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Tecnologia Beacon anche nelle carceri: scenari e potenzialità del nuovo sistema di comunicazione dati di prossimità


Polizia Penitenziaria - Tecnologia Beacon anche nelle carceri: scenari e potenzialità del nuovo sistema di comunicazione dati di prossimità

Notizia del 21/07/2016

in Web e dintorni

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Scritto da: Federico Olivo

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Nel settore del marketing sono già a buon punto le sperimentazioni che sfruttano il protocollo “Beacon”. La tecnologia Beacon si appoggia su quella Bluetooth e consente a diverse tipologie di dispositivi di trasmettere e ricevere piccoli messaggi entro brevi distanze. Sono comunicazioni a bassa potenza e a basso costo che non necessitano di un rete wireless o un collegamento ad internet.

In poche parole il sistema consiste di due parti: un presentatore (un dispositivo beacon) e un ricevitore (una app per smartphone o un altro apparecchio indossabile). Il presentatore, più volte al secondo, spedisce un pacchetto di informazioni che consistono in un identificativo unico universale (UUID), e un valore “major” o “minor”.

Per esempio:
UUID: B9407F30-F5F8-466EAFF9-25556B57FE6D
Major ID: 1
Minor ID: 2

Un sistema Beacon consiste in un “ambiente” che condivide lo stesso UUID in cui uno o più dispositivi Beacon trasmettono i loro Major e/o Minor in area locale. Il software installato su ogni dispositivo ricevente che fa parte dello stesso UUID, legge gli altri parametri del Beacon e attiva varie funzioni: invia avvisi, offre sconti, accende o spegne le luci, apre la porta, e così via.

Ed ecco arrivati al nostro specifico ambito penitenziario. Da svariati anni, Ministri della Giustizia e Capi DAP, quando parlano di emergenza carceri, tirano fuori la famosa frase “adeguamento tecnologico delle carceri” che dovrebbe consentire ai Poliziotti di lavorare meno con meno risorse umane.

E’ vero. Un effettivo adeguamento tecnologico consentirebbe questo e molto altro a patto che per “adeguamento tecnologico” non ci si limiti a considerare una decina di telecamere, due monitor, un paio di cancelli motorizzati e una pulsantiera...

Si pensi invece ad un sistema in cui ogni detenuto indossa un braccialetto Beacon e magari anche altri sensori che rilevino il battito cardiaco, temperatura corporea, posizione ricavata da triangolazioni di dispositivi Beacon ...Verificate e messe in ordine tutte le necessarie coperture normative, sarebbe un sistema che azzererebbe suicidi, aggressioni, atti di autolesionismo e consentirebbe inoltre decine di gestioni automatizzate di accesso a determinate aree tipo colloqui, sale avvocati, docce, passeggi, aule didattiche, orari di lavoro ... Questo sì, tutto automatizzato, tracciabile e dimostrabile.

Fantascienza? La verità è che la tecnologia attuale consente di mettere in piedi soluzioni che possono davvero migliorare la condizione lavorativa degli Agenti penitenziari e anche “sprigionare” le potenzialità rieducative del lavoro e dello studio in carcere, ma è fondamentale che si prefigurino e si lavori su scenari che l’attuale Dirigenza del DAP sembrerebbe ben lungi dal poter anche solo immaginare.

Di recente le cose sono anche peggiorate. La recente riorganizzazione del Ministero della Giustizia ha azzerato l’Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato entro il quale, a patto di sbarazzarsi di certe metodologie di (non) lavoro, sarebbero potute emergere nuove capacità e nuove soluzioni.

Così non è stato. L’Ufficio in questione, forse, si è occupato troppo di hardware e troppo poco di scenari futuri, limitandosi alla gestione di applicazioni che registrano la conta dei detenuti e poco più. Ora la competenza e la progettazione delle esigenze informatiche e aggiungerei, tecnologiche delle carceri, sono passate alla “Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati” che è posta sotto il “Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi”, non il nostro DAP quindi.

Auguriamoci almeno che riescano a trovare i fondi per aggiustare le telecamere e le pulsantiere, ma dubito che potranno spingersi oltre e che possano affrontare seriamente l’adeguamento tecnologico delle carceri in Italia anche perché la richiesta dovrebbe partire con forza dal DAP stesso e considerata l’età anagrafica dei nostri Dirigenti e le loro competenze informatiche...

Auguri.

 


Scritto da: Federico Olivo
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n. 2


Hai ragione, ma sappi che io stavo cercando ricette con il bacon e mi sono ritrovato ad una conferenza sui big data ... Non è colpa mia!

Di  Federico  (inviato il 21/07/2016 @ 11:33:28)


n. 1


Non sapevo che col bacon si potessero scambiare informazioni. In genere col bacon, uova, pomodoro e insalata si realizza un ottimo panino. Olivo !!!!, al DAP non sanno usare un computer e tu pensi ai sensori di prosciutto, Olivo !!! ma dove vivi.



Di  Bruschetta da ROMA  (inviato il 21/07/2016 @ 10:57:06)




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