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Suicidi in carcere: ecco la scomoda verità di cui nessuno parla...


Polizia Penitenziaria - Suicidi in carcere: ecco la scomoda verità di cui nessuno parla...

Notizia del 20/11/2012

in I Mulini a Vento

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Scritto da: Enzima

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Ogni volta che un detenuto si suicida in carcere, riprende vita (ormai in modo quasi automatico) la macchina dello sdegno, del dramma, della denuncia ed escono, come le lumache dopo la pioggia, i "professionisti" della denuncia delle "drammatiche condizioni in cui versano i poveri detenuti".

La perdita di una vita umana è sempre, e sicuramente, un fatto che merita la più profonda attenzione e, soprattutto quando avviene in un contesto istituzionale come quello del carcere, merita il massimo scrupolo ed approfondimento. Ma allora, se vogliamo prendere sul serio l'argomento sui suicidi in carcere, spiegatemi perché io questo grafico che segue non l'ho mai visto!

Suicidi in carcere anno 2011

Suicidi un carcere: 63         Tentativi sventati dalla Polzizia Penitenziaria: 1003

 

Nel 2011, il dato oggettivo delle statistiche ufficiali riporta che 63 vite umane (colonna sinistra) sono andate perdute tramite suicidio in carcere. Un'enormità che è stata oggetto di convegni di dibattiti, di circolari del DAP... Ma allora cosa si dovrebbe dire della colonna di destra accanto? Nello stesso 2011 le stesse statistiche ufficiali riportano 1003 tentaitvi di suicidio sventati dalla Polzia Penitenziaria e nessuno dei "professionisti" che scattano come molle quando un tentativo "riesce", si è mai degnato di tirare fuori questa scomoda verità. Ed è una verità scomoda perché in carcere c'è solo un'Istituzione, c'è solo un Corpo che interviene per spostare le statistiche dalla colonna sinistra a quella di destra: la Polizia Penitenziaria!

Un altro grafico. E' quello sulla prioezione a fine anno dei dati statistici sui suicidi in carcere del primo semestre del 2012 che mostra come, a fronte di un aumento dei tentativi di suicidio (e ricordiamoci che sono "tentativi" perché qualche poliziotto penitenziario li ha sventati...), si prevedono meno suicidi effettivamente realizzati. Segno che nonostante le carenze d'organico, del sovraffollamento, dell'esasperazione delle condizioni di vita in carcere, la Polizia Penitenziaria sta addirittura aumentando la propria attenzione. la propria professionalità!

 Suicidi in carcere anno 2012 (proiezione dei dati del primo semestre)

Suicidi un carcere: 50         Tentativi sventati dalla Polzizia Penitenziaria: 1274

  

E allora se si vuole (si vuole?) affrontare in manieria seria, onesta ed oggettiva il fenomeno dei suicidi in carcere, ogni volta che un detenuto si suicida, il "professionista" di turno che grida al dramma dei suicidi in carcere, ha il dovere morale, intellettuale, politico, di presentare tutti e due i dati statistici altrimenti qui si sta facendo solo speculazione sulla morte altrui...

Fino ad ora non ho mai letto un articolo sulla stampa che riportasse tutti e due i dati: e questo è un inganno nei confronti dell'opinione pubblica e, nella migliore delle ipotesi, segno di grave approssimazione da parte del giornalista di turno.

Fino ad ora non ho mai ascoltato un discorso di un nostro Capo del Diparimento, di un nostro Vice Capo, di un Dirigente Generale, di un Direttore di carcere, cha abbia saputo presentare e ponderare i due dati statistici nella stessa occasione: e questo è una grave omissione, ingiustificabile, inqualificabile per chi è al vertice della Polizia Penitenziaria!

