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Ufficio servizi del personale di Polizia Penitenziaria: importanza della gestione del personale


Polizia Penitenziaria - Ufficio servizi del personale di Polizia Penitenziaria: importanza della gestione del personale

Notizia del 02/09/2015

in Accadde al penitenziario

(Letto 5128 volte)

Scritto da: Rita Argento

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In ciascun istituto penitenziario che s’incontra, l’Ufficio Servizi, riveste un ruolo di particolare importanza, proprio perché, viene a centralizzare la gestione dei turni di servizio del personale di Polizia Penitenziaria ivi impiegato.

Esistono istituti che nella maggior parte dei casi, tendono ad adottare l’organizzazione in Unità Operative: ciascuna assegnata ad un Coordinatore, appartenente al Ruolo di Ispettori e/o Sovrintendenti. Si comprende come in tal caso, i turni del personale ivi assegnato, vengono gestiti dallo stesso Coordinatore, il quale, confrontandosi con il proprio team di lavoro dovrebbe riuscire ad organizzare il servizio di mese in mese, conciliando  quanto più possibile le esigenze del personale con quelle organizzative del settore di cui ne è appunto il Coordinatore, e successivamente, a lavoro concluso, affidare il tutto all’Ufficio Servizi per la stesura di quanto riportato.

Chi coordina, svolge un ruolo peculiare e ben si sa, il benessere del personale di Polizia Penitenziaria risente molto dalla tipologia dei turni che vengono programmati, d’altronde ognuno fuori dalle mura del carcere, ha una vita familiare e/o comunque una vita personale con i pro e i contro da portare avanti. Un buon Coordinatore, è capace di farsi portavoce delle richieste della propria squadra, perché un team soddisfatto e realizzato, renderà sempre e di certo il doppio di un team insoddisfatto!

E se l’Unità Operativa vera e propria non esiste? Ecco che in tal caso, il punto centrale diventa l’Ufficio Servizi, il quale, inevitabilmente, si ritrova a dover stilare la programmazione dei turni mese per mese, di ogni collega, ciascuno con le proprie esigenze, ciascuno con le proprie motivazioni.

Una grande capacità di chi lavora in quel settore, è in particolare cercare di realizzare un filo comune tra l’esigenza organizzativa del servizio e il benessere del personale di Polizia Penitenziaria. Il carcere, il più delle volte, anzi sempre, si regge su quelle persone che nel quotidiano vengono a svolgere il proprio lavoro. E non si sta parlando di macchine, ma di persone, e solo per questo meritano la massima attenzione, sempre!

In particolare, in tale ambito trova luogo il tema della gestione delle Risorse Umane, un argomento che nel tempo, ha iniziato ad occupare un ruolo sempre più centrale. Di pari passo è emersa la necessità di mettere in atto tecniche di gestione del personale, più idonee a creare condizioni di lavoro favorevoli allo sviluppo delle potenzialità dei singoli ed a fornire loro la giusta motivazione per crescere, contribuendo al buon andamento del penitenziario ove si lavora.

Centrale deve essere  il tema della valorizzazione delle persone: se una persona non vive bene sul posto di lavoro, se non è contenta e non trova soddisfazione nell’attività che svolge, l’istituto, nel suo complesso ne risente in toto.

A tal proposito, si può menzionare quanto affermato da parte di un importante psicologo tedesco, Kurt Zadek Lewin, autore della “teoria del campo”, ovvero: l’importanza di studiare “l’aria che si respira” nei gruppi soprattutto in relazione alle performance e alla efficacia organizzativa. Negli ambienti di lavoro, sono molto frequenti espressioni che utilizzano la metafora del clima: “che aria tira oggi?” eccetera…. Espressioni  che fanno riferimento principalmente alla tonalità emotiva generale, percepita all’interno di una stessa organizzazione.

Il clima organizzativo, fa dunque riferimento alle percezioni sviluppate dalle persone nei confronti del contesto lavorativo, le cui ripercussioni possono causare benessere o malessere.  Il clima determina il comportamento dei lavoratori e allo stesso tempo ne è la diretta conseguenza. Ecco perché, a tal proposito si può ben affermare, come inevitabilmente la sfera personale di ogni lavoratore, non può e non deve essere trascurata, perché cammina di pari passo con quella organizzativa.

D’altronde, chi lavora nel carcere, ben comprende come spesso, l’Ufficio Servizi, ne rappresenta il cuore pulsante. Un settore sicuramente difficile, ma che deve partire in primis dalla presenza di un personale di Polizia Penitenziaria che per ottenere buoni risultati deve comprendere quanto sia importante ascoltare le esigenze di chi lavora. Lo stesso importante compito, cui nel caso di una gestione in Unità Operative, il Coordinatore deve essere capace di fare. Altrimenti, basterebbe un software informatico capace di realizzare una programmazione puramente oggettiva, sulla base di dati che sono stati inseriti.

E allora a quel punto mi chiederei: “Che senso ha, andare alla ricerca del benessere del personale, quando a mancare è proprio l’elemento fondamentale della comunicazione”.

“Il carcere, il più delle volte, anzi sempre, si regge su quelle persone che nel quotidiano vengono a svolgere il proprio lavoro. E non si sta parlando di macchine, ma di persone, e solo per questo meritano la massima attenzione, sempre!”

 


Scritto da: Rita Argento
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Commenti Commenti dei lettori

n. 2


Applicare la vecchia regola del buon padre di famiglia no???
Poche cose occorrono per essere un buon capo. (Dolcino e bastone).
Un capo DEVE sempre dare l'esempio, essendo coerente, leale e temerario con chi vuole sottometterti......cioè SEMPRE!
Mi viene solo da ridere......eheheheheh....hihihihihihih......
I veri uomini, quelli davvero capaci di fare il proprio mestiere, sono coloro che riescono a tenere uniti tutti, quelli tosti e le mezze schiappe.
Gestire il servizio, molte volte, vuole anche dire gestire in parte la vita privata. Se non eserciti bene quel piccolo potere.....non puoi essere considerato un vero Uomo.


Di  Vittorio  (inviato il 03/09/2015 @ 11:38:08)


n. 1


L'ovvietà è la sua forza Sig.ra Rita Argento!!!

Di  ROMERO63  (inviato il 02/09/2015 @ 12:59:51)




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