale, espone che nell'ottobre 2009 precedenti frizioni con il superiore gerarchico, ispettore -OMISSIS- culminavano in un diverbio occasionato dalle operazioni di perquisizione nell'ambito delle attività quotidiane da svolgersi all'interno della casa circondariale di -OMISSIS- ove il signor -OMISSIS- prestava servizio.

In particolare, l'8 maggio 2013 al ricorrente veniva contestato che, in qualità di preposto interno in servizio dalle 8 del mattino, chiedeva al superiore gerarchico, ispettore -OMISSIS- quali attività dovesse svolgere; alla risposta del coordinatore della sorveglianza che gli indicava la conta dei detenuti e le perquisizioni, il ricorrente rispondeva che la perquisizione non era di propria competenza e non sapeva come farla; alle insistenze del coordinatore, il ricorrente rispondeva con la frase "-OMISSIS-?-OMISSIS-".

A tale contestazione faceva seguito il procedimento disciplinare che culminava con l'irrogazione delle sanzioni della pena pecuniaria e della deplorazione indicate in epigrafe.

Il ricorrente, attribuendo il proprio atteggiamento e la risposta (che avevano originato il procedimento disciplinare) ad uno stato di malessere psico-fisico conseguente all'aggressività del proprio superiore, oltre che all'illegittimità della disposizione impartitagli, non rientrante nella sfera delle proprie mansioni, con il ricorso introduttivo del presente giudizio impugnava gli atti in epigrafe, lamentandone l'illegittimità sotto svariati profili:

con il primo motivo di ricorso il ricorrente deduceva che la sanzione pecuniaria (inflittagli per avere negligentemente disatteso le disposizioni impartitegli dal superiore gerarchico) era priva di alcun supporto normativo, in considerazione del fatto che il regolamento interno della casa circondariale di -OMISSIS- approvato con D.M. del 7 febbraio 2007, all'articolo 24 comma 1 stabilisce che le perquisizioni sono eseguite secondo un piano riservato stabilito dal direttore e predisposto, giornalmente, dal comandante di reparto: sicché, legittimamente il ricorrente aveva chiesto disposizioni al proprio superiore, dovendosi considerare altresì che, secondo gli obblighi imposti dall'ordine di servizio numero 15 dell'11 febbraio 2013, tra le proprie mansioni rientrava solo l'assistenza alle varie perquisizioni, in particolar modo quella mattinale: conseguentemente, al ricorrente spettava unicamente assistere alla perquisizione che i superiori avrebbero dovuto disporre ed eseguire.

Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente lamentava l'illegittimità della sanzione della deplorazione, comminata a causa della frase, ritenuta arrogante e sprezzante, in presenza del superiore -OMISSIS-; al riguardo, il ricorrente deduceva che la frase ritenuta offensiva era stata determinata dai precedenti contrasti con il superiore e dallo stato di malessere psico-fisico del ricorrente, esasperato dall'atteggiamento illegittimo del suo superiore.

Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente lamentava la violazione della circolare ministeriale numero 3635/6085 del 13 aprile 2012, essendosi disattesi i criteri della proporzionalità e gradualità, nel comminare le gravi sanzioni di cui all'atto impugnato, anziché la più lieve censura, la quale punisce, tra l'altro, anche il contegno scorretto verso i superiori e la negligenza in servizio.

Con il quarto motivo il ricorrente lamentava eccesso di potere per travisamento dei fatti posti a fondamento del provvedimento impugnato, con riferimento alla ricostruzione fondata, tra l'altro, sulle dichiarazioni raccolte dal proprio superiore nonché dall'ispettore -OMISSIS-; ma con riferimento a quest'ultimo (il quale, unitamente all'ispettore -OMISSIS- aveva testimoniato che il ricorrente avesse proferito la frase "cosa devo fare ", mentre invece, a suo dire, egli aveva chiesto "dove devo effettuare la perquisizione "), il ricorrente ne argomentava l'inattendibilità, in quanto egli non era stato presente ai fatti, come ricostruibile attraverso l'esame dei registri del personale, di cui chiedeva l'acquisizione.

