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Svuota carceri: ecco le misure previste dal Decreto del Governo per arginare il sovraffollamento


Polizia Penitenziaria - Svuota carceri: ecco le misure previste dal Decreto del Governo per arginare il sovraffollamento

Notizia del 16/12/2011

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Scritto da: Redazione

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Il Consiglio dei Ministri che si è riunito oggi alle ore 12,50 a Palazzo Chigi, ha approvato il cosiddetto Decreto svuota-carceri. Tra i provvedimenti adottati ce ne sono alcuni in materia di giustizia civile e penale: un decreto-legge sull'emergenza nelle carceri; un disegno di legge con interventi per il recupero dell'efficienza del processo penale; un regolamento che introduce la Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti.

Previste due modifiche nell'art. 558 del codice di procedura penale. Con la prima si prevede che, nei casi di arresto in flagranza, il giudizio direttissimo debba essere necessariamente tenuto entro, e non oltre, le quarantotto ore dall'arresto, non essendo più consentito al giudice di fissare l'udienza nelle successive quarantotto ore.

Con la seconda modifica viene introdotto il divieto di condurre in carcere le persone arrestate per reati di non particolare gravità. In questi casi l'arrestato dovrà essere, di norma, custodito dalle forze di polizia, salvo che ciò non sia possibile per mancanza di adeguate strutture o per altri motivi, quali lo stato di salute dell'arrestato o la sua pericolosità. In tali casi, il pubblico ministero dovrà adottare uno specifico provvedimento motivato. Attraverso l’adozione di questa misura si tenterà di arginare il fenomeno delle cosiddette “porte girevoli” che nel 2010 ha visto coinvolte 21.000 persone detenute per un periodo non superiore ai tre giorni.

Si passa da dodici a diciotto mesi la pena detentiva che può essere scontata presso il domicilio del condannato anziché in carcere. Secondo le stime del DAP sarà così possibile estendere la platea dei detenuti ammessi alla detenzione domiciliare di circa 3.300 unità oltre alle 4.000 che ad oggi hanno beneficiato della legge 199 del 2010.

 
I PROVVEDIMENTI

Per quanto riguarda le adozioni intraprese dal Governo per il recupero dell’efficienza del processo penale il Governo è intervenuto su quattro materie, attraverso lo strumento della delega al Governo:

1)   depenalizzazione: si prevede la trasformazione in illecito amministrativo dei reati puniti con la sola pena pecuniaria, con esclusione di alcuni reati come edilizia urbanistica, ambiente, territorio e paesaggio, immigrazione, alimenti e bevande, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, sicurezza pubblica e delitti contro la personalità dello Stato. Il termine per l'attuazione della delega è di diciotto mesi.

2)   sospensione del procedimento nei confronti degli irreperibili: coerentemente con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo si tende a garantire l'effettiva conoscenza del processo. La delega prevede che la sospensione del dibattimento comporta una sospensione della prescrizione per un periodo pari a quello previsto per la prescrizione del reato; quindi se il reato si prescrive in 6 anni, il corso della prescrizione sarà sospeso per 6 anni, dopo i quali ricomincerà a decorrere. Questo periodo dovrà servire a portare il processo a conoscenza dell’imputato. La sospensione del processo non opera nei casi in cui si può presumere che l’imputato abbia conoscenza del procedimento, ad esempio quando è stato eseguito un arresto, un fermo o una misura cautelare o nei casi di latitanti (che si sono volontariamente sottratti alla conoscenza del processo). La sospensione del procedimento non opera nei casi di reato di mafia, di terrorismo o degli altri reati di competenza delle Direzioni distrettuali.
 
