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Togliamo la pistola alla Polizia Penitenziaria
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Ho letto con estremo sconcerto dell’ennesimo episodio di suicidio di un collega. Con altrettanto sconcerto ho appreso - da una dichiarazione rilasciata dal nostro Segretario nazionale - che dal 2000 ad oggi siamo alla centesima vittima in ambito penitenziario.
Se ripercorro con la mente gli ultimi dieci anni del mio lavoro e gli episodi di cronaca penitenziaria ho soltanto ricordo di un utilizzo dell’arma di ordinanza, da parte dei colleghi, per far del male a se stessi, per togliersi la vita. Mai mi è capitato di leggere (per fortuna, è il caso di dirlo) di scontri a fuoco o di un utilizzo dell’arma in occasione di operazioni di servizio.
Allora mi chiedo: se l’arma di ordinanza, da un inconfutabile dato statistico, è utilizzata prevalentemente per stroncare la vita di chi la detiene e, almeno al momento, non c’è alcuna soluzione a questa immane tragedia, stante anche la sordità di chi dovrebbe ascoltare la voce del disagio dei poliziotti penitenziari che inutilmente si leva per chiedere aiuto, con la conseguenza di nuove tragedie con cadenza da cronaca di una morte preannunciata, perché non ritirarcela e restituircela quando una soluzione adeguata sarà trovata a questa “strage bianca”?
Certamente la mia è una provocazione, evidentemente esasperata dalla sensazione di impotenza provata da chi, come me, un giorno ha ricevuto la telefonata che annunciava la morte di un collega che aveva deciso di utilizzare contro se stesso ciò che avrebbe potuto, in qualche altra occasione, salvargli la vita.
Non escludo di potermi trovare, un giorno, nella stessa situazione di disagio di coloro che hanno deciso di compiere questo gesto insano. Non lo escludo. Spero solo che, in quel caso, qualcuno se ne possa accorgere per tempo.
Scritto da: walter ego
(Leggi tutti gli articoli di walter ego)
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n. 16
concordo pienamente i vecchi Comandanti seppur nei loro limiti seppur nella loro durezza e ignoranza erano gente che capiva perchè aveva iniziato dal basso..dalla sentinella aveva combattuta in prima linea conosceva come ragionavano i detenuti e comunque dava ragione sempre all'agente ...conosceva tutti gli uomini sapeva capire anche quando un collega non stava attraversando un bel periodo....ora i commissari pensano troppo in grande .. vogliono emulare quasi i direttori..codici... interviste... operazioni tipo 007... (cose di normale routine per chi sta in prima linea) e si è perso il senso della grande famiglia ...e del rispetto
n. 15
HAI COLTO NEL SEGNO MARROX. I COMANDANTI DI IERI ERANO PIù SICURI DI SE STESSI E TRASMETTEVANO LA LORO SICUREZZA A TUTTI. OGGI I COMMISSARI (SOPRATUTTO QUELLI RDO), ANCORA NON HANNO CAPITO QUANTO E COMPLESSO LAVORARE NELLE SEZIONI E COME è REALMENTE DURA LA VITA DEL POLIZIOTTO PENITENZIARIO DI FRONTIERA. PENSANO PIU' A LORO CHE AL REPARTO. IN OGNI OCCASIONE EVIDENZIANO IL LORO RUOLO E NON IL CORPO.
HO L'IMPRESSIONE CHE SI STIANO COMPRTANDO COME I VECCHI UFFICIALI VI RICORDATE? IL CARCERE GLI PUZZAVA E SONO STATI DEFENESTRATI DALLA RIFORMA... CHISSA'....
n. 14
Concordo con la riflessione di Marco, infatti anche io credo che ci sia poca attenzione sul disagio dei colleghi. Allora pero' voglio fare un'ulteriore approfondimento chiedendomi perche' i comandanti di una volta erano piu' autorevoli e anche piu' padri; forse erano piu' sicuri, forse avevano piu' strumenti per amministrare gli uomini, forse erano anche piu' con le spalle coperte, con il risultato di poter lavorare con piu' tranquillita' rispetto ad oggi. Un capo sereno infonde sicurezza e ha una vista piu' acuta. Oggi un Comandante di Reparto e' come una foglia di un albero in autunno. Meditate gente.... Meditate.
n. 13
L'eccessivo numero di suicidi in questi ultimi cinque anni mi ha fatto riflettre molto e mi sono chiesto: cosa è cambiato che ha fatto esplodere questo fenomeno?
quando mi sono arruolato la vita era più dura nelle sezioni di adesso ma ricordo che nelle mille difficoltà c'era sempre il nostro vecchio maresciallo, rozzo, ignorante come volete voi, ma sempre pronto a chiederti come stai quando vedeva qualcuno in difficoltà. ecco forse questo è cambiato; non c'è più attenzione verso la persona che è in difficoltà. Oggi, più di ieri, mi dispiace dirlo chi ci comanda non riesce a cogliere i segnali di chi è in difficoltà.
n. 12
Mi dispiace per ciò che è accaduto al collega,ma penso che a volte i problemi non esistano soltanto a livello lavorativo,ci sono persone che hanno contesti famigliari o comunque al di fuori del proprio lavoro che magari possono portare ad un gesto simile perciò non ritengo giusto si dica o si accolli sempre il problema all'ambito lavorativo.
