Novembre 2016
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Ufficiali degli Agenti di Custodia Evoluzione o involuzione del sistema organizzativo del Corpo?


Polizia Penitenziaria - Ufficiali degli Agenti di Custodia Evoluzione o involuzione  del sistema organizzativo del Corpo?

Notizia del 26/05/2010

in Melting Pot

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Scritto da: Alfonso Mattiello

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Nel rispetto della linea editoriale di questa Rivista che, fin dalla sua nascita nel lontano 1994, ha voluto rappresentare una sorta di melting pot dell’amministrazione penitenziaria dove ospitare pareri, opinioni e punti di vista di tutte le figure professionali che si muovono e lavorano al proprio interno, siamo ben lieti di ospitare l’apprezzato e qualificato intervento del gen. Alfonso Mattiello, direttore del Gom e illustre rappresentante della categoria degli ufficiali del Corpo.
Il Gen. Mattiello ci ha onorato di un bell’articolo di carattere storico che racconta efficacemente alcuni aspetti del nostro passato professionale.
Ci auguriamo che questa possa essere solo la prima occasione di una collaborazione editoriale che diventi fissa e continuativa, non solo con Alfonso Mattiello ma con chiunque altro, ufficiale del Corpo, voglia inviarci un suo contributo.
 
 
In occasione dell’Annuale del Corpo di Polizia Penitenziaria è stato fatto omaggio agli invitati di una pubblicazione inedita sulla Polizia Penitenziaria  che fa espresso riferimento alla storia, ai simboli e ai valori del Corpo.
Debbo dire che sono stato profondamente colpito dal contenuto di questa pubblicazione che, ripercorrendo con immagini e con parole la nostra storia recente, mi ha ricondotto alla mente quella che è stata anche parte della mia storia, avendo ormai più di 33 anni di servizio effettivo nel Corpo ed essendo, tra l’altro figlio d’arte - mio padre e mio nonno hanno servito lo Stato con questa divisa fin dal 1921-.
La nostra storia è una storia di sacrifici e di sofferenze ma soprattutto è una storia di uomini e donne, servitori dello Stato, che hanno sempre rispettato quei principi, quei simboli e quei valori che vengono di nuovo richiamati nella pubblicazione a cui facevo riferimento.
Rivedere le vecchie fotografie e rileggere le motivazioni delle onorificenze concesse ai nostri colleghi che hanno sacrificato la vita, mi ha motivato a scrivere su quello che era il nostro mondo prima della riforma e di come esso si sia trasformato dopo il 1990.
Alla fine della guerra gli Agenti di Custodia non superavano le10-12.000 unità e nei 40 anni successivi gli organici furono incrementati di circa 20.000 unità, molti dei quali furono assunti dopo gli anni ’70 per contrastare in modo efficace l’insorgere della violenza terroristica e criminale che insanguinò il Paese richiedendo un grande sacrificio di vite anche all’Amministrazione Penitenziaria.
Il Corpo disponeva di tre Scuole (Portici, Cairo Montenotte e Parma), che lavoravano a pieno ritmo per addestrare i giovani che venivano  arruolati negli Agenti di Custodia e nei periodi di sospensione dei corsi il personale delle Scuole veniva movimentato per alleviare il lavoro degli altri colleghi o per intervenire nelle rivolte che spesso animavano la vita degli Istituti Penitenziari.
La nostra organizzazione era tale che a livello centrale il cd. Comando del Corpo degli Agenti di Custodia era inserito all’interno dell’Ufficio II della Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena e si occupava solo del personale militare, era diretto da un Magistrato e tutti i capi-reparti e capi-sezione erano Ufficiali e Sottufficiali degli Agenti di Custodia. 
L’Ufficio aveva più o meno le stesse competenze che oggi ha la Direzione Generale del Personale e della Formazione con la differenza che, allora, la presenza di numerosi appartenenti agli Agenti di Custodia a capo delle varie articolazioni dell’Ufficio poteva garantire una competenza specifica che, almeno in teoria, doveva essere migliore.
Vorrei, per il momento, soffermarmi su quest’aspetto dell’organizzazione dell’epoca per meglio comprendere qual’era la posizione degli Ufficiali degli Agenti di Custodia e anche per chiarire certe valutazioni che oggi vengono fatte sui vari forum dalle Organizzazioni Sindacali da persone che parlano per sentito dire, senza però aver avuto la possibilità di conoscere quello che è stata l’evoluzione o l’involuzione, per come la si voglia meglio intendere, del sistema organizzativo del Corpo.
Come si può apprendere dalla pubblicazione edita dall’Amministrazione Penitenziaria, e che raccomando a tutti di leggere, il ruolo degli Ufficiali fu istituito nel 1945 con un organico di pochissime unità e fu delegato ad occuparsi solo dell’addestramento nelle scuole e della disciplina, senza mai chiarire quale dovesse essere effettivamente il loro compito all’interno di un Corpo, che, da civile fu trasformato in militare con un Decreto Luogotenenziale negli anni in cui il Ministro di Grazia e Giustizia era Togliatti che, mi sembra di ricordare, non fosse né democristiano né appartenente a schieramenti di destra. In poche parole le stellette agli Agenti di Custodia furono date da un Ministro Comunista.
