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Trasferimento della direttrice di Poggioreale Teresa Abate: : TAR annulla il provvedimento e condanna il DAP alle spese


Polizia Penitenziaria - Trasferimento della direttrice di Poggioreale Teresa Abate: : TAR annulla il provvedimento e condanna il DAP alle spese

Notizia del 04/05/2015

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

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Scritto da: Redazione

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Il TAR ci impiega nove mesi ma alla fine arriva la sentenza ...

 

REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima) ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5651 del 2014, proposto da: Teresa Abate, 
rappresentata e difesa dagli avv. Antonio Palma, Francesco Rinaldi, Carolina Felicella, con domicilio eletto presso l’avv. Antonio Palma in Napoli, Via G. G. Orsini, n. 30; 

contro

Ministero della Giustizia - Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, in persona del legale rappresentante p.t., 
rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Napoli, Via Diaz, 11; 

nei confronti di

Antonio Fullone, non costituito in giudizio;

per l'annullamento

- del decreto del Ministero della Giustizia, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria prot. n. 0249577 dell'11.7.14 comunicato il 14.7.14 con il quale si dispone che la ricorrente assuma la provvisoria direzione dell'ufficio del personale e della formazione del provveditorato della Campania nelle more del riordino delle sedi dirigenziali dell'amministrazione penitenziaria;

- della nota di accompagnamento prot. GDAP – 0249577 – 2014 con la quale si invita la ricorrente a curare le consegne con il dirigente dott. Antonio Fullone, che assumerà l’incarico di direttore reggente;

e per la declaratoria del diritto della ricorrente a ricoprire l’incarico di direttore della casa circondariale “G. Salvia”;

 

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero della Giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 aprile 2015 il dott. Luca De Gennaro e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO e DIRITTO

1. La ricorrente Teresa Abate, dirigente dell’Amministrazione Penitenziaria, è stata incaricata come Direttore della Casa Circondariale “G. Salvia” di Napoli Poggioreale per il triennio 22.5.2012 - 22.5.2015.

Con provvedimento dell’11.7.2014 (prot. 249577) la dott.ssa Abate è stata assegnata, con revoca implicita del precedente incarico, alla Direzione dell’ufficio personale presso il Provveditorato regionale dell’Amministrazione Penitenziaria “nelle more del riordino delle sedi dirigenziali dell’Amministrazione Penitenziaria conseguente al nuovo regolamento del Ministero”.

A seguito del trasferimento, la Direzione della Casa circondariale è stata contestualmente attribuita al dott. Antonio Fullone, a cui il ricorso è notificato in qualità di controinteressato.

Avverso il suddetto trasferimento la ricorrente con il presente gravame svolge le seguenti doglianze:

- violazione di legge: art. 10 D.lgs. 63/2006, violazione L. 241/1990, eccesso di potere per carenza dei presupposti, disparità di trattamento e difetto di istruttoria e di motivazione, mancata comunicazione del preavviso di rigetto, contraddittorietà, sviamento, perplessità, irragionevolezza, violazione dei principi di legalità e buon andamento.

Si è costituita l’amministrazione penitenziaria, tramite l’avvocatura dello Stato, chiedendo che il ricorso sia respinto.

All’udienza del 9 aprile 2015 il ricorso è stato trattenuto in decisione.

2. Il ricorso è fondato.

La dott.ssa Abate deduce che il provvedimento impugnato sia stato assunto in violazione delle disposizioni che regolano la gestione degli incarichi ai dirigenti penitenziari.

Il motivo va accolto.

3. A norma dell’art. 10, comma 4, D.Lgs. n. 63/2006 gli incarichi ai dirigenti penitenziari - che sono conferiti per un periodo di tempo non inferiore a tre anni e non superiore a cinque anni - possono essere revocati solo quando: a) quando, per qualsiasi causa, anche senza colpa, i funzionari non possano svolgere efficacemente il loro incarico nella sede che occupano; b) quando i funzionari non abbiano raggiunto gli obiettivi assegnati.

La disposizione ora richiamata - che istituisce una guarentigia a favore del dirigente penitenziario nei confronti del potere di ritiro ad nutumdell’incarico da parte dell’amministrazione - circoscrive dunque il potere di revoca degli incarichi, subordinandone, a tutela della stabilità del mandato assunto a tempo determinato, l’esercizio a specifici presupposti, che devono essere oggetto di disamina istruttoria ed esternazione nell’atto stesso.

4. Il provvedimento impugnato, richiamando semplicemente la “disponibilità” della ricorrente, non viene accompagnato invece da alcuna motivazione, necessaria in considerazione dell’effetto di revoca – implicito nell’assegnazione ad altro ufficio – dell’incarico di direttore della Casa circondariale di Poggioreale.

Tale provvedimento è dunque palesemente viziato in quanto assunto in violazione del combinato disposto dall’art. 3 L. n. 241/1990, che prevede un obbligo di generale di motivazione per i provvedimenti amministrativi, e dell’art. 10 D.Lgs. n. 63/2006 che richiede l’indicazione di specifici presupposti per la revoca degli incarichi ai dirigenti penitenziari.

5. Tale vizio non può ritenersi superato dai rilievi dedotti a difesa dall’amministrazione.

In primo luogo deve escludersi che si sia formato un accordo provvedimentale.