Fino ad ora non ho mai visto nessuna Associazione, nessun politico, nessun intellettuale di quei "professionisti del dramma" che nello sbandierare l'ultimo suicidio di turno, abbia mai posto la stessa enfasi sul dato oggettivo dei suicidi in carcere sventati dall Polizia Penitenziaria: e questo allora è proprio un comportamento intellettualmente disonesto che sfrutta per il solo proprio tornaconto di visibilità mediatica, la morte di un individuo.

Chiunque pianga lacrime di coccodrillo per un suicidio in carcere senza presentare il confronto con i suicidi sventati dalla Polizia Penitenziaria è un incompetente e/o uno sciacallo.

Cari colleghi, ogni volta che leggerete interventi di chicchessia che parla del "dramma dei suicidi in carcere", sbattetegli in faccia quasti grafici e siate orgogliosi di appartenere al Corpo di Polizia Penitenziaria e rivendicate con forza la professionalità del Corpo utilizzando anche questi dati incontrovertibili! ... e sappiate distinguere chi è che specula sulle morti altrui senza presentare i dati reali sul fenomeno dei suicidi in carcere.

 


Scritto da: Enzima
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Commenti Commenti dei lettori

n. 8


x eliza
fammi recapitare la tua tesi sono curioso dei tuoi punti di vista oltre che delle tematiche affrontate.ciao

Di  fabrizio  (inviato il 09/12/2012 @ 22:13:51)


n. 7


Eliza, come scriveva l'ass.c. PP il dott. F. Minicozzi i suicidi negli istituti di pena sono sempre in continuo aumento, quindi questi dati andrebbero aggiornati !

Di  Maria  (inviato il 09/12/2012 @ 20:04:59)


n. 6


ecco...non ero a conoscenza di questi dati e ora sono contenta di poterli utilizzare per la mia tesi di laurea.grazie!

Di  Eliza  (inviato il 09/12/2012 @ 15:28:21)


n. 5


I suicidi in carcere da che mondo è mondo sono sempre esistiti. Ovvio che la limitazione della libertà è un fattore incrementante ed è direttamente proporzionale alla complessità emotiva del soggetto detenuto. Tuttavia, quella del sovraffollamento, non può fare da alibi al fenomeno benché grave, benché sia una sconfitta per tutti noi. Certo la pena deve tendere al recupero del condannato e sta all’amm.ne individuare in che termini più o meno intensi, più o meno appropriati, con attività trattamentali, spazi, lavoro, operatori sociali e quant’altro, attuarla. Naturalmente la mia come dire generazione paga lo scotto di anni dove l’aspetto della sicurezza è stato predominante su tutto e l’assetto detentivo aveva una impostazione molto più regolare, molto più lineare, molto meno dinamica. E forse è ancora difficile metabolizzare una certa svolta. E qui la formazione deve fare da padrona. Chi ha una certa anzianità di servizio si renderà conto che stiamo assistendo, seppur fatto passare per innovazione, al ritorno ad una detenzione di circa 30/40 anni fa dove negli istituti pochi erano i detenuti chiusi……..nel tempo rivelatasi poco opportuna. Non scordiamoci anche che alcune norme sia di carattere legislativo sia di carattere come dire gerarchico/funzionali sono ancora lì nella loro interezza e a volte poco si conciliano, se non verbalmente, ripeto se non verbalmente, con quelle che sono ancora le responsabilità individuali attinenti le nostre funzioni. Questo non è sicuramente un aspetto secondario che forse frena ancora il decollo a torto o a ragione di certe dinamiche. Non voglio addentrarmi su aspetti tecnici conosciuti a tutti noi (almeno a chi frequenta i nostri istituti), sui costi, sulle necessità, sulla logistica, ma pretendere o pensare di alleggerire le carceri con provvedimenti che non definiscano in tutto o in parte la linea di demarcazione tra chi delinque e chi no, beh anche questo concetto se permettete è difficile da metabolizzare. Si creerebbero dei circuiti di azioni illegali, scusate la ripetizione, pseudo legalizzati, certamente con un notevole abbassamento dei costi rispetto alla detenzione vera e propria ma con un incremento sul territorio di soggetti che spesso, data la posizione o la condizione sociale, non solo reitererebbero eventuali reati, come peraltro già accade, ma si sentirebbero quasi autorizzati a farlo. La Corte Europea ha condannato più volte il nostro Stato per le condizioni inumane degli istituti penitenziari, ma non scordiamoci che queste condizioni se così fosse potrebbero (nella provocazione il condizionale è d’obbligo) essere prese ad esempio tanto più che in alcuni Paesi democratici ed occidentali vige ancora la pena di morte……..certamente non può essere una scusante. E’ stato fatto un piano emergenza carceri dal Pres. Ionta che sta proseguendo con i suoi tempi, forse lenti, ma che andrà a regime e al quale nessuno vieta di proseguire sulla stessa linea.

