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Braccialetti elettronici finiti. Erano solo 2000, nuova gara non prima del 2015

Polizia Penitenziaria - Braccialetti elettronici finiti. Erano solo 2000, nuova gara non prima del 2015


Notizia del 03/07/2014 - ROMA
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ROMA – Braccialetti elettronici, tutti finiti. I duemila dispositivi per il controllo a distanza dei detenuti sono stati tutti usati e procurarne altri non sarà possibile per almeno un anno. Lo rivela Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera che riporta quanto scritto in una lettera del Capo della Polizia, Alessandro Pansa, datata 19 giugno, nella quale si chiede che “il ministero dell’Interno giunga a una nuova convenzione che ne amplii la disponibilità”.
Eppure appena qualche settimana prima, in data 24 maggio, una circolare del Ministero della Giustizia invitava i magistrati a fare “un uso più esteso dei braccialetti elettronici”. Ma al 19 giugno, quando Pansa scriveva, gli uffici giudiziari stavano già raschiando il fondo del plafond: erano già stati utilizzati 1600 dispositivi sui 2000 disponibili.
D’ora in poi, quando i giudici disporranno la detenzione domiciliare, non ci sarà nessun braccialetto a controllare elettronicamente che il detenuto resti lì dove gli è stato ordinato. Si dovrà procedere alla vecchia maniera, con controlli porta a porta da parte delle già oberate forze dell’ordine. Oppure mettersi in fila e puntare sul riciclo: ovvero attendere che un detenuto finisca gli arresti domiciliari per poi riassegnare lo stesso braccialetto ad un’altra persona, confidando nel fatto che nel frattempo non sia evasa.
Né si può sperare di ottenerne altri in dotazione. Scrive lo stesso Pansa nella lettera,
“l’ipotesi di ampliare il numero dei dispositivi previsti in Convenzione non appare percorribile perché questo contratto, è stato dichiarato inefficace dal Consiglio di Stato che ne ha prorogato la validità fino al 31 dicembre 2014″.
Il contratto di cui si parla è quello da 11 milioni di euro l’anno stipulato dal ministero dell’Interno con Telecom, che scade il 31 dicembre del 2018, e prevede la disponibilità a favore dell’Autorità Giudiziaria, di 2000 braccialetti elettronici e di terminali che si trovano da anni nelle centrali operative di polizia, carabinieri, guardia di finanza della maggiore parte delle città italiane. Braccialetti che ci sono già costati la bellezza di 80 milioni di euro e che non sono mai stati utilizzati dal 2001 fino al 2003, quando se ne contavano appena 55 in 8 uffici giudiziari, tanto da produrre “una reiterata spesa antieconomica e inefficace”. Così scrisse la Corte dei Conti prima che il governo Renzi tornasse a puntare sullo strumento per rispondere all’emergenza del sovraffollamento delle carceri.
Sinora il sistema ha dimostrato di funzionare, tant’è che c’è stata una sola evasione. Il dispositivo, che poi braccialetto non è, ma una cavigliera idrorepellente, deve essere indossata dal detenuto ai domiciliari, ed è in grado di sopportare fino a 70 gradi di temperatura e 40 chilogrammi di trazione prima di rompersi.
Nell’abitazione viene anche installata un’apparecchiatura, simile a una radiosveglia, che riceve i segnali del braccialetto all’interno di un perimetro ben definito: se il detenuto esce dal suo appartamento, o danneggia il braccialetto o la centralina, scatta subito l’allarme con l’immediato intervento delle forze dell’ordine.
Resta da capire perché il tanto discusso e travagliato contratto del 17 dicembre scorso da 11 milioni di euro l’anno, ne abbia previsti appena duemila a fronte di un’emergenza carceri che conta una popolazione di 64.323 detenuti contro una capienza regolamentare di 47.668 posti. Ne sarebbero serviti almeno 20 mila, se non 60 mila.
Il ministero dell’Interno, interpellato dal Corriere della Sera, promette di aver avviato
“iniziative volte alla definizione di un Capitolato tecnico da portare a base di una gara per il nuovo servizio di braccialetto elettronico, ma i tempi necessari allo svolgimento della procedura non consentiranno l’attivazione del servizio prima di aprile-marzo del prossimo anno“.

blitzquotidiano
 

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