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Trasferimento a Bari per Legge 104-92: Poliziotto perde ricorso al TAR


Polizia Penitenziaria - Trasferimento a Bari per Legge 104-92: Poliziotto perde ricorso al TAR

Notizia del 23/03/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Prima Quater)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;

sul ricorso numero di registro generale 2977 del 2016, proposto da: -OMISSIS-, rappresentato e difeso dagli avv. ti Emma Losito e Claudia Pironti, con domicilio eletto presso lo Studio Legale Grez in Roma, corso Vittorio Emenuele II, 18;

contro

Il Ministero della Giustizia, in persona del Ministro p. t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi, 12;

per l'annullamento,

previa sospensione dell'efficacia,

del provvedimento recante il rigetto della richiesta di trasferimento avanzata ai sensi dell'art. 33, comma 5, della L. n. 104 del 1992;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Vista la domanda di sospensione dell'esecuzione del provvedimento impugnato, presentata in via incidentale dalla parte ricorrente;

Visto l'art. 55 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Ritenuta la propria giurisdizione e competenza;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 22 marzo 2016 il Cons. Donatella Scala e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

RITENUTA la sussistenza dei presupposti richiesti dall'art. 60 del c.p.a per la definizione del giudizio in esito alla udienza cautelare;

CONSIDERATO che il ricorrente, Assistente Capo del Corpo di Polizia Penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Viterbo dal 2010, impugna il provvedimento in epigrafe, adottato il 18 dicembre 2015, con cui l'istanza di trasferimento presso la Casa Circondariale di Bari, in forza dell'art. 33, 5 comma, della L. 5 febbraio 1992, n. 104, al fine di poter assistere la propria madre, giudicata gravemente disabile dalla competente commissione medica, è stata archiviata;

CONSIDERATO che chiede l'annullamento dell'atto gravato deducendo, al riguardo, con unico articolato motivo la violazione dell'art. 33, L. n. 104 del 1992, della circolare n. 0457451-2012, dell'art. 25, comma 6 bis, D.L. n. 90 del 2014, e l'eccesso di potere sotto diversi profili;

CONSIDERATO che si è costituita in giudizio l'Avvocatura Generale dello Stato in difesa dell'Amministrazione intimata, eccependo l'infondatezza del ricorso di cui ha chiesto il rigetto;

RITENUTO che il ricorso è manifestamente infondato;

RILEVATO che con il provvedimento impugnato la domanda del ricorrente non è stata respinta, ma "archiviata" in quanto al momento del suo esame le condizioni del congiunto non risultavano conformi a quanto previsto dalla pertinente normativa, essendo scaduto il verbale di visita medica nel mese di ottobre 2015;

RILEVATO che l'Amministrazione ha, peraltro, dato atto della possibilità di rinnovare la richiesta di cui si tratta, corredandola della documentazione aggiornata, come richiesto con la circolare n. 0457451-2012;

RITENUTE, allora, prive di pregio le deduzioni in proposito svolte dal ricorrente, atteso che, al contrario di quanto dal medesimo sostenuto, il requisito richiesto dalla circolare sopra richiamata deve essere connesso ai presupposti che la legge richiede al fine di poter accedere al trasferimento;

CONSIDERATO che l'art. 33, comma 5, L. n. 104 del 1992, introduce per il lavoratore dipendente che assiste persona con handicap in situazione di gravità il diritto di scelta, ove possibile, della sede di lavoro più vicina al domicilio della persona da assistere, senza che questi possa essere successivamente trasferito in assenza del suo consenso ad altra sede; peraltro, il successivo comma 7 bis, del medesimo art. 33, prevede la decadenza dai diritti di cui alla norma in esame, "qualora il datore di lavoro o l'INPS accerti l'insussistenza o il venir meno delle condizioni richieste per la legittima fruizione dei medesimi diritti";

CONSIDERATO che la scelta della sede in forza della legge n. 104 non è un beneficio che la normativa assicura senz'altro al dipendente che presta assistenza a un congiunto disabile, bensì si atteggia quale strumento derogatorio del principio di parità di trattamento vigente in materia di trasferimenti a domanda dei dipendenti, al limitato fine di garantire e rendere effettiva l'assistenza al congiunto disabile per il periodo in cui ciò si rende necessario, in specifica applicazione delle norme la cui ratio è solo quella di assicurare un adeguato sostegno alle persone in situazione di handicap grave;

CONSIDERATO, pertanto, che il provvedimento di trasferimento ai sensi della legge 104 non determina un diritto autonomo del dipendente, dovendo invece sussistere a tali fini il presupposto della necessità dell'assistenza al congiunto disabile al momento dell'emanazione del trasferimento, e per tutto il periodo di esecuzione dello stesso;

CONSIDERATO che è pacifico che al momento in cui è stata disposta l'archiviazione della domanda del ricorrente il verbale medico recante la valutazione di handicap in situazione di gravità, soggetto a revisione nel mese di ottobre 2015, non era stato aggiornato, come anche dimostra la successiva documentazione medica recante la data del 7 marzo 2016, da ultimo versata in atti dal ricorrente;

CONSIDERATO che, al contrario di quanto assume il ricorrente, è ininfluente per i fini di cui si discute che il procedimento avviato dal medesimo con la domanda di trasferimento ex L. n. 104 del 1992 sia durato un periodo più lungo rispetto a quello ordinariamente previsto, atteso che, da un lato, nelle more dell'iter istruttorio il medesimo ha comunque beneficiato di distacchi temporanei, via, via prorogati e che, comunque, anche se fosse intervenuto il provvedimento conclusivo in data anteriore alla scadenza del verbale medico, questo non avrebbe potuto mantenere i suoi effetti in ragione del venir meno del presupposto di legge;

RITENUTO per le ragioni sopra espresse che è, altresì, inconferente, per i fini che ne occupa, l'art. 25, comma 6 bis, D.L. n. 90 del 2014, in forza del quale "Nelle more dell'effettuazione delle eventuali visite di revisione e del relativo iter di verifica, i minorati civili e le persone con handicap in possesso di verbali in cui sia prevista rivedibilità conservano tutti i diritti acquisiti in materia di benefìci, prestazioni e agevolazioni di qualsiasi natura. La convocazione a visita, nei casi di verbali per i quali sia prevista la rivedibilità, è di competenza dell'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS)", che al più può costituire idoneo presupposto per la proroga dei distacchi temporanei, di cui il ricorrente è già destinatario sin dal mese di aprile 2015;

RITENUTO, per altrettanto, irrilevante la documentazione medica da ultimo depositata in atti dal ricorrente, atteso che il verbale medico attestante l'handicap in situazione di gravità della congiunta senza necessità di revisione è successivo al provvedimento impugnato e che, invece, tale nuova documentazione può costituire idoneo presupposto per la riapertura del procedimento, come anche precisato dalla stessa Amministrazione nel provvedimento impugnato;

CONSIDERATO, in conclusione, che le superiori considerazioni inducono il Collegio a ritenere manifestamente infondate le censure dedotte, per cui il ricorso deve essere respinto;

RITENUTO che sussistono motivi per compensare le spese di lite tenuto conto della particolarità della vicenda;

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Quater, definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo respinge.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui agli artt. 52 commi 1,2 e 5 e 22, comma 8, D.Lgs. n. 196 del 2003, manda alla Segreteria di procedere, in qualsiasi ipotesi di diffusione del presente provvedimento, all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi dato idoneo a rivelare lo stato di salute delle parti o di persone comunque ivi citate.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 22 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Giampiero Lo Presti, Presidente FF

Donatella Scala, Consigliere, Estensore

Fabio Mattei, Consigliere


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