Gennaio 2017
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Statistiche delle carceri in Italia: i polli di Trilussa e i polli del DAP


Polizia Penitenziaria - Statistiche delle carceri in Italia: i polli di Trilussa e i polli del DAP

Notizia del 01/12/2016

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Scritto da: Federico Olivo

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La citazione più famosa a proposito degli errori a cui la statistica può indurre, è la poesia di Trilussa: se in media ad ognuno spetta un pollo all’anno, anche tu che non ne hai avuto nessuno, rientri perfettamente nelle statistiche perché puoi star certo che c’è un’altra persona che ne ha ricevuti due.

Carlo Alberto Salustri, il vero nome di Trilussa, era nato a Roma nel 1871.

A quei tempi un pollo era cosa rara e i dati statistici iniziavano a prendere piede nell’Italia unita. Oggi che i polli costano molto meno e viviamo in mezzo ai numeri, è difficile immaginare che si possa cadere ancora in simili errori di valutazione. Eppure, è proprio quello che succede quando ci si imbatte nei dati delle capienze detentive diffusi dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.

Secondo i dati ufficiali del DAP aggiornati al 30 settembre scorso, nelle carceri italiane ci sono 54.465 persone detenute ospitate nei 49.796 posti detentivi disponibili (ma da altre fonti ministeriali pubbliche, risultano più di 4.000 posti non disponibili). Quindi, a conti fatti, in Italia sono ristrette 4.669 persone in più rispetto ai posti dichiarati disponibili: 54.465 - 49.796 = 4.669 che determinano una percentuale di affollamento delle carceri del 109%.

La percentuale del 109, si badi bene, è quella che viene tirata in ballo ad ogni dichiarazione ufficiale dal Ministro e dal Capo DAP quando vogliono dimostrare che la situazione del sovraffollamento ormai è sotto controllo. “Una situazione stabile” l’ha definita Andrea Orlando.

E invece sta proprio qui l’errore del “pollo” odierno.

Il semplice calcolo aritmetico infatti, avrebbe senso se in Italia avessimo un unico ed enorme carcere da 50mila posti in cui cercassimo di far entrare 55mila detenuti. Invece, di carceri in Italia ne abbiamo 193: alcune piccole, alcune grandi, alcune molto sovraffollate, altre mezze vuote.

Il record di carcere sovraffollato, secondo le rilevazioni di settembre, lo detiene il carcere di Como che ospita 389 persone per 221 posti disponibili (il 176% di affollamento).

Il penitenziario meno affollato invece è la Casa Circondariale di Arezzo: 30 detenuti presenti per 101 posti disponibili (30% di affollamento).

La regione più affollata invece è la Puglia con 3.211 detenuti per 2.347 posti (137% di affollamento), quella con meno problemi di capienze è la Sardegna con 2.127 detenuti per 2.347 posti (81% di affollamento).

A Como e ad Arezzo, in Puglia e in Sardegna, non hanno certo bisogno di rileggere la poesia di Trilussa per capire che i dati del DAP andrebbero presi con le pinze e che, quel dato medio del 109% di affollamento delle carceri italiane non significa nulla, almeno per quelli che vogliono davvero capire qualcosa del sistema penitenziario italiano.

I dati del DAP sono pieni di errori da “pollo”.

Prendiamo per esempio i dati della Regione Toscana: 96% di affollamento con 3.254 detenuti presenti per 3.385 posti dichiarati.

Una situazione ideale, in controtendenza rispetto al dato nazionale. Ma questa sarebbe un’affermazione vera se in Toscana ci fosse in funzione un unico carcere. In Toscana invece ci sono 18 sedi penitenziarie per adulti compresi il carcere meno affollato d’Italia, la Casa Circondariale di Arezzo, e compresi anche Firenze Sollicciano e San Gimignano con il 144% di affollamento ciascuno. Di queste diciotto carceri toscane, ben 9 (il 50%) sono in sovraffollamento - tra parentesi i detenuti in eccesso e la percentuale di affollamento: Firenze “Mario Gozzini” (4 - 104%), Firenze Sollicciano (217 - 144%), Grosseto (10 - 166%), Lucca (35 - 150%), Massa (30 - 117%), Pisa (65 - 130%), Prato (48 - 108%), San Giminiano (104 - 144%), Siena (5 - 108%). Il totale dei detenuti in più rispetto alla capienza di queste carceri è di 518 persone. Sono persone detenute in condizione di sovraffollamento ed equivalgono al 15% dei posti disponibili della Regione Toscana (quindi un affollamento reale del 115%). Un dato sconcertante, che si discosta molto da quel dato di affollamento medio apparente del 96%.

