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Stress e burnout professionale.


Polizia Penitenziaria - Stress e burnout professionale.

Notizia del 24/05/2011

in Angolo di Lucy

(Letto 5287 volte)

Scritto da: Lucy

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Dello stress  nella professione si parla da anni:  lunghi orari, straordinari  coatti, esigenze eccessive, pesanti oneri di lavoro creano  squilibrio tra la vita famigliare e la vita lavorativa che diviene vero e proprio disagio occupazionale.

La sindrome di burnout, accertata e studiata da quasi trenta anni, riguarda l’esaurimento emozionale, la spersonalizzazione e la riduzione delle capacità individuali che colpisce chi esercita professioni d’aiuto, nel momento in cui la risposta ai carichi eccessivi di stress diviene inadeguata. Il burnout interessa medici, poliziotti, poliziotti penitenziari, insegnanti, vigili del fuoco, sacerdoti, infermieri, educatori, avvocati, volontari e molte altre figure professionali che sono assillate da una duplice fonte di stress: il proprio stress personale e quello della persona da aiutare.

Le conseguenze di tale sindrome possono essere valutate sia a livello individuale (atteggiamenti negativi verso gli utenti e verso sé stessi, verso il lavoro, la vita, calo dell’impegno, peggioramento delle condizioni personali di vita e di salute) sia a livello organizzativo (diminuzione della performance, aumento del turnover e dell’assenteismo).

La cosa che indigna chi è impegnato nel campo della psicologia, è, che tale sindrome, in tutto questo tempo, non ha avuto nessun riconoscimento istituzionale e sovente i sintomi finali, quelli con cui dobbiamo fare i conti, vengono interpretati come incompetenza, scarsa motivazione o addirittura fragilità psicologica.

I professionisti a rischio dovrebbero essere adeguatamente trattati; le istituzioni dovrebbero affrontare cambiamenti e revisioni nelle misure organizzative e procedurali, migliorando la qualità del lavoro, valutando con maggiore attenzione orari e trattamento economico, ma soprattutto tentando di sviluppare insieme agli stessi lavoratori o a chi li rappresenta, in fase di accordi e contratti collettivi, piani di formazione in materia di igiene, sicurezza e salute sul posto di lavoro.

Per venire fuori dall’appiattimento emozionale e dall’insoddisfazione professionale, il lavoratore deve essere convinto che si può davvero cambiare qualcosa, che  l’equilibrio tra l’interesse di chi lavora e di chi dà lavoro può essere ristabilito.    

Terminando, burnout è un fenomeno molto complesso che prevede un intervento individuale con supporto specialistico di tipo psicologico, che aiuti il soggetto a riconquistare una serena attività professionale e una vita relazionale soddisfacente.

La psichiatria ci insegna che si può garantire la salute del lavoro solo ricercando con consapevolezza le motivazioni del pericoloso e soprattutto dilagante disagio occupazionale dei professionisti dell’aiuto che vanno incontro al burnout.

Lucy


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n. 1



L’argomento è molto interessante, complesso, e oserei dire che moltissimi di noi si potrebbero riconoscere in questa patologia? Date le letture (117) e gli interventi (0?) altrettanti sono, come dire, avulsi alla materia. L’amministrazione ha emanato almeno una circolare sull’argomento, ma come sempre ad oggi risulta carta accatastata negli archivi. Spiace in alcuni casi notare l’immobilità dell’amministrazione anche dietro a specifiche segnalazioni, immobilità che sfibra il lavoratore, che lo costringe a convivere con fattori che probabilmente con poca buona volontà potrebbero facilmente essere preventivamente sanati. Sono perfettamente d’accordo su questo passaggio: ………terminando, burnout è un fenomeno molto complesso che prevede un intervento individuale con supporto specialistico di tipo psicologico, che aiuti il soggetto a riconquistare una serena attività professionale e una vita relazionale soddisfacente. Chiaramente questo aspetto, se veramente istituito, dovrà garantire la massima professionalità, riservatezza e soprattutto tenere sempre presente la mission .

Di  rico massimo  (inviato il 25/05/2011 @ 09:05:28)




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