Di  isp. rico massimo  (inviato il 23/11/2012 @ 09:14:57)


n. 4


I suicidi in carcere sono dinamica evolutiva in continuo aumento dovuti a una serie di variabili che incidono sulla persona sopposta a restrizione della liberta individuale. Il suicidio è una scelta che può essere frutto di una situazione imposta, suggerita o deliberata e nel caso di quella suggerita essa è compiuta sotto lo stimolo di influenze imitative incrementatata dalla suggestione dei moderni mezzi di comunicazione. Quella deliberata invece è il risultato di un libero gioco rappresentata da tre diversi fattori: dal desiderio di evitare dolori intensi,efficcia del mezzo, facilità d'uso dell'oggetto suicidario. Il suicidio e influenzato da diverse variabili: genere ,stato , religione, età, classe sociale , carcere ed effetto Werther. Con riferimento alla mia tesi di laurea proprio sul suicidio in carcere, che ha previsto approfondimenti diretti sulla popolazione detenuta, è emerso che quest'ultimi sono dei soggetti cronicamente in aperto conflitto con altri, provengono dalle frange sociali più emarginate, hanno un passato difficile caratterizzato da dissociazioni familiari e problemi scolastici, molti poi sono tossicodipendenti , malati di IDS e sieropositivi. La limitazione della liberta personale è un fattore di alto significato psicotraumatizzante ponendo il soggetto in condizione di vita particolarmente drammatica. Si evidenzia nel contesto restrittivo come il carico di sofferenza e frustazione è ancora piu marcato nei detenuti in attesa di giudizio proprio per l'esito dell'incognita giudiziaria a cui si associa il trauma dell'arresto o le ripercussioni soggettive del delitto appena compiuto. Sotto l'aspetto normativo invece il suicidio non costituisce reato e questo per 2 motivazioni: 1) mors omnia solvit 2) la decisione della morte spetta alla sfera personale dell'individuo. In conclusione le condizioni di vita peggiori che sono una diretta conseguenza dell'affollamento rendono visibile sotto il profilo umano un elevato numero di suicidi in carcere che rappresentano un campanello di allarme per l'A.P. che non solo deve perseguire i fini istituzionali cioè di ordine e sicurezza all'interno dell'amministrazione ma anche perseguire il reinserimento sociale attraverso il trattamento rieducativo e nel contempo garantire il diritto alla salute previsto dall'art. 32 C. Bisogna evitare all'interno del carcere che il detenuto sia coinvolto nel processo di prigionizzazione, bisogna quindi porre in essere prevenzione ed integrazione tra le varie strutture operative al fine di migliorare i caratteri di efficacia ed efficienza del trattamento e sviluppando in modo abnorme l'attività di comunicazione verbale a tutti i livelli. Sarebbe opportuno focalizzare l'attenzione sulle attività di reinserimento nel sociale dei detenuti e parallelamente attuare una formazione piu qualificata al nostro corpo di Polizia Penitenziaria ( che al dire il vero manca .....)

