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Stupratori senza confini


Polizia Penitenziaria - Stupratori senza confini

Notizia del 22/04/2010

in Anche le Formiche nel loro piccolo si incazzano

(Letto 3853 volte)

Scritto da: Aldo Maturo

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Forse per evitare una paralisi delle carceri rumene ed allontanare intuibili proposte da parte dei nostri organi di governo, il  Ministro degli esteri di quel Paese, Diaconescu, ha precisato che un Accordo con l’Italia prevede il rimpatrio dei suoi concittadini, per scontare la pena in Romania, solo se sono stati condannati in via definitiva.  
Se i processi da noi avessero un iter più celere non sarebbero poi così pochi i romeni da spedire in quei carceri visto che loro coprono il 5,71% dei delitti commessi in Italia.  Il 16% dei reati commessi da stranieri porta la firma di un romeno. 
Al 30 giugno 2008 su 20617 detenuti stranieri in carcere, i romeni erano 2828. Nel 2007 a Roma su 3577 stranieri arrestati i rumeni erano 2.689. 
Il binomio stupro=romeno riempie la terribile cronaca di questi ultimi tempi ed allora prima di rassegnarmi all’idea che solo i romeni stuprano ho dato per curiosità uno sguardo al rapporto ONU 2006 sulla violenza per apprendere, con sorpresa, che in 89 dei 192 Stati membri la violenza sessuale non viene punita e anche lì dov’è reato non è detto che si riesca a condannare  chi lo ha commesso.
Uno dei posti al mondo dove la donna è più rispettata e questo reato è meno frequente è l’Indonesia dove la religione islamica invece lascia immaginare una totale soggezione della donna (gli stupri li fanno i loro soldati in guerra, per sfregio o per torturare il nemico) o il Giappone, dove addirittura nella metropolitana, per evitare il fenomeno del palpeggiamento, esistono vagoni “Women only”, solo per donne.
Non è possibile, per problemi di spazio, fare il giro del mondo ma può essere utile guardare cosa succede oltre i confini più vicini a casa nostra, tenendo presente che in Italia l’art.609 bis del codice penale punisce la violenza sessuale con una pena da 5 a 10 anni che diventa da 6 a 12 in presenza di aggravanti, quale ad esempio quella commessa  su minore dei 14 anni.
 
ROMANIA
Secondo  uno studio citato nel rapporto ONU, la Romania resta tra i Paesi europei  quello con l’indice più alto di violenza alle donne, con 2226 casi nel 2003 e 2198 nel 2004. 
La mentalità dell’uomo romeno – salvo che nelle grandi città -  non è cambiata molto e quindi in certi ambienti   caratterizzati da povertà, promiscuità, disoccupazione, consumo esagerato di alcol o stupefacenti  la donna è vista come la proprietà assoluta del capofamiglia. 
Ogni anno in Romania, soprattutto in campagna, migliaia di donne anziane o minorenni vengono stuprate e percosse. La violenza in famiglia è molto diffusa ma le mogli soffrono in silenzio e quelle che osano chiedere il divorzio vengono minacciate di morte, tanto che il più delle volte la polizia è chiamata dai vicini di casa e non dalle dirette interessate.
Il Codice penale romeno, che dopo la caduta di Ceasescu ha abolito l’ergastolo, punisce lo stupro con la reclusione da 3 a 10 anni e, se sussistono le aggravanti, lo stupratore può stare dietro le sbarre anche 20  o 25 anni. 
 
ALBANIA
In alcune zone dell’Albania le tradizioni ancora legittimano la subordinazione della donna all’uomo. 
La violenza familiare, subìta mediamente da una donna su tre da mariti e partners, è considerata normale e tollerata da istituzioni, polizia e apparato giudiziario. 
In questi territori vige ancora la legge del Kanun, un codice di leggi creato intorno al 1400 e trasmesso per secoli, oralmente, di generazioni in generazioni. 
Si tratta di una vera e propria  raccolta delle tradizioni giuridiche e degli usi albanesi di cui determinati strati sociali non riescono a liberarsi.
La legge del Kanun legittima  la vendetta e quando una famiglia subisce un omicidio si deve vendicare su tutti i familiari dell’altra famiglia  entro le prime 24 ore. 
Secondo un articolo di questo codice  il marito ha diritto di consigliare e correggere la moglie, e, quando disprezza le sue parole e i suoi ordini, può bastonarla e legarla. 
Se una donna è stuprata davanti alla famiglia deve suicidarsi per evitare che il disonore ricada sui consanguinei. 
 
