Gennaio 2017
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Trasferimento Legge 104-92: Poliziotto vince ricorso contro il DAP


Polizia Penitenziaria - Trasferimento Legge 104-92: Poliziotto vince ricorso contro il DAP

Notizia del 25/03/2016

in Ricorsi Contenziosi Sentenze TAR CASSAZIONE

(Letto 347 volte)

Scritto da: Redazione

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 11 del 2016, proposto da:

-OMISSIS- -OMISSIS-, rappresentato e difeso dall'avv. Rossella Di Pilato, con domicilio eletto presso Rossella Di Pilato, in Campobasso, via Mazzini, n. 88;

contro

Ministero della Giustizia - D.A.P. - Dip. Amm. Penitenziaria , in persona del legale rappresentante p. t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata in Campobasso, Via Garibaldi, n. 124;

per l'ottemperanza

della sentenza T.a.r. Molise n. 322 del 9.7.2015, resa nell'ambito del giudizio n. 300 del 2014, pubblicata in data 11.09.2015 notificata in data 29.9.15, non impugnata e passata in giudicato in data 30.10.15, come da certificazione della Segreteria;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero della Giustizia - D.A.P.;

Viste le memorie difensive;

Visto l 'art. 114 cod. proc. amm.;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2016 il dott. Orazio Ciliberti e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

I - Il ricorrente, assistente capo di polizia  penitenziaria , con il ricorso notificato il 14.1.2016 e depositato il 20.1.2016, chiede l'ottemperanza alla sentenza T.a.r. Molise n. 322 del 2015, resa nell'ambito del giudizio n. 300 del 2014, pubblicata in data 11.09.2015 notificata in data 29.9.15, non impugnata e passata in giudicato in data 30.10.15, come da certificazione della Segreteria, deducendo l'illegittimità del silenzio tenuto dall'Amministrazione  penitenziaria  in ordine alle numerose istanze di esecuzione inoltrate, allo scopo di ottenere il trasferimento dalla casa circondariale di Lanciano a quella di Campobasso.

L'Amministrazione, costituitasi, eccepisce la carenza di interesse del ricorrente all'ottemperanza, a seguito della procedura di trasferimento, su istanza dell'interessato, alla sede di Larino (Cb).

Nella camera di consiglio del 23 marzo 2016, la causa è introitata per la decisione.

II - Il ricorso è ammissibile e fondato.

III - La sentenza T.a.r. n. 322/2015 ha annullato il provvedimento n. 26313 datato 16.6.2014, con il quale l'Amministrazione  penitenziaria  aveva rifiutato al ricorrente il trasferimento dalla sede di Lanciano a quella di Campobasso, chiesto ai sensi dell'art. 33, comma quinto, della L. n. 104 del 1992 (per consentirgli l'assistenza continuativa di un familiare), sul presupposto - rivelatosi infondato - che non vi fosse a Campobasso la disponibilità di posti per dipendenti impegnati nell'assistenza di propri congiunti. A seguito del passaggio in giudicato della detta sentenza, non impugnata, il ricorrente ne ha chiesto, con più lettere e diffide, l'esecuzione, senza ottenere risposta dall'Amministrazione la quale, costituitasi nel presente giudizio di ottemperanza, ne eccepisce l'inammissibilità, a causa dell'intervenuta procedura di trasferimento del ricorrente, su istanza del medesimo, alla sede di Larino (Cb) che lascerebbe presumere l'acquiescenza dell'interessato all'attività dell'Amministrazione successiva alla formazione del giudicato amministrativo.

IV - Invero, l'Amministrazione  penitenziaria  non si è mai pronunciata sulle istanze del ricorrente intese a ottenere il trasferimento alla sede di Campobasso - in esecuzione del giudicato amministrativo - né ha in qualche modo avviato un procedimento di riesame della posizione del ricorrente, alla luce delle sue istanze e del giudicato. L'Amministrazione ha, dunque, tenuto un comportamento inerte e renitente, che ha costretto il ricorrente a rivolgersi nuovamente a questo T.a.r. per l'ottemperanza.