In tutti gli anni che vanno dal ’45 al ’71 l’organico degli Ufficiali fu di pochissime unità impiegate a  Roma (Ufficio del personale militare e di Custodia), nelle Scuole e nei Comandi Regionali.
I famosi Comandi Regionali istituiti con circolari interne non ebbero mai un riconoscimento normativo, e gli Ufficiali che vi erano impiegati si occuparono per molti anni di casermaggio, dell’armamento e del vestiario.
Nel periodo di massimo splendore del ruolo degli Ufficiali, l’organico non superò le 66 unità complessive senza mai essere completamente coperto. In quegli anni iniziò anche ad essere animata la discussione, fra le varie categorie professionali, circa la necessità di affidare agli Ufficiali, negli istituti, le attribuzioni già proprie del maresciallo degli Agenti di Custodia con la qualifica di Titolare del servizio di custodia.
Ricordo benissimo che alla fine degli anni ’70 l’allora Ministro Morlino riunì i vertici della Direzione Generale degli Istituti di Prevenzione e Pena per sapere se gli Ufficiali fossero d’accordo ad essere inviati come titolari del servizio di custodia negli Istituti più grandi. 
Su questa riunione e su i suoi esiti si riferì che gli Ufficiali si fossero rifiutati di fare i Comandanti degli Istituti, ma nessuno chiarì che l’Ufficiale più elevato dell’epoca, che svolgeva le funzioni di Comandante del Corpo Col. Spinaci, rispose al Ministro che non c’era nessuna preclusione da parte degli ufficiali a ricoprire quei ruoli a condizione che fossero chiariti, con atti formali, le competenze che avrebbero avuto gli ufficiali ed i rapporti da tenere con il Direttore dell’istituto, al fine di evitare d’essere considerati semplicemente dei sostituti dei marescialli e che, come costoro, non avrebbero avuto la possibilità di comandare un bel niente ma di assumere solo gli oneri dovuti ad una situazione gestionale molto critica.
Gli anni ’70 furono anni bruttissimi per l’Amministrazione Penitenziaria e per il Corpo degli Agenti di Custodia, perché il loro organico limitato non era sufficiente ad arginare le continue esplosioni di violenza che si verificavano all’interno di molti Istituti Penitenziari.
Parlo di anni che videro il verificarsi di migliaia di evasioni e di diverse decine di omicidi fra detenuti con il sacrificio di tanti appartenenti al Corpo.
Sarebbe interessante oggi parlare con alcuni degli appartenenti al corpo degli Agenti di Custodia dell’epoca, tutt’oggi in servizio, e farsi narrare le storie di quegli anni, anche per farsi spiegare come in molte delle  situazioni più drammatiche e negli episodi più cruenti di quegli anni fossero presenti anche alcuni degli Ufficiali del Corpo.
Oggi la maggior parte del personale in servizio è stata assunta dopo il 1990 e quindi poco sa dell’organizzazione precedente, molti infatti ritengono che gli Ufficiali siano stati esclusi dalla riforma perché considerati  strumenti d’oppressione nei confronti del Corpo da parte dei vertici dell’Amministrazione.
Vorrei chiarire che dal ’45 al ’90, nonostante le continue richieste, non fu mai emanata una Legge che chiarisse lo status giuridico degli Ufficiali e le loro competenze, la preoccupazione principale dei vertici dell’epoca fu quella di continuare ad assicurare lo status quo dei rapporti di poteri esistenti all’interno del sistema carcere.
E’ anche doveroso ricordare che il ruolo esercitato da alcuni Ufficiali dell’epoca all’interno dell’Ufficio Centrale, soprattutto negli anni precedenti la riforma, non fu certamente esaltante e i contrasti esistenti fra di loro non consentirono, nel momento in cui il testo di riforma nasceva, di intervenire per renderlo più appropriato alle nuove esigenze che si andavano affermando.
Gli Ufficiali dell’epoca hanno anche pagato lo scotto della provenienza dai ruoli dell’Esercito, quindi, senza un preparazione culturale e professionale specifica, così come sarebbe stato necessario per chi aspirava ad esercitare funzioni di vertice in un Corpo di Polizia.
Molte di queste problematiche erano note agli Ufficiali dell’epoca e, alcuni progetti di riforma  del Corpo, tenevano conto di tutti questi aspetti che era necessario trattare, ma furono messi da parte nelle lunghe discussioni parlamentari che portarono poi alla riforma del ’90.
Alla fine la soluzione fu trovata con la famosa legge 395/90 che, riformando il Corpo, lo ha privato per 10 anni di un ruolo direttivo e oggi, a circa 20 anni dalla riforma, il Corpo non ha ancora risolto molti dei problemi che già furono oggetto di manifestazioni e di proteste negli anni pre-riforma.
Ringrazio dell’ospitalità concessami in queste pagine dalla redazione del SAPPE e spero di poter nuovamente intervenire per trattare argomenti molto più specifici ed importanti che riguardano gli aspetti operativi dei servizi affidati al Corpo di Polizia Penitenziaria.
 