Con il quinto motivo, il ricorrente lamentava la violazione dell'articolo 10 del D.Lgs. n. 449 del 1992, sotto tre distinti profili: anzitutto perché il superiore, avendo rilevato l'infrazione disciplinare, avrebbe dovuto limitarsi ad informativa dei fatti, anziché svolgere attività propriamente istruttoria, come era accaduto; sotto un secondo profilo, il ricorrente lamentava che illegittimamente il proprio superiore lo aveva richiamato in presenza di un collega e facendo riferimento a fatti precedenti e risalenti nel tempo; sotto un terzo profilo, attraverso la qualificazione normativa del fatto, il proprio superiore aveva suggerito anche la tipologia di sanzioni da applicare.

Con il sesto motivo di ricorso il ricorrente lamentava la violazione dell'articolo 16 del D.Lgs. n. 449 del 1992, in quanto, pur avendo egli presentato, nella fase istruttoria, una memoria con documenti, il Presidente del Consiglio di disciplina, anziché darne lettura, aveva invitato il ricorrente a renderne una concisa esposizione.

Il ricorrente concludeva chiedendo l'annullamento degli atti ed il risarcimento dei danni arrecatigli dalla perdita delle indennità per i mesi in cui egli era stato costretto ad assentarsi dal servizio per motivi di salute, compromessa dall'illegittima azione disciplinare.

Con ordinanza presidenziale numero 1671/2014 del 6 giugno 2014 veniva disposta l'acquisizione di una relazione da parte dell'Amministrazione nonché del tabulato della timbratura di entrata ed uscita del giorno 19 marzo 2013 dell'ispettore -OMISSIS- (non disponibile al momento della notifica del ricorso a causa di un guasto).

L'Amministrazione trasmetteva, il 7 ottobre 2014, una relazione con allegati documenti; in particolare, data l'impossibilità di fornire il tabulato informatico di entrate- uscite del giorno 16 marzo 2013 a causa di perdurante guasto all'orologio marcatempo, i movimenti dell'ispettore -OMISSIS- venivano rilevati dal registro di portineria.

Il 10.2.2016 il Ministero depositava una memoria, contestando la versione offerta dal ricorrente, ritenuta inverosimile e non coincidente con quella evincibile dalle relazioni degli ispettori -OMISSIS- e -OMISSIS- e controdeducendo alle censure di cui in ricorso.

In particolare, l'Amm.ne eccepiva, quanto al primo motivo, che nel contesto carcerario è necessario uno spirito di collaborazione ed iniziativa che richiede un ruolo fattivo; quanto al secondo motivo, che la contestazione disciplinare aveva individuato con esattezza e precisione la condotta ritenuta disciplinarmente rilevante ed il provvedimento sanzionatorio aveva considerato tutte le circostanti attenuanti, i precedenti disciplinari e di servizio, la qualifica e l'anzianità di servizio, che nel caso specifico erano stati valutati come indici di maggiore gravità della condotta posta in essere.

Quanto al terzo motivo di ricorso, osservava che il ricorrente aveva già riportato due sanzioni, sia pure minori, per cui la terza sanzione non poteva essere sempre quella minore, anche per la gravità dei fatti contestati.

Al quarto motivo di ricorso, l'Amministrazione opponeva le risultanze delle relazioni dei colleghi che erano stati presenti ai fatti.

Quanto al quinto motivo, l'Amministrazione eccepiva che la fase accertativa è pur sempre prodromica a quella propriamente istruttoria, e comunque l'indicazione della fattispecie ipotizzata dal relazionante, seppure non conforme al dettato normativo, non comporta alcuna conseguenza in termini di validità né del procedimento né del provvedimento conclusivo.

Quanto al sesto motivo, il Ministero ne eccepiva l'infondatezza alla luce delle risultanze del verbale della seduta, dal quale si evinceva che il ricorrente aveva potuto ampiamente esercitare il proprio diritto di difesa, allegando al verbale stesso la memoria all'uopo predisposta.

In merito alla domanda risarcitoria, l'Amministrazione deduceva la carenza dei presupposti e di prova.

Il ricorrente, in vista dell'udienza di merito, ha presentato una memoria ed una replica, insistendo, in particolare, sull'inattendibilità della relazione dell'ispettore -OMISSIS- e sui profili risarcitori.

Infine, all'udienza pubblica del 23.3.2016, esaurita la trattazione orale, il ricorso è stato trattenuto in decisione.

