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Stranieri in carcere, Sappe: "via dall'Italia con accordi bilaterali"


Polizia Penitenziaria - Stranieri in carcere, Sappe:

Notizia del 14/09/2013

in Attualita

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Scritto da: Redazione

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Intervista al Segretario Nazionale del Sappe Roberto Martinelli: Affari Italiani, 13 settembre 2013 - Leggi l'intervista in formato PDF

"In Italia ci sono 65 mila detenuti, 23 mila sono stranieri. In alcune zone del Nord Italia si arriva anche al 70% del totale, a Padova dell'80%". Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sappe, lancia una proposta in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Non accedono alle misure alternative perché senza fissa dimora e creano tensione, bisogna espellerli e farli tornare nei loro paesi". Per risolvere il sovraffollamento delle carceri il Sappe propone "il rafforzamento delle misure alternative". Pd e Radicali vogliono abolire l'ergastolo: "Non siamo assolutamente d'accordo. Cancellieri? Non può prendere decisioni senza nemmeno consultarci..."

Il Sappe insiste a dire che i detenuti stranieri sono un grave problema. Perché?
Guardi proprio in questi giorni nel carcere di Udine si è verificato un episodio che ha visto protagonisti dei detenuti stranieri che hanno scatenato una rissa nella quale sono rimasti feriti tre agenti di Polizia Penitenziaria. Il detenuto straniero determina problemi non tanto perché è straniero ma perché determina problemi di comunicazione. Spesso sono aggressivi e questo è dovuto in buona parte al fatto che essendo molto sovente senza fissa dimora e appoggi all’esterno non possono accedere a misure alternative al carcere. Vivono la detenzione con molta tensione.

Come si può risolvere il problema?
Il problema è significativo perché stiamo parlando di circa 23 mila detenuti stranieri rispetto ai 65 mila che sono oggi nelle carceri italiane. La media nazionale è del 36-37% ma a livello locale negli istituti del Nord Italia la percentuale aumenta in maniera emblematica e si arriva anche al 60-70%. Addirittura nel carcere di Padova si arriva all’80% di detenuti stranieri. Noi pensiamo che la situazione si possa risolvere in maniera molto semplice, cioè con gli accordi bilaterali che il governo deve fare con i paesi di provenienza per fare in modo che i detenuti scontino la pena nel loro Paese. Marocco, Romania, Albania, Algeria, Tunisia e Nigeria sono le nazionalità più rappresentate in carcere. Servirebbe un accordo almeno con questi paesi. Tra i detenuti stranieri quelli comunitari sono circa il 40% e anche su questi il Sappe ha proposto di valutare la circolarità dei detenuti e cioè fare in modo che gli italiani detenuti nei paesi comunitari possano rientrare da noi e viceversa.

La politica è d’accordo con voi?
Lo stesso Presidente della Repubblica ci ha indirizzato un documento durante una conferenza a Budapest riconoscendo che finora sono stati ottenuti scarsi risultati sul tema. C’è stato però l’impegno sia da parte del capo dello Stato sia da parte del ministro della Giustizia di agire in questo senso e noi auspichiamo che vengano compiuti gli sforzi necessari per risolvere un problema urgente.

Il ministro Cancellieri e Napolitano hanno più volte parlato del sovraffollamento delle carceri. Quanto è grave la situazione?
Il sovraffollamento è un problema oggettivo. Le carceri italiane avrebbero 46 mila posti letto ma c’è costantemente una media di circa 65 mila detenuti. Abbiamo oltre 20 mila persone in più del consentito e tra l’altro buona parte di queste sono persone ancora in attesa di un giudizio definitivo.

In quali modi si può risolvere il problema del sovraffollamento?
Oltre alle espulsioni si potrebbe ad esempio far scontare la pena ai tossicodipendenti fuori dal carcere in centri di recupero. Un altro intervento necessario è il potenziamento delle misure alternative al carcere per reati minori. Non può essere sempre e solo il carcere la risposta. E poi, indipendentemente dal sovraffollamento, sarebbe importante fare in modo che si renda obbligatorio lavorare per tutti i detenuti. Oggi abbiamo una percentuale ancora minima di detenuti che lavorano, tra l’altro prevalentemente in impieghi interni. Stare in cella 20-22 ore al giorno senza fare assolutamente nulla non fa altro che aumentare la tensione che sfocia in risse e azioni di autolesionismo. Il carcere deve preparare i detenuti a rientrare in società seguendo un percorso di legalità. I dati dicono che chi sconta la pena lavorando ha una percentuale di recidiva molto bassa.

Siete d’accordo con Radicali e Pd che vogliono abolire l’ergastolo?
L’ergastolo è una norma che è prevista e che a nostro avviso deve rimanere per alcune tipologie di reati. Non siamo assolutamente d’accordo con la sua abolizione. Non è eliminando l’ergastolo che si rende il carcere più civile.

Con Cancellieri c’è stata qualche frizione sul piano carceri. Com’è il rapporto del Sappe con il ministro?
Noi abbiamo sollecitato in diverse occasioni un incontro con il ministro Cancellieri per individuare insieme le soluzioni per un lavoro complessivo sull’esecuzione della pena. Certo che poi quando sentiamo le dichiarazioni del ministro sul carcere di Pianosa ma anche sul caso Cucchi esterniamo le nostre convinzioni. Fu sbagliato chiudere Pianosa perché era un carcere che ci voleva ma la politica non ci ascoltò. Ora si vuole riaprire una struttura che ha subito l’incuria del tempo mentre vengono soppresse nuove carceri senza sapere quali e come. Nessuno ci comunica niente, senza tenere conto che in quelle carceri ci sono tante persone: detenuti ma anche lavoratori. Così non ci sta bene.

 

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Commenti Commenti dei lettori

n. 1


AVETE PIANAMENTE RAGIONE DEL FATTO CHE SI DEBBA MANDARLI A SCONTARE LA PENA AL PROPRIO PAESE , MA FINCHÉ LU PIGNONE PUBBLICA NON VIENE MESSA AL CORRENTE DI QUESTA GRANDE SOLUZIONE NON SE FA' NIENTE. ALLORA BISOGNEREBBE OGNI TANTO ANDARE SUI GIORNALI, E NELLE TV, IN MODO DA FARE CAPIRE CHE LA SOLUZIONE ESISTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Di  CARE CLAUDIO  (inviato il 19/11/2013 @ 12:42:38)




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