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Solo gli angeli non hanno sesso: considerazioni sul tema della sessualità in regime detentivo


Polizia Penitenziaria - Solo gli angeli non hanno sesso: considerazioni sul tema della sessualità in regime detentivo

Notizia del 12/01/2015

in Il Dibattito

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Uno dei luoghi comuni sulla psicoanalisi è che gli psicoanalisti sono "fissati" con il sesso. Può anche essere. Quello che mi pare inconfutabile è che né chi scrive, cioè io, né chi sta leggendo queste righe, cioè tu, avremmo potuto esistere se i nostri genitori non si fossero amati, incontrandosi sessualmente, tanti anni fa (purtroppo, tanti). Quindi parliamone.

Siamo in uno Stato di Diritto, ma a chi è detenuto è negata la sessualità. A me questo pare a dir poco sconcertante.

A nessuno verrebbe in mente di negare cibo a chi è in carcere, o acqua da bere, o aria da respirare. Il sesso, sì. Come se fosse un optional, come i sedili in pelle dell'automobile.

C'è qualcosa di strano in tutto questo.

Si potrebbe pensare che il problema sia di difficile soluzione. Siamo perfettamente d'accordo. Però non si può spiegare tutto con la considerazione precedente: lo scarso dibattito sull'argomento, la pressoché totale assenza di confronto, celano motivazioni più profonde, che vanno portate alla luce, rese evidenti agli occhi di tutti, per poterle superare, in modo che la detenzione recuperi l'unico significato che ha, cioè la privazione della libertà per chi è colpevole di reati.

Chi è colpevole di reati deve essere privato della libertà di muoversi nello spazio. Non può più decidere di andare dove vuole, come faceva quando rispettava le leggi dello Stato. E il dolore dell'immobilità può servire, da un lato a pensarci bene prima di compiere reati, dall'altro a crescere e a maturare comportamenti sani e non disadattivi.

Come pena, mi sembra più che sufficiente!

Ma perché infliggere con la negazione della sessualità una ulteriore pena a questa pena?

E perché infliggere una pena a chi è legato sentimentalmente e affettivamente a chi è detenuto? Perché deve essere punito chi ama colui o colei che compie un reato?

Mi paiono interrogativi legittimi.

So perfettamente che c'è una parte di opinione pubblica che, piena zeppa di luoghi comuni, banalità, ignoranza e sadismo dice che le carceri italiane hanno tutte le comodità di un Club Mediterranée, e che sarebbe l'ora di smetterla e che, magari, fa il tifo per la pena di morte.

Non sanno quello che dicono. Basterebbe loro una mezza giornata di detenzione per veder radicalmente cambiate le loro opinioni. Ma non è carino augurarglielo.

Eppure io credo fermamente che se riuscissimo a restituire il diritto all'espressione sessuale a chi è detenuto, ne trarrebbe beneficio sia l'interessato (ovviamente), che la società tutta. Mi spiego: l'umanizzazione della pena, iniziata dalla legge "Gozzini" in poi, ha giovato ai detenuti e allo Stato; il sistema premiale ha indiscutibilmente alleviato le tensioni, interne ed esterne, i regimi alternativi hanno mostrato con evidenza la robustezza delle istituzioni (solo chi è debole fa il forte con i deboli). Le ridottissime percentuali di detenuti che hanno usato male, usano o useranno male le misure alternative (4%) non devono essere sufficienti a far fare retromarcia.

Permettere di mantenere, anche attraverso l'incontro sessuale, i rapporti significativi con i partner sarebbe innanzitutto umanizzare la pena, ridurrebbe le tensioni interne dei singoli, creerebbe una miglior vivibilità all'interno del carcere, minimizzerebbe le difficoltà di reinserimento psicologico e sociale al termine del periodo detentivo.

Andrebbe quindi organizzato. Con serietà. Senza moralismi. E senza falsi pudori: dove sta il pudore quando, per motivi purtroppo più che legittimi si fanno esplorazioni rettali a chi rientra dai permessi?

Andrebbero individuati spazi adeguati, riservati, sicuri ma protetti, con un servizio di vigilanza composto da personale altamente professionalizzato che sia in grado di coniugare la sicurezza con la riservatezza e che abbia ben chiaro il ruolo difficile che è chiamato a svolgere.

Si dirà che in questo modo si toglie la spontaneità di cui la sessualità ha bisogno. È vero. Ma non esistono, a mio parere, altre strade. E spesso il meglio che si può fare è solo il meno peggio. Parliamone. Possibilmente senza scherzarci su, perché è un problema su cui c'è poco da scherzare.

di Roberto Sbrana (psicologo Casa Circondariale La Spezia e docente Università Genova)

 


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Commenti Commenti dei lettori

n. 9


Questo poi nelle prigioni ci mancava, già con la sorveglianza delle sezioni aperte, potremmo veramente fare concorrenza alla trasmissione televisiva del grane fratello o l'isola dei famosi. Però resta da chiedersi chi farà da guardone alle coppiette detenuti? Perché i Poliziotti Penitenziari certamente non si presteranno a fare anche da guardoni. Spero che questo sia una bufala ideata dallo psicologo della Casa Circondariale di La Spezia e docente Università di Genova, e che resta solo una polpetta esternata la come l'allora Capo del DAP Dottor COIRO. Cordiali Saluti
CRISPINO da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 21/01/2015 @ 14:50:11)


n. 8


NO COMMENT!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Di  Frank  (inviato il 16/01/2015 @ 13:26:55)


n. 7


Per la Polizia Penitenziaria potrebbe anche andare bene, ma solo se in quei momenti tutto sia controllato dallo stesso Psicologo considerato che si tratta di un momento terapeutico.
Che ne pensa dott. Sbrana?
Se qualcuno ha problemi di impotenza o si sente GIU' avrebbe diritto anche al viagra?
E per gli omosessuali/lesbiche qual'è la sua ricetta?
Al di la di tutto questo il problema è molto più complicato di quanto pensa.
Probabilmente sarebbe meglio coltivare gli orti....