FRANCIA
In Francia lo stupro è punito con 15 anni di carcere che diventano 20 se lo stupratore è un parente o una persona che abusa della sua autorità sulla vittima. 
Dal 1990 è riconosciuto anche lo stupro coniugale, intendendosi per stupro qualsiasi atto di penetrazione sessuale, di qualunque natura esso sia, commesso sulla persona attraverso la violenza, l’obbligazione, la minaccia o la sorpresa.
Anche in questo Paese i dati sono allarmanti con 14.000 casi di stupro nel 2005, di cui molti avvenuti nel quartieri periferici, le banlieues, dove si assiste con sempre maggior frequenza al fenomeno degli stupri collettivi.
 
BELGIO
In Belgio il reato di stupro è stato riconosciuto solo nel 1989 e prevede una pena fino a 20 anni di carcere. 
 Secondo il citato rapporto ONU vengono denunciati in media sette casi di violenza al giorno di cui il 50 per cento riguarda donne di oltre 18 anni. 
Quelli conosciuti,  secondo gli addetti ai lavori, sarebbero un terzo di quelli effettivamente consumati. In sede processuale  solo una percentuale di circa il 40% arriva ad una condanna. 
Tre volte su quattro lo stupro viene commesso da persone conosciute e il colpevole va ricercato nell’ambito familiare allargato o sul luogo di lavoro, senza distinzione di ceto o di razza.
 
GERMANIA
Ogni giorno viene violentata più di una ventina di donne. 
Nel 2005 ci sono stati 8.133 stupri, 6.519 violenze sessuali su donne tra i 20 e i 60 anni e 13.962 su bambini. 
E questo in un posto dove solo uno su 20 viene denunziato.
 Il 33,4 per cento degli stupratori stranieri è di origine turca, seguiti dai serbi e dagli italiani.
Le pene vanno da 1 a 10 anni con un minimo di 5 anni se la violenza è stata commessa con armi. E’ considerata naturalmente aggravante  la violenza di gruppo.
 
GRAN BRETAGNA
Secondo le statistiche del Ministero degli Interni inglese le donne stuprate nel 2004-2005 sono state 13.322 cui si aggiungono 19.000 episodi di molestie sessuali. 
La maggioranza delle donne comunque non presenta la denunzia e due terzi di quelle che lo fanno la ritirano prima di arrivare in tribunale. Forse anche per questo il 94 per cento dei colpevoli resta libero.
L’archiviazione è ricorrente se risulta che la vittima e il colpevole già si conoscevano.
RUSSIA
Secondo i dati riportati nel rapporto, il 40% delle donne sposate è soggetta a violenza fisica da parte di mariti ubriachi ma non arrivano al 10% quelle che li denunziano perché è necessario non solo riempire dei questionari dalla polizia ma anche andare in ospedale per farsi fare la certificazione medica.
Nella  maggioranza dei casi  i mariti che violentano o picchiano la propria moglie non vanno incontro ad alcun tipo di persecuzione da parte della legge. Uno dei motivi è che la legge russa non riconosce la violenza domestica come un crimine distinto. 
I mariti non vengono considerati colpevoli e la polizia liquida le denunce come affari interni alla coppia.
E questo in un Paese dove già dal giorno prima dell’8 marzo, Festa della Donna,  non si trova più una rosa neanche a pagarla a peso d’oro perché le donne quel giorno, semel in anno, vengono sommerse di fiori.
 
SVIZZERA
La Svizzera ha la normativa antistupro più severa d’Europa ed è previsto l’ergastolo per criminali sessuomani o violenti, particolarmente pericolosi e refrattari alla terapia.
Dal 2004 la violenza sessuale domestica, all’interno della coppia legalmente riconosciuta o di fatto, eterosessuale o omosessuale, è perseguibile d’ufficio, e non solo in seguito a querela da parte della vittima. 
Questa può abbandonare il tetto coniugale in caso di pericolo così come la Polizia può allontanare da casa il marito per almeno 30 giorni.
Nonostante tale severità nel 2005 ci sono stati 646 stupri.
 
POLONIA
Fino a 10 anni fa lo stupro era considerato un reato secondario, un crimine contro la moralità e addirittura in qualche processo si era valutato se l’atteggiamento provocatorio delle vittime avesse influito sul comportamento del colpevole.
Con l’ingresso in Europa, Varsavia è stata invitata a rivedere la normativa e la pena è stata portata a 12 anni.
Nel 2005 ci sono stati comunque 1987 casi di stupro, considerati dagli osservatori di dieci volte inferiore a quello reale.
Terminiamo qui il giro per constatare che la violenza sulle donne è un fenomeno connesso alla bestialità dell’uomo, l’uomo senza confine perché il crimine non ha bandiere. 
Sapere che 89 Paesi al mondo sui 192 facenti parte dell’ONU non punisce questo reato ci dice che per la donna la dignità e il rispetto sono obiettivi culturali ancora tutti da conquistare.
* Avvocato, già Dirigente 

dell’Amministrazione Penitenziaria 


Scritto da: Aldo Maturo
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