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Boss mafiosi in carcere, Cassazione: va motivata meglio la negazione al differimento di pena per motivi di salute

Polizia Penitenziaria - Boss mafiosi in carcere, Cassazione: va motivata meglio la negazione al differimento di pena per motivi di salute


Notizia del 19/08/2017 - ROMA
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Corte di Cassazione, Prima sezione penale, sentenza 39187 depositata il 17 agosto. Per decidere l'eventuale differimento di pena per motivi di salute - con la concessione degli arresti domiciliari - il tribunale deve disporre approfondimenti medici ulteriori e autonomi rispetto a quelli allegati dalle parti. La Corte di Cassazione, dopo il caso di Totò Riina, torna sul tema della compatibilità della detenzione con lo stato di salute determinato da varie patologie senili, annullando l'ordinanza che rigettava il beneficio per un 90enne "leader carismatico" delle cosche di Platì e di San Luca.

Il tribunale di sorveglianza di Bologna, competente sul penitenziario di Parma, aveva accolto le conclusioni dell'Ufficio sanitario del carcere che, pur rilevando una serie di patologie degenerative del detenuto, ne aveva poi stabilito la compatibilità con la permanenza nell'istituto, anche in considerazione della disponibilità di cure presso strutture vicine e collegate. Inoltre il giudice di merito allegava i trascorsi criminali del condannato, a dimostrarne la pericolosità sociale, oltre a un episodio di gestione di conflitti tra cosche (durante l'incarcerazione, fatto risalente però al 2007) per chiudere con la totale assenza di segnali di pentimento o quantomeno di "revisione critica del suo passato".

La Prima penale della Cassazione -sentenza 39187/17 - ha però nuovamente censurato questo percorso apodittico, contestando al Tribunale, in sostanza, di aver respinto senza adeguato contradditorio scientifico le conclusioni della perizia pro veritate depositata dalla difesa. Perizia che, tra l'altro, sottolineava la mancata attualizzazione da parte del carcere delle diagnosi sulle malattie dell'anziano capobastone, oltre ad alcuni lamentati ritardi nell'inizio delle terapie per rallentarne il corso.

Per la Prima, di fatto, è fondamentale il bilanciamento tra il diritto del condannato ad essere adeguatamente curato e le esigenza di tutela della collettività, percorso che deve necessariamente svilupparsi attraverso ulteriori e autonome indagini sia sullo stato di salute sia sulla effettiva persistenza della pericolosità sociale. Da qui l'annullamento con rinvio per un nuovo esame del ricorso.

Il Sole 24 Ore

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