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Spirito di appartenenza alla Polizia Penitenziaria? No, spirito di patate!


Polizia Penitenziaria - Spirito di appartenenza alla Polizia Penitenziaria? No, spirito di patate!

Notizia del 21/05/2012

in Orgoglio della Polizia Penitenziaria

(Letto 3475 volte)

Scritto da: Miguel Cervantes

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Prendo spunto dal breve racconto di Klaus Rossi per esprimere il mio parere. 

Il tuo breve racconto è davvero commovente e intenso. 

Non credo, però, che tra di noi, salvo rare eccezioni, aleggi questo spirito di Corpo e questo senso di appartenenza, che ha avuto il signore che hai conosciuto, anche se è stato solo quattro anni nell’Arma.

Piccolo particolare: nonostante i 4 anni nell’Arma, probabilmente era iscritto all’Associazione Nazionale Carabinieri.

Conosco colleghi che una volta andati in pensione dicono: “Non ci passerò mai più dal carcere! Solo se mi chiamano dalla Segreteria e solo per quei pochi minuti…. “, rivelando così un astio verso la struttura, ma in senso lato verso quell’Amministrazione che pur dandogli da mangiare per almeno 30 anni, ha sempre sentito distante e assente.

Conosco pensionati del Corpo che disprezzano l’ANPPE preferendo andare ad iscriversi all’Associazione Nazionale dei Carabinieri, o a quella dei Vigili del Fuoco – Protezione Civile, e poi li vedi con il loro bravo gilet fosforescente davanti le scuole, aiutare i bambini ad attraversare, o agli angoli della villa comunale a vigilare sui ragazzini, indossando sul gilet una scritta che non appartiene al loro passato.

E’ questo il senso di appartenenza? Andare in pensione e poi indossare una casacca con indosso la scritta “Carabinieri”?

Conosco colleghi, ancora in attività che non si riconoscono nel Corpo di Polizia Penitenziaria, o meglio si riconoscono nel Sindacato cui appartengono pur facendo parte di quell’unico Corpo di Polizia Penitenziaria: ragionano con quell’ideologia fortemente marcata che appartiene al sindacato e non al Corpo.

E quindi esistono colleghi della UIL, colleghi della CGIL, colleghi della CISL , colleghi del SAPPe, colleghi dell’OSAPP, colleghi del SINAPPE ... che pur facendo parte del Corpo di Polizia Penitenziaria e dovendo dimostrare spirito di Corpo unitario, attaccamento ai valori del Corpo, preferiscono dimostrare attaccamento alla ideologia caratterizzante il sindacato e pertanto aumentare la conflittualità e la tensione all’interno delle carceri e, salvo qualche rara eccezione come quella di Potenza (dove io Capo DAP, avrei cacciato immediatamente il Provveditore Regionale….ma si sa quella è una corporazione Direttori – Provveditori, tra di loro non si toccano) in cui si vede uno spiraglio di solidarietà sindacale, la regola è quella di seminare odio tra il personale e tutelare, in periferia, solo gli agenti iscritti al proprio sindacato.

Perché i nostri pensionati non hanno il coraggio di camminare con le proprie gambe ed aderire ad un’unica associazione, come ad esempio l’ANPPE?

Perché probabilmente, pur andando in pensione non perdono quel cordone ombelicale che li lega al sindacato e soprattutto al CAF.

Giorni fa intercettai un dialogo su facebook tra due colleghi pensionati che erano diventati amici virtuali,  il pensionato iscritto all’ANPPe chiedeva ingenuamente e senza nessuna malignità all’altro:  “Ma tu non sei ancora iscritto all’ANPPe?” e  l’altro di rimando: “No, io sono UIL!”, confermando con tale risposta (ma poteva essere anche un altro sindacato confederale) la distanza presa dai sindacati di Polizia Penitenziaria da un’Associazione che stenta a decollare soltanto perché fondata da Capece.

Proprio in questo piccolo aneddoto internettiano, si riassume la differenza tra noi e i Carabinieri, tra lo spirito di appartenenza e lo spirito di patate!

