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Sopravvitto in carcere: interrogazione parlamentare su pezzi e modalità dei bandi gara


Polizia Penitenziaria - Sopravvitto in carcere: interrogazione parlamentare su pezzi e modalità dei bandi gara

Notizia del 20/05/2015

in Interrogazioni parlamentari

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Scritto da: Redazione

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Interrogazione a risposta in commissione 5-05665
presentato da
LOREFICE Marialucia
testo di
Mercoledì 20 maggio 2015, seduta n. 431

LOREFICE, GRILLO, MANTERO, DI VITA, DALL'OSSO, SILVIA GIORDANO e CECCONI. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che: 
lo Stato garantisce, quotidianamente, ai detenuti delle carceri il cosiddetto «carrello», costituito da colazione, pranzo e cena consegnati direttamente in cella. Secondo la legge il vitto dovrebbe costituire «alimentazione sana e sufficiente, adeguata all'età, al sesso, allo stato di salute, al lavoro, alla stagione, al clima» (art. 9 dell'Ordinamento Penitenziario). In alternativa, i detenuti possono decidere di acquistare i prodotti alimentari (e non) presso il «sopravvitto»; 
il «sopravvitto» è una sorta di negozio interno alle carceri, gestito dalla medesima ditta che fornisce i pasti all'amministrazione carceraria. I prezzi al sopravvitto non sono quelli di uno «spaccio», ma sono di molto superiori a quelli di un normale supermercato. C’è un solo articolo per ogni genere di prodotto, di solito della marca più cara; non vi è alcuna possibilità di avvalersi di prezzi scontati e offerte. È raro trovarvi merce sottomarca in alternativa a quella di marca; 
da anni i detenuti segnalano che i prezzi dei prodotti in vendita al sopravvitto sono troppo alti; 
l'Ordinamento penitenziario recita che i prezzi del sopravvitto vengono stabiliti tenendo conto del supermercato più vicino al luogo in cui è sito l'istituto penitenziario, inoltre, la Circolare DAP 27 aprile 1988 n. 687465 recita: «Si invitano le SS.LL ad eseguire costanti, puntuali e penetranti controlli in ordine al servizio del sopravvitto detenuti. Particolare attenzione dovrà essere posta in merito ai prezzi praticati che (...) andranno confrontati, con le informazioni sui prezzi correnti all'esterno, richiesti mensilmente all'autorità comunale locale, fornendo alla stessa l'elenco dei generi posti in vendita nell'istituto, indicandone per ciascheduno dettagliatamente la qualità ed il tipo, la prezzatura, la marca ed il prezzo». E ancora, la Circolare DAP 21 novembre 1996 n. 638616 recita: «Il tariffario mod. 72 deve essere il più ampio possibile, compatibilmente con le esigenze di ordine e sicurezza dell'Istituto»; 
nessuna azienda è disposta a fornire tre pasti al giorno a meno di tre euro, quindi alla stessa viene affidata anche il sopravvitto perché non lavori «in perdita»; 
questo sistema va avanti dal 1920, anno al quale risale il Regolamento generale per gli stabilimenti carcerari, che disciplina la prestazione congiunta di fornitura pasti e gestione dello spaccio (articolo 1, capitolato d'appalto); 
quattordici sono le ditte che si sono aggiudicate entrambi i servizi nelle 206 carceri italiane, creando un sistema di oligopolio con guadagno doppio e assicurato; 
la «Arturo Berselli & C. Spa», con sede a Milano, si aggiudica appalti dal 1930 e li gestisce direttamente o indirettamente, cioè attraverso società controllare dai membri della famiglia Berselli. La «Arturo Berselli & C. Spa» e le altre società del gruppo non hanno un sito internet, ma hanno sedi operative in molte carceri italiane, pertanto, risulta difficile garantire ad aziende concorrenti gare d'appalto a pari condizioni (vedi allegati «Giustizia: lo strano caso del vitto nelle carceri, dal 1930 l'appalto ha un solo vincitore...»; «La spesa dentro»); 
nel 2003 la Corte dei conti regionale della Lombardia ha rifiutato di vistare le procedure di appalto con cui era stato rinnovato il contratto alla ditta «Arturo Berselli & C.Spa», sostenendo che non fossero state seguite le procedure previste dalla legge, circostanza che ha comportato l'avvio di una procedura di infrazione da parte della Ue. La Corte dei Conti del Veneto e quella dell'Umbria, invece, dopo aver sollevato molti rilievi, alla fine hanno ceduto alle pretese di rinnovo di questi appalti alle stesse ditte e senza gara, pur riconoscendo questa procedura contraria a quanto previsto all'articolo 23 della legge 18 aprile 2005, n. 62, «Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee. Legge comunitaria 2004»; 