 
Alfonso Mattiello
Generale di Brigata
Direttore del Gruppo Operativo Mobile 

Scritto da: Alfonso Mattiello
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Commenti Commenti dei lettori

n. 27


Chiedo scusa se intervengo senza una specifica presentazione ma sono spinto da un sentimento di appartenenza e di affetto per un Corpo che ho servito con entusiasmo ed amore per trentasei anni sia nei servizi istituzionale che nel settore della formazione. Il tempo maggiore l'ho trascorso nelle scuole dove ho sconosciuto tre generazioni di allievi agenti, sottufficiali, Ufficiali, ho addestrato personale ausiliario, concorso alla formazioni di Comanadnti d'Istituto, gli Ufficiali e, a riforma avvenuta, ho avuto il piacere di organizzare il primo corso per sovrintendenti, i nuovi Ispettori ed il personale femminile della Polizia Penitenziaria. Gran parte della mia vita l'ho dedicata al Corpo degli agenti di Custodia ed ai miei "allievi" sono stati anni che che ho vissuto intensamente cercando anche di comprendere un passato che mi ha sempre affascinato per l'umiltà con cui nascondeva una storia ricca di eroismi, di nobili tradizione e supremi sacrifici che, forse, volutamente, si è sempre tentato di cancellare. Una storia che abbiamo il diritto ed ll dovere di portarla alla luce per farla conoscere a tutti. Mi auguro che con questa lodevole iniziativa del Gen. Mattiello, l'aiuto del vostro giornale e quanti custodiscono ricordi del passato si possa ricostruire la vera storia del nostro glorioso Corpo. Io sono pronto. Vi ringrazio con affetto Gennaro Aprea

Di  Aprea Gennaro  (inviato il 29/06/2010 @ 00:57:09)


n. 26


Grazie Daniele,
si caro amico Nardino, sono quel Giuseppe Agati e sono convinto anch'io sul dialogo per cercare di trovare la soluzione alle criticità. Purtroppo, per esperienza maturata nel settore (31 anni di servizio di cui 27 tutti in prima linea), non sempre il dialogo porta alla soluzione pacifica del problema e quando, ripeto purtroppo, capita così, in prima linea devono esserci i poliziotti penitenziari con i loro Ufficiali e Funzionari.
Ovviamente, come dice Daniele, non sempre evento critico vuol dire rivolta; può essere l'autolesionismo o il tentativo di suicidio di un detenuto, può essere la gestione di un maxi processo ad organizzazioni criminali, può essere una traduzione particolare, la gestione di un collaboratore, il comunicare una triste notizia ad un detenuto ecc..
Episodi che vedono coinvolta la professionalità del poliziotto penitenziario che non è l'ignorante solo "chiacchiere e distintivo".
Vorrei che, una volta tanto, mai come adesso, si arrivasse ad una unione di fatto, senza bandiere, colori o categorie per il futuro della Polizia Penitenziaria che ho visto crescere in questi anni ma che per certi aspetti ho visto anche, mio malgrado, regredire.
Quando eravamo Agenti di Custodia, è vero, stavamo male, avevamo pochi diritti e molti doveri; ma c'era più cameratismo, più unione. I colleghi erano uniti nel bene e nel male, se si devideva qualcosa la si faceva. Oggi non è così.
Tornando al discorso degli Ufficiali , personalmente sono più che favorevole alla loro incardinazione nel Corpo per i seguenti motivi:
1)- Il poliziotto penitenziario devev avere a capo uno che indossa la sua stessa uniforme con cui rapportarsi, poichè ques'ultimo è l'unico che può immedesimarsi e capire le necessità e le prerogative di un poliziotto;
2)- Gli Ufficiali consentirebbero l'aumento dei posti dirigenziali in organico che attualmente sono di 4 Dirigenti Superiori ed 8 Primi Dirigenti (neanche uno per ogni PRAP - assurdo!!!);
3)- L'ingresso degli Ufficiali sarebbe il preludio alla nascita della Direzione Generale del Corpo di Polizia Penitenziaria (L'Ufficio di P.P. era previsto dalla 395/90);
4)- Il Corpo finalmente sarebbe un vero Corpo di Polizia come gli altri quattro con ai vertici persone del Corpo stesso e non figure (con tutto il rispetto per gli attuali Dirigenti) che non riescono ad immedesimarsi nell'uniforme.
Mi scuso per avervi tediato ma mi piace dire sempre quello che penso e come lo penso.
Saluti a tutti