Motivi della decisione

I. Preliminarmente, il Collegio ritiene che la causa sia matura per la decisione, anche alla luce degli atti acquisiti a seguito dell' ordinanza presidenziale istruttoria di cui nelle premesse di fatto, risultando ultroneo qualunque ulteriore approfondimento istruttorio, anche di tipo testimoniale, per come chiesto da parte ricorrente.

II. Per ragioni di ordine logico devono essere presi in esame i motivi di ricorso relativi alla fase di avvio del procedimento disciplinare nonché alla fase istruttoria, dal cui eventuale accoglimento deriverebbe il travolgimento del provvedimento finale.

L'esame della documentazione in atti, tuttavia, consente di ritenere infondati i motivi quinto e sesto del ricorso introduttivo.

Quanto alle doglianze contenute nel quinto motivo di ricorso, si deve premettere che, effettivamente, secondo la giurisprudenza, l'art. 10, D.Lgs. n. 449 del 1992 (contenente la determinazione delle sanzioni disciplinari per il personale del Corpo di polizia  penitenziaria  e per la regolamentazione dei relativi procedimenti, a norma dell'art. 21, comma 1, della L. 15 dicembre 1990, n. 395), nel disciplinare la fase in cui viene rilevata l'infrazione da un superiore gerarchico, esclude che il rapporto redatto dal superiore gerarchico che ha rilevato l'infrazione possa contenere una proposta in ordine alla specie e all'entità della sanzione da irrogare, onde evitare che un soggetto diverso da quello competente ad irrogare la sanzione possa procedere ad una qualificazione giuridica dell'addebito, influenzando potenzialmente l'esito del procedimento disciplinare (tra le tante, T.A.R. Lombardia, sez. III di Milano, 10/09/2013, n. 2113).

Nel caso specifico, tuttavia, non risulta che il superiore gerarchico sia incorso in tale illegittimità, in quanto il rapporto indirizzato al comandante del reparto in data 19 marzo 2013 si limita a descrivere i fatti avvenuti, mentre la contestazione inoltrata in pari data al ricorrente, oltre a descrivere i fatti, si limita ad indicare che detto comportamento ha comportato un contegno scorretto verso il superiore e negligenza sull'impiego del personale in servizio.

Come si vede, in nessuno degli atti in questione viene contenuta alcuna precisa indicazione circa la specie e l'entità della sanzione; per converso, non può ritenersi precluso al superiore di dare una pur minima indicazione sul perché il comportamento del dipendente lo esponga a un possibile procedimento disciplinare, diversamente la contestazione di addebiti rimarrebbe priva di alcuna utilità.

Risulta parimenti insussistente la lamentata violazione circa la commistione tra l'attività di raccolta degli elementi utili a valutare la fondatezza dell'addebito disciplinare e l'attività istruttoria vera e propria, dal momento che dall'esame degli atti risulta semplicemente che l'ispettore -OMISSIS- abbia autonomamente inoltrato al comandante del reparto una nota con la quale ha dato conto dei fatti avvenuti, per come a sua conoscenza.

Quanto al richiamo avvenuto in presenza di altre persone, lo stesso non ha avuto alcun riflesso sul successivo procedimento disciplinare incardinato a carico del ricorrente, semmai quest'ultimo avrebbe potuto segnalare ai superiori il comportamento -eventualmente valutabile disciplinarmente- dell'organo che aveva proceduto a rilevare la sanzione.

III. Risulta parimenti infondato il sesto motivo di ricorso; in primo luogo, l'esame del verbale della seduta del Consiglio regionale di disciplina del 3 ottobre 2013, prodotto dall'Amministrazione resistente, non conferma la prospettazione dei fatti rappresentata dal ricorrente (secondo il quale egli avrebbe ripetutamente insistito, insieme con il proprio legale, affinché venisse data lettura della memoria presentata in tale sede, ma il Presidente avrebbe, in violazione dell'articolo 16 del D.Lgs. n. 449 del 1992, respinto la richiesta, con grave compromissione del diritto alla difesa).

Dall'esame del verbale, risulta, infatti, che il Presidente diede la parola al difensore, che il ricorrente chiese di allegare un'ulteriore memoria difensiva, che tale richiesta venne autorizzata, che l'interessato venne invitato ad una concisa esposizione della memoria, cosa che egli fece, che di seguito prese la parola la difesa e che a fine esposizione l'incolpato chiese il proscioglimento per i motivi riportati nella memoria difensiva, parte integrante della delibera.