Leggi anche: Per amor di Patria! "La divisa ti entra dentro e ti rimane per tutta la vita"

Leggi anche: Unità sindacale: piccoli ma importanti segnali di speranza


Scritto da: Miguel Cervantes
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Commenti Commenti dei lettori

n. 11


La differenza la fanno i vertici....
Lo spirito di Corpo si apprende dai buoni esempi e non lo perdi mai.
Il senso di "appartenenza" ti accompagna per tutta la vita, e on lo dimentichi e lui non si dimentica di te.....
Come in questo caso:

http://www.carabinieri.it/editoria/il-carabiniere/anno-2008/aprile/attualit%C3%A0/ospiti-di-riguardo

Di  PASQUINO  (inviato il 05/06/2016 @ 15:30:13)


n. 10


Ho prestato servizio dal 24 settembre 1953 al 28 febbraio 1961 , sono stato congedato il 1 marzo 1961 per avere contratto matrimonio senza prescritta autorizzazione , perché' allora ci volevano 30 anni di età' per il matrimonio. Ne sono fiero di di avere appartenuto al corpo di agenti di custodia come allora era de emirato . Ho fatto la scuola a Bari , poi Volterra,Pianosa , Milano ed Alessandria . Però ' ho sempre sofferto che secondo me non c'era un'associazione per ex. Ora ho 82 anni se avvro' informazioni per poter partecipare a qualche manifestazione ne sarò' lieto. Grazie

Di  Napoli carlo Piazza Piemonte Melegnano ( Milano  (inviato il 02/06/2016 @ 18:29:50)


n. 9


Personalmente penso che i colleghi (e/o anche gli ex colleghi) si iscrivono a queste altre associazioni di volontariato per farlo... che io sappia ad esempio (ma posso anche sbagliare) nelle zone terremotate dell'Emilia non c'è nessuno della Polizia Penitenziaria o dell'ANPPe nei campi per gli sfollati...

Di  Paolo  (inviato il 30/05/2012 @ 15:44:37)


n. 8


Purtroppo non avete poi tanto torto,anche se da vent'anni sento dire che l'erba del vicino è sempre più verde.Non credo che sia nostra la colpa se ai vertici abbiamo "Dirigenti " che non indossino la divisa come noi e quindi di carcere o di spirito di corpo ne sanno poco....mah che ci volete fare!Andiamo avanti e guardiamo sempre a testa alta,prima o poi qualcuno si accorgerà di noi...
Un saluto a tutti!

Di  Francesco  (inviato il 22/05/2012 @ 13:07:01)


n. 7


ma le tutele per gli ultracinquantenni esistono ancora ?" esenzioni turni notturni e servizi armati". mario 64 ti capisco per esperienza vissuta sulla mia persona.
ass.c.di periferia del profondo sud.mike

Di  Anonimo  (inviato il 21/05/2012 @ 19:48:35)


n. 6


Quello che leggo è tutto vero è giusto, ma io ci metterei anche il fatto che quando noi che lavoriamo in sezione e lo sottolineo, dopo anni di fatiche, turni massacranti, (io personalmente dopo 29 anni faccio ancora la 1 e 2 solo che sono vecchio e fisicamente ne risento )ed abbandonati a noi stessi, in tutto e pertutto, quando arriva la meritata pensione cerchiamo di dimenticare le amarezza subite in tanti anni, e sono tante.Poi aggiungo che i Carabinieri duole dirlo ma sono proprio un'altra cosa, sia per organizzazione che per spirito di corpo, mi spiego meglio. conosco Carabinieri che sono stati in ospedale per operazioni serie, e oltre ai colleghi di reparto faceva visita anche il loro comandante e parlo di colonnelli, da noi se viene qualche collega è tanto, il Direttore o Comandante figurati, magari qualcuno lo fa, ma sono davvero pochi. Negli anni 50 il mio papà si arruolò come ausiliare nei Carabinieri, e fece 3 anni e si congedò, ebbene alla sua morte nel 1988 mi arriva un telegramma di condoglianze dal Comando Generale dell'Arma,( la lunga memoria), e nemmeno a dirlo la mia amministrazione dove facevo servizio al nord, nemmeno un misero telegramma. Penso davvero che la differenza sia anche li. Un caro saluto. mario64