l'articolo 23 (Disposizioni in materia di rinnovo dei contratti delle pubbliche amministrazioni per la fornitura di beni e servizi) ha sancito un generale divieto di rinnovazione dei contratti pubblici, ma di fatto nelle carceri rimane inapplicato in seguito all'emanazione del decreto del Ministro della giustizia del 21 luglio 2004, cioè il provvedimento in forza del quale «il contratto oggetto del provvedimento di approvazione in esame è stato sottoposto a particolari misure di sicurezza»; 
nelle motivazioni del provvedimento datato 16 aprile 2008 dalla sezione regionale del Veneto si sottolinea come il ministero abbia persino «ribadito la necessità di affidare vitto e sopravvitto al medesimo soggetto per motivi di efficienza e convenienza, in ragione delle reciproche interazioni tra le due attività e dell'incremento dei costi, sia per l'Amministrazione che per i detenuti, che potrebbe conseguire a una diminuzione del volume dei generi approvvigionati dalle singole imprese affidatarie»; 
la Saep Spa è una società che da anni gestisce gli spacci interni di ben 26 carceri italiane, di cui otto in Lombardia. È una delle tredici società controllate dalla Tarricone holding srl, con sede a Balvano in provincia di Potenza e un giro d'affari anche nel gioco d'azzardo: gestisce due sale bingo, una piattaforma telematica per il poker online e la raccolta di scommesse sportive e ippiche, tutte licenze garantite dallo Stato; 
secondo quanto denunciato, nel suo blog, da Gianfranco Modolo, ex direttore di carteBollate (il giornale dei detenuti di Bollate), le sezioni delle Marche e della Lombardia della Corte dei conti hanno respinto, per ben due volte, tra il 2003 e il 2006 i decreti con i quali i provveditori delle carceri (i Dap regionali) assegnavano alla Saep e anche ad altre ditte gli appalti per le forniture di prodotti alimentari alle carceri delle due regioni. Le ragioni sono da individuare nei vizi di forma e anche di sostanza. Nonostante tutto ciò la Saep Spa continua ad essere un delle principali rifornitrici di prodotti alimentari e non, nelle carceri italiane; 
la Saep spa, fondata nel 2001, in soli tre anni è riuscita ad aggiudicarsi gli spacci interni di 26 carceri diversi in tutta Italia. Nel 2009 è arrivata a servire 29 carceri, tra le quali tutti quelli lucani, nonostante le polemiche per i prezzi praticati per i generi del sopravvitto, risultati in molti casi superiori a quelli dei supermercati vicini agli istituti di pena serviti (vedi allegati «Carcere; Meglio mangiare patate: la strana vicenda della Saep Spa»; «Indagine sugli appalti nelle carceri»; «La spesa dentro»); 
la ditta di Claudio Landucci è presente in tutte le carceri della Liguria, ma è attiva anche in Veneto ed Emilia Romagna (vedi allegato «La spesa dentro»); 
per volontà del ministero della giustizia, gli appalti delle forniture di vitto devono essere effettuati limitando l'ammissione alla gara «alle sole ditte che nel triennio precedente abbiano regolarmente svolto rapporti analoghi con enti pubblici», condizione che, tuttavia, non è piaciuta all'Antitrust, che il 17 giugno 2005, con una segnalazione al ministero, ha chiesto di tenere conto del principio di concorrenza da bilanciare con le esigenze di sicurezza, come stabilito dalla normativa europea (vedi allegato «Carceri, per gli alimenti prezzi alle stelle ai detenuti. E le ditte fanno affari d'oro»); 
come ha comunicato il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap), dal 2007 le opere, i servizi e le forniture destinati alle attività «dell'amministrazione della giustizia», «nei casi in cui sono richieste misure di sicurezza o di segretezza», possono essere eseguiti «in deroga alle disposizioni relative alla pubblicità delle procedure di affidamento dei contratti pubblici» in base al codice degli appalti. Ne consegue che gli importi, i nomi e altri dati sono top-secret. I bandi, realizzati dal ministero della giustizia attraverso i 16 Prap (Provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria) competenti per territorio, possono essere biennali o triennali, a volte anche di un anno solo –: 
se non ritenga opportuno effettuare periodici controlli così da garantire una reale corrispondenza, come da regolamento, tra i prezzi dei prodotti alimentari e non in vendita nei sopravvitti e quelli dei supermercati più vicini ai luoghi in cui gli istituti penitenziari si trovano; 
se non ritenga opportuno garantire ai detenuti la possibilità di poter scegliere tra più articoli per ogni genere di prodotto, con la possibilità di potersi avvalere anche di prezzi scontati, di offerte e di merce sottomarca; 
se non ritenga opportuno rivedere le regole relative ai bandi delle gare d'appalto per la gestione del vitto e sopravvitto nelle carceri, così da garantire una leale concorrenza tra le ditte appaltanti e contrastare il sistema di oligopolio attualmente esistente. (5-05665)


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