Di  Giuseppe Agati  (inviato il 14/06/2010 @ 18:19:05)


n. 25


caro giuseppe agati, se sei quella persona che è venuta a santa maria maggiore in occasione della esibizione dei non vedenti in una partita a palla cieca, devo congratularmi per le ottime foto poi apparse sulla rivista che se ne è occupato. per ciò che concerne il dialoog come una possibile soluzione al problema in vista di una protesta non pacifica da parte dell'utenza, credimi resto fermo nelle mie convinzioni.p.s. avevo omesso il "non" pacifica. cordiali saluti

Di  leonardo nardino  (inviato il 14/06/2010 @ 14:17:58)


n. 24


Grazie Pippo..
Non lo so quanto è che cerco di far capire che l'unione fa la forza....
Spiega, che emergenza, non significa necessariamente "rivolta", termine da me utilizzato per esasperare un concetto... emergenza, può significare anche un evento come quello che ci ha fatto conoscere nel lontano 1989... (Palermo).....
Ti abbraccio.

Di  Daniele PAPI  (inviato il 14/06/2010 @ 13:15:58)


n. 23


Si va delineando nelle discussioni più una presa di posizione quasi per partito preso, che non un'analisi che dia effettiavamente il polso della situazione in merito a quanto trattato.
Ufficiali come fonte di esperienza e come ponte che dal passato aiutino il traghettamento al futuro ben vengano; ma non si accettino dispotismi dettati più da leggende che da effettive partecipazioni a quella che è la crescita (sperata) di questo corpo.
E sarebbe gradito anche un avvicinamento tra la base del corpo ed i presunti vertici, dato che nella P.P., molto più che altrove, una sorta di casta è sempre più visibile e tangibile.
Per la serie, il tuo grado è determinato più dalla lobbye di appartenenza che non dalla effettiva valenza sul campo e dalle esperienze maturate.
saluti

Di  jordy  (inviato il 14/06/2010 @ 12:49:53)


n. 22


Cari amici,
sapete come recita la seconda strofa che Michele Novaro e Goffredo Mameli hanno scritto per gli italiani?
recita così:
"Noi siamo da secoli calpesti e derisi
perchè non siam popolo, perchè siam divisi,
raccolgaci un'unica bandiera una speme
di fonderci insieme già l'ora suonò"...
Meditate gente, meditate...

P.S. probabilmente l'amico Nardino non ha mai avuto modo di essere coinvolto in una rivolta all'interno di un istituto penitenziario e, forse, sottolineo il forse, il dialogo potrebbe essere una soluzione ma, amico mio, quando il dialogo non c'è o non ottiene alcun risultato, purtroppo, è sempre la polizia penitenziaria (molte volte o quasi sempre insieme agli Ufficiali) a dover intervenire e riportare il tutto alla calma.

Di  giuseppe agati  (inviato il 13/06/2010 @ 21:42:39)


n. 21


caro daniele ancora una volta ti do del "tu" e rispondendo alla tua nota che ho trovato davvero interessante, mi chiedo solo cosa stanno facendo i nostri ufficiali anche in questo momento assai difficile per la polizia penitenziaria . Perchè non pretendono(ancora una volta scrivo) quanto gli è dovuto dall'amministrazione cui appartengono? perchè continuiamo a parlare di loro io e te e non essi? Nel tuo P.S. circa una possibile e probabile rivolta nella casa circondariale di santa maria maggiore di venezia dove sono un addetto ai lavori, credimi , non mancherò di tenere a mente quanto mi hai suggerito, senza nulla togliere al merito del generale Mattiello e ai suoi uomini e donne SIA BEN CHIARO QUESTO. in uno stato di emergenza nazionale, cercherei nel dialogo di trovare una giusta ed equilibrata "soluzione" unitamente al direttore dell'isituto, visto che non riusciamo neppure a garantire una normale dignità all'utenza da noi gestita. dopo solo appena 20 anni trascorsi in "galera" credimi sono convinto che sia la soluzione migliore.

Di  leonardo nardino  (inviato il 13/06/2010 @ 12:40:14)


n. 20


@ Leonardo Nardino

Allora mi scusi...
se per smentire quello che ho scritto è sufficiente definirlo ARIA FRITTA è evidente che abbiamo due concezioni della dignità della POLIZIA PENITENZIARIA diametralmente opposte.