Ma anche a prescindere dalla discrasia tra la ricostruzione dei fatti di cui in ricorso e quanto verbalizzato, il Collegio deve rilevare che, allorquando, come nella fattispecie , risultino raggiunti gli scopi che si prefigge l'art. 16 delD.Lgs. n. 449 del 1992, vale a dire la garanzia del diritto di difesa , l'invocata materiale lettura integrale, da parte del presidente, della memoria dell'interessato (pur acquisita agli atti e succintamente riassunta dallo stesso) costituirebbe adempimento superfluo e soltanto formalistico e, dunque, non può ritenersi requisito essenziale di legittimità del procedimento (analogamente, viene affermato il principio in questione, sebbene con riferimento all'articolo 16 comma 4 della medesima disposizione, da T.A.R. Lazio, sez. I Roma, 11/09/2009, n. 8584).

IV. Può quindi passarsi all'esame dei primi tre motivi di ricorso, che risultano fondati, nei termini di cui infra.

Quanto al primo motivo, al ricorrente è stata inflitta la sanzione disciplinare della pena pecuniaria ai sensi dell'articolo 3.2, lettera f), che fa riferimento alla " grave negligenza in servizio"; si contesta al ricorrente di aver negligentemente disatteso una disposizione legittimamente impartitegli dal superiore gerarchico, con modalità sostanzialmente censorie.

Invero, l'Amministrazione, come lamentato dalla ricorrente, ha del tutto disatteso la circostanza che l'ordine in questione era illegittimo, alla stregua dell'ordine di servizio numero 15 dell'11 febbraio 2013, con il quale il Direttore della casa circondariale di -OMISSIS- aveva disposto che il personale di polizia  penitenziaria  con il compito di preposto interno dovesse (limitarsi a) coadiuvare il coordinatore del reparto detentivo, suo più diretto superiore, dal quale ricevere le direttive, e, in particolare, assistere alle varie perquisizioni, in particolar modo quella mattinale.

Risulta pertanto fondata la tesi del ricorrente circa l'illegittimità della disposizione impartitagli la mattina in questione dal proprio diretto superiore, volta ad attribuire al ricorrente la competenza circa la decisione delle perquisizioni dei locali che, invece, il coordinatore avrebbe dovuto disporre.

La prospettazione del ricorrente viene sostanzialmente ammessa dall'Amministrazione (si veda la relazione trasmessa il 7 ottobre 2014, ove, a pagina 4, si da atto del non potersi disconoscere il tenore letterale delle disposizioni richiamate dal ricorrente nel primo motivo di ricorso), la quale eccepisce, però, che il contesto carcerario richieda uno spirito di collaborazione e di iniziativa che comporta un ruolo fattivo.

Ma tali argomentazioni, con riferimento alla fattispecie specifica, non possono essere condivise, in considerazione del fatto che nessun evento eccezionale risulta invocato dall'Amministrazione a giustificazione del sovvertimento delle regole di riparto delle competenze da essa stessa formalizzate, oltretutto poco tempo prima dei fatti; in altri termini, nessuna particolare emergenza o situazione particolare risulta addotta alla quale avrebbe dovuto sopperire il ricorrente, mediante un'iniziativa che avrebbe, peraltro, comportato il prevaricare le competenze di altro funzionario, il quale per di più si trovava presente in servizio.

Oltretutto, le perquisizioni di cui all' ord. penit., sebbene rientranti nel sacrificio della libertà personale derivante dallo stato detentivo, devono comunque essere eseguite nel rispetto dei diritti del detenuto, tra i quali rientra certamente il rispetto delle competenze stabilite dall'Amm.ne con atti di carattere generale.

Quindi, correttamente, il ricorrente ha invitato il superiore ad attenersi al riparto delle competenze chiaramente indicato in un ordine di servizio, oltretutto di recente emanazione.