Di  Antonio  (inviato il 15/01/2015 @ 10:04:54)


n. 6


Egregio Dott. Sbrana, secondo lei lo Stato sarebbe forte con i deboli ? Ne consegue che i detenutii sarebbero deboli, no Dott. Sbrana , nella sua pur rispettabilissima opinione non mi trova assolutamente d'accordo, per me i deboli sono le persone che si alzano alle 5 del mattino , fanno una dura giornata di lavoro e rientrano a casa la sera per 1000 euro al mese, i disoccupati, i vecchi indifesi, i malati e le tante altre categorie di persone che vivono in povertà ma non fanno male a nessuno. Coloro i quali hanno fatto della violenza il loro pane quotidiano, non sono assolutamente deboli, vanno chiamati con il loro nome : delinquenti. Con ciò non intendo venir meno a ciò che recita l'art. 27 della Costituzione , ci mancherebbe.
Era solo una puntualizzazione, per la sua proposta riguardo al sesso in carcere, non stà a me dare pareri in merito, non ne ho le competenze, noto però che se in carcere si stà cosi male non si dovrebbe fare il delinquente di professione, errare è umano per carità, perseverare e qualcos'altro......
Cordialmente

Di  cairo 74°  (inviato il 14/01/2015 @ 11:42:12)


n. 5


Io, pensate, ho perso pure tempo a leggere questa grandissima s........, pure il rispettabilissimo Sappe che pubblica queste cose...tra poco delinquere conviene perché si vive meglio da ristretto che da libero. Lo vadano a raccontare a chi ha subito un reato o alle famiglie di chi non è più tra noi vivi.

Di  Pepppe  (inviato il 13/01/2015 @ 20:14:54)


n. 4


Tustuni, approvo e condivido tutto quello che hai sacrosantamente espresso.

Di  ROMERO63  (inviato il 12/01/2015 @ 18:55:36)


n. 3


Dimenticavo caro dott. minch...te!
IO NON HO COMMESSO REATI, lavoro e FACCIO ALL' A M O R E molto spesso, vado al mare,in montagna, in bici, in moto, in auto, in motoscafo, faccio la spesa, gioco con i miei figli (li accompagno pure a scuola), compro i dolci la Domenica, vado al Bar con gli amici, parapendio, bagno turno e percorso emozionale con massaggi rilassanti, giro le scuole per i progetti legalità.
Posso fare tutto questo perchè sono O N E S T O!

Di  Tustuni  (inviato il 12/01/2015 @ 15:21:45)


n. 2


Egregio psicologo verrebbe voglia quasi di insultarla, le dirò cosa penso al riguardo in due battute.
Lavoro nelle carceri da quasi trenta anni (e non vedo l'ora di andare via il più presto possibile), prima che queste morbose fantasie diventino realtà. Non so se a lei accade, a me personalmente la gente chiede le cose più disparate, soprattutto coloro che sono state vittime di un reato. Bene, le domande più frequenti sono del tipo...ma stanno bene i detenuti? o alla fine la pena non pesa così tanto...sa con le cose che si sentono dire...sa con le leggi che abbiamo in Italia!
Le confesso caro dottore in minch....te scientifiche che, ci manca solo apprendere di una legge fatta in fretta e furia che permette ai criminali di fare sesso in carcere...
Mi viene il volta stomaco solo a pensarci, penso ai messaggi che la sua opera quotidiana da a coloro i quali si sottopongono al suo autorevole intervento propedeutico, metodologico nei processi cognitivi e soprattutto EMOTIVI. Chissà quanti detenuti hanno pianto durante i suoi incontri di gruppo lamentando la mancanza di libertà sessuale!!!
Ma non mi faccia ridere la prego, se avessi abbastanza soldi per stampare questo articolo, lo farei girare a livello nazionale, soprattutto al Sud Italia ove vengono concentrati i reati più pesanti, per dire alla gente dove si è ridotta questa Italietta.
Dopo Mino Torreggiani, classe 1948 a cui lo Stato Italiano si è dovuto piegare e con esso il risvolto attuale di un'apertura senza precedenti e con esso delle problematiche a livello nazionale che ciò sta creando, ci mancherebbe pure che qualcheduno la stia ad ascoltare e la prenda sul serio, solo perchè utilizza il termine UMANIZZAZIONE della pena.
Minch....saltano proprio i nervi picciotti!!!!!!!!!!!

Di  Tustuni  (inviato il 12/01/2015 @ 15:06:59)


n. 1


Ahahahahaha, ditemi che siamo di scherzi a parte. Si si, inizia oggi su canale 5.

Di  ROMERO63  (inviato il 12/01/2015 @ 13:20:30)




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