Ma è ancora un dato inesatto, poco rappresentativo della realtà in cui vivono i detenuti e lavorano i poliziotti penitenziari.

Per spiegare meglio questo ennesimo “pollo” nascosto, devo fare un semplice esempio.

Se in un carcere da 100 posti, sono ristrette 150 persone, quante persone vivono in condizione di sovraffollamento?

Solo le 50 in più, oppure tutti e 150? Io penso che in un carcere sovraffollato, tutti quanti subiscono una condizione di sovraffollamento: meno servizi, meno ore a disposizione pro-capite per i colloqui con educatori, psicologi, meno tempo a disposizione per attrezzature, corsi di formazione, spazi fisici, docce.

Quindi, se in Toscana sommiamo tutte le persone presenti in ciascun carcere sovraffollato (non solo i 518 in più), arriviamo alla considerevole cifra di 2.481 persone detenute che vivono in una condizione di sovraffollamento che corrispondono ad oltre il 76% delle persone detenute in Toscana e ad oltre il 73% della capienza detentiva.

Quindi, siamo partiti da una situazione ideale con il 96% di affollamento delle carceri toscane e siamo arrivati a dimostrare come l’affollamento reale della Toscana (senza far entrare nelle statistiche i posti detentivi non utilizzati) è del 115% e di come oltre il 76% delle persone detenute in Toscana vivano in una condizione di sovraffollamento!

E cosa succede se gli stessi calcoli li riportiamo sul dato nazionale? Succede che la situazione peggiora.

In Italia ben 131 carceri sono sovraffollate: il 68% di quelle in funzione. Sommando il numero dei detenuti in più rispetto alle capienze di queste 131 carceri, arriviamo alla cifra di 8.844 detenuti in eccesso che corrispondono a quasi il 18% dei posti detentivi ufficiali.

Applicando la stessa considerazione della Toscana e cioè che tutti i detenuti delle carceri sovraffollate vivono in condizioni difficili, e non solo quelli in eccesso nelle rispettive carceri, si arriva alla somma di 44.419 persone! Stiamo parlando dell’81% del totale della popolazione detenuta e dell’89% rispetto ai posti disponibili nelle carceri.

A conti fatti, se nei conteggi più realistici non prendiamo in considerazione il “pollo” mancante dei posti detentivi non utilizzati (e forse non utilizzabili?), si deve affermare che in Italia, il 30 settembre 2016, c’era una situazione di affollamento delle carceri del 118% e non del 109% come ottimisticamente affermato dai vertici del DAP e del Ministero della Giustizia.

Il dato, oltretutto, è ancora sottodimensionato e questo perché il numero delle capienze detentive dichiarate dal DAP è al “lordo” degli spazi detentivi non disponibili (per lavori di ristrutturazione ed altro). Spazi detentivi che il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non riporta nelle statistiche pubbliche ufficiali, ma che possono essere ricavati da altri dati pubblicati sotto altra forma dal Ministero della Giustizia. Può darsi che i posti non utilizzati, corrispondano ai posti non utilizzabili o forse no, ma questa è un’informazione che il DAP non riporta nelle proprie statistiche ufficiali.

In conclusione, quelli appena presentati sono calcoli e numeri che si discostano un bel po’ dai dati presentati dal DAP ed utilizzati dal Ministero della Giustizia e dai quali, invece, si dovrebbe iniziare a ragionare per migliorare il sistema penitenziario italiano.

Ammesso che si voglia farlo davvero.

 


Scritto da: Federico Olivo
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Commenti Commenti dei lettori

n. 1


Caro Olivo, la tua relazione non fa una piega, numeri e percentuali, da te citati i signori del D.A.P. li conosco bene, ma non li svelano ai quattro venti. Nelle carceri italiane, regna il caos, per un insieme di fattori, che rischiano di implodere. Ma il D.A.P. se ne frega, delle situazioni che giornalmente il personale subisce, a causa di questo immenso casino. Proprio oggi, il Guarda Sigilli, in visita nel carcere Sardo di Sassari, ha commentato di aver visitato un bel carcere, con ampi spazi, e di ottima accoglienza. Peccato, (il giornalista) non chiedeva come si fosse trovato Lui. Bel Commento Ministro....

Di  Piermattia  (inviato il 01/12/2016 @ 16:34:45)




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