Sotto tale profilo, devono essere altresì disattese le argomentazioni contenute negli atti dell'istruttoria, e d'altra parte giustamente abbandonate dalle difese dell'Amministrazione, con particolare riferimento alla relazione del funzionario istruttore, il quale riporta uno stralcio della relazione del comandante di reparto secondo il quale nessun ordine di servizio sarebbe mai stato adottato per la disciplina delle perquisizioni mattutine, ma sarebbe sempre stata vigente una consuetudine tramandata negli anni e impartita verbalmente che avrebbe demandato al preposto interno del turno 8/16 di ogni giorno la scelta della stanza in cui effettuare la perquisizione giornaliera: ammesso che tale consuetudine sia stato effettivamente vigente, resta il fatto che un recente ordine di servizio scritto di segno opposto e dal tenore inequivocabile non poteva che prevalere su qualunque differente difforme prassi tramandata in precedenza oralmente.

Conclusivamente, si conferma l'illegittimità dell'ordine impartito al ricorrente, e, conseguentemente, risulta irrilevante approfondire se quest'ultimo abbia chiesto al superiore cosa fare (come sostenuto dall'Amministrazione nel corso del procedimento disciplinare e nel provvedimento conclusivo) o dove andare (come sostenuto dal ricorrente), in quanto, in ogni caso, alla stregua dell'ordine di servizio il militare avrebbe dovuto semplicemente assistere ad una perquisizione disposta, organizzata ed eseguita da altri. Per cui la richiesta su cosa fare e su dove andare non risulta sconveniente né provocatoria e nemmeno inutilmente polemica, ed in definitiva non rappresenta di per sé una scorrettezza, apprezzabile disciplinarmente.

Ne consegue l'illegittimità della sanzione comminata, per come dedotto con il primo motivo di ricorso.

V. Risultano parimenti fondati i motivi di ricorso secondo e terzo, nei limiti di cui infra.

Occorre premettere che la frase sconveniente proferita dal ricorrente risulta non contestata dallo stesso, di guisa che appare irrilevante approfondire ulteriormente se al fatto abbia effettivamente o meno assistito l'ispettore -OMISSIS- (sebbene l'Amministrazione avrebbe dovuto, opportunamente, verificare la rilevanza delle discrasie evidenziate dal ricorrente circa la presenza o meno del testimone ai fatti, tuttavia ai fini della decisione del presente ricorso se ne può prescindere).

Ciò detto, pur non potendosi sminuire la rilevanza disciplinare della reazione del ricorrente (che appare obiettivamente impropria e non giustificabile invocando uno stato di alterazione determinato dall'illegittimità dell'ordine impartitogli, dall'insistenza del superiore e dall'irritazione e disagio ingenerati da precedenti alterchi, atteso che da un dipendente del corpo di polizia  penitenziaria, proprio per la delicatezza delle funzioni svolte all'interno di un ambiente del tutto particolare, è lecito attendersi completa padronanza dei nervi e capacità di controllo delle proprie istanze istintuali, anche a fronte di situazioni di emergenza), rimane il fatto che l'Amministrazione non ha in alcun modo tenuto presente che il ricorrente aveva reagito ad un ordine illegittimo, di guisa che la sanzione comminata non appare proporzionata al complessivo contesto nel quale si sono svolti i fatti.

Infatti, gli artt. 1 e ss del D.Lgs. n. 449 del 1992 prevedono che l'appartenente al Corpo di Polizia Peniteniaria che viola i doveri specifici e generici del servizio e della disciplina indicati dalla legge, dai regolamenti o conseguenti alla emanazione di un ordine, commette infrazione disciplinare ed è soggetto all'applicazione, con provvedimento motivato, di sanzioni disciplinari, graduate, in ragione del fatto commesso, in censura, pena pecuniaria, deplorazione, sospensione dal servizio e destituzione.

Ebbene, se l'illegittimità dell'ordine impartito dal superiore gerarchico vale a rendere meno disdicevole il comportamento tenuto, lo stesso non vale a eliderne del tutto il disvalore sotto il profilo disciplinare, trattandosi di reazione evidentemente eccessiva e scorretta.

Tuttavia, come lamentato dal ricorrente, tale comportamento avrebbe potuto più appropriatamente essere valutato in relazione a più lievi sanzioni .

In particolare, ricordato che la censura è una dichiarazione di biasimo con la quale sono punite: a) le lievi trasgressioni; b) la negligenza in servizio; c) la mancanza di correttezza nel comportamento; d) il disordine della divisa o l'uso promiscuo di capi di vestiario della divisa con altri non pertinenti alla stessa; e) il contegno comunque scorretto verso superiori, pari qualifica, dipendenti, pubblico, l'Amministrazione avrebbe dovuto valutare tutte le circostanze del caso, ivi incluso l'illegittimità dell'ordine impartito dal superiore gerarchico, ai fini dell'inquadramento di una sanzione proporzionata ai fatti contestati.

