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Tre metri quadri a detenuto: dopo gli annunci del DAP i conti non tornano e il numero dei detenuti torna a salire


Polizia Penitenziaria - Tre metri quadri a detenuto: dopo gli annunci del DAP i conti non tornano e il numero dei detenuti torna a salire

Notizia del 08/04/2015

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Scritto da: Redazione

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Finito l'effetto della pronuncia sulla Fini-Giovanardi detenuti in aumento di oltre 1.000 unità rispetto a febbraio. La protesta di Rita Bernardini che (con Pannella) è in sciopero della fame per l'amnistia e l'indulto.

Rieccole, le carceri che scoppiano. È durata troppo poco l'illusione di una svolta deflattiva, che un mese fa aveva spinto il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria ad annunciare: "Non c'è più alcun detenuto ristretto in meno di 3 metri quadri". Lo stesso Dap ora deve ammettere che la popolazione carceraria, al 31 marzo, risulta di nuovo in aumento, di oltre 1.000 unità rispetto alla rilevazione precedente.

"Si è esaurito l'effetto della dichiarazione di incostituzionalità sulla Fini-Giovanardi", osserva la segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini, "i detenuti che potevano permettersi l'avvocato per sollevare l'incidente al giudice dell'esecuzione l'hanno fatto, gli altri restano dentro". Bernardini e Pannella hanno trascorso anche questa Pasqua a visitare penitenziari. Sono al 33esimo giorno di sciopero della fame e chiedono l'amnistia. "Subito quella mirata a chi è in carcere per droga".

È un aumento lieve, ma non casuale. "Secondo i dati diffusi dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria al 31 marzo 2015 i detenuti presenti nei 200 istituti penitenziari italiani sono 54.122 e tornano a risalire". Lo fa notare la segretaria di Radicali italiani Rita Bernardini. Reduce da due giorni, Pasqua e pasquetta, trascorsi con Marco Pannella a visitare le due grandi carceri della Capitale, Regina Coeli e Rebibbia. Ma anche a riflettere su quello che già si vedeva a occhio nudo nelle celle e ora viene confermato dalle statistiche ufficiali. A febbraio la popolazione penitenziaria era di circa 53mila unità. E a un certo punto il nuovo capo del Dap Santi Consolo si era anche potuto concedere la celebrazione di un particolare primato: "Non abbiamo più alcun detenuto ristretto in spazi di meno di tre metri quadri".

Così in effetti suggeriva la media aritmetica, seppur subordinata alla famosa regola del pollo di Trilussa: un pollo a testa può voler dire che c'è chi se ne gode due e chi resta a pancia vuota, così vale per le celle dove si sta relativamente larghi a cui fanno da contraltare i buchi sovraffollati indegni di un Paese civile. Con gli oltre 54mila censiti nei penitenziari al 31 marzo va a farsi benedire di nuovo pure la recente conquista aritmetica. E soprattutto si manifesta una tendenza al rialzo. Preoccupante, senza dubbio, dopo circa un anno in cui il saldo tra uscite e nuovi ingressi nelle carceri era stato finalmente positivo.

"Lo si può spiegare", dice Bernardini, "con il sostanziale venir meno dell'effetto Consulta: mi riferisco alla dichiarazione di incostituzionalità sulla Fini-Giovanardi, che ha imposto l'applicazione di minimi e massimi edittali molto più bassi per i reati relativi alle droghe leggere. Quella pronuncia è di febbraio 2014, epoca in cui la popolazione penitenziaria totale toccava quota 60.828: subito dopo si è creato un forte processo deflattivo, ben visibile con il riscontro al 31 luglio 2014, quando, nel giro di appena 5 mesi, il dato risultò essere sceso a 54.414". Secondo il ministro della Giustizia Orlando quella "botta" al sovraffollamento fu il risultato dei due provvedimenti svuota-carceri.

Il primo entrato in vigore tra fine 2013 e inizio 2014, il secondo l'estate scorsa. Secondo i radicali non è così: a incidere davvero fu appunto la dichiarazione della Corte costituzionale sulla legge Fini-Giovanardi. Continua Bernardini: "Appena introdotte le nuove pene, più basse, grazie alla pronuncia dei giudici costituzionali, tutti i detenuti per cannabis che potevano permetterselo hanno sollevato l'incidente davanti al giudice dell'esecuzione. Hanno cioè ottenuto che un magistrato riconoscesse loro il diritto di vedersi applicata una pena inferiore. Chi aveva i soldi per l'avvocato si è mosso subito, in quei primi mesi del 2014, e magari è uscito. Esauritasi l'ondata di quei ricorsi, la popolazione carceraria ha smesso di calare.

A mio giudizio perché il resto dei vecchi detenuti per droga, che rispetto al totale incidono tantissimo, non ha i soldi per il procedimento e non può quindi ottenere una libertà a cui pure avrebbe diritto". E qui si arriva il punto chiave, il nodo più critico, che spinge la segretaria di Radicali italiani e il vecchio leader Marco Pannella a proseguire il loro sciopero della fame, giunto oggi al 33esimo giorno: la cosa più urgente sarebbe proprio "un'amnistia mirata per chi sconta ancora le vecchie pene della Fini-Giovanardi".

Difficile che Renzi si faccia intenerire, considerato che, per esempio, ha lasciato cadere la delega con cui si sarebbe potuto introdurre la detenzione domiciliare come pena principale per tutti i reati con pene massime fino a 5 anni. "Timori elettorali filo-leghisti?", è l'insinuazione neppure troppo tendenziosa di Bernardini. Certo, come la stessa segretaria radicale ricorda, è scesa la percentuale dei detenuti in attesa di giudizio: dal 43% di fine 2010 siamo al 27,6%. Comunque un sacco di persone: 19.799. Vittime dell'arretrato penale. Di quei 4 milioni e 600mila "vecchi" processi censiti dal capo dell'Organizzazione giudiziaria Mario Barbuto. "È quest'ultimo dato a richiedere un'amnistia generalizzata", ricorda Bernardini a proposito della principale ragione del Satyagraha suo e di Pannella.

"Preoccupa la grande quantità di detenuti in attesa di primo giudizio, che sono 9.504", continua la segretaria di Radicali italiani, "i detenuti stranieri sono 17.617 pari al 32,5% del totale (il 30 novembre 2010 erano il 37%). Quanto al sovraffollamento, ci sono ben 58 carceri con un sovraffollamento superiore al 130% (tenendo conto delle sezioni chiuse).

Si va dal 200% della Casa circondariale di Udine (164 detenuti in 82 posti effettivi), al 199% del carcere di Busto Arsi-zio (303 detenuti in 145 posti effettivi), al 196% del carcere di Latina (149 detenuti in 76 posti). Quanto ai grandi istituti", nota Bernardini, "a Milano-San Vittore si registra un sovraffollamento del 182% (963 detenuti in 530 posti effettivi), a Regina Coeli del 178%, a Na-poli-Secondigliano del 153% (1.353 detenuti in 886 posti)". Il pollo di Trilussa continua a essere mal distribuito.

di Enrico Novi - Il Garantista

 


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