Febbraio 2017
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Un suicidio al mese nell''indifferenza


Polizia Penitenziaria - Un suicidio al mese nell''indifferenza

Notizia del 17/11/2016

in Il caso

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Scritto da: Nuvola Rossa

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Nonostante da queste pagine della rivista abbiamo sollevato in tempi non sospetti il fenomeno dei suicidi in carcere da parte di appartenenti alla Polizia Penitenziaria, del malessere serpeggiante tra i  colleghi, del rischio bournout, delle centinaia di appartenenti che accusano quasi a fine carriera uno stato d’ansia che li spinge alla riforma per motivi sanitari, (vedi articolo precedente sulle CMO) ebbene, la nostra Amministrazione ha solo prodotto sterili circolari d’intenti che restano sulla carta ma che di concreto ancora nulla si è realizzato per venire incontro, concretamente, ai quei colleghi che vivono male la propria vita, la propria esperienza professionale.

Stiamo ancora attoniti per la notizia della povera collega Sissy di qualche giorno fa (suicidio – omicidio?) non sappiamo, brancoliamo nel buio … che l’ennesimo suicidio di un appartenente alla Polizia Penitenziaria a Perugia ci fa cadere in una profonda prostrazione; questo ulteriore suicidio non può più essere archiviato come facente parte di una fredda statistica, ovvero la consapevolezza che dal 2000 ad oggi si sono suicidati oltre 100 appartenenti al Corpo, 1 direttore, 1 dirigente generale, che danno una media impressionante di 10 suicidi all’anno.

Adesso basta. Non possiamo più leggere freddi comunicati nei quali si esprime cordoglio, cercando la causa del suicidio altrove, purché non emerga il nesso tra il lavoro e il rischio suicidario; facendo capire all’opinione pubblica che comunque l’ambiente carcerario non influisce minimamente sulla psiche, e che i problemi erano solo personali o familiari.

Troppo comodo. Specie in un periodo come questo, di crisi mondiale, dove alle nostre piccole crisi familiari e problemi economici più o meno grandi si aggiunge la consapevolezza di essere abbandonati, in balia del proprio destino all’interno delle carceri “Aperte” volute da una sentenza Torreggiani alla quale la politica non si è opposta ricevendo supinamente ordini dall’Europa e rendendo le carceri un colabrodo dove i detenuti la fanno da padroni;  talvolta, alla lontananza dagli affetti familiari, ai  cattivi rapporti con colleghi e superiori,  un ambiente ostile all’interno delle sezioni, non fanno altro che aumentare quella sensazione di malessere, che può portare al gesto estremo.

Certo, queste sono delle supposizioni. Non è detto che il collega si trovasse in una delle situazioni descritte, ma resta il fatto che il carcere, l’ambiente carcerario, la durezza del lavoro, il logorio psicologico cui siamo sottoposti, amplificano i problemi; non aiutano di certo a risolverli né tantomeno a lenirli.

Più che dichiarazioni d’intenti, si dovrebbe iniziare a fare un serio monitoraggio all’interno delle carceri per segnalare (con le attenzioni del caso) tutti quei casi a rischio che potrebbero dar luogo a gesti inconsulti cercando di aiutare seriamente (non a chiacchere) gli agenti in difficoltà.

Mi fermo qui per il momento; attonito nel commentare l’ennesima tragedia che colpisce un intero Corpo di Polizia abbandonato a se stesso, nell’indifferenza totale di chi è tutto proteso invece a trovare soluzioni concrete per il sovraffollamento e per migliorare le condizioni di vivibilità dei detenuti magari installando nei passeggi dei soffioni doccia al fine di lenire il caldo ai poveri detenuti nelle giornate estive.

Ancora un suicidio nella Polizia Penitenziaria: collega quarantaduenne si spara in caserma a Perugia

 


Scritto da: Nuvola Rossa
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n. 5


Il malessere che serpeggia da anni e cova sotto la cenere tra gli agenti di Polizia penitenziaria è dovuto essenzialmente a diversi fattori. Influisce pesantemente la condizione lavorativa ben lontana dall'essere accettabile per qualsiasi operatore che svolge servizio nelle carceri. Oggi si pensa a provvedimenti a favore dei detenuti per migliorare la loro condizione, ma spesso questi non servono ad attuare quel principio rieducativo sancito dall'art. 27 e servono solo a complicare ancora di più l'operato dell'Agente che spesso si trova a fronteggiare situazioni di pericolo vis a vis. La crisi economica ha inoltre peggiorato la condizione economica che sfiora la povertà se si vive in una grande città e una situazione familiare come separazioni, famiglia numerosa ecc. . Il corpo è completamente abbandonato a se stesso perché dopo la riforma del 1990 non vi è stato nessuno che ha preso le redini dopo che molti ex ufficiali e comandanti di reparto di vecchio stampo sono andati in pensione, mentre le nuove leve dei colleghi commissari non hanno ancora un background professionale che gli permettano di essere una guida di riferimento. Il risultato non può che essere questo. Spesso negli Istituti si apre una competizione fra colleghi fatta di molti colpi bassi per evitare i servizi peggiori. Alla lunga questo stress viene fuori e gli effetti sono devastanti. Prima ne prende atto chi di dovere e prima ci possiamo salvare poiché nessuno è immune da questo fenomeno.

Di  Un turnista  (inviato il 18/11/2016 @ 15:20:26)


n. 4


È veramente inacettabile l'immobilismo e il silenzio assordante posto in essere da questa Dirigenza Impropria e altrettanto intollerabile l'atteggiamento assunto dal Parlamento e dallo stesso Governo nei confronti di questo martoriato e bistrattato Corpo di Polizia dello Stato! Urge quanto prima una vera riforma del Corpo, la Polizia Penitenziaria dovrebbe essere sganciata da questo D.A.P. un carrozzone inutile ormai allo sbando più completo. Sarebbe auspicabile istituire quanto prima la Direzione Generale del Corpo di Polizia Penitenziaria alle dirette dipendenze del Ministro, prevedendo nei suoi organici anche i ruoli dei Funzionari Medici e dei servizi di supporto psicologico per il proprio personale di Polizia e non al pari delle altre forze di Polizia e delle Forze Armate!

Di  L'ultimo degli Agenti  (inviato il 17/11/2016 @ 22:33:58)


n. 3


Piove? ...Governo ladro.

Di  dantibes  (inviato il 17/11/2016 @ 21:12:21)


n. 2


non è giusto ciò che è successo ai colleghi del carcere di Camerino.avevano diritto di scegliere la sede dove andare.chi li aiuta?

Di  nullità  (inviato il 17/11/2016 @ 20:35:23)


n. 1


E' ora di dire basta.
Ora ci vuole una bella manifestazione nazionale per chiedere il cambio di questa classe dirigente del DAP incompetente e lontana dai problemi dei poliziotti penitenziari.
Liberate il Corpo da questa classe dirigente.
Grazie

Di  Poliziotto Penitenziario  (inviato il 17/11/2016 @ 17:02:15)




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