In altri termini, da un canto non può ammettersi che il comportamento inappropriato del superiore gerarchico costituisca causa di giustificazione di ogni tipo di infrazione alle regole di comportamento; infatti, nello svolgimento dei delicati ed impegnativi compiti di istituto (che, tra l'altro, implicano significative assunzioni di rischio e impongono il possesso di adeguate capacità di reazione in situazioni critiche), connessi a contesti ordinamentali ove vige una disciplina comportamentale più rigorosa, quali quelli assoggettati ad un regolamento di disciplina (come avviene per i corpi militari), il dipendente deve mantenere un comportamento consono alla funzione rivestita. È, dunque, legittima la valutazione disciplinare di un comportamento irriguardoso.

Tuttavia, pur trattandosi di una mancanza certamente biasimevole, la stessa avrebbe dovuto essere sanzionata con una misura disciplinare meno rigorosa.

Nella scelta della sanzione emerge una significativa sproporzione tra il giudizio e l'entità dei fatti, non trattandosi di comportamenti di marcata gravità, e dovendo assumere specifico rilievo la circostanza che il superiore gerarchico aveva insistentemente preteso una prestazione di servizi in palese violazione delle regole di settore, di modo che il giudizio della p.a. risulta incoerente con la reale consistenza dell'episodio; si evidenzia, altresì, come lamentato dal ricorrente, un'inadeguata motivazione tra il tipo di infrazione alle regole di comportamento contestato e la sanzione applicata

Pertanto, risulta illegittima anche tale parte del provvedimento, che deve quindi essere annullato.

Conclusivamente, il ricorso, nella parte impugnatoria, deve essere accolto.

VI. La domanda di risarcimento danni deve invece essere respinta.

Occorre premettere che, per giurisprudenza assolutamente pacifica, l'accertamento in sede giurisdizionale dell'illegittimità di un provvedimento amministrativo costituisce presupposto necessario ma non sufficiente per la configurazione di una responsabilità, costituendo ulteriore passaggio necessario l'accertamento della ricorrenza dell'elemento soggettivo e la prova dell'esistenza di un danno; ne discende che l'azione di risarcimento danni implica la valutazione dell'elemento psicologico della colpa, alla luce dei vizi che inficiano il provvedimento stesso e della gravità delle violazioni imputabili all'amministrazione, non essendo il risarcimento una conseguenza automatica della pronuncia giurisdizionale (tra le più recenti, T.A.R. Puglia, sez. I di Lecce, 11/02/2016, n. 298).

La responsabilità può e dev'essere negata quando l'indagine presupposta conduca al riconoscimento dell'errore scusabile per la sussistenza di contrasti giurisprudenziali, per l'incertezza del quadro normativo di riferimento o per la complessità della situazione di fatto.

Poiché quindi il risarcimento del danno derivante da provvedimento amministrativo è subordinato alla prova da parte del danneggiato di tutti gli elementi costituitivi dell'illecito contemplati dall'art. 2043 c.c., il Collegio ritiene vada in proposito valorizzata la circostanza che, come sopra evidenziato, il comportamento del ricorrente meritava comunque una sanzione disciplinare.

Tale circostanza è idonea ad interrompere il nesso causale e d'altra parte non potendosi rimproverare all'Amministrazione quel dolo o colpa grave necessari ai fini del riconoscimento del risarcimento, in presenza di una situazione di fatto che avrebbe comunque dovuto condurre all'avvio di un procedimento disciplinare.

Tanto è sufficiente a determinare il rigetto della domanda, ciò che esime il Collegio dal farsi carico delle eccezioni in punto di prova sollevate dalla Difesa Erariale.

VII. La fondatezza solo parziale del ricorso giustifica l'integrale compensazione delle spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia sezione staccata di Catania (Sezione Terza)

definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie, nei sensi e limiti di cui in motivazione, e per l'effetto annulla gli atti impugnati.

Respinge la domanda di risarcimento dei danni.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare il ricorrente e gli altri soggetti indicati con il cognome.