n. 11
Visto l'attuale momento che si sta attraversando, penso sia il caso di una riflessione costruttiva da parte di tutte le componenti del comparto, senza improvvisare giudizi gratuiti per passare da un'eccesso all'altro, pur non condividendo la paventata ipotesi di cui si sta discutendo, resto dell'avviso che le problematiche non si risolvono con entrambi i gesti oggetto di commento.
n. 10
Io credo che l'adeguamento delle piante organiche di tutti gli operatori penitenziari necessari, l'adeguamento delle strutture penitenziarie a canoni di salubrità e sicurezza, l'adeguamento degli stipendi rispetto a un tenore di vita medio, il pagamento delle varie competenze nei termini di legge, sarebbe il vero DISARMO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA...
n. 9
Ma se sei esasperato, e ti vuoi uccidere, lo puoi fare anche con altri mezzi, se lo fai con la pistola ,questo ha un significato, vuoi rendere partecipe, che questo atteggiamento del resto incomprensibile e anche da attribuire all'amm/ne, e un segnale di malessere anche professionale.
n. 8
bisogna affiancare alla polpen , a cui bisogna togliere , a mio parere , essendo un motivo scatenante dell'odio dei detenuti verso di essa , anche la divisa , mi ricordo che ai minorenni i colleghi facevano servizio senza , personale adatto , psicologi ed educatori , a supportare sia gli agenti che i detenuti , nelle sezioni detentive cosi da condividere con loro il disagio che vivono , rassicurando cosi nello stesso tempo , anche l'opinione pubblica che gli appartenenti alla polizia penitenziaria non sono degli assassini .
n. 7
Pechè non ci sono altri sistmi per suicidarsi?
Togliere l'arma ad un Corpo di Polizia dello Stato sarebbe l'ultima cosa che si possa pensare.
Invece c'è da criticare ancora una volta il sistema che risponde a queste disgrazie con una commissione. Vorrei sapere quanti casi sono stati salvati?
Il Signor IONTA quando era Capo del DAP ha elaborato sulla carta fiumi di parole, ma in concreto cosa è stato fatto?
Niente, solo esclusivamente si è pensato sempre di salvare l'immagine dell'Amministrazione, anche di fronte a problemi reali lavorativi .
Nessuno pur avendo il dovere di risolvere questa realtà ha affrontato con adeguadezza il dramma del suicidio degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria, ma si mettono in evidenza problemi personali e si escludono quasi sempre le situazioni di stress lavorative.
Spriamo sempre che l'ultimo collega sia veramente l'ultimo.
n. 4
Non è togliendo l'arma che si risolve il problema, bisogna entrare nel sistema carcere e capire quanti disagi giornalmente il Personale è solo il Personale di Polizia Penitenziaria affronta, e vi posso assicurare che sono tantissimi a partire dagli interpelli per il trasferimento,ai riposi non concessi, al congedo rinviato da giorno in giorno e tantissime altre frustrazioni nonchè al carico di lavoro che un agente sopporta durante la giornata lavorativa, il quale, si aggiunge ai problemi familiari.
In un momento di debolezza non tutti riescono a controllare tale disaggio.
Addio caro collega che Dio ti accolga fra le Sue braccia.
n. 3
Le provocazioni,pur se tali,devono avere un fondamanto di realtà e di logica,altrimenti incorriamo nella scelleratezza di chi,"togliano le armi a tutti" pontifica con la testa tra le nuvole. Il problema delle armi è un ricorrente valzer che ballano quelli che credono a Babbo Natale.L'arma,non è nè cativa ne buona,è un oggetto. Per uccidere,si può utilizzare un coltello da cucina,un crick di un'auto,il veleno per i topi,la manomissione della caldaia e qui mi fermo.Andiamo ad affrontare invece,il perchè nell PP ci sono stati un alto numero di suicidi e confrontiamoli con quelli di altre categorie.Basta con le provocazioni che lasciano il tempo che trovno,altrimenti ne faccio una io. Visto l'alto numero di morti sulle strade,aboliamo le auto.
n. 2
A parte che l'arma in dotazione ci viene data perché rivestiamo la qualifica di Pubblica Sicurezza non è certo togliendola che si può, eventualmente, impedire a chi ha deciso di togliersi la vita di compiere un gesto così estremo e disperato. Piuttosto che pensare a togliere l'arma io direi di analizzare a fondo il fenomeno che, evidentemente, è espressione di un malessere diffuso nel Corpo, di frustrazioni, di disagi. sarà per caso che incidono i vari abusi, le storture, le umiliazioni che ogni giorno ogni appartenente al Corpo deve subire da quella che non può essere considerata un'amministrazione pubblica ma solo un carrozzone guidato da giullari, incompetenti e lacchè?Chissà se il fenomeno ha a che vedere con l'arretratezza delle strutture, dei mezzi e dei sistemi di lavoro (nel 2012 ancora andiamo avanti con chiavoni, registroni, protocolli fatti a mano, assenza di archivi informatici ecc. neanche fossimo nel medioevo!)? Chissà se incidono i problemi finanziari derivanti dai magrissimi stipendi e dalle comptenze dovute e non pagate?Chissà......
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