15%.... SUL TOTALE DEI DIRIGENTI... NEANCHE UN DIRIGENTE GENERALE.... FUNZIONARI "SOSTITUTI UFFICIALI DI P.S." GLI UFFICIALI LO SONO... (Consiglio di Stato 1996), UNA VITTORIA SCHIACCIANTE, IL TRIONFO DEL DIRITTO...
B) La mancata attuazione dell'articolo 17 della Legge lettera g) e h); che la inviterei, a leggere con attenzione......
norma già prevista prima della riforma, ed era una norma che consentiva il passaggio nei ruoli direttivi ai Ragionieri. (carriera di concetto), analoghi concorsi previsti per il Ruolo degli Ispettori stranamente mai banditi.., oppure, MI DICA QUANTI NE HANNO BANDITI DI QUESTI CONCORSI... PERCHE' IO NELLA MIA IGNORANZA PROBABILMENTE MI SONO FATTO SFUGGIRE L'OCCASIONE.....
"OVVIAMENTE" ANCHE QUESTO E' IMPUTABILE AGLI UFFICIALI.. chissà a chi non piace l'Autonomia Funzionale della Polizia Penitenziaria... scopro che probabilmente non piace neanche ai suoi stessi componenti.... forse comporta Oneri Troppo Grandi...
Chiavi in mano zitti e muti.... ma si in fondo abbiamo un ruolo talmente marginale nella società che la nostra crescita è un oltraggio alla logica...
Le auguro un futuro pieno di soddisfazioni nella attuale organizzazione Strutturale e Funzionale della Polizia Penitenziaria, colmo di rispetto, professionalità, dignità e per condire un pochino di ARIA FRITTA... tanto è dal 1990 che è in voga anno più anno meno... direi un 20ennio...

Cordiali Saluti..

P.S. se in caso riuscisse a trovare delle motivazioni valide sul perché mi dovrebbe (credo di non essere il solo), stare bene quella percentuale risibile le sarei infinitamente grato.
Già che ci si trova, mi spieghi, ovviamente, se dovesse ritenerlo opportuno si abbassi al mio livello di FRITTO MISTO, mi delucidi, come mai la legge 395/1990 prevede: L'UFFICIO DEL CORPO DI POLIZIA PENITENZIARIA... il quale stranamente è l'unica Articolazione prevista da un articolo della legge, il quale è stato completamente disatteso..
Già che siamo in tema di polemica, guardi evito di tirarmi indietro... mi scusi;
spero non accada mai, ma dovesse malauguratamente verificarsi una rivolta nell'Istituto dove è in servizio, o ci sia una particolare situazione che richiede un intervento straordinario... inoltri formale richiesta affinché l'emergenza sia gestita con il personale del posto... IL GOM lasciamolo a casa... è gestito da un Ufficiale... praticamente non serve... almeno fino a quando è gestito dagli Ufficiali... magari chieda all'Autorità Dirigente, di concordare una tregua con la popolazione detenuta, di un 15/20 anni, sino a quando non ci saranno Dirigenti Superiori provenienti dagli attuali Funzionari, e tutti gli Ufficiali saranno andati in pensione....
Mi perdoni il LEI... sa non sia mai lo ritenga troppo formale o troppo PRO UFFICIALI....

Di  Daniele PAPI  (inviato il 13/06/2010 @ 01:20:38)


n. 19


caro daniele ..a mio avviso quetsa sembra solo aria fritta. il dibattito lo stanno facendo persone che non sono gli "interessati", non sembra anche a te ? (perdona il tu), ma la precisazione era d'obbligo.

Di  leonardo nardino  (inviato il 11/06/2010 @ 23:05:03)