3)   sospensione del procedimento con messa alla prova: è prevista in caso di reati non particolarmente gravi (puniti con pene detentive non superiori a quattro anni). La sospensione con messa alla prova è rimessa a una richiesta dell’imputato, da formularsi non oltre la dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado. La messa alla prova consiste in una serie di prestazioni, tra le quali un’attività lavorativa di pubblica utilità (presso lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato), il cui esito positivo determina l’estinzione del reato. Potrà essere concessa soltanto una volta (o due, purché non si tratti di reati della medesima indole) a condizione che il giudice ritenga che l’imputato si asterrà dal commettere ulteriori reati.

4)   pene detentive non carcerarie: è prevista l'introduzione di due nuove pene detentive non carcerarie: la reclusione e l’arresto presso l’abitazione o altro luogo di privata dimora. Queste pene sono destinate a sostituire la detenzione in carcere in caso di condanne per reati puniti con pene detentive non superiori a quattro anni. Le nuove pene saranno applicate direttamente dal giudice della cognizione, con notevoli vantaggi processuali. Si tratta di modifiche in linea con gli obiettivi generali del provvedimento legislativo, che intende realizzare una equilibrata “decarcerizzazione” e dare effettività al principio del minor sacrificio possibile della libertà personale.

Modificato anche l'ordinamento penitenziario con l’introduzione della Carta dei diritti e doveri dei detenuti. Il documento fornirà al detenuto e ai suoi familiari, al momento del suo ingresso in carcere, una guida in diverse lingue che indichi in forma chiara le regole generali del trattamento penitenziario e che fornisca tutte le informazioni indispensabili su servizi, strutture, orari e modalità di colloqui, corrispondenza, doveri di comportamento.

 

EDILIZIA PENITENZIARIA

Il Consiglio dei Ministri ha approvato inoltre lo stanziamento di 57 milioni di euro per l'edilizia carceraria. "Sara' mia cura - ha spiegato il ministro Severino - verificare che il denaro venga speso nel migliore dei modi possibili". In particolare il finanziamento riguardera' il completamento di strutture carcerarie gia' in costruzione e all'ampliamento di padiglioni.

 

DICHIARAZIONI DEL MINISTRO

Queste misure rappresentano "le linee portanti che avevo avuto modo di illustrare nelle commissioni di Camera e Senato e che costituiscono il contenuto di tre gruppi di provvedimenti", ha aggiunto - "Il problema dell'emergenza carceraria è il primo dei miei pensieri ed è per questo che ho chiesto al Governo di scegliere lo strumento del decreto legge". Uno strumento, questo "che è poco capiente rispetto alle esigenze penali perché richiede i requisiti di necessità ed urgenza che spesso non sono coerenti con la normativa penale.

MESSA IN PROVA - “Con l’istituto della messa in prova, il giudice valuta il percorso per il recupero della persona imputata che dovrebbe essere fatto nella prima fase del dibattimento. E’ previsto un limite, non può essere concesso per più di due volte o una volta se riguarda delitti dello stesso genere – ha spiegato il ministro Severino -. L’imputato deve seguire il percorso tracciato dal giudice, seguito dai servizi sociali e riparare attraverso prestazione di pubblica utilità senza intralciare la sua vita. Ovviamente la misura viene revocata se il percorso non viene seguito”.

CAMERE DI SICUREZZA E TRADUZIONI - Gli arrestati possono essere trattenuti per non oltre 48 ore nelle camere di sicurezza della polizia giudiziaria. Entro tale termine il giudice dovrà confermare l’arresto. In questo modo si evita la ritualità mortificante del passaggio in carcere, spesso inutile, e si evita di aggravare il lavoro degli uffici giudiziari e penitenziari”. Così il ministro della Giustizia, Paola Severino, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi al termine del Cdm. Il ministro ha poi spiegato che, in questo modo, per l’udienza di convalida sarà il giudice ad andare nel posto dove si trova l’arrestato e si eviteranno “inutili spostamenti con risparmio di tempi e costi”.