Così deciso in Catania nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Gabriella Guzzardi, Presidente

Maria Stella Boscarino, Consigliere, Estensore

Francesco Mulieri, Referendario


Scritto da: Redazione
(Leggi tutti gli articoli di Redazione)

Fermare l'immunità dei Dirigenti del DAP. Cosa può fare la Polizia Penitenziaria? Fermare l'immunitá dei Dirigenti del DAP. Cosa può fare la Polizia Penitenziaria?




 

Ultime Notizie Le ultime foto pubblicate
Agente Penitenziario si spara in bocca con pistola d''ordinanza mentre era in sala di attesa dell''ospedale. E'' in coma
Santi Consolo: senza la Magistratura di Sorveglianza potremmo spostare tutte le madri detenute in pochi giorni
Indagini nel carcere di Padova per capire chi ne ha disposto il declassamento da detenuti alta sicurezza a detenuti comuni
La nuova Legge che obbliga i Poliziotti a riferire ai propri superiori le indagini giudiziarie
In arrivo un bando di gara per la fornitura di circa diecimila braccialetti elettronici
Dal carcere di Padova detenuto gestiva traffico di droga in Sicilia con computer e pizzini
Comune di Catanzaro denuncia il DAP per 242 mila euro di risarcimento
Intimidazione ad Agente penitenziario: incendiata la sua auto a Rosolini


La Polizia Penitenziaria in una foto", il primo album fotografico della Polizia Penitenziaria creato dagli appartenenti alla Polizia Penitenziaria stessa!

 Foto della Polizia Penitenziaria Inviaci le tue!

Più di 1.300 ricevute in un anno!

 


Commenti Commenti dei lettori
Nessun commento trovato.



Scrivi un commento Scrivi un commento

Testo (max 1000 caratteri)

Nome

Link (Visibile a tutti)


Email (Visibile solo dall'amministratore)


Salva i miei dati per futuri commenti

Ricevi in email la notifica di nuovi commenti

I commenti sono moderati. Il tuo commento sarà visibile solo quando approvato.
Il seguente campo NON deve essere compilato.



Disclaimer
L'indirizzo IP del mittente viene registrato, in ogni caso si raccomanda la buona educazione.

23.23.54.109


Pagina Facebook di Polizia Penitenziaria

Email Polizia Penitenziaria. Richiedila gratis o a pagamento




Tutti gli Articoli
1 Le tristi notti del poliziotto penitenziario cinquantenne

2 In ricordo di Roberto Pelati, ex atleta del Gruppo Sportivo Fiamme Azzurre colpito da una grave malattia e scomparso prematuramente

3 Un lutto improvviso: ci lascia Andrea Accettone, collega, segretario, come un fratello

4 I veri nemici della Polizia Penitenziaria

5 Tre buoni motivi per cui la Polizia Penitenziaria non può essere sciolta come la Forestale

6 Poliziotti penitenziari che lavorano negli uffici: pochi, troppi o adeguati?

7 Come mi mancano gli Agenti di Custodia … allora non c’erano suicidi tra di noi … perché?

8 La protesta dei poliziotti di Rebibbia e gli starnuti del RE

9 Razionalizzazione del personale: pure quello informatico però

10 La sanzione disciplinare nei confronti del poliziotto penitenziario





Tutti gli Articoli
1 Assunzioni in Polizia Penitenziaria e scorrimento graduatorie: Governo rifiuta gli emendamenti Ferraresi (M5S)

2 Quindici colpi di pistola contro il Poliziotto penitenziario: le prime indagini dei Carabinieri

3 Informativa DAP: ai mujaheddin kosovari è arrivato ordine di attaccare l''Italia

4 Polizia Penitenziaria e Carabinieri arrestano due persone pronti a sparare e con targhe contraffatte

5 Morì sotto il furgone della Polizia Penitenziaria: per la Procura responsabili autista e gli operai del cantiere

6 La nuova Legge che obbliga i Poliziotti a riferire ai propri superiori le indagini giudiziarie

7 Detenuto in permesso premio sequestra, rapina e violenta una ragazza in un ufficio pubblico

8 Sparatoria tra Poliziotto penitenziario e macedone: lite scoppiata per motivi sentimentali

9 Dal carcere di Padova detenuto gestiva traffico di droga in Sicilia con computer e pizzini

10 Cinque posti da procuratore DNA a Roma: concorrono anche Alfonso Sabella, Francesco Cascini e Calogero Piscitello


  Cerca per Regione