Gennaio 2017
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Vallanzasca gli angeli del male


Polizia Penitenziaria - Vallanzasca gli angeli del male

Notizia del 30/09/2010

in Cinema dietro le sbarre

(Letto 4208 volte)

Scritto da: Giovanni Battista De Blasis

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Rinchiuso in carcere per scontare la condanna dell’ergastolo per i crimini commessi, un anziano Renato Vallanzasca ripercorre i ricordi di una gioventù passata a capo di un clan criminale noto alla cronaca come Banda della Comasina, che negli anni '70 imperversò a Milano tra rapine, sequestri e omicidi.
Nel 1985, Renato Vallanzasca, 35 anni, è detenuto in isolamento nel carcere di Ariano Irpino. È lui stesso a raccontarci le sue prime imprese adolescenziali che lo condurranno alla prima reclusione in un carcere minorile. È l'inizio di una carriera che, insieme ad  alcuni amici d'infanzia, lo condurrà a divenitare Il boss della Comasina.
Si parte da Milano, negli anni 70, quando  Renato Vallanzasca inizia a frequentare l’ambiente della malavita, con un gruppo di amici d’infanzia che hanno cominciato con le rapine sin da giovanissimi. In quel periodo Renato conosce  Consuelo, colei che diventerà la sua compagna e la madre di suo figlio, ed inizia a fare la bella vita in competizione con  la banda di Francis “Faccia d’angelo” Turatello.  Ma ben presto, alle rapine si aggiungono anche gli omicidi... La battaglia con il clan Turatelo si trasformerà ben presto in una guerra senza esclusione di colpi, che diventerà sempre più dura, così come sempre più sanguinose diventeranno le rapine ascritte alla Banda Vallanzasca. La sceneggiatura del film è stata  scritta da Michele Placido con la collaborazione di Kim Rossi Stuart e Andrea Purgatori, è ed ispirata al libro autobiografico Il fiore del male. Bandito a Milano scritto dallo stesso  Vallanzasca in collaborazione con il giornalista Carlo Bonini. 
Renato Vallanzasca sta scontando una condanna complessiva a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione con l'accusa di sette omicidi di cui quattro compiuti direttamente, una settantina di rapine e quattro sequestri di persona nonché numerosi tentativi di evasione. È detenuto da 38 anni. 
Il film, per il rischio di mitizzare la figura di un assassino, ha inevitabilmente, provocato tantissime polemiche: dai giornalisti, ai politici, dalle associazioni Vittime del Dovere ai Sindacati di Polizia che hanno invitato a boicottare la visione della pellicola nelle sale.inchiuso in carcere per scontare la condanna dell’ergastolo per i crimini commessi, un anziano Renato Vallanzasca ripercorre i ricordi di una gioventù passata a capo di un clan criminale noto alla cronaca come Banda della Comasina, che negli anni '70 imperversò a Milano tra rapine, sequestri e omicidi.
Nel 1985, Renato Vallanzasca, 35 anni, è detenuto in isolamento nel carcere di Ariano Irpino. È lui stesso a raccontarci le sue prime imprese adolescenziali che lo condurranno alla prima reclusione in un carcere minorile. È l'inizio di una carriera che, insieme ad  alcuni amici d'infanzia, lo condurrà a divenitare Il boss della Comasina.
Si parte da Milano, negli anni 70, quando  Renato Vallanzasca inizia a frequentare l’ambiente della malavita, con un gruppo di amici d’infanzia che hanno cominciato con le rapine sin da giovanissimi. In quel periodo Renato conosce  Consuelo, colei che diventerà la sua compagna e la madre di suo figlio, ed inizia a fare la bella vita in competizione con  la banda di Francis “Faccia d’angelo” Turatello.  Ma ben presto, alle rapine si aggiungono anche gli omicidi... La battaglia con il clan Turatelo si trasformerà ben presto in una guerra senza esclusione di colpi, che diventerà sempre più dura, così come sempre più sanguinose diventeranno le rapine ascritte alla Banda Vallanzasca. La sceneggiatura del film è stata  scritta da Michele Placido con la collaborazione di Kim Rossi Stuart e Andrea Purgatori, è ed ispirata al libro autobiografico Il fiore del male. Bandito a Milano scritto dallo stesso  Vallanzasca in collaborazione con il giornalista Carlo Bonini. 
Renato Vallanzasca sta scontando una condanna complessiva a quattro ergastoli e 260 anni di reclusione con l'accusa di sette omicidi di cui quattro compiuti direttamente, una settantina di rapine e quattro sequestri di persona nonché numerosi tentativi di evasione. È detenuto da 38 anni. 

Il film, per il rischio di mitizzare la figura di un assassino, ha inevitabilmente, provocato tantissime polemiche: dai giornalisti, ai politici, dalle associazioni Vittime del Dovere ai Sindacati di Polizia che hanno invitato a boicottare la visione della pellicola nelle sale. 


Scritto da: Giovanni Battista De Blasis
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