AMNISTIA E INDULTO - "Io non ho mai escluso che l'amnistia e l'indulto siano dei mezzi che contribuiscono ad alleviare l'emergenza carceri, ma ho sempre detto che non sono dei provvedimenti di matrice governativa: se questa indicazione verrà dal Parlamento io non la contrasetrò. In questo anno il governo non potrà risolvere tutto, ma di certo potrà tracciare una strada, quella della ricerca di provvedimenti condivisi da tutti".

BRACCIALETTO ELETTRONICO - La Severino ha poi spiegato che non ci sarà il braccialetto elettronico, ma il governo non rinuncia a introdurlo successivamente dopo un ulteriore valutazione dei costi e dei benefici.

 

Leggi anche: DECRETO SVUOTA CARCERI 2011 - SAPPE: POSITIVO PACCHETTO MISURE DEL GOVERNO

 



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Commenti Commenti dei lettori

n. 11


questa legge e’ induzione a deliinquere ora chiunque puo’ delinquere tanto ritorna a casa.il vero dramma sono ora i carceri pieni.svuotatelii

Di  carmela  (inviato il 13/08/2013 @ 01:22:22)


n. 10


io posso solo dire ke l’ammnistia e la miglio cosa nelle carceri nn ce piu igiene.nn ce piu uguaglianza gridiamolo forte AMMNISTI AMMNISTIA AMMNISTIA nn ce altro da fare questa e lunica soluzione

Di  perla  (inviato il 09/02/2012 @ 13:41:18)


n. 9


L’unica soluzione possibile al problema pianeta carceri è l’amnsistia e l’indulto generalizzato,dopodichè mandare tutti gli stranieri a scontare la propria pena ai propri paesi di origne!,garantire il giusto processo e non arrestare senza essere sicuri che una pesona sia colpevole!!!è meglio un delinquente fuori e non un innocente in galera!!
ED infine applicare LA LEGGE GOZZINI E SIMEONE.........

Di  GIULIANO  (inviato il 07/02/2012 @ 21:28:58)


n. 8


Unica soluzione possibile allo stato attuale delle cose è AMNISTIA-INDULTO.E ripartire con regole nuove e al passo con l’europa.Non si può vedere quattro persone "VIVERE"in undici mq. Oppure peggio ancora dormire per terra con formiche e scarafaggi sulla faccia.Il detenuto deve scontare una pena e non farsi pena.

Di  SERGE  (inviato il 30/01/2012 @ 10:15:36)


n. 7


Una cosa che non si considera ancora è quella di evitare di spendere il denaro pubblico per portare a spasso i detenuti nelle aule di giustizia, invece che farli assistere al processo in videoconferenza spendendo quattro soldi.
Si eviterebbero così i costi di manutenzione e carburante dei mezzi, che sono delle vere e proprie "fogne" per consumo ed inquinamento, e si terrebbe il personale dove serve: IN ISTITUTO!
Ma forse è troppo difficile.....

Di  Antonio Loi da Piacenza  (inviato il 17/12/2011 @ 20:15:35)


n. 6


ma per le condanne non definitive perche’ non c’e’ alcun provvedimento
perche’ cstringere persone a 12-16 mesi di carcere quando poi in appello magari risultano assolti

Di  antonino  (inviato il 17/12/2011 @ 13:46:32)


n. 5


Risultato? Meno pattuglie nel territorio in quanto il personale della Polizia o CC sarà impegnato a vigilare gli arrestati trattenuti presso le loro sedi.

Di  Giuliano  (inviato il 17/12/2011 @ 13:14:35)


n. 4


non sarebbe opportuno riconsideraare , nel DECRETO,la possibilità al detenuto
già messo agli arresti domiciliari, di poter continuare a scontare il residuo di pena attraverso il differimento alla detenzione domiciliare? avremmo sicuramento il 10-15% in meno di sovraffollamento. che senso ha farli ritornare in carcere? magari sono detenuti con qualche anno o mese di residuo pena.

Di  simone  (inviato il 17/12/2011 @ 10:16:52)




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