Appare inconferente, a tal fine, il fatto che il ricorrente - prima della pubblicazione della detta sentenza T.a.r. n. 322/2015 - abbia partecipato all'interpello ordinario per l'anno 2014, ottenendo il trasferimento alla sede di Larino (Cb) chiedendo poi, con istanza del 14.9.2015, la sospensione del detto trasferimento, senza tuttavia ottenerla (stante la tardività della richiesta). Si tratta di una vicenda parallela che non interferisce con il procedimento attivato con l'istanza di trasferimento - proposta per ragioni diverse e con riferimento a una diversa normativa - alla sede di Campobasso e non riduce, né elide l'interesse del ricorrente a ottenere una piena ottemperanza al giudicato, con la decisione sulla sua domanda di trasferimento a Campobasso.

In sede di esecuzione del giudicato assumono rilievo le sopravvenienze normative o di fatto, a cui si attribuisce la capacità di limitare o escludere gli effetti ulteriori del giudicato. Al momento dell'ottemperanza giurisdizionale si deve, pertanto, indagare se il ripristino della posizione soggettiva illegittimamente sacrificata risulti compatibile con lo stato di fatto e di diritto medio tempore prodottisi (cfr.: Cons. Stato V, 6.11.2015 n. 5075). Nel caso di specie, si può ritenere che il trasferimento su istanza dell'interessato alla sede di Larino non abbia fatto venir meno l'interesse a ottenere il trasferimento a Campobasso, ex L. n. 104 del 1992 (chiesto per poter assistere un proprio congiunto non autosufficiente), sicché la procedura di trasferimento a Campobasso deve essere riaperta e conclusa con un provvedimento motivato espresso. Viceversa, non si può ritenere che il trasferimento da Lanciano a Larino (avvenuto nell'ambito di una parallela procedura concorsuale) sia stato satisfattivo dell'interesse del ricorrente, né che lo abbia privato del diritto all'ottemperanza del giudicato, né che abbia in qualche modo interferito con la procedura di trasferimento a Campobasso che, dopo l'annullamento giurisdizionale, stante il silenzio dell'Amministrazione è rimasta aperta e non si è conclusa.

Ai sensi dell'art. 112, comma 2, lett. c) c.p.a., l'azione di ottemperanza innanzi al giudice amministrativo è proposta per conseguire, tra l'altro, l'attuazione delle sentenze amministrative passate in giudicato, al fine di ottenere l'adempimento dell'obbligo della pubblica Amministrazione di conformarsi, per quanto riguarda il caso deciso, al decisum, sicché è necessario ordinare all'Amministrazione  penitenziaria  intimata di dare esecuzione alla sentenza di questo T.a.r. n. 322/2015, provvedendo, nel termine di sessanta giorni, a concludere, con un provvedimento espresso e motivato, il procedimento relativo al trasferimento del ricorrente alla sede di Campobasso.

Resta fermo che, in caso di perdurante inottemperanza, il ricorrente potrà chiedere a questo T.a.r. la nomina di un commissario ad acta che agisca in sostituzione dell'Amministrazione rimasta inerte.

V - In tale senso, il ricorso deve essere accolto. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e sono liquidate in Euro 500,00 al lordo, oltre Iva, C.p.a. e rimborso del contributo unificato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Molise (Sezione Prima) accoglie il ricorso per ottemperanza in epigrafe indicato e per l'effetto, ordina all'Amministrazione  penitenziaria  intimata di dare esecuzione alla sentenza di questo T.a.r. n. 322/2015, provvedendo, nel termine di sessanta giorni - a far data dalla comunicazione o notifica della presente decisione - a concludere, con un provvedimento espresso e motivato, il procedimento relativo al trasferimento del ricorrente alla sede di Campobasso.

Condanna l'Amministrazione  penitenziaria resistente alle spese del giudizio, liquidate in Euro 500,00 al lordo, oltre Iva, C.p.a. e rimborso del contributo unificato.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all'art. 52, comma 1 D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo a identificare la parte privata.

Così deciso in Campobasso nella camera di consiglio del giorno 23 marzo 2016 con l'intervento dei magistrati:

Silvio Ignazio Silvestri, Presidente

Orazio Ciliberti, Consigliere, Estensore

Domenico De Falco, Referendario


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