Gennaio 2017
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Trasferimento boss mafiosi nel carcere di Uta: interrogazione parlamentare


Polizia Penitenziaria - Trasferimento boss mafiosi nel carcere di Uta: interrogazione parlamentare

Notizia del 15/09/2016

in Interrogazioni parlamentari

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Scritto da: Redazione

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Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-09486
presentato da
PILI Mauro
testo di
Giovedì 15 settembre 2016, seduta n. 673

PILI. — Al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che: 
nel carcere di Uta sono giunti durante il mese di agosto 20 boss mafiosi e camorristi; 
si tratta di nomi di primo piano del clan dei Casalesi; 
con un provvedimento del Ministero della giustizia il carcere di Uta è stato trasformato da struttura circondariale in un carcere di alta sicurezza, con tutto quello che ne consegue sul pericolo infiltrazioni legato alla presenza esterna di familiari e adepti; 
al Ministero della giustizia hanno approfittato del clamore del terremoto e degli sbarchi di migranti per fare il blitz nel carcere cagliaritano; 
i boss sono arrivati alla spicciolata in meno di una settimana; 
ad oggi la conta nel braccio di alta sicurezza denominato inopportunamente Arborea nella struttura penitenziaria, nata per essere casa circondariale, segnava 20 capi di Cosa Nostra e Camorra, tra cui diversi del clan dei Casalesi; 
il blitz ferragostano è andato in porto anche se nei prossimi giorni si dovrebbero completare l'operazione con altri 20 capi clan e cosca; 
si tratta di nomi di primo piano della malavita organizzata che ora occupano il braccio speciale recuperato in fretta e furia dopo la decisione, a giudizio dell'interrogante, gravissima del Ministro della giustizia che ha trasformato il carcere circondariale di Uta in una sezione per mafiosi e camorristi; 
tutto questo contravvenendo alle regole che impongono la netta separazione tra i detenuti alta sicurezza e quelli ordinari; 
aver isolato con inutili accorgimenti il braccio Arborea è sintomatico di una gestione, secondo l'interrogante approssimativa, della struttura carceraria; 
l'unica precauzione messa in campo è un nastro specchiato apposto sulle porte d'ingresso del reparto dedicato ai detenuti in regime di alta sicurezza; 
la tensione comincia già a salire per il tipo di personaggi giunti ad Uta; 
è già insorto il primo problema della palestra; 
i boss hanno chiesto di poterne usufruire, ma ci sono solo 12 postazioni per oltre 500 detenuti; 
le regole vietano qualsiasi tipo di contatto tra i boss e i detenuti ordinari; 
il tema più grave è, però, quello del seguito di questi boss e le conseguenti infiltrazioni mafiose; 
i personaggi già sbarcati ad Uta sono di primo piano a partire da, a quanto risulta all'interrogante, da uno dei capi dei Casalesi Salvatore Ferrara, detto Sasà, 45enne originario di Casal di Principe, nativo di Napoli, finito in manette insieme ad altre dieci persone, perché sospettato di essere parte di un'associazione a delinquere a carattere transnazionale volta a commettere una serie indeterminata di reati attraverso una rete illegale di gioco on line sino ad arrivare al capo clan di Forcella, Fernando Schlemmer; 
familiari e adepti potrebbero decidere di spostarsi a soggiornare nelle zone limitrofe al carcere con tutto quello che ne consegue; 
è lo stesso Ministero nelle relazioni riservate a segnalare il problema delle infiltrazioni proprio in conseguenza della stanzialità di numerosi familiari che diventano di fatto ufficiali di collegamento sino ad estendere sul territorio di detenzione i loro interessi malavitosi; 
con questo nuovo blitz il Ministero ha di fatto trasformato tutti i carceri della Sardegna in strutture di alta sicurezza per mafia e camorra; 
dopo Oristano e Tempio, il 41-bis di Sassari, adesso anche Uta diventa carcere speciale; 
si tratta di una decisione, ad avviso dell'interrogante, irresponsabile e pericolosissima, di un Governo spregiudicato che sta trasformando la Sardegna in una vera e propria «cajenna» mafiosa e camorristica; 
il blitz di Uta era stato firmato dal direttore generale del Ministero della giustizia – direzione generale detenuti e del trattamento, il 3 agosto 2016, con una disposizione secca: l'intero reparto «Arborea» deve essere evacuato dai detenuti ordinari e destinato esclusivamente ai detenuti di alta sicurezza che arriveranno nelle prossime ore a Uta; 
in pochi giorni il carcere di Uta è stato trasformato in una vera e propria «cajenna» mafiosa; 
almeno 40 saranno alla fine i detenuti in regime di alta sicurezza legati a mafia, camorra e ’ndrangheta assegnati al carcere di Uta; 
in silenzio, e sotto ferragosto, il «blitz» del Governo ha deciso di trasformare il carcere di Uta in uno degli istituti destinati ai più pericolosi criminali delle organizzazioni mafiose; 
su questa vicenda si registra preoccupazione tra gli agenti penitenziari e tra i cittadini; 
tutto questo sposterà nel cagliaritano la presenza dei familiari dei detenuti mafiosi e non solo; 
ora più che mai il rischio di infiltrazioni è gravissimo; 
si tratta di una decisione inaudita che stravolge la stessa natura del carcere destinato a detenuti ordinari; 
un carcere dove la promiscuità tra detenuti ordinari e quelli di alta sicurezza sarà la costante; 
una scelta di una gravità tale che, secondo l'interrogante, conferma la spregiudicatezza del Ministero della giustizia di trasformare la Sardegna sempre di più in una «cajenna» mafiosa da nord a sud; 
aver trasformato anche il carcere di Uta in un carcere di massima sicurezza riservato ai capimafia è l'ennesimo fatto di una gravità inaudita; 
si tratta di un atto che lascia comprendere il livello di pericolosità che raggiungeranno i detenuti di Uta ma soprattutto delle infiltrazioni legate alla presenza all'esterno del carcere di un numero sempre più cospicuo di familiari di questo tipo di detenuti; 
questi arrivi hanno provocato un clima tesissimo per l'arroganza di questi detenuti e soprattutto la carenza cronica di personale che rende tutto molto più difficile, a partire dalla gestione non solo interna ma anche esterna di questo tipo di detenuti; 
si tratta di situazioni insostenibili visto che mancano all'appello, secondo le organizzazioni sindacali, non meno di 100 agenti; 
la pericolosità di questi detenuti, concentrati nel carcere di Uta, è davvero elevatissima; 
si tratta di un contingente di 40 detenuti provenienti direttamente da Secondigliano (Napoli) e che occuperanno completamente un'ala intera del carcere di Uta, che in maniera subdola è stata trasformata in uncarcere per mafiosi e camorristi, oltre che per i più violenti protagonisti della ’ndrangheta –: 
se non ritenga il Ministro della giustizia di revocare la disposizione che trasforma di fatto il carcere di Uta in una struttura di alta sicurezza; 
se non ritenga il Ministro dell'interno di predisporre, sino alla revoca della disposizione del Ministro della giustizia, adeguata vigilanza e attenzione, per quanto di competenza, in relazione a possibili fenomeni di infiltrazione mafiosa, e non solo, legati alla presenza questi detenuti nell'ambito del sud Sardegna. (5-09486)


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