Di  Ass.C. Dott. Fabrizio Minicozzi  (inviato il 22/11/2012 @ 13:01:53)


n. 3


Voglio essere "cattivo" le vite dei detenuti ehmm mi sbaglio degli " utenti" la salviamo solo per il semlice , puro motivo di pararci il culo cioe' evitare che l' uccello padulo vada a colpire chi con il suo sudore e sangue lavora in sezione scusate era uni sfogo

Di  Marcoarianese  (inviato il 21/11/2012 @ 14:34:31)


n. 2


io penso che di questo fenomeno a pochi interessa veramente. come a pochi interessa lo stesso fenomeno a parti rovesciate e non solo per noi della P.P., che abbraccia, ahimè, tutto il Comparto Sicurezza. questi dati completi o meno che siano vengono solamente presi in considerazione alla bisogna da una pseudo politica a seconda del momento storico che si sta affrontando. ho ascoltato giorni fa su radio radicale alcuni interventi di altrettanti addetti ai lavori sia su questo fenomeno sia su altre problematiche che interessano il sistema penitenziario, partendo dalla legge del 1975, agli anni di piombo, al sovraffollamento per giungere alle pene alternative. Nel complesso interventi autorevoli che hanno toccato anche aspetti tecnici inerenti alcuni istituti di pena sparsi per l’Italia, fino a chiarire che molte delle leggi attualmente in vigore sono o disattese o sono naufragate. Questo delicato aspetto è il riflesso della politica politicante nel senso che le linee operative vengono dettate dal Legislatore e in questo caso -lo stesso- si deve decidere se adottare criteri garantisti (depenalizzazione di alcuni reati ad esempio) o giustizialista (tutti in carcere) e non è facile, specie per un ritorno elettorale. Questo poiché la domanda da parte del popolo è molto controversa: da un lato chi delinque deve essere trattenuto in carcere, senza se e senza ma, dall’altro -poverini- non è mio il termine- devono essere rieducati e offrirgli delle possibilità anche in considerazione delle condizioni della detenzione. Ovviamente la scarsità di spazi (ma siamo sicuri che non se ne possano creare degli altri senza costruire strutture nuove, spendendo milioni di euro? Nel mio istituto per es. ci sarebbero spazi……) la scarsità di personale di Polizia (quello che c’è deve anche fare i conti, anche se l’Amministrazione sembra non volerne o poterne prendere atto, con l’età anagrafica, forse il dato più importante), e perché no l’escamotage della sorveglianza dinamica, non offrono certamente ripari al fenomeno trattato. E che dire poi del tanto famoso fenomeno delle porte girevoli? Vi è stato in prima istanza un interesse mediatico vistosissimo che sembrava risolutivo, così almeno l’opinione pubblica a tutt’oggi lo vive. Ma quante ancor oggi -senza polemica- Questure piuttosto che Comandi Carabinieri, Polizia Municipale, piccole realtà comprese, piuttosto anche, diciamolo, alcune Autorità Giudiziarie, ricorrono al carcere, motivando questo afflusso nei più variopinti modi: non c’è personale piantonante, non c’è possibilità di vitto, non possiamo garantire una copertura medica (e le guardie mediche?), non siamo in tal senso professionalizzati, ecc., ecc. Della serie: la legge forse non è uguale per tutti! Occorre anche giungere ai circuiti penitenziari regionali o nazionali che siano, da confrontarsi direttamente con le strutture a disposizione in termini di sicurezza, di edilizia vera e propria e quant’altro. Sta all’amministrazione di concerto con i suoi collaboratori portare avanti questo cammino.

Di  isp. rico massimo  (inviato il 21/11/2012 @ 11:59:39)


n. 1


Nessuno lo fa perche' non siamo considerati , i dati delle vite umane salvate dai colleghi ogni anno nelle carceri , passano in secondo piano , perche' tutti i problemi che ci circondano nelle carceri passano in secondo piano , per loro hai fatto solo il tuo dovere istituzionale , sei pagato per questo .

Ma comunque visto che non lo fanno loro , facciamolo noi .

Di  Max  (inviato il 20/11/2012 @ 18:38:02)




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