Il Ministero infatti oppone che nel corso del colloquio, tenutosi con il Direttore generale del personale il 4.7.2014, la ricorrente avrebbe manifestato verbalmente il proprio consenso al cambio di incarico; tale consenso, che peraltro non risulta agli atti, sarebbe parte integrante di un accordo che sostituirebbe o anticiperebbe gli effetti di un analogo provvedimento amministrativo, emanato d’autorità.

Tale ricostruzione va disattesa in quanto per espressa previsione di legge, l’accordo provvedimentale deve essere stipulato in forma scritta a pena di nullità (art. 11 L.241/1990); la forma scritta non deve ritenersi necessaria solo per la sottoscrizione dell’atto ma anche per gli elementi essenziali che determinato l’oggetto e il contenuto del provvedere; è da escludere dunque che nella fattispecie possa ritenersi integrato un atto amministrativo tramite modulo consensuale solo in virtù di una generica disponibilità della ricorrente, espressa comunque verbalmente, e senza ulteriori indicazioni sull’oggetto di tale disponibilità (manca qualsiasi indicazione ad esempio sul luogo, sulla funzione e sulla tempistica della nuova destinazione, elementi comunque necessari per la formazione di un compiuto provvedimento di revoca/assegnazione/trasferimento).

Per tali ragioni deve essere disattesa anche la (preliminare) eccezione di tardività del ricorso, fondata sulla considerazione che avrebbe dovuto essere impugnato l’atto amministrativo asseritamente formatosi in via consensuale.

6. Non costituisce poi presupposto valido il richiamo al “riordino delle sedi dirigenziali” nelle more del quale sarebbe stato attuato il trasferimento contestato: si tratta infatti di indicazione del tutto sommaria ed eventuale – in quanto subordinata all’adozione degli atti sulla nuova architettura del Dicastero – che non mostra alcuna attinenza con i presupposti indicati dal citato art. 10 D.lgs n. 63/2006 per la revoca anticipata dell’incarico.

7. Non è inoltre possibile ritenere integrata ex post in sede processuale la motivazione che nel provvedimento è assente: non sono rilevanti a tale fine gli atti difensivi predisposti dall'Amministrazione resistente con i relativi allegati critici sull’attività dirigenziale svolta – peraltro controbilanciati da documentazione della ricorrente di segno opposto – in quanto per orientamento pacifico è inammissibile l'integrazione postuma della motivazione di un atto amministrativo dovendo la motivazione precedere e non seguire ogni provvedimento amministrativo, a tutela del Buon Andamento amministrativo e dell'esigenza di delimitazione del controllo giudiziario.

In ogni caso, il Collegio rileva al riguardo che la contestazione principale che emerge dagli atti, attinente a problematiche sorte e riscontrate nell’ambito di una visita di una delegazione di parlamentari europei, è stata oggetto di completo proscioglimento disciplinare (cfr. decreto del 20.1.2015 in atti).

8. Il Collegio osserva infine che l’allegata disponibilità offerta dalla ricorrente - che la stessa nega peraltro di aver mai manifestato - espressa in forma verbale e in termini assolutamente generici non esonerava (vale ancora ribadirlo) l’Amministrazione Penitenziaria dall’assumere un provvedimento di revoca alle condizioni di cui al richiamato art. 10 D.lgs 63/2006, disposizione che prevede specifiche garanzie a tutela della stabilità degli incarichi di dirigente penitenziario; tale disponibilità viene infatti indicata con termini vaghi e non contiene riferimenti a possibili alternative; in ogni caso a tale manifestazione di volontà non corrisponderebbero quei criteri di forma e determinatezza che costituirebbero il presupposto di un espresso e chiaro consenso; in questa prospettiva la richiesta prova testimoniale in merito alla presunta manifestazione verbale di disponibilità si rivela superflua.

9. In definitiva, per le ragioni esposte, il ricorso è accolto.

10. Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.

 

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Settima) pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla gli atti impugnati.

Condanna il Ministero della Giustizia alla rifusione delle spese di giudizio in favore della parte ricorrente, liquidate in euro 1.500,00= oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2015 con l'intervento dei magistrati:

Alessandro Pagano, Presidente

Marina Perrelli, Primo Referendario

Luca De Gennaro, Primo Referendario, Estensore 
 
DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 24/04/2015

 

E adesso le spese chi le paga ?

 

Teresa Abate reintegrata a direttore di Poggioreale, Rita Bernardini: assurdo, il DAP sia libero di scegliere chi vuole

 


Scritto da: Redazione
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n. 3


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Di  Fernando  (inviato il 13/06/2015 @ 08:45:08)


n. 2


Commento onesto! Peccato per me non poter dire fino in fondo ciò che si pensa...
Ciao Pasquino

Di  §Ordo  (inviato il 04/05/2015 @ 11:00:07)


n. 1


Ma di cosa vi meravigliate?
I T.A.R. riammettono in servizio chi fa rapine, e non solo da noi.
L a Giustizia Amministrativa è molto più malata di quella civile e penale, ed è anche una delle varianti a cui ricondurre parte delle responsabilità circa il penoso funzionamento della P.A.
Mi fa sorridere la signora Bernardini che invoca la autonomia del DAP.
Quel potere di autodeterminazione che dovrebbe consentire alla Pubblica Amministrazione il buon governo, qualora fosse dotata di dirigenti capaci.
Iniziasse ad interrogarsi sui requisiti: tecnici, pratici e morali della gran parte dei dirigenti della P.A. poi si potrebbe iniziare un dibattito costruttivo.

Di  PASQUINO  (inviato il 04/05/2015 @ 09:07:20)




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