n. 18


@ Leonardo NARDINO

Che i nostri Ufficiali si siano fatti sorpassare, dai così definiti Collaboratori d'Istituto Penitenziario, è da verificare. Mi sembra, che alcuni abbiano incarichi e godano di considerazione molto al di sopra delle perplessità da Lei espresse.
Il fatto, che lei pensi che “stiano fermi a guardare dalla finestra”, è evidente che Lei non ha la benché minima conoscenza dei “soggetti” in questione.
La possibilità di mostrare l'effettivo valore “visto lo scetticismo” a prescindere... mi sembra sia da Lei preclusa “Ab Imis”, per cui assume di fatto, il medesimo atteggiamento “ostativo” dei vertici del Dipartimento.
Come già detto ad altri “scettici”, non sono il difensore della categoria.... sono un Poliziotto Penitenziario, il quale, ritiene che, il 15% sul totale della attuale Dirigenza Penitenziaria, destinato al Corpo, ove comunque la norma se non modificata consentirebbe al massimo dei “Dirigenti Superiori” ovvero per equiparazione “Generali di Brigata” sia una grande presa per il culo.. mi scusi l'eufemismo...
Personalmente, a me non starà mai bene, come non posso consentire che si dicano cose non vere sulla Storia del Corpo, e purtroppo, se parliamo di Storia, gli Ufficiali ne hanno fatto parte.
Ora, asserire con certezza che gli incarichi non sono stati conferiti per incapacità o per convenienza dei singoli appare quanto mai pretestuoso, ho ben spiegato in altri interventi, che sia, lo spirito della legge, sia la logica prevedevano tutt'altra cosa, non solo, nell'immediato post riforma, la realizzazione di interventi organici importanti riguardanti il Corpo, sono stati realizzati da Ufficiali.
Traduzioni e Piantonamenti, sono state create di sana pianta da alcuni ufficiali, l'idea e la realizzazione del Gruppo Operativo Mobile, lo si deve ad altri Ufficiali, tra l'altro ancora in servizio.
L'attuale N.I.C. Che tanto vi piace citare, nasce dalle ceneri dell'Ufficio UgaP..altra articolazione ideata e realizzata dagli Ufficiali, USPeV stessa identica cosa, perché ad opinione di altra rispettabile categoria, tali compiti a noi dovevano essere preclusi;
Un ultimo inciso, in una nota dell'allora Ufficio Detenuti si paventava addirittura la necessità di privare il Corpo delle Funzioni di Polizia Giudiziaria, perché secondo l'estensore ed il firmatario, esiste incompatibilità tra la “Polizia” che “Custodisce” e la “Polizia” che “indaga.

Il punto da cui iniziare a discutere, se vuole, è quello di capire poche cose ma fondamentali alle quali vorrei, il condizionale mi sembra sia d'obbligo delle risposte concrete, altrimenti ritengo superfluo continuare a disquisire sulla questione, fermo restando che non voglio convincere nessuno, cito solo fatti, i quali sino ad ora nessuno è stato in grado di smentire:

1)un organico previsto di 46.000 unità deve accontentarsi del 15% dei Dirigenti totali di una Amministrazione, oppure debba giustamente pretendere la fetta più grande, visto che è quello che numericamente in proporzione ne ha il DIRITTO.
2)Vogliamo l'autonomia funzionale del Corpo, oppure ci vogliamo accontentare di essere perennemente “servi” di un sistema, tra l'altro farraginoso e obsoleto.
3)Abbiamo il DIRITTO ad un nostro esclusivo vertice come le altre Forze di Polizia oppure è un DIRITTO a noi precluso perché Organo di Polizia di Valenza Inferiore.
4)Se è scontata l'incapacità di questa categoria, vorrei che mi si spiegassero delle cose a dir poco fondamentali, ovvero, GOM NIC NUCLEI TRADUZIONI, uniche articolazioni di visibilità che ci consentono di affermarci come POLIZIA PENITENZIARIA e non come “secondini” o “guardie carcerarie”....
Dipende in quale di queste categorie volete essere identificati...
Cito fatti.... vorrei conoscere fatti...

Di  Daniele PAPI  (inviato il 10/06/2010 @ 19:14:25)


n. 17


Rispetto per chi ha senz'altro contribuito ad accrescere la professionalità ed il rpestigio di questo corpo, ma le priorità della P.P. odierna sono altre.
Un corpo demotivato, poco incentivato e non sono al livello economico,istituti in cui la rpesenza della P.P. si riduce a mera sorveglianza, nessuna chiarezza sugli spostamenti e sul decentramento del personale, sui criteri di accesso ad ogni servizio..ecc. ecc...secondo il mio modesto parere fanno si che ogni sforzo andrebbe concentrato altrove.
Si apprezza la storia, ma si va incontro al futuro, che senza programmazione è già fallimentare prima di arrivare.

Di  jordy  (inviato il 10/06/2010 @ 09:55:58)


n. 16


in vista del possibile e probabile riordino delle carriere, sarebbe utile fare la vostra parteed esigere quanto crediate vi spetti.

Di  leonardo nardino  (inviato il 09/06/2010 @ 23:02:40)


n. 15


per daniele papi:
i nostri ufficiali si sono fatti "sorpassare" dai C.I.P., oggi dirigenti e nulla hanno opposto in merito e credimi daniele , no vedo come possano ottenere dei risultati standosene immobili a guardare "dalla finistra..." Se vogliono avere il giusto riconoscimento e i previsti incarichi per essi, forse è ora di mostrarsi per quello che valgono(perdonami ma resto scettico). leonnardo nardino ccvenezia

