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Vigilanza dinamica e riforma delle carceri: informazione e disinformazione


Polizia Penitenziaria - Vigilanza dinamica e riforma delle carceri: informazione e disinformazione

Notizia del 19/04/2016

in Chiacchiere da Bar

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Scritto da: Uomo Qualunque

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Le parole che seguono non sono proferite da una persona qualunque come me, ma da Glauco Giostra, coordinatore degli stati generali dell’esecuzione penale, che ieri hanno calato definitivamente il sipario di fronte al Presidente della Repubblica.

Le conclusioni di Giostra proseguono sulla strada del "grande equivoco" della vigilanza dinamica.

 

Le nostre norme - quelle attualmente vigenti - sono state concepite per una popolazione penitenziaria sostanzialmente omogenea da un punto di vista linguistico, culturale, religioso. L’attuale invece è composta per il trenta per cento da stranieri, persone di lingua, di cultura e di religione diverse e lontane e per questo più degli altri esposte all'emarginazione, al rischio di radicalizzazione. La proposta di cambiamento del Comitato di affrontare il problema promuovendo la mediazione culturale e favorendo l'integrazione di tali soggetti nella quotidianità detentiva, peraltro in conformità con le linee guida dettate dal Consiglio d'Europa, non si pone in contrasto con le esigenze di prevenzione del rischio, al contrario apre canali di conoscenza che veicolano informazioni preziose per il controllo dei fenomeni di fanatismo violento. La stessa vigilanza dinamica costituisce in quest'ottica un elemento di forza dal punto di vista della capacità di prevenire derive terroristiche. Non mortifica ma esalta il ruolo della Polizia Penitenziaria che, opportunamente preparata, può costituire un insostituibile osservatorio di prossimità, un prezioso percettore di abitudini, tendenze, evoluzioni comportamentali, atteggiamenti di proselitismo, prevaricazioni o sudditanza e psicologiche. La migliore alleanza della sicurezza è la conoscenza, non la ghettizzazione.

Egli, peraltro, è solo l’ultimo anello di una “catena” che pretende di ricevere piena legittimazione dalla regola n. 51 delle  raccomandazioni agli Stati membri del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa sulle “Regole penitenziarie europee”, artatamente ripresa dalla "circolare Tamburino” del 13 luglio 2013.

 

Ecco la regola originale composta da 5 commi: http://www.coe.int/t/DGHL/STANDARDSETTING/PRISONS/EPR/Regole%20Penitenziarie%20Europee%20ITALIANO.pdf

1 - Le misure applicate ai singoli detenuti per la sicurezza devono essere il minimo necessario per garantirne una custodia sicura.

2 - La sicurezza fornita dalle barriere fisiche e da altri mezzi tecnici deve essere completata dalla sicurezza dinamica costituita da personale all’erta che conosce i detenuti affidati al proprio controllo.

3 -  Il più rapidamente possibile dopo l’ingresso in istituto, ogni detenuto deve essere valutato al fine di determinare: a. il rischio per la collettività nel caso di evasione ; b. la probabilità che tenti di evadere solo o con l’aiuto di complici esterni.

4 - Ogni detenuto è, in seguito, sottoposto ad un regime di sicurezza corrispondente al grado di rischio identificato.

5 - Il livello di sicurezza necessario deve essere rivalutato regolarmente durante la detenzione dell’interessato.

 

Qualunque persona, leggendo la Regola originale, può facilmente accorgersi che il termine originale di “sicurezza dinamica” è stato sostituito con quello “vigilanza dinamica” e questo già basterebbe a far comprendere l’onestà intellettuale dei nostri amministratori, ma vado per ordine leggendo i primi due commi da uomo qualunque, che smentiscono clamorosamente le interpretazioni che i nostri amministratori penitenziari hanno voluto intendere.

Comma 1: la raccomandazione europea, è vero che ha detto che le misure applicate ai singoli detenuti devono essere il minimo necessario, ma ha anche detto che deve essere un minimo che deve garantire comunque una custodia sicura.

Comma 2: la sicurezza dinamica - non vigilanza - si aggiunge alle barriere fisiche e ai mezzi tecnici ed è costituita da personale all’erta che conosce i detenuti. Si aggiunge, non sostituisce.

C’è da aggiungere altro? Solo un’ultima, considerazione, la più evidente però.

Sia Glauco Giostra, che Tamburino e Pagano a loro tempo, così come tanti altri personaggi che ruotano intorno alla Polizia Penitenziaria, vogliono far intendere che la vigilanza dinamica - non la “sicurezza dinamica” come aveva prospettato la regola europea - è addirittura un’esaltazione del ruolo della Polizia Penitenziaria, quando invece basterebbe un poco di logica per capire che le stesse raccomandazioni dell’Europa di conoscere i detenuti affidati al personale di Polizia, sono esattamente l’opposto delle Circolari del DAP che invece impongono di distogliere l’osservazione dai detenuti facendo ricorso alla sorveglianza dinamica che altro non è che il tentativo - per ora ben riuscito - di nascondere l’enorme carenza d’organico del personale di Polizia Penitenziaria.

 

STATISTICHE SULLA CARENZA DI ORGANICO DELLA POLIZIA PENITENZIARIA

 


Scritto da: Uomo Qualunque
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Commenti Commenti dei lettori

n. 2


Dal mio punto di vista sempre più convinto e maturato nei trentasette anni di servizio, che l’unica certezza sicura nella sorveglianza prevista per i galeotti e quella di lasciarli chiusi nelle celle.
Altra cosa è riabilitarli ma al di fuori dalle carceri, facendoli lavorare con servizi socialmente utili per la città quali addetti alle pulizie delle strade, stazione ferroviarie e bus cittadini, scuole, ospedali, monumenti, fontane e quant’altro. Tuttavia, è sempre importante che non si perda di vista le misure di sicurezza da adottare per la loro sorveglianza sul luogo di lavoro a loro affidato.
Cordiali Saluti
CRISPINO da Napoli

Di  Rosario  (inviato il 25/04/2016 @ 11:19:38)


n. 1


Sempre più convinta che il nostro Corpo ha fatto numerosi passi indietro.
Sicurezza o Vigilanza dinamica, poco o nulla cambia.
La sostanza è sempre quella. Personale vecchio, stanco e demotivato in alcune occasioni.
Poche unità= poca sicurezza
Inutile girarci attorno con paroloni e voli pindarici.
La realtà nei reparti detentivi è tutt'altra cosa delle belle parole.

Di  Ines  (inviato il 20/04/2016 @ 12:34:06)




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