Di  mario64  (inviato il 21/05/2012 @ 18:08:48)


n. 5


Quando sento parlare di spirito di corpo mi vengono in mente i primi anni 80 quando mi sono arruolato.Allora pur nella paura essendo militari e non potendo parlare liberamente e nell'ignoranza in cui ci tenevano e con i clientelismi di sempre si poteva parlare di spirito di corpo, perlomeno in sezione ci difendevamo l'uno con l'altro e remavamo nella stessa direzione. Oggi l'unico scopo sembra essere quello di stare alla larga dalla sezione, passando sopra tutto e tutti, cosi siamo diventati un corpo di egoisti,lavativi e codardi altro che spirito di corpo, non interveniamo in difesa del collega neanche se vediamo che i detenuti lo stanno ammazzando. Non altrettanto però siamo distratti quando si parla di legge 104,pemessi sindacali,distacchi elettorali, permesso studi,astensione facoltativa,cure termali e chi più ne ha più metta. Badate bene che non sono ne un nostalgico ne un militarista anzi sono ben contento che abbiamo ottenuto ciò che abbiamo,dico solo che è ovvio che venga a mancare l'unità in un corpo dove ognuno pensa a realizzare i fatti propri a discapito degli altri. Tanti auguri a tutti, io ho quasi finito, per chi rimane vedo tempi cupi.......

Di  cairo74°  (inviato il 21/05/2012 @ 17:05:46)


n. 4


-- in effetti caro miguel cervantes non hai sbagliato una virgola ------
Il principio attuato dall'Amministrazione è sempre lo stesso " divid et impera " per cui seminare zizzania, mettere uno contro l'altro , conserva invariabilmente il potere sia meramente detto che quello istituzionale .....
Qunato poi alle miriade sigle sindacale del comparto non si comprendono le ragioni attraverso cui in un momento di grave congiuntura economica finanziaria dello Stato si permane ancora a mantenere l'aliquota del 5% per essere rappresentatività............
Se il titolare del dicastero della Funzione Pubblica argomentasse nel Parlamento la situazione dello spreco dei distacchi sindacali in tutte le P.A. allora i tagli avranno una ragione di esistere sia per coerenza e sia per efficienza.....
Basterebbe portare lo sbarramento dell'attuale 5% alla soglia del 10 % , così molti sindacalesi , spariranno, si avrà un tavolo contrattuale certo, efficiente, coerente con gli obiettivi e si avrà una ottimizzazione delle risorse umane in tutte le Amministrazioni.
Poi quanto alle divisioni sindacali è ovvio che ognuno per tirannia porta acqua al suo mulino , ma sulle spalle di chi ??? sempre della massa...............
Sarà una provocazione la mia , ma al tempo attuale non c'è motivazione da parte dei dipendenti pubblici circa impegno e prodttività..........!!

con affetto.

Di  IL CINICO  (inviato il 21/05/2012 @ 15:47:43)


n. 3


concordo al 100%, e piu l'amministrazione sarà assente, più i colleghi non ne vogliono sapere di carcere quando sono fuori dal servizio e/o quando in pensione, il collega farà il minimo indispensabile in servizio, e niente piu, quando un giorno ci sarà qualcuno che dall'alto ci farà sentire un gruppo di cui essere orgogliosi, allora le cose cambieranno, fino a quando le cose spicciole e materiali di base non si trasformeranno per il benessere del personale, tutto ciò non averrà. sigh!

Di  Riccardo  (inviato il 21/05/2012 @ 15:31:13)


n. 2


carissimo miguel, conosco colleghi che ormai disconoscono tutto e tutti , sono convinti di esercitare per proprio conto , dimenticando che siamo dipendenti , li senti parlare e ti cadono le "braccia a terra",pertanto come vuoi che un domani questi si possono riconoscere in un ideale di solidarietà se magari non ne hanno mai avuto o nemmeno sanno di cosa si sta parlando ? L'ANPPE , nasce come associazione rappresentativa del nostro corpo in cui tutti i pensionati si dovrebbero riconoscere , come categoria di appartenenza, e non come tu giustamente dici appartenenza sindacale oppure per il caf che li assiste fiscalmente .questo ancora una volta dimostra che non si è capito niente, almeno in alcune realtà territoriali, ma sicuramente tutto nasce a monte, quello di identificarsi in altro non capendo l'importanza di una associazione di categoria rappresentante della nostra appartenenza, che magari in occasione di qualche manifestazione potrebbe far sfociare in un orgoglio nascosto non vedendo nessuna nostra rappresentanza .
pertanto dico solo W la pol.pen .
ass.c. di periferia del profondo sud

Di  Anonimo  (inviato il 21/05/2012 @ 12:02:31)


n. 1


Bravo Miguel Cervantes. E' proprio così..... purtroppo!

Di  Antonio Loi da Piacenza  (inviato il 21/05/2012 @ 11:55:18)




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