Di  leonardo nardino  (inviato il 07/06/2010 @ 21:12:52)


n. 14


@General X
Perdonami per il LAPSUS..
Per Quanto riguarda il Generale UCCELLA, tengo a fare una precisazione obbligatoria:
E' Stato nominato Direttore dell'Istituto con provvedimento dell'allora Direttore Generale Nicolò AMATO, ma non è mai uscito dal ruolo degli Ufficiali.. a dimostrazione che tale ruolo è perfettamente compatibile con lo status e le funzioni degli Ufficiali.
@ NARDINO
Gli altri, non è che escono fuori adesso, ci sono sempre stati... però stranamente il dopo AMATO è stato caratterizzato da "non nomine" "non incarichi".... due Ufficiali, hanno ricoperto anche l'incarico di "Vice Direttori" di Ufficio Centrale, nominati con Decreto Ministeriale, pur mantenendo lo Status , ulteriore dimostrazione della compatibilità di taluni incarichi con il ruolo in questione per il semplice motivo, che "Il Dirigente Superiore" Direttore dell'Ufficio a parità di "qualifica" "grado" era più anziano di servizio... potevano fare anche i Direttori di Ufficio.
Le nomine dei Generale GABRIELLI, UCCELLA e ALESSI, sono state fatte su proposta dell'allora Direttore Generale AMATO, e valutate con “esito POSITIVO” dal Consiglio di Amministrazione”... Per inciso, il compianto Generale UCCELLA, ha espressamente chiesto la Direzione dell'Istituto di Santa Maria, per motivi familiari e di “salute” il Presidente AMATO, aveva proposto all'Interessato il Ruolo di Provveditore Regionale della Campania..... (sempre perché ho la possibilità di consultare “manoscritti” di note minutate dal Generale GABRIELLI, regolarmente inviate... non atti Ufficiali, dei quali probabilmente si è persa traccia..).
Nelle Tabelle di equiparazione "Dirigente Superiore" "Generale di Brigata" coincidono... resta a questo punto, il mistero, di come mai, prima il massimo grado coincideva con la massima qualifica... Con la trasformazione da Uffici Centrali, in Direzioni Generali, sono stati previsti i Dirigenti Generali "Amministrativi"... per il neo ruolo Direttivo e Dirigenziale della Polizia Penitenziaria istituito immediatamente dopo tale “trasformazione”.. stranamente la massima qualifica raggiungibile è quella di "Dirigente Superiore"...
Valutate se obiettivamente è stata fatta una cosa equa per la Polizia Penitenziaria".......
Veritas filia temporis.......

Di  Daniele PAPI  (inviato il 06/06/2010 @ 11:51:46)


n. 13


l'ufficiale in questione, Onore alla sua memoria, era uno dei pochissimi laureati tra essi ed ha optato per la direzione dell'istituto di S. maria capuavetere. Ma è stato l'unico se non erro... ma gli altri? Perchè escono allo scoperto solo ora?

Di  leonardo nardino  (inviato il 05/06/2010 @ 19:31:52)


n. 12


L'Ufficiale era il Col. Uccella.
x Daniele Papi:
Si chiamavano Ispettorati Distrettuali (e non generali).

Di  General.X  (inviato il 05/06/2010 @ 15:55:26)


n. 11


Cmq mi sembra di ricordare il caso di un ufficiale di disciolto Corpo che ha svolto il ruolo di Direttore di istituto penitenziario. .. però non ricordo chi era l'ufficiale.. chiedo il supporto di chi è informato in materia..

Di  alfred  (inviato il 05/06/2010 @ 09:48:48)


n. 10


scusatemi, ma ancora non riesco a comprendere l'attuale ruolo dei nostri attuali Ufficiali nell'amministrazione ? Come accennava alfred nel commento nr 5 . Non fanno docenze nei corsi di formazione della polizia penitenziaria; non tentano una svolta almeno per essi stessi; qualcuno alle cerimonie preferisce non presenziare in uniforme...e allora, cosa fanno? oltre agli incarichi nei vari PRAP e DAP e scuole, cosa realmente fanno? Scusatemi, ma mi piacerebbe tanto saperlo leonardo nardino CCvenezia

Di  leonardo nardino  (inviato il 04/06/2010 @ 22:11:46)


n. 9


Allora i provveditori non esistevano, c'erano gli ispettorati generali.
Spiegare a cosa servissero o servano dei superiori gerarchici in un organismo militare ora militarmente organizzato mi sembra superfluo, comunque se leggi attentamente l'articolo del Generale MATTIELLO, il quale, mi sembra abbia chiarito sufficientemente il come ed il perché gli Ufficiali non erano impiegati negli Istituti.
Cerco di spiegarlo in parole schiette: Un Ufficiale in Istituto, avrebbe comportato seri problemi di coabitazione con il Direttore, per il semplice motivo, che il livello culturale del personale, all'epoca non era poi così elevato. Ora, inserire in un contesto figure gerarchicamente indipendenti, con un livello culturale sicuramente maggiore, in più con finzioni di pg e di pubblica sicurezza negli Istituti dava fastidio.... Come del resto lo darebbe oggi.
Infatti il Funzionario preposto all'Istituto di Pena, ha meno autonomia del vecchio Comandante.. questo grazie alla riforma.
Ulteriori spiegazioni sul ruolo e sull'importanza degli Ufficiali è chiaramente esplicato in altra parte del sito.
N.B. Non sono gli Ufficiali che non sono voluti andare negli Istituti, qualcuno non li ha mai voluti...
forse perché avere Funzionari con compiti di Polizia dava e da fastidio?????

Di  Daniele PAPI  (inviato il 04/06/2010 @ 21:19:08)


n. 8


Emilio concordo pienamente con te. Io ho frequntato ben 2 corsi di formazione, il primo a Cairo M. ed il secondo a Catania, ma della storia del Corpo non c'è stato detto niente.. purtroppo troppo spesso nei corsi di formazione vengono inviati come docenti neo vice - commissari (quando va bene.. almeno portano la divisa... solo x quello ) perchè la maggior parte delle lezioni vengono svolte dai Direttori ...

Di  alfred  (inviato il 04/06/2010 @ 16:02:34)


n. 7


Mi spiegate ha che cosa servivano gli ufficiali del disciolto corpo degli agenti di custodia, dato che negli istituti penitenziari il comandante era un maresciallo, questi ufficiali al massimo si occupavano dei comandi regionali che non servivano ha nulla,perchè cera i proveditori.

Di  car  (inviato il 04/06/2010 @ 12:28:06)


n. 6


Ringrazio per l'intervento i due Ufficiali Generali intervenuti, leggo con piacere, che il Generale DE IOVANNA, rinforza una mia tesi riportata nel commento #61, dove ho cercato di far comprendere che lo spirito della legge “Ordinamento del Corpo di Polizia Penitenziaria”, è di fatto stato lo strumento per riformare “rinnovare” tutta l'Amministrazione meno che il Corpo, il quale, è stato di fatto reso acefalo e privo dei suoi direttivi e dirigenti, nonostante la legge dicesse chiaramente che tutte le dotazioni (Organico... il quale comprendeva anche gli Ufficiali), passavano alla neonata Polizia Penitenziaria ad Ordinamento Civile, ho fatto notare, anche, che la legge ha espressamente previsto l'Ufficio della Polizia Penitenziaria (intervento #14).
In altro articolo, si parla di un progetto dell'allora Comandante del Corpo Colonnello SPINACI, non voglio entrare in contraddizione con alcuno, ma tengo a precisare, che: quel progetto, è stato elaborato dagli allora Maggiori Alfredo Gabrielli poi, Comandante del Corpo, succeduto al Colonnello Spinaci, ricoprendo il Comando ad interim sino alla promozione da Tenente Colonnello a Colonnello, unitamente all'allora Maggiore Nicola ALESSI.
Tale progetto venne riproposto anche nel 1986 dall'allora Comandante del Corpo Colonnello Alfredo GABRIELLI, il quale in una riunione con tutti gli Ufficiali tenuta presso la Scuola di Cairo Montenotte rappresentò e reiterò la necessità di portare avanti la tesi già avanzata nel lontano 1977.
Non voglio passare per saccente, o per latore di verità assolute, però, avendo avuto la fortuna ed il piacere di essere un collaboratore dell'allora Comandante del Corpo, e non anche il semplice autista, conservo, ricordi, e manoscritti che ho la possibilità di consultare.
La mia precisazione, è obbligatoria, non per difendere l'operato di persona personalmente stimata, ma per elencazione storica precisa dell'evoluzione storica del Corpo degli Agenti di Custodia.
Mi, rammarica, che appartenenti alla categoria, omettano, anche involontariamente di citare il personaggio, il quale, benché, forse scomodo è quello che ha dato all'organismo un assetto che ha costituito le basi per l'evoluzione degli Agenti di Custodia in Polizia Penitenziaria.
Infatti, negli anni '80 venne istituito: il Reparto Navale, Il Servizio Automobilistico, il così detto “Battaglione Mobile” e le Fiamme Azzurre.
@ Per Bruno, come vedi, ti do ulteriore dimostrazione che non sono il difensore ad personam di tizio, caio o dell'intera categoria, evidenziando, dei particolari che se esposti con garbo e con educazione differiscono dalla opinione o idea di qualche alto Ufficiale, pur mantenendo sempre il principio della mia identità.

Di  Daniele PAPI  (inviato il 02/06/2010 @ 18:00:39)


n. 5


Ora ditemi semplicemente una cosa:Chi conosceva prima d'ora la nostra storia?????
Ai neoagenti che svolgono il corso di formazione cosa viene raccontato sulla storia del Corpo di Polizia di cui fanno parte????
Ringraziamo il Generale Mattiello per averci fornito tale racconto testimonianza.

Di  emilio  (inviato il 01/06/2